
Tutto quello che avevamo detto è puntualmente successo.
Youssef Siher è libero, il suo arresto non convalidato dal Gip ed è scattato, automatico, l’ordine di scarcerazione.
E il motivo è ovvio a chiunque abbia letto le carte, invece della carta da pesce di certi “giornali” di destra che avevano sbattuto il mostro in prima pagina con titolo ignobili e razzisti.
Perché non ci sono le condizioni minime per reggere le accuse, pesantissime, di terrorismo, istigazione a delinquere e pure la nuova fattispecie del governo di violenza organizzata, puntualmente caduta nel vuoto.
Di più: non c’erano neppure fondate ragioni giuridiche per arrestarlo sabato notte.
La gip milanese Tiziana Landoni ha fermato tutto per almeno cinque ragioni cristalline:
Non c’è nessuna istigazione alla violenza.
Nessuna esaltazione degli scontri.
Nessuna organizzazione di azioni violente.
Nessuna condotta terroristica, figuriamoci.
Nessun pericolo di fuga.
Lo ha riassunto lei stessa in quattro righe:
“Nei post e nei comunicati Siher non prospetta mai il ricorso ad azioni violente o ad altri comportamenti integranti altre fattispecie di reato. Solo disobbedienza civile”.
Punto.
E il fatto che in passato Siher abbia usato parole orribili e condannabili sul 7 ottobre, questo non fa di lui né un terrorista né un crimimale, e men che meno giustificano l’arresto.
Si chiama Stato di diritto.
La destra e i suoi trombettieri di regime hanno provato a trasformare un giovane italiano di origini marocchine nel capro espiatorio perfetto delle manifestazioni per distrarre l’opinione pubblica dalle ragioni enormi di quelle proteste.
Bè, gli è andata malissimo.
E, se avessimo una Presidente del Consiglio degna di questo nome, invece di gridare alla “vergogna”, rispetterebbe i giudici e il loro lavoro.
E questo si chiama Costituzione.
Ora qualcuno dovrebbe chiedergli scusa. E spero non solo quello.
Mike Cut.
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