lunedì 27 luglio 2026
... in ricordo ...
Sabatino Catapano nasce nel 1938. La sua è un’infanzia difficile, acuita dal peso della guerra e dalle difficoltà del dopoguerra. Nel 1955 viene arrestato per il furto di una pentola, sottratta a uno strozzino per mere esigenze di sopravvivenza. Viene subito spedito in diversi carceri minorili. L’etichetta di “criminale” gli viene cucita addosso. Nel 1960 viene arrestato nuovamente con un’accusa dalla quale in seguito verrà prosciolto: sequestro di persona. Nel frattempo trascorre due anni e tre mesi in carcere, ma soprattutto nei manicomi criminali, in quanto giudicato “matto”, anche a causa di alcuni atti di autolesionismo.
Per due anni e tre mesi una persona innocente si ritrova a subire pestaggi e percosse, rimanendo per giorni interi legato ai letti di contenzione, soggetto a violenze fisiche e psicologiche. Questi momenti di sofferenza formano però la coscienza sociale e politica di Sabatino che, dopo alcuni anni di libertà, si ritrova ad entrare e uscire di prigione in occasione delle contestazioni di fine anni Sessanta. In carcere costruisce la sua identità libertaria e di ispirazione anarchica, che è stata alla base di tutte le lotte che ha portato avanti. Ovviamente, in primis, quelle contro l’istituzione manicomiale.
Sabatino, traccia un netto parallelo tra politica e psichiatria. Perché la psichiatria, per come viene applicata dallo Stato, “non è una relazione basata sull’umanità, ma sulla violenza e sul dominio di persone che, per un motivo o l’altro, si trovano a subire un trauma ed ad avere una reazione di debolezza. La psichiatria è un’arma del potere alla quale è legata come da un cordone ombelicale”. Queste storie Sabatino le racconta in alcune interviste, ma anche in una serie di spettacoli teatrali, in raccolte di poesie e in un romanzo. Testimonianze che sono la tangibile eredità di un uomo eccezionale che ci ha lasciato il 23 maggio 2019.
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