Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Le telecamere della gioielleria hanno ripreso tutto, e chi in queste ore trasforma Mario Roggero nel santino del giustiziere fai da te quei fotogrammi li ha saltati. Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi, come già la Corte d'assise d'appello di Torino, che nelle motivazioni aveva scritto una frase sola: l'azione aggressiva dei rapinatori era "totalmente conclusa". Erano in fuga verso l'auto, e lui è uscito con il revolver. Era esasperato, dicono.
Nel 2005 una condanna per minaccia, per aver mostrato la pistola al fidanzato di una delle figlie, gli era già costata il porto d'armi. Chissà se anche l'esasperazione di quella sera meritava una pallottola e un morto.
Sopra Roggero, però, c'è tutto il resto. Carlo Nordio ha aperto l'istruttoria per la grazia e Sergio Mattarella lo ha convocato al Quirinale per puntualizzargli i limiti delle sue attribuzioni: la grazia la Costituzione la riserva al capo dello Stato, e lo ha confermato la Corte costituzionale con la sentenza 200 del 2006. Un ministro della Giustizia mandato a ripasso di Costituzione dal Colle.
Del resto era già successo nell'aprile scorso, quando il governo ha corretto in corsa il decreto sicurezza con un secondo decreto e l'ha blindato con la fiducia dopo i rilievi del Quirinale. Ed è successo il 9 ottobre 2025, quando la Camera ha negato l'autorizzazione a procedere sul caso Almasri e Nordio ha parlato dello "strazio" del diritto compiuto dal Tribunale dei ministri. Dilettanti allo sbaraglio ma pericolosi, che l'autoritarismo lo indossano perfino per fame di propaganda.
Le telecamere restano lì.
Sono i ministri a guardare altrove. E noi esasperati, ma senza pistola, che ce li dobbiamo sorbire.
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