Che meraviglia la grandiosa spocchia della classe dirigente europea, quell'atteggiamento da primi della classe che finiscono puntualmente col sedere per terra e le tasche completamente svuotate.
L’ultimo capolavoro della geopolitica dei polli è servito su un piatto d'argento. Trump fa una telefonata a Putin e in tre minuti d’orologio sgretola l’intera impalcatura di ipocrisia occidentale: sanzioni americane sul gasolio russo sospese con effetto immediato, trecentomila tonnellate pronte subito per gli Stati Uniti, milioni di tonnellate nei mesi a venire e listini dei carburanti in picchiata a Washington. Mentre oltreoceano si brinda con il diesel di Mosca a buon prezzo, la colonia europea resta al gelo a guardare lo spettacolo, stupefatta dal fatto che il mondo reale si muova a mazzette di dollari e barili di petrolio anziché a lezioncine di morale.
Ci siamo cascati con tutte le scarpe nella trappola americana. I nostri governi e le nostre opposizioni, con il Partito Democratico in prima fila a scattare sull'attenti a ogni singola votazione per finanziare nuovi missili e cannoni, hanno dilapidato montagne di miliardi per una guerra per procura. Hanno prosciugato la sanità, distrutto il tessuto industriale, impoverito le famiglie e sventrato i bilanci pubblici in nome del dogma delle sanzioni alla Russia.
Una misura strategica geniale, un boomerang così perfetto che nemmeno i migliori ingegneri avrebbero saputo progettare: noi abbiamo chiuso i rubinetti per fare i puri, e adesso la Russia vende il carburante agli americani, i quali ce lo rivenderanno a prezzo maggiorato con il bollino di garanzia. Paghiamo il pizzo due volte per avere il supremo privilegio di sentirci dalla parte giusta della storia.
I nostri condottieri europei si sono messi l'elmetto di latta, hanno fatto i gradassi contro il gigante russo sacrificando il benessere di un intero continente e si sono trasformati nei clienti più creduloni della bottega americana. È lo schiaffo più sonoro e meritato della storia recente: Washington e Mosca fanno gli affari, mentre i burocrati di Bruxelles e i politici di casa nostra restano con il conto in banca prosciugato, le armi da saldare e l’ennesima bolletta stellare da far pagare ai propri cittadini.
Se ne devono andare. Tutti.
Mauro David.
Nessun commento:
Posta un commento