mercoledì 13 agosto 2025

... VERGOGNA MELONI!! ...

Nel giorno in cui la Presidente del Consiglio Meloni non è riuscita a pronunciare neppure mezza parola, la sindaca di Genova Silvia Salis è andata direttamente a Sant’Anna di Stazzema, ha abbracciato Adelmo Cervi e ha tenuto una straordinaria orazione civile per l’81esimo anniversario di uno dei più feroci eccidi nazifascista di sempre. Senza aver paura di chiamare le cose COL LORO NOME. “Mi chiamo Silvia. Sono una cittadina della Repubblica Italiana. Sono figlia di Genova, una città che ha dato la vita per la Resistenza, che si è liberata da sola dalla follia nazifascista, una città mediaglia d’oro per la Resistenza. Come lo è anche Stazzema. Sono qui, in questo luogo sacro, NON per ricordare. Sono qui per non dimenticare. Non è la stessa cosa. Ricordare è un’azione che appartiene alla mente. Non dimenticare appartiene anche al cuore. E oggi con il cuore, anche se non ce ne accorgiamo, facciamo rumore. Voglio che questo rumore si senta fino a valle. Perché siamo qui per scegliere. Scegliere da che parte stare. Perché ogni volta che si onora la strage di Sant’Anna di Stazzema, non si compie un gesto formale. Si prende posizione. Si guarda in faccia la Storia, e le si dice: “Io non dimentico. Io resisto. Io continuo il cammino di chi è stato strappato alla vita, per difendere la nostra”. La memoria della Resistenza è la nostra memoria, è la memoria di chi ha lottato per sconfiggere il fascismo e il nazismo. (…) La Resistenza non è un capitolo chiuso... la Resistenza è un muscolo. E noi oggi lo alleniamo ancora. Dicono: “La politica oggi non è più quella di una volta. Mancano le ideologie”. Io dico invece che le ideologie ci sono eccome. E aggiungo, per fortuna. Io non mi sento uguale a chi, ancora oggi, minimizza la Storia. Io non mi sento uguale a loro, è una questione di ideologia? Forse, ma soprattutto è una questione di umanità. Qui non c’è stato il domani. Perché gli orchi hanno chiuso la porta del tempo a 560 esseri umani. Qualcuno dirà che “però era tempo di guerra”. Ma la guerra non giustifica l’orrore. La guerra sfila la maschera a chi ha già scelto di non essere umano. Ogni tempo ha il suo modo di diffondere l’apparente verità. Un tempo c’erano i balconi e le piazze. Oggi i sondaggi, i post, gli hashtag, le frasi populiste urlate nei talk show, magari senza neanche un contraddittorio. Il fascismo non ha paura dei fucili, ha paura della cultura. Ha paura dei libri. (…) 

Viva Sant’Anna! Viva la Resistenza!” 

 Qualcuno riporti queste parole grondanti antifascismo, resistenza e Cultura e le riporti gentilmente alla Presidente Meloni. La più grande lezione possibile da una donna delle istituzioni a una donna che le istituzioni antifasciste le umilia e le calpesta ogni giorno. Orgoglioso della sindaca della mia città. Trovate voi le differenze.

... stupidità al governo! ...

𝐒𝐞 𝐒𝐚𝐥𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞, 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐢 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 

