La rivoluzione dei fenicotteri è una straordinaria protesta perché è nata da un movimento dal basso fatto soprattutto di giovani, lontani dai partiti. Perché è un atto di ribellione che per una settimana ha già coinvolto migliaia di persone. Perché è un grido contro l’arroganza di un potere che vuole costruire un resort di lusso in un luogo di grande valore naturalistico. Perché è un no contro la figlia del presidente Usa e di suo marito. Perché è una mobilitazione contro il potere di Rama, ma anche di Berisha, l’altra faccia della stessa medaglia. Perché ad alimentare la protesta c’è anche il rifiuto di migliaia di persone contro il governo albanese complice di quello italiano nella costruzione del lager per migranti a Gjader. Perché è un movimento che ha già costretto il potere a togliere i bulldozer e il filo spinato. Ma soprattutto perché dimostra che anche in tempi cupi non tutto è previsto.
“Non sappiamo ancora come andrà a finire – ha detto Detjon Begaj, in un presidio domenica a Bologna (altri sono stati promossi a Firenze, Milano, Torino, Genova, Roma, New York, Londra, Atene, Berlino) – Ma di una cosa siamo certi: per un’intera generazione questi sono tra i giorni più belli della nostra vita...”




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