Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Giorgia Meloni è sfilata domenica tra le penne nere a Gemona del Friuli, al raduno degli alpini per i cinquant'anni dal terremoto, e ha spiegato il blitz con una confessione: «Avevo bisogno di un po' di sano orgoglio nazionale e, se non si trova qui, non so dove altro si potrebbe trovare». Traduzione: dopo lo scontro con Donald Trump le serviva un bagno di folla amica.
La premier ha sperato a lungo che il litigio col presidente americano fosse una parentesi. In fondo contava su un Trump troppo pazzo per fare sul serio. Solo che Trump è lucidissimo e cattivo come tutti i sovranisti che amano la violenza, quella fisica e quella verbale. Da egomaniaco ha preso una questione personale, la foto «concessa per pena» al G7 di Evian, e l'ha fatta politica. E Meloni, che a lui si era asservita per anni, ne esce ammaccata.
Andare tra gli alpini a cercare ristoro in una zona di comfort serve a poco. Come serve a poco recitare la generalessa più dura del generale Vannacci, che intanto le rosicchia voti a destra: Futuro Nazionale ha appena scavalcato la Lega nei sondaggi YouTrend, 5,9% contro 5,8%, primo sorpasso da quando il generale ha lasciato il Carroccio e ora punta a Fratelli d'Italia. E intanto Matteo Salvini sul litigio con Trump già si smarca: «Mi auguro che si chiuda in fretta questa parentesi di incomprensione».
La statura di Meloni si misura adesso sui tavoli internazionali, anche perché in casa il quadro è pessimo: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, l'8,4% delle famiglie, un milione in più rispetto al pre-pandemia secondo l'Istat. E lì Trump dovrà rincontrarlo, senza alpini e senza amici tra i banchetti.
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