Il buongiorno di Giulio Cavalli 

Roberto Vannacci ha deciso che il sindaco di Milano porta una «responsabilità morale enorme» per la morte di Cecilia De Astis, investita da un’auto pirata guidata da quattro minorenni. Perché governa la città. Applicando la stessa aritmetica politica, il suo segretario Matteo Salvini si ritroverebbe un inventario di tragedie. Da ministro dell’Interno durante il crollo del Ponte Morandi (43 morti) e la strage di Corinaldo (6 morti). Nei mesi dei “porti chiusi”, oltre 3.500 migranti morti o dispersi nel Mediterraneo, con naufragi come quello del 1° settembre 2018 (più di 100 morti) o del 25 luglio 2019 (circa 150 dispersi). Da ministro delle Infrastrutture nel governo Meloni, il naufragio di Cutro (94 morti, 35 minori), l’alluvione in Emilia-Romagna (15 morti) e l’incidente ferroviario di Brandizzo (5 morti). E poi le migliaia di vittime della strada negli anni di governo, nonostante codici riscritti e annunci di svolte epocali. So bene che la responsabilità politica non si misura con il pallottoliere dei cadaveri e che la realtà è più complessa di un titolo a effetto. Ma quando un parlamentare decide di piegare una tragedia privata in arma da scagliare, l’unico modo per svelarne l’impostura è riprodurne lo schema fino a mostrarne il ridicolo. Se davvero volessimo misurare il valore di chi governa contando i morti, il metro finirebbe per scottare tra le mani di chi lo impugna. Ho dovuto quindi scrivere un editoriale così stupido per smascherare la stupidità, sapendo che la stupidità, come certe erbacce, prospera proprio nel terreno che la espone.

martedì 12 agosto 2025

... Memento, Melostronza!!! ...

LA STRAGE NAZIFASCISTA DI SANT'ANNA DI STAZZEMA: 12 AGOSTO 1944, 560 MORTI TRA CUI 130 BAMBINI (LA PIU' PICCOLA, ANNA PARDINI, AVEVA 20 GIORNI) 


 👉 All'alba del 12 agosto 1944 quattro compagnie del 2° Battaglione della 16° Divisione SS Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS", comandate dal criminale di guerra nazista Max Simon, circondarono il paese di Sant'Anna, impedendo anche l'accesso a valle, e sterminarono l'intera popolazione civile in uno dei più atroci, efferati e barbari crimini che i nazifascisti hanno compiuto in Italia durante l'occupazione 1943-1945. 

👉 I nazifascisti entrarono nelle case trucidando barbaramente tutti quanti, anche i bambini, con mitragliatrici e bombe a mano: alcune persone vennero infilzate e bruciate vive, i corpi radunati in piazza e bruciati, le case vennero date alle fiamme. Ad una donna incinta, Evelina Berretti, i nazifascisti squarciarono il ventre con la lama di una baionetta, estraendo il feto e sparandogli. 

👉 Le vittime furono 560 (tutte donne, anziani, bambini) tra cui 130 bambini, metà dei quali sotto i 10 anni, la più piccola Anna Pardini aveva 20 giorni. 

👉 Tra i massacratori vi erano anche diversi italiani che avevano aderito alla RSI e aiutavano i nazisti a compiere le stragi della lunga estate di "guerra ai civili" che i nazifascisti condussero proprio in funzione anti-partigiana, terroristica e stragista per tutto il 1944. 

👉 L'operazione di stampo terroristico e stragista era stata premeditata giorni prima con l'obiettivo di porre fine con il terrore contro i civili il loro sostegno alle brigate partigiane che combattevano la Resistenza antifascista nella zona. 

👉 La magistratura militare italiana ha infatti accertato che non si trattò di rappresaglia in risposta ad azioni partigiane, ma di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L'obiettivo era quello di "bonificare il territorio", distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona. 


 🌹 NIENTE SARA' DIMENTICATO, NESSUNO SARA' DIMENTICATO! 

#memoria #partigiani #25aprile #liberazione #Resistente #antifascismo #ANPI #resistencia #antifascista #Costituzione #resistenza #pace #bellaciao #storia #santannadistazzema

... "legibus soluta" ...

