
In Iran si sganciano bombe al tritolo, a Ceuta bombe umane.
Io non credo alle coincidenze.
Non credo alla coincidenza di 50000 persone che si svegliano all'unisono una mattina e tutte assieme hanno un'idea comune in testa, varcare il confine dell'enclave spagnola.
Non credo alla coincidenza dell'assenza totale delle guardie di frontiera marocchina, e al fatto che decine di camion coi cassoni pieni di gente arrivavano al confine scortati dalla polizia marocchina.
Non credo alla coincidenza dell'immediata operazione di propaganda partita da tutte le forze di estrema destra europea, sia quelle al governo che quelle all'opposizione per attaccare Sanchez e la Spagna.
Non credo che sia una coincidenza il giubilo degli Elon Musk e di tutte le forze occulte pro Maga, a cui seguirà certamente anche qualche sparata di Trump contro l'odiata Spagna e l'odiato Pedro Sanchez.
Non è una coincidenza la richiesta immediata di escludere la Spagna da Schengen di Meloni e camerati europei, per una crisi in un territorio come Ceuta, che non è in area Schengen.
Io non ho le prove come diceva Pasolini, ma so che questa è una operazione terroristica studiata a tavolino dai soliti noti, perché le bombe umane non sono meno destabilizzatrici di quelle al tritolo.
In Europa con i Bannon e i Musk, in america latina coi Milei che vogliono infuocare il continente e far fuori ogni movimento e leader socialista: in tutto il mondo si muovono - coordinati - agenti della reazione, provocatori, gente e organizzazioni carichi di denaro e piani occulti per favorire partiti neo fascisti e neo nazisti, sovranisti vari, per destabilizzare il continente e far piazza pulita di ogni forza socialista o anche solo progressista.
In particolare far fuori chi si oppone a Trump e alle sue politiche fasciste, guerrafondaie e genocidiarie che puntano all'appropriazione indebita di enormi risorse e ricchezze con politiche intimidatorie e di rapina.
Non vedere questo, quello che c'è dietro, e fermarsi alle apparenze è peggio di un crimine: è un errore.
Paolo Soglia.
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Siamo esseri imperfetti.
Diversamente , l'empatia sarebbe il nostro filtro naturale. Un'evoluzione necessaria, come il pollice opponibile.
Quell'organo invisibile attraverso cui far passare ogni idea, ogni giudizio, ogni legge.
Perché prima di parlare delle persone bisognerebbe avere il coraggio di stare nei loro panni.
Oggi, in quelli bagnati di chi è arrivato a nuoto.
A NUOTO, a Ceuta.
Prima di sventolare il solito slogan "ospitateli a casa vostra" proviamo a misurare cosa significhi attraversare un tratto di mare a bracciate per salvare se stessi e i propri figli.
Proviamo a immaginare cosa possa esserci di più disperato di un corpo che si getta in acqua perché la terraferma è diventata una condanna.
Di chi non ha più nulla a cui aggrapparsi, se non alla forza delle proprie braccia e delle proprie gambe.
Io non riesco a immaginare un'immagine più disperata.
Eppure guardiamo nervosi, famiglie intere nuotare verso un'Europa che quelle braccia forti non ce le ha più.
E forse non le ha mai avute davvero.
Un'Europa che, poco alla volta, ha trasformato i diritti umani in un fastidio, qualcosa di cui liberarsi perché disturba il benessere, incrina le certezze, obbliga a scegliere.
Siamo arrivati al paradosso più amaro la dignità che è diventata piano piano una zavorra.
Abbiamo deciso che i disperati, i poveri, chi non può offrirci nulla in cambio, possono anche morire.
E così le morti in mare non fanno più rumore.
Ci abituiamo.
Scrolliamo le spalle davanti al loro destino di morte ma arriviamo a criticare la loro fame di vita.
Come se la vita avesse una misura limitata e non fosse invece la cosa più gigante di tutte.
Come se la speranza di qualcuno sottraesse qualcosa a tutti noi.
Io mi sento imperfetta davanti alle immagini di queste ore.
Ma mi sento anche profondamente grata, perché riesco ancora a sentire.
Sento che quel filtro saprà difenderci dall'abisso, dal più profondo dei mari, dalle più ingiuste leggi, dalla cecità dall'odio.
E sento che finchè sentiamo, nessuno riuscirà a convincerci che l'umanità sia un errore.
Lucia Coluccia.
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