Il #buongiorno di Giulio Cavalli
La Vigilanza Rai si è sciolta da sola. Ieri si sono dimessi in blocco prima i commissari d'opposizione con la presidente Barbara Floridia (M5S), poi, poche ore dopo, anche quelli di maggioranza. Un organo di garanzia nato nel 1975 per controllare il servizio pubblico ha certificato la propria fine, e lo ha fatto con un rimpallo di accuse.
La destra teneva ferma la commissione da quasi due anni. La presidenza Rai è vacante dall'ottobre 2024, da quando è saltata l'elezione di Simona Agnes, la consigliera in quota Forza Italia: per eleggerla serve la maggioranza dei due terzi, e allora i suoi hanno smesso di presentarsi. Nemmeno il richiamo di Sergio Mattarella al pieno funzionamento degli organi di garanzia ha smosso qualcosa.
Le dimissioni sono arrivate ieri, alla vigilia dei palinsesti autunnali che oggi vanno in scena ad Ancona. E i palinsesti raccontano il resto: Report rientra solo dall'8 novembre, Via dei Matti n.0 di Stefano Bollani sparisce fino a dicembre, la lista degli addii resta lunga. Intanto l'European Media Freedom Act, in vigore dall'8 agosto 2025, resta disatteso, e sull'Italia pende una procedura d'infrazione.
Al Senato la maggioranza lavora intanto al ddl Gasparri, per eleggere il presidente Rai a maggioranza semplice: tolto l'ultimo ostacolo, resta il pieno controllo.
Meglio che questa commissione non riapra: era già un'arma della maggioranza di turno, il fiato sul collo dei dirigenti più che una garanzia.
La destra si prende la Rai senza fare prigionieri, ora è plasticamente sotto gli occhi di tutti, e intanto chiama pluralismo la stanza che ha appena svuotato.
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