lunedì 6 luglio 2020

... Addio Maestro ...

È morto nella notte in una clinica romana per le conseguenze di una caduta il premio Oscar Ennio Morricone. Il grande musicista e compositore, autore delle colonne sonore più belle del cinema italiano e mondiale da Per un pugno di dollari a Mission, C'era una volta in America, Nuovo cinema Paradiso, aveva 91 anni. Qualche giorno fa si era rotto il femore. I funerali del maestro si terranno in forma privata "nel rispetto del sentimento di umiltà che ha sempre ispirato gli atti della sua esistenza", nel suo testamento ha scritto: "non voglio disturbare". Lo annuncia la famiglia attraverso l'amico e legale Giorgio Assumma. Morricone, si legge nella nota, si è spento "all'alba del 6 luglio in Roma con il conforto della fede". Assumma aggiunge che il maestro "ha conservato sino all'ultimo piena lucidità e grande dignità, ha salutato l'amata moglie Maria che lo ha accompagnato con dedizione in ogni istante della sua vita umana e professionale e gli è stato accanto fino all'estremo respiro, ha ringraziato i figli e i nipoti per l'amore e la cura che gli hanno donato, ha dedicato un commosso ricordo al suo pubblico dal cui affettuoso sostegno ha sempre tratto la forza della propria creatività". La notizia in pochi minuti ha fatto il giro di tutti i siti internazionali. L'Oscar alla carriera a 78 anni è stato il compimento di un lunghissimo percorso fatto di musica pensata, concepita e creata soprattutto per il cinema, rapporto iniziato negli anni Sessanta. In onore dello strumento che aveva studiato da giovane, la tromba, Morricone scrisse uno dei brani più suggestivi della colonna sonora di Per un pugno di dollari (Sergio Leone, 1964). All'epoca usò lo pseudonimo di Dan Savio, ma dopo questo western all'italiana si avviò a diventare (con il suo vero nome) uno dei più prestigiosi compositori di musica da film del mondo. "La scomparsa di Ennio Morricone ci priva di un artista insigne e geniale. Musicista insieme raffinato e popolare, ha lasciato un'impronta profonda nella storia musicale del secondo Novecento. Attraverso le sue colonne sonore ha contribuito grandemente a diffondere e rafforzare il prestigio dell'Italia nel mondo". Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda il compositore. "Desidero far giungere alla famiglia del Maestro il mio profondo cordoglio e sentimenti di affettuosa vicinanza", conclude il messaggio del capo dello Stato. La sera prima dell'inaugurazione del nuovo ponte progettato da Renzo Piano, l'Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova eseguirà Tante pietre a ricordare, il brano per orchestra, coro e voce bianca che il maestro Ennio Morricone ha composto, in memoria delle vittime del crollo del Ponte Morandi. Evocativa e commovente, dura quattro minuti ed è l'ultima partitura completata dal maestro. Nato a Roma il 10 novembre 1928, Morricone si era diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia in tromba, composizione, strumentazione, direzione di banda e musica corale. Maestro d'orchestra, componente del gruppo sperimentale Nuova Consonanza dal 1964 (che ricorda il suo impegno: "fino agli ultimi giorni di vita sempre generosamente disponibile ad essere coinvolto in battaglie e iniziative a sostegno delle istanze della nuova musica"), debuttò nel cinema con il film di Luciano Salce Il federale (1961), mentre stava per imporsi come arrangiatore delle più famose canzoni italiane dei primi anni 60 (suoi gli arrangiamenti di tutti i successi di Gianni Morandi o quello dell'evergreen di Mina Se telefonando). In seguito continuò ad accompagnare le imprese polverose dei pistoleri di Sergio Leone e Duccio Tessari, ma seguì pure quelle dei protagonisti de I pugni in tasca (Marco Bellocchio, 1965), i sanguinosi scontri de La battaglia di Algeri (Gillo Pontecorvo, 1966) o il vagabondare di Totò in Uccellacci e uccellini (Pier Paolo Pasolini, 1966), passando attraverso generi diversissimi. Tra le sue innovazioni più riconoscibili c'è l'uso della voce umana e i suoni della natura, oltre che strumenti che fino a quel momento non venivano utilizzati per le colonne sonore. Una voce di donna (quella di Edda Dell'Orso) che accoglie l'arrivo alla stazione di Claudia Cardinale in C'era una volta il West (Sergio Leone, 1968), incalzante in Metti una sera a cena (Giuseppe Patroni Griffi, 1969), sospesa vicino all'amore impossibile tra Noodles e Deborah (C'era una volta in America, 1984), la stessa che accompagna le gesta di Bugsy (Barry Levinson, 1991). Dopo aver formato con Sergio Leone un fortunato sodalizio artistico (avevano frequentato un anno di elementare assieme ma si ritrovarono anni dopo), se ne crearono poi degli altri come quello con Giuseppe Tornatore (fu anche grazie alla straordinaria colonna sonora che Nuovo cinema Paradiso agguantò l'Oscar ormai trