
Insegnamo un pó di storia ai fascistelli che inneggiano al Duce.
C'è un paradosso che vale la pena ricordare.
Nel 1935 Benito Mussolini celebrava gli italiani definendoli:
Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di Trasmigratori ».
Quel termine, TRASMIGRATORI, non era casuale: riconosceva una caratteristica storica dell'Italia, quella di un popolo che, per secoli, è emigrato in ogni parte del mondo in cerca di lavoro, dignità e futuro. Milioni di italiani sono stati accolti, con difficoltà e spesso subendo discriminazioni, in Europa, nelle Americhe e in Australia.
Oggi, invece, molti di coloro che si richiamano al fascismo o ne rivendicano simboli e idee sostengono la remigrazione , cioè l'espulsione o il rimpatrio forzato di immigrati e, in alcune versioni del concetto, anche di persone nate e cresciute in Europa ma considerate "non appartenenti" per origine.
Fa riflettere che gli stessi che si richiamano a quella tradizione politica sembrino dimenticare una parola incisa persino sul Palazzo della Civiltà Italiana: trasmigratori.
La storia dell'Italia è anche una storia di emigrazione. Ricordarlo non significa negare il diritto di discutere le politiche migratorie di oggi, ma evitare di cancellare ciò che siamo stati.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Vincenzo San.
Nessun commento:
Posta un commento