Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Giorgia Meloni è salita alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e ha ritrovato il bersaglio degli esordi: i «burocrati che non devono rendere conto a nessuno», colpevoli di «interpretazioni surreali, ammantate come tecniche». Pareva di essere tornati alla campagna del 2022, quella della sovranista col turbo.
Poi, da Palazzo Chigi, era arrivato il vestito buono della statista iperistituzionale, applaudita in quei salotti di Bruxelles che prometteva di scardinare, e parecchi giornalisti ci sono cascati, insieme a una fetta dei suoi elettori. Ora il vestito torna nell'armadio. Il motivo ha nome e cognome: Roberto Vannacci, che col suo Futuro Nazionale sfiora il 5% nel sondaggio Swg dell'8 giugno e rosicchia consensi proprio lì dove la premier li aveva raccolti, alla sua destra. Sempre Swg certifica che senza il generale il centrodestra perderebbe le politiche del 2027.
Così il Giano bifronte giovedì ha rispolverato la faccia numero uno: bombarda l'Ue sull'Ets, blinda Israele rifiutando la sospensione dell'accordo di associazione, e intanto urla ai vannacciani che «la vera destra non è mai funzionale alla sinistra». L'esclusione dal vertice di Londra sull'Ucraina brucia, certo, solo che il calendario elettorale brucia di più. Tradisce sé stessa per la seconda volta, e pure con esibita disinvoltura.
Ci cascheranno di nuovo, giornali ed elettori? La traiettoria dice di sì, e pure qualche titolo già pronto stamattina. Del resto la maschera da statista è lì, appesa, pronta per il giorno dopo il voto. Aspettiamo.

Nessun commento:
Posta un commento