Adesso ci risiamo con le solite grandi manovre del teatro politico nazionale. Ci raccontano di una nuova, eroica alzata di testa. La segretaria Elly Schlein si presenta sul palco e, a sentire quello che scrive il Corriere della Sera, avrebbe finalmente deciso di andare all'attacco. L'autore dell'articolo si lancia in un'accurata ricostruzione dei retroscena di bottega, ipotizzando una mappa di presunti nemici e cospiratori interni: da un lato i vecchi saggi come Parisi, Zanda e Bettini che le chiedono passi indietro, dall'altro la corrente dei timorosi delle primarie con Speranza e Orlando, fino agli inamovibili riformisti di Guerini e al pittoresco De Luca. Secondo la narrazione del quotidiano, la leader starebbe coraggiosamente affrontando un complotto orchestrato per commissariarla, federarla o persino farla fuori. Ma io, che per mia disgrazia mi ritrovo un'indole irrimediabilmente diffidente e ho il vizio di voler guardare la realtà invece del copione, a tutte queste chiacchiere e a questi sussurri di corridoio faccio davvero una gran fatica a credere.
Anche perché, parliamoci chiaro: dopo oltre tre anni di segreteria, in cui è riuscita nell'impresa di dilapidare il consenso popolare di chi l'aveva spinta dai gazebo, questa improvvisa trovata non mi sembra esattamente credibile. I fatti ci raccontano una storia del tutto diversa. Da una parte ci parla ogni giorno di unità a tutti i costi, arrivando a voler mettere insieme in un'improbabile coalizione di governo personalità abissalmente lontane come Renzi e Conte. E poi, dentro casa sua, che fa? Che intenzioni ha adesso nel suo partito, spingere tutti verso la scissione?
La verità è che non bastano un paio di battute ad effetto sparate da un palco per trasformare la solita dinamica di partito in una rivoluzione ideale. Quando guardo ai fatti concreti, vedo soltanto la consueta messa in scena a uso e consumo dei giornali, dove la finta contrapposizione serve a coprire una profonda assenza di sostanza. Mi si vuole far credere che da una parte ci sia la novità pura e incontaminata e dall'altra la restaurazione burocratica, ma nei fatti dove sta questa differenza? Le posizioni sui temi cruciali, sulle scelte economiche e sociali, restano sistematicamente indefinite o perfettamente allineate all'establishment che a parole si vorrebbe combattere. Questa presunta sfida ai signori delle tessere assomiglia molto di più a un gioco delle parti concordato, una schermaglia utile a dare un colpo al cerchio e uno alla botte per mantenere galleggiante l'intera baracca.
Lo so, sono un guastafeste, ma io riesco a credere soltanto ai fatti. E le battaglie reali, quelle vere, nei partiti non si annunciano con proclami da palcoscenico: si fanno. E fino ad allora, lasciatemi dubitare.
Mauro David.
Nessun commento:
Posta un commento