il Comunismo è eternamente presente, fra le nuvole che stan fisse in cielo sulla Penisola e i ventricoli degli italiani: le caverne inconfessabili del petto cui spetta ospitare miti immarcescibili nonostante il fallimento su tutta la linea e in tutta Europa. Il Comunismo è filotecnologico e positivista senza tentennamenti, dunque odia i luddisti, a meno che essi non si schierino per la rivoluzione e la lotta di classe – ma quale classe? Forse una imprecisabile almeno da quarant’anni: tanto non conta identificarla, visto che rimane sempre valido, sui murales e nelle epopee propagandistiche, fra le righe degli scrittori italiani, il ritratto (eterno come un francobollo) di Pelizza da Volpedo. Il Comunismo sottocutaneo, virtuale e assurdamente nonviolento degli italiani non ha bisogno di conferme storiche, né ammette sconfitte della medesima natura: gli fa un baffo, la Storia dell’Europa dell’Est, dell’URSS, della Cina e della Cambogia; gli fa un baffo, al Comunismo bambino arrabbiato e statico degli italiani, il Comunismo che mette al muro e fa pagare alle famiglie il prezzo del proiettile; gli fa il solletico sotto ai piedi, al Comunismo serafico e semicristiano degli ausoni, quel Comunismo che richiede sacrifici personali per stare in piedi e funzionare – funzionare come dittatura beninteso, dittatura di un ceto inesistente o imprecisato. E crede a piè fermo nella bontà della natura umana, il Comunismo, e anche nell’uguaglianza fra gli uomini e nella libertà di ogni uomo: purché ciascun uomo rinunci volontariamente alla propria libertà. Ah, Comunismo! Chimera e fucilata, Comitato Centrale e Stella Rossa (Venere in ciel?), Censura per il bene dell’Italia proletaria! Comunismo, o infinita fase di transizione tra abbrutimento capitalistico-fascista e Gerusalemme Celeste! Non morirai mai, ne son sicuro, quant’è vero che ti ho creduto anch’io, all’epoca dei Saturnia Regna… e adesso mi spaventi proprio perché hai nascosto il tuo volto fra le lenzuola dell’utopia più inaffermabile e luciferina.
Sergio Sozi

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