domenica 13 luglio 2025

... Forza Francesca!!! ...

𝐔𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐢. 𝐄 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐨𝐯'𝐞̀? 

di Giulio Cavalli 
#francescaalbanese 

Nel giro di pochi giorni Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, è diventata il bersaglio ufficiale della macchina del fango israeliana e della rappresaglia diplomatica statunitense. E mentre Tel Aviv paga Google Ads per manipolare le ricerche online con pagine diffamatorie, e Washington impone sanzioni personali contro una cittadina italiana colpevole solo di aver denunciato crimini di guerra e il “business del genocidio”, il governo Meloni tace. Vigliaccamente. Non una parola dal ministro degli Esteri, non un appoggio ufficiale, non un richiamo alle responsabilità verso una propria concittadina investita di un mandato internazionale. E dire che basterebbe leggere il rapporto che ha provocato l’ira della Casa Bianca: Albanese vi elenca con rigore giuridico i nomi delle aziende – tra cui Amazon, Alphabet, Palantir – che traggono profitto dall’economia di guerra israeliana. Nomi troppo influenti, evidentemente, perché qualcuno in Italia trovi il coraggio di difenderla. Israele, da parte sua, ha alzato il livello della propaganda. Non solo accuse infondate di legami con Hamas, ma vere e proprie operazioni di disinformazione pianificate: video falsi creati con l’intelligenza artificiale, campagne su YouTube, pagine sponsorizzate che oscurano ogni traccia neutra di informazione. E Francesca Albanese diventa così il capro espiatorio perfetto: donna, italiana, e troppo libera per essere controllabile. In un Paese serio, il Parlamento si sarebbe già mobilitato, e il ministro Tajani avrebbe almeno chiesto chiarimenti agli “alleati” americani. Invece no: silenzio, sottomissione, ignavia. Eppure Francesca Albanese non è una militante, ma una giurista di altissimo profilo nominata dalle Nazioni Unite. La sua unica colpa è fare ciò che la comunità internazionale dovrebbe fare da tempo: chiamare le cose con il loro nome. Anche quando il prezzo è l’isolamento. Anche quando il governo del proprio Paese si gira dall’altra parte
Ma che sorpresa, Meloni silenziosa come una sfinge d’Egitto davanti alle sanzioni USA contro Francesca Albanese! Si sa, quando si tratta di Netanyahu, Trump e tutta la banda dell’ultradestra internazionale, Giorgia non osa nemmeno respirare troppo forte. Criticare i veri padroni del mondo? Ma quando mai! Meglio fingersi morta, magari qualcuno la scambia per una statua della libertà (finta, ovviamente). In Italia va così: se ti chiami Meloni, la libertà di parola è una cosa bellissima… purché non venga mai usata contro gli “amiconi” d’oltreoceano e d’oltre Mediterraneo. Netanyahu può bombardare mezzo mondo, Trump può ribaltare la democrazia come un tavolino dell’Ikea, ma guai a starnutire! Giorgia tace e annuisce: “Va bene così, l’importante è restare nel club dei duri e puri”. Intanto chi, come Francesca, ha il coraggio di chiamare genocidio quello che sta accadendo a Gaza, viene trattato peggio di un criminale: isolata, delegittimata, minacciata. Le aziende che fanno profitti sul sangue sono le nuove eroine della patria, mentre chi difende i diritti umani viene messo alla gogna. E l’Italia? Assente, muta, vile: “scusate, oggi c’è il vertice degli amici dell’impunità, non posso parlare”. Meloni non solo non difende una donna, un’italiana, ma lascia sola una persona che sta facendo ciò che dovrebbe fare lei stessa: difendere la dignità e i diritti delle persone di fronte alla violenza e all’ingiustizia. Francesca Albanese, per il coraggio con cui difende la verità e i diritti umani sotto assedio, meriterebbe il Nobel. E invece chi dovrebbe tutelarla – Meloni in primis – non solo si gira dall’altra parte, ma la abbandona senza vergogna alle aggressioni di Trump e dei suoi sciacalli. Uno scandalo che resterà sulla coscienza di questa classe dirigente complice e pavida. Insomma, Meloni fa la dura solo con i deboli, ma davanti a Netanyahu e Trump scatta sull’attenti e obbedisce come un soldatino senza dignità. Quando ci sono i veri potenti, si inchina e aspetta ordini. E ricordate: chi oggi si schiera dalla loro parte, un giorno dovrà rispondere davanti alla Storia. Il sangue innocente dei bambini di Gaza urla vendetta, e quella sete non si estinguerà mai. Prima o poi, il conto arriverà. Sonia Lisotti

Nessun commento:

Posta un commento