
Erri De Luca è stato escluso dal Festival di Salerno Letteratura in programma a giugno.
E subito orde social, destroidi, ultrà filo israeliani e gente che non ha mai partecipato a un festival letterario in vita sua ha cominciato a gridare alla “censura”, alla “vergogna”, al “vogliono tappargli la bocca” e via col solito repertorio di sciocchezze assortite.
Sarebbe bastato, al solito, contare fino a dieci e avrebbero scoperto che non c’è stata nessuna censura, semmai una scelta perfettamente libera, autonoma e consapevole da parte degli organizzatori privati di invitare (o meno) un autore al proprio festival.
E lo è tanto più perché Erri De Luca non era un ospite tra i tanti, ma colui che avrebbe dovuto tenere la prolusione inaugurale, ovvero il discorso che rappresenta e incarna l’identità culturale del festival.
E mi sembra evidente - e aggiungo SACROSANTO - che un festival culturale non possa oggi essere rappresentato da uno che nega un genocidio in atto a Gaza e interpreta in questo modo il senso della parola “sionista”.
Lo ha spiegato con parole perfette lo stesso direttore artistico Gennaro Carillo a “Il Mattino”.
“Abbiamo ritenuto opportuno riconsiderare la decisione iniziale perché la prolusione inaugurale rappresenta in qualche modo l’identità culturale del festival e presuppone una condivisione di vedute con chi la commissiona, soprattutto rispetto a una tragedia umanitaria come quella che si sta consumando a Gaza”.
Perfetto.
Ricapitolando, non c’è stata nessuna censura. Nessun castigo.
Nessuna negazione del pensiero altrui.
Si chiama libertà di scelta e autonomia di pensiero.
Capisco che suoni strano in questo Paese alla rovescia, ma per fortuna qualcuno ha ancora una dignità e un’indipendenza
E la schiena dritta per sostenere entrambe le cose.
Lorenzo Tosa.
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