Ogni giorno Trump trova un modo nuovo per umiliare la sua più fedele sostenitrice italiana. L'ultimo episodio è il meme pubblicato su Truth con la frase: "Serve un ordine restrittivo".
E pensare che pochi giorni fa il governo aveva mandato i propri rappresentanti a Villa Taverna per l'Independence Day, in una dimostrazione di ossequio che non ha prodotto rispetto, ma soltanto l'ennesima mortificazione.
Ma il problema non è Trump. Trump fa Trump.
Il vero problema è Giorgia Meloni, che sembra aver smarrito il senso della dignità istituzionale. Un Presidente del Consiglio dovrebbe rappresentare un Paese sovrano, non inseguire il consenso del potente di turno. Invece ogni affronto viene minimizzato, ogni umiliazione trasformata in successo diplomatico, ogni schiaffo raccontato come una carezza.
La propaganda può riscrivere i comunicati, ma non i fatti. E i fatti raccontano di una premier che rincorre il proprio modello politico senza ottenerne né rispetto né considerazione.
Quando chi guida il Paese rinuncia alla propria autorevolezza, a perdere non è solo la sua credibilità: è l'Italia.
Se questa è la longevità di cui il governo si vanta, assomiglia più a un lento accanimento terapeutico della dignità nazionale che a un successo politico
Paolo Masia.
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