Quando mancano gli argomenti o non si vuole svelare le ragioni di una decisione, perché sono indicibili, la destra estrema che ci governa finisce per esercitarsi nella parte che meglio gli riesce: l’attacco alla magistratura. Molti giornali stamani parlano di “affondo” di Meloni contro i giudici, perché vede nella loro attività un disegno politico contro il suo governo . La Presidente ha deciso di sfidare apertamente la magistratura, accusandola di “boicottare il governo”, di intralciare i rimpatri e di voler fare politica. Insomma la solita abusata e logora storia delle “toghe rosse”. Ma questa volta con un significato più ampio. In realtà, Meloni usa il caso Almasri come grimaldello per preparare la campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Ha deciso di fare il passo cruciale della sua vita politica, e scommettere su se stessa come capo di un sistema di potere a cui tutto è possibile, una premier forte, “legibus soluta”, al di sopra della legge e capace di piegare l’architettura istituzionale alle esigenze del momento e quindi alle sue decisioni che per definizione sarebbero sempre basate sull’interesse nazionale. La riforma della magistratura e l’attacco frontale ai giudici diventano così un passaggio fondamentale per uno stravolgimento più ampio della Costituzione in direzione del premierato, cioè di quell’idea di potere in cui un individuo è solo al comando mentre gli altri ubbidiscono. Un’idea che è sempre stata nel dna della destra italiana, fascista, neofascista, missina e ora meloniana. Ma la mossa della Presidente del Consiglio, oltre che temeraria, mostra anche l’aspetto della paura, la volontà di alzare la posta in gioco per uscire dall’angolo in cui si è finiti con mezzo governo sotto indagine. L’opposizione, a mio avviso, deve rispondere con grande determinazione alla sfida che Meloni sta lanciando. Ma questo comporta che venga messo sotto accusa apertamente e venga ripudiato il patto infame con gli aguzzini libici, costruito ai tempi di Gentiloni e Minniti; e insieme a questo che si denunci apertamente la natura sempre più illiberale di questo governo. Al salto di qualità che Meloni ha imposto alla lotta politica in questi giorni bisogna contrapporre una grande mobilitazione democratica in difesa dei valori, dei principi e delle regole della Costituzione. 

 Enrico Rossi.

lunedì 11 agosto 2025

... Disastro Totale 2 ...

MODELLO MELONI: 

