È noto che la saggezza sia una prerogativa della maturità. Lo penso anch’io.
Ora, nessuno ha da eccepire sul fatto che l’Olocausto sia una ferita ancora aperta per molti di noi. Che sia necessario tenere viva la memoria di quella tragedia e occorra soffocare sul nascere ogni tentativo di giustificarla, minimizzarla o addirittura di emularla.
Questo però non ha nulla a che vedere con la legittima critica verso lo Stato, il governo di Israele e verso le sue politiche nei confronti del popolo palestinese.
Parliamo di uno Stato, s’intende, non del popolo di Israele, che vorremmo tutti vedere ribellarsi contro il suo governo al massacro del popolo palestinese.
Nessuno può essere giustificato per aver subito un torto nel momento in cui ha le mani sporche di sangue, come ora le hanno lo stato e il governo di Israele. È scritto in un codice universale che dovrebbe essere alla base di ogni civiltà: le vite sono tutte uguali, al di là delle religioni, delle idee e delle nazionalità.
Francamente non mi aspettavo che la Segre non si accorgesse di questo. Non me lo aspettavo per ciò che ha sempre raccontato e del male che ha vissuto. Non me lo aspettavo per la sua età veneranda.
Piuttosto che difendere gli innocenti di Gaza, sembra che ci si preoccupi di difendere la reputazione di chi è responsabile della loro morte. O almeno questo è un rischio molto concreto.
Assistiamo a una battaglia politica e perfino a una legge sull’antisemitismo senza urlare, prima di tutto, di far tacere le armi e salvare la vita agli innocenti di Gaza e dei paesi vessati e occupati.
E poi viene da pensare che già è vietata la discriminazione e la persecuzione per questioni religiose, razziali ecc. È prevista nel nostro ordinamento anche la giusta aggravante per chi nega la Shoah.
Quello che tuttavia non è ancora vietato, evidentemente, è trucidare i palestinesi. Di ciò non si preoccupa nessuno.
Ed è questo, secondo me, in questo momento storico, il gesto più grave.
Alberto Fois.

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