
La grazia di Trump pretesa e accordata dal suo servo strisciante Infantino è una condanna per il calcio USA.
Cosa succede nella testa dei giocatori quando sei consapevole di aver barato, di essere protagonista di una truffa orchestrata dal Presidente del tuo paese, una roba oscena che oltrepassa la linea rossa che mai nessuno, pur in quel carrozzone di maneggioni corrotti della Fifa aveva osato oltrepassare?
Innanzitutto bisogna tener conto che negli States esiste una cultura sportiva sincera, vincere con l'inganno, oltretutto perpetrato per via politica, è una infamia. Tant'è che le critiche sono state fortissime, con tanto di editoriali infuocati sul New York times.
Gli americani esaltano oltre misura il merito, e si sentono spesso i migliori in tanti sport, dove vincono essendo i più forti. Provate a pensare cosa possano aver pensato gli atleti di altre discipline, della NBA, del Football, del Baseball. Cosa penserebbero se durante un loro torneo capitasse una cosa del genere, per favorirli?
Ai giocatori USA dunque è calato addosso, loro malgrado, il marchio dell'infamia. Provate a pensare se avessero vinto contro il Belgio: sarebbero tutti passati alla storia come gli infami dei Mondiale, dando materiale per chissà quanti film hollywoodiani sulla grande truffa orchestrata dal loro governo e dalla Fifa.
Non dico certo che abbiano giocato per perderla, ma un tarlo si annidava nei loro cervelli. Quel tarlo che inconsciamente ti fa fare il gesto sbagliato, come é capitato nella topica del loro portiere che ha regalato il 3 a 1 che di fatto ha chiuso il match.
La sconfitta non cancella il fattaccio, ma lo ridimensiona, e la debordante vittoria dei belgi con tanto di balletto finale di Lukaku e annessa presa per il culo di Trump ("annulla anche queste 4 pere, coglione") scomoda il giudizio divino.
E in fondo evita ai 22 pedatori a stelle strisce un futuro di ricostruzioni infuocate, interviste corrosive, film e doc di denuncia in cui sarebbero comparsi nelle vesti dei truffatori, dei paraculati che si son piegati all'inciucio politico senza reagire, un marchio che li avrebbe accompagnati per sempre: non c'è nessun "eroe" in questo film americano, quello che si alza, da solo, e dice NO! dal mister all'ultima riserva, nessuno che abbia detto: "cosi non vale, Balogun non gioca lo stesso, sta in panca". Tutti vili, tutti accucciati, tutti complici.
Vi è andata meglio così, sappiatelo.
Paolo Soglia.
Nessun commento:
Posta un commento