È un modello di Paese che non premia il lavoro, ma il ricatto. E che si regge su un’equazione disumana: se hai fame, accetti tutto. Anche l’ingiustizia. da Il Fatto Quotidiano lI governo Meloni rivendica un trionfo occupazionale. Ma dietro i numeri del lavoro si nasconde un’operazione chirurgica – e crudele – sul mercato del lavoro: non un’espansione virtuosa dell’occupazione, ma un record di lavoro povero e un’espulsione silenziosa delle tutele. Un’operazione che è partita da un momento preciso: lo smantellamento del Reddito di Cittadinanza, la misura che aveva finalmente introdotto un minimo sindacale di dignità nelle dinamiche tra chi offre lavoro e chi è costretto a cercarlo. La logica è quella della teoria del salario di riserva: se esiste un sussidio che garantisce un tenore di vita (per quanto minimo) alternativo allo sfruttamento, il lavoratore ha potere contrattuale. Le imprese – almeno quelle meno inclini a rispettare diritti e contratti – devono offrire di più. La risposta del governo è stata semplice: togliere l’alternativa. Con la soppressione del RdC e l’introduzione dell’Assegno di Inclusione (Adi) e del Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl), l’esecutivo ha ristrutturato il sistema di welfare in senso fortemente selettivo. I numeri forniti dal rapporto Inps 2024 parlano chiaro: dei 418.000 nuclei familiari che avrebbero potuto accedere alle nuove misure, meno della metà ha effettivamente presentato domanda. Circa 212.000 nuclei non hanno ricevuto nulla. Il risultato? Un drastico ridimensionamento della platea dei beneficiari e una ridistribuzione della povertà, non un suo contrasto. Le nuove misure colpiscono soprattutto chi ha minori, disabili o anziani a carico. Secondo il rapporto, il 60% delle domande di Adi per nuclei fragili è stato respinto. A essere esclusi sono anche gli stranieri (solo il 7% dei percettori di Sfl è comunitario o extracomunitario), le donne con carichi di cura e chi ha un Isee appena sopra la soglia. L’Adi, con appena 52.700 domande effettivamente accolte, e il Sfl, con solo 17.600 persone effettivamente inserite in percorsi attivi, coprono una frazione minima di quanto copriva l’RdC. Ma non è solo un problema quantitativo: l’accesso al Supporto per la Formazione e il Lavoro richiede competenze digitali non banali, diventando così una misura tecnocratica e classista, che punisce gli esclusi due volte: prima per povertà, poi per ignoranza digitale. Questa selezione feroce ha prodotto un effetto immediato sul mercato del lavoro: un improvviso aumento della forza lavoro disponibile, soprattutto nella fascia bassa della scala salariale. Senza misure che garantissero una crescita della domanda, lo squilibrio ha provocato ciò che l’economia definisce uno shock di offerta: quando tanti cercano lavoro, ma pochi lo offrono, i salari crollano. L’effetto? Più persone hanno un impiego, ma a condizioni peggiori. Secondo dati e testimonianze raccolte da associazioni e sindacati, si moltiplicano i contratti di poche ore, i part-time forzati, le paghe sotto la soglia della sopravvivenza. Persone in condizioni economiche modeste, cioè con valori bassi di Isee, vivono il ricatto di dover accettare qualsiasi contratto, anche se devono lavorare 30 ore a settimana per meno di mille euro al mese. Se poi vivi in una grande città devi scegliere se fare la spesa o pagare l’affitto. E chi non accetta queste condizioni, spesso, finisce nel lavoro nero. Ma per l’Istat questo è “inattivo”, e così la disoccupazione cala artificialmente. In base agli ultimi dati Istat, relativi al 2023, la povertà assoluta in Italia colpisce l’8,5% delle famiglie e il 9,8% degli individui, per un totale di 2 milioni 235 mila famiglie e 5 milioni 752 mila individui. Negli ultimi 10 anni, l’incidenza della povertà assoluta a livello familiare è salita dal 6,2 all’8,5%, e quella individuale dal 6,9 al 9,8%. È utile anche l’ultimo Rapporto Caritas per capire meglio. Non solo è aumentata la povertà di chi non ha lavoro, ma anche di chi ce l’ha: il 48% di chi cerca aiuto ha infatti un’occupazione formale, spesso anche a tempo pieno. Fra le testimonianze raccolte dalla Caritas troviamo Valeria, 36 anni, commessa part-time a Milano: “Lavoro 30 ore a settimana e a fine mese non arrivo comunque a 900 euro. Devo scegliere se pagare le bollette o fare la spesa”. Il Reddito di cittadinanza avrebbe almeno integrato il suo reddito familiare fino a 1.300. E anche il rapporto Istat 2025 su condizioni di vita e reddito delle famiglie – riferito al 2024 – registra un aumento: il 23,1 % della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale (in aumento dal 22,8 % del 2023). Nel frattempo il governo ha allentato le maglie dei controlli sui contributi: oggi un’azienda può trattenere i versamenti previdenziali dei dipendenti per tre mesi senza subire conseguenze immediate. Un credito a costo zero, pagato con i diritti dei lavoratori. Inoltre, sono tornati (peggiorati) i voucher, che non coprono più nemmeno le finzioni contrattuali del passato. Il rischio, concreto, è quello di una regolarizzazione del precariato sotto forma di “opportunità” e “flessibilità”. Giorgia Meloni ha creato occupazione senza dignità e ha intrappolato forza lavoro in una trappola: povera, precaria, frammentata, invisibile. Ha ristretto le tutele ai “meritevoli”, dividendo i poveri in serie A, B e C. Ha trasformato il mercato del lavoro in un’arena in cui chi è disperato lavora per sopravvivere, non per vivere. È un modello di Paese che non premia il lavoro, ma il ricatto. E che si regge su un’equazione disumana: se hai fame, accetti tutto. Anche l’ingiustizia. 

 https://www.ilfattoquotidiano.it/.../piu.../8090945/... 

