
Il mondo non sarebbe quindi dato come struttura ordinata originaria ma come processo di organizzazione di differenze a partire da una base non strutturata in senso assoluto, cioè non già articolata in oggetti stabili. La natura, intesa come insieme dei processi reali indipendenti dalla loro organizzazione concettuale, può essere descritta non come ordine originario ma come produzione continua di differenze non simmetriche, cioè di Disparità. In questo senso, la Disparità non è un “difetto” rispetto a un ordine ideale ma la condizione stessa della possibilità di qualunque struttura stabile. L’ordine non precede la disparità ma emerge come sua stabilizzazione sempre parziale.
Questo non vuol dire allora che la matematica (ad esempio il codice 01 e le sue combinazioni) sia la base della natura: la matematica è solo una forma di compressione simbolica delle regolarità che emergono all’interno della natura. Ciò che chiamiamo “dato” non è un elemento primigenio ma il risultato di una precedente operazione di selezione e stabilizzazione operata all’interno del pensiero e del linguaggio. Ne segue che la natura non può essere ridotta a un insieme di dati, così come non può essere ricostruita a partire da essi: i dati sono solo una proiezione parziale e già organizzata di un più ampio processo precedente. Posso avere cognizione di essere e non essere senza alcun tipo di percezione esterna e insegnamento, ma 0 e 1 mi devono essere insegnati e io devo sapere esprimerli.
La filosofia moderna può essere letta come una serie di diversi tentativi di chiarire questo rapporto tra esperienza e strutture concettuali: va trattata come un mappamondo e non una prescrizione.
"Alla ricerca del minimo ontologico", a cura di 𝐑𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐞
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