giovedì 20 novembre 2025

... il 2029 incombe! ...

𝐋’𝐨𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟗 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Nel tardo pomeriggio di mercoledì il Quirinale ha fatto sapere di averne abbastanza. Da ore rimbalzava sui media l’accusa di «inopportunità» al consigliere Garofani, un tiro incrociato che, ricostruisce Repubblica, al Colle appariva scollegato dai fatti. La premier era salita poco prima per un chiarimento dai toni gentili, quasi contriti. Aveva lasciato intendere che il capogruppo Galeazzo Bignami, autore di quel comunicato ambiguo, forse aveva sbagliato qualche passaggio. Poi, però, la macchina di Palazzo Chigi era tornata a colpire. Il Colle ha risposto usando l’unica linea rossa ancora attiva, quella che passa per gli uffici di Alfredo Mantovano. Un messaggio asciutto: avevamo apprezzato la richiesta di incontro, ma questa escalation dice l’opposto di una volontà di chiudere il caso. È così che la maggioranza, al calare del buio, ha inserito la retromarcia con un comunicato dei capigruppo FdI che proclamava «stima immutata» per Mattarella. Una formula che suona più come una toppa. Il punto politico sta altrove e il manifesto lo mette a fuoco: Meloni non può permettersi uno scontro diretto con il capo dello Stato, ma la vicenda apre comunque la partita del 2029, l’orizzonte del dopo-Mattarella. Sullo sfondo restano gli strappi: le indiscrezioni sulla volontà della premier di puntare al Quirinale, le allusioni sulla riforma del premierato come “regolamento di conti”, perfino la mail anonima finita quasi integralmente sulla Verità, nucleo originario dell’attacco. Il Colle, di fatto, registra una tregua che non rassicura. Perché venti minuti di colloquio non bastano a ricucire una frattura istituzionale. Al massimo, congelano la scena in attesa del prossimo movimento. E la politica, quando congela, in realtà prepara sempre il passo successivo.

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