... Disastro Totale!! ...

Per un attimo sospendiamo le tifoserie. E guardiamo la realtà. L'Italia è alla canna del gas. Le spiagge vuote non si spiegano con gli aumenti. Quelli ci son stati. E ci sono. Non sempre giustificati, ma dentro un quadro inflattivo che va avanti da anni. Si tengono bassi gli stipendi (non crescono di fatto da 30 anni) e l'occupazione (che pur formalmente cresce) è relativa ad un lavoro sempre più povero e precario. Lavori ma resti povero. Per questo ormai anche andare soltanto al mare è proibitivo per molti. Ed in questa situazione il governo cosa fa? Aumenta la spesa militare al 5% del PIL entro 10 anni per conpiacere i padroni americani. Un impegno che richiederà un nuovo stanzamento di circa 68 miliardi € rispetto all’attuale livello (totale stimato: 113 miliardi € in più su dieci anni) secondo i calcoli più ottimistici. Ma non finisce qui. Per il piano ReArm Europe prevede un investimento fino a 800 miliardi € in tutta l’UE. Per l’Italia, la stima è di spesa compresa tra 88 e 120 miliardi € tra il 2025 e il 2028. Insomma mentre l'Italia letteralmente affonda abbiamo dei folli al governo che invece di risanare l'economia, venire incontro a lavoratori e famiglie letteralmente buttano soldi dalla finestra per regalarli alla lobby delle armi. Scelte folli, antipopolari, che massacrano l'economia del paese. Una roba che sarebbe inaudita e irricevibile anche per i peggiori governi della prima repubblica. Scelte che testimoniano di avere governanti o completamente incapaci o completamente succubi. E sapete qual è il peggio? Che non è escluso che siano vere entrambe!!! 

 Mario Imbimbo.
Caso Almasri, 

#LiGotti: “L’Italia si ritiri dalla Cpi come Orbàn. I Servizi? Condizionati dai libici” 

di Alessandro Mantovani 

Il legale da cui partì l’inchiesta: “Denuncerei di nuovo, hanno liberato un criminale” 

