Guardare a quello che sta accadendo nel campo progressista fa male. Fa male a chi ci crede, a chi aspetta un'alternativa seria a questo governo e a chi continua a sperare in un cambiamento reale per il Paese.
Anziché fare opposizione dura e pura a Meloni e alla destra, assistiamo all'ennesimo spettacolo indecente: il PD preferisce attaccare, sminuire e persino sfottere gli alleati. Arrivare a irridere lo slogan "Uno vale uno" – dichiarando che il PD farà "valere di più" le proprie posizioni – non è solo divisivo e ridicolo: è un insulto a chi ci crede e a chi lavora per l'unità.
E la domanda sorge spontanea: far valere di più quali posizioni? Forse quelle sul riarmo e sull'invio di armi all'Ucraina ad oltranza, senza uno straccio di negoziato e con una politica estera fotocopia di quella della destra?
Chi guida il Nazareno sembra dimenticare la matematica politica e la realtà dei fatti: nella coalizione c'è anche Alleanza Verdi e Sinistra. Se sommiamo le forze di AVS e del Movimento 5 Stelle, chi decide davvero la linea?
Da mesi si cerca di sbloccare l'impasse, arrivando persino a ipotizzare un nome terzo per la leadership. E la risposta qual è stata?
Rifiuti, seguiti dai sondaggi sulle primarie che vedono Conte nettamente avanti, e infine un temporeggiamento snervante. Un giorno si dice sì alle primarie, un giorno si dice no, un giorno si tira fuori la regola calata dall'alto del "partito che prende un voto in più esprime il premier". Non sa nemmeno lei cosa dire.
La verità è una sola, ed è sotto gli occhi di tutti:
Da una parte c'è il PD, bloccato dalle correnti interne, che parla solo di poltrone, calcoli di bottega e strategie per evitare che Conte guidi la coalizione e scongiurare le primarie.
Dall'altra c'è il Movimento 5 Stelle, che di fronte a questo immobilismo ha costruito un programma vero, partecipato con iscritti ed elettori, con punti chiari e messi nero su bianco su energia, extraprofitti, accise, sicurezza, migrazione e giustizia sociale.
In un Paese democratico e maturo, il PD tirerebbe fuori il suo programma, sedendosi subito a un tavolo per fare una sintesi, trovare punti in comune e limare le divergenze. Invece no: si preferisce andare in assemblea ad attaccare, a dividere e a conservare il potere.
Altro che "testardamente unitaria": questa è una strategia testardamente perdente, portata avanti sulla pelle di chi non ce la fa più.
Continuando di questo passo, la Schlein farà dritta la fine di Enrico Letta, e riuscirà a far fare alla coalizione la stessa identica fine che Letta le ha fatto fare alle scorse elezioni.
Raffaele De Santis.
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