Articolo di Valerio Di Fonzo
Due figure pubbliche si esprimono su Israele e Gaza e la stampa conservatrice ne approfitta per costruire un nemico immaginario: la sinistra illiberale
Nei titoli di molti giornali la controversia รจ giร saldata dentro un dispositivo: alcuni soggetti vengono autorizzati al dubbio, altri consegnati alla diagnosi.«De Gregori, De Luca e l’intolleranza della nuova sinistra illiberale su Israele e Gaza». «La sinistra e i suoi cartellini retorici». «Piรน Erri De Luca, meno Mamdani». «La lezione di De Gregori, La sinistra non si chiuda e ami la libertร del dubbio». Non sono semplici titoli. Producono una scena discorsiva: da una parte il dubbio, la misura, la distinzione; dall’altra il riflesso, il cartellino, la colpa. Poi arrivano anche De Gregori e De Luca.
Francesco De Gregori rivendica il diritto di non trasformare il palco in tribuna. Erri De Luca scioglie il sionismo dalla destra di Netanyahu e respinge la parola “genocidio” per Gaza, che chiama una distorsione storica e verbale. Intorno fioccano le reazioni: alcune serie, altre solo rumore. Poi arriva la parte che conta: qualcuno raccoglie le scorie e ne ricava una diagnosi. La sinistra sarebbe diventata illiberale, incapace di dubbio, allergica alla distinzione. Da qui in poi non siamo piรน dentro una polemica. Siamo dentro una piccola macchina di classificazione.
“Illiberale” non รจ un’etichetta neutra. Marlene Laruelle, storica e politologa che dirige l’Illiberalism studies program, ha mostrato che non รจ un’ideologia nรฉ un regime, ma una categoria relazionale che cambia senso col contesto, al punto che la disciplina che ha coniato il termine si chiede ancora se un illiberalismo di sinistra esista davvero...

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