FQ, 9.8.27 “Se non vogliono eseguire i mandati d’arresto devono ritirarsi dalla Corte penale internazionale, come Orbán. I nostri Servizi? Sembrano condizionati dai libici”, dice Luigi Li Gotti, già avvocato di Tommaso Buscetta e di altri pentiti di mafia, dal 2006 sottosegretario e poi senatore con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. È autore dell’esposto che ha attivato le indagini sulla mancata consegna di Osama Almasri Najeem alla Cpi, ora concluse con la richiesta di autorizzazione a procedere contro i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano. “Lo rifarei di corsa, chi ha dato al governo l’autorizzazione per compiere reati? Per liberare un criminale? La legge è uguale per tutti. Se no facciamo come Orwell: tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri”. Si parla del possibile coinvolgimento della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi. Vogliono scudarla, si sta sacrificando per Nordio. Per lei non ci sarebbe il rito speciale, ma se il reato è in concorso la posizione di ministro di Nordio trascina gli altri. Anche per Antonio Marzano, ministro di Forza Italia, nel 2002 negarono l’autorizzazione a procedere per lui e per i concorrenti estranei al governo. E se fosse indagata per aver mentito al Tribunale dei ministri? No, rito ordinario. E un eventuale favoreggiamento di Nordio? Lo stesso. In effetti ha sviato le indagini dicendo: “Ho fatto tutto io”, ma poi ha detto che parlava “40 volte al giorno” con il ministro. Ma vediamo come valuteranno i magistrati. Non avrebbero potuto opporre il segreto di Stato fin da subito per tutti? Potevano non consegnare i documenti, ma ogni volta ci vuole un provvedimento motivato del presidente del Consiglio o del delegato Mantovano: atto per atto, sulle singole richieste del Tribunale dei ministri. Non si può fare in via generale. Secondo il governo consegnare Almasri alla Cpi avrebbe esposto a ritorsioni gli italiani e gli interessi italiani in Libia. Non ci crede? Sì, potrebbe anche essere. Il Tribunale dei ministri ha valutato la possibile applicazione dell’articolo 54 del Codice penale, lo stato di necessità, che però può essere invocato per l’integrità fisica, non per interessi economici. Per i Servizi era a rischio, se non l’integrità fisica, almeno la libertà personale degli italiani in Libia. Non c’erano elementi concreti, lo dice lo stesso direttore dell’Aise Giovanni Caravelli. Non è strano che l’Aise non sapesse del viaggio di Almasri in Italia, né delle indagini della Cpi su di lui? È come se i nostri Servizi fossero stati condizionati. C’era una sorta di accordo che riguardava le partenze di migranti, proprio il settore controllato da Almasri. Meloni l’ha chiamata ex politico di sinistra, ma lei è stato una vita nel Msi. Non sono di destra. Dopo la fase giovanile non ho più fatto politica, ero parte civile nel processo di piazza Fontana ed era troppo delicato. Ho ripreso con Di Pietro. Non è stato nel Msi fino al 1996 e poi in An? Dal 1974 non ho più rinnovato la tessera, c’era stato un rinnovo automatico fino a quando ho chiesto di evitare. L’ultima volta che ho votato a destra è stato nel 1992, poi ho votato pure il Pds, di destra non sono. Nel Msi c’era di tutto: monarchici, repubblicani, estremisti di destra, moderati, anarchici… Anche antisemiti: alla scuola di partito, nella taverna sotto l’albergo, ricordo un gruppo di giovani che cantava, sulle note di Marinella, la storia di Anna Frank “che usciva dal camino a primavera”… Quell’antisemitismo ora non c’è più, ma Meloni con l’aereo di Stato nel 2023 è andata alla festa di Matteo Salvini e al karaoke cantava La canzone di Marinella… Certo senza Anna Frank… Qualche giorno prima c’era stato il naufragio di Cutro, 94 morti. Non aveva avuto il tempo di fare un piccolo omaggio a quelle bare e poi cantava “Marinella che scivolò nel fiume a primavera”… Perché li ha denunciati? Perché hanno violato la legge 237 approvata dal centrodestra nel dicembre 2012 per l’adeguamento allo Statuto della Cpi, fatto a Roma nel 2002. Ne menavamo vanto, ma ci eravamo dimenticati la legge. Una delle proposte l’avevo presentata io nel 2008. Ragioni di sicurezza possono essere invocate per non consegnare un documento, non per non dare seguito a un ordine di cattura. Vengono emessi solo per reati gravissimi. Dovrebbero essere furbi come come Orbán: non ha arrestato Netanyahu ma prima aveva ritirato la firma dallo Statuto della Cpi per evitare di essere deferito al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La procedura che rischia l’Italia.

domenica 10 agosto 2025

... Nicola Lagioia ...

𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐋𝐚𝐠𝐢𝐨𝐢𝐚: «𝐒𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐆𝐚𝐳𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐢𝐥 𝐛𝐮𝐜𝐨 𝐧𝐞𝐫𝐨 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚» 

