C'è un’aritmetica surreale, quasi metafisica, che si aggira nei corridoi della politica. Non è ideologia, non è visione del mondo: è pura geometria del vuoto. Mettiamo a confronto i due pesi massimi del "campo largo": da una parte il PD, atlantista col colletto inamidato, riformista da salotto, europeista d'ordinanza e perennemente attanagliato da un'ansia etica verso il mondo intero. Dall’altra il Movimento 5 Stelle, sospeso in quell'eterna parabola che va dalle piazze dei primordi ai palazzi di potere, con un'ostinata volontà di purezza etica, un pacifismo integrale da difendere a ogni costo e la costante tentazione di considerarsi gli unici giusti della storia.
Sullo sfondo c’è AVS. Ma su AVS sorvoliamo con pudore: fa esattamente quello che dice il PD, soltanto con un filo di ansia ecologica in più, come il fratello minore che annuisce forte alla tavola dei grandi per farsi notare.
Tra PD e 5Stelle non ci sono semplici sfumature, ci sono distanze abissali. Sulla giustizia, sull'Ucraina, sulle armi, sul lavoro, persino sul modo di intendere lo stato. Due mondi che si osservano con garbo e reciproca diffidenza, ma che si cercano per necessità elettorale. E allora la domanda sorge spontanea, feroce, quasi banale: quale faccia può fare la sintesi di questa schizofrenia?
Che connotati deve avere un essere umano per rappresentare contemporaneamente la fermezza atlantica e il pacifismo intransigente, il riformismo di governo e il moralismo rigorista, il termovalorizzatore e il comitato 'No a Tutto?'. Non può essere una faccia vera. Dovrebbe essere una maschera disossata, un ologramma privo di espressione, un camaleonte espressivo addestrato a sorridere a destra mentre strizza l'occhio a sinistra, sperando che gli occhi non gli rimangano incrociati.
Ma la commedia non finisce qui. Perché per vincere, dicono i matematici della politica, bisogna allargare. E quando dici allargare, spunta immancabilmente Matteo Renzi. Ecco, aggiungiamo Renzi all'equazione. Il liberista da conferenza araba, l'uomo col 2% che pretese di valere il 50%, il rottamatore che sopravvive a qualunque rottamazione. Ora provate a immaginarla, quella faccia.
Un volto che debba piacere a Conte, rassicurare la Schlein, non far venire l'orticaria a Fratoianni e contemporaneamente prendere un caffè al centro con Renzi senza farsi pugnalare alla schiena prima del dolce.
Cos'è? Un mostro mitologico a quattro teste? Un puzzle anatomico assemblato alle quattro del mattino durante un vertice di coalizione? Non cercano un leader, cercano un mistero teologico. Cercano la personificazione del nulla compatto, della neutralità assoluta. Una faccia che non dica niente, non pensi niente e non scelga niente, perché qualunque parola pronunciata farebbe saltare il banco prima dell'apertura dei seggi.
Forse un volto umano non basta più. Serve uno specchio. Uno specchio montato su un palo, da portare in piazza durante i comizi: così ciascun alleato guardandolo ci vedrà se stesso, e per cinque minuti potrà illudersi che quella cosa lì sia una coalizione.
Mauro David.
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