Intervista di Simona Maggiorelli 

 Mentre il primo ministro di Israele, Netanyahu, annuncia l'occupazione di Gaza, con l'inaccettabile deportazione della popolazione civile palestinese, Nicola Lagioia usa parole nette, per scuotere le coscienze: "Gaza rischia di essere il buco nero (morale, giuridico, geopolitico, esistenziale) dentro cui finiremo tutti, se non abbiamo una reazione". Scrittore attento alla lettura del contemporaneo, Premio Strega con il romanzo "La Ferocia" (Einaudi), per anni direttore del Salone del libro di Torino e ora direttore editoriale della rivista Lucy sulla cultura, nonché voce di Paginatre su Radio3 Nicola Lagioia è fra i protagonisti dell'edizione 2025 della rassegna Percorsi a Santo Stefano di Magra (La Spezia), diretta da Emanuela Mazzi e centrata sulla parola chiave "umano". In vista del suo incontro pubblico di apertura della rassegna il 21 agosto alle 21, 15 in piazza della Pace gli abbiamo rivolto qualche domanda. Nicola, abbiamo perso tutto ciò che è umano a Gaza... Dopo oltre sessantamila morti in gran parte civili palestinesi, donne e bambini, la strage continua è sotto gli occhi di tutti, come se ne esce? A Gaza sta andando in scena un massacro con l'avallo di Stati Uniti (senza il cui aiuto la strage finirebbe all'istante) e i Paesi dell'Europa occidentale (Unione Europea e Gran Bretagna), i quali, mi riferisco all'Europa, avevano fondato un tentativo di rinascita, dopo la II guerra mondiale, proprio su principi che adesso vengono sistematicamente calpestati. La prima vittima di questa situazione è naturalmente il popolo palestinese. La seconda rischiamo di essere noi. Come potremo invocare i capisaldi della dichiarazione universale dei diritti umani - di cui ci siamo reputati a lungo i principali difensori - restando a fianco del governo di Netanyahu? Incapaci di sganciarci dall'attuale governo di Israele, indegnamente asserviti a quello di Trump. Gaza rischia di essere il buco nero (morale, giuridico, geopolitico, esistenziale) dentro cui finiremo tutti, se non abbiamo una reazione. La Russia ha aggredito l'Ucraina e dopo tre anni la guerra non si placa, Israele ha messo sotto assedio la popolazione civile palestinese per una punizione globale, dopo l'attacco terroristico di Hamas e ora minaccia di annettere la Striscia di Gaza. Che ne è del diritto internazionale, del sogno di una Europa libera dalle guerre e agente attivo in questo senso in cui, nonostante tutto, ancora crediamo? Come dicevo, in questo momento l'Europa mi sembra più che mai una fiorente colonia commerciale degli Stati Uniti (ma con tentazioni di opposta subalternità culturale: basti pensare all'assurda passione di non pochi intellettuali, attivisti, giornalisti, politici e loro ultrà per la Russia di Putin), priva di un'autonomia politica, militare, economica. Basti vedere come è stata gestita la situazione dei dazi: insultati ripetutamente da Trump, ci siamo presentati (in un golf club!) con il cappello in mano per farci derubare con soddisfazione. Siamo in questo momento un continente disonorevolmente agiato, politicamente imbelle, con qualche residua vitalità culturale. Ho sempre sostenuto l'Unione Europea ma mai come oggi mi sembra un progetto in stallo. Credo sia anche chiaro che l'Italia, fuori dall'Unione, conterebbe ancora di meno. Abbiamo appreso in questi anni il vero significato di sovranismo fuori dai confini provinciali: servilismo. Cosa possiamo fare per fermare questa folle corsa al riarmo mentre il green deal arretra? Ci sarebbe bisogno di un nuovo incontro (ma manca da almeno 40 anni) tra istanze culturali e politica. Peccato che la politica italiana riesca a leggere oggi la cultura solo in modo strumentale, condannandosi così a una vuotezza di contenuti spaventosa. Ci sarebbe dunque bisogno di una politica che torni a guardare al territorio e non alla mappa. Che dia cioè più importanza al mondo reale (magari tornando a frequentarlo ogni giorno, ogni ora) che a quello dei social. Non mi pare stia accadendo. 

 In tour: Il 21 agosto Nicola Lagioia interviene al festival Percorsi a Santo Stefano di Magra per parlare sul tema "la città dei vivi". Il 20 settembre terrà una lectio magistralis a Festivalfilosofia di Modena dal titolo "Egemonia o egomania? L’intellettuale e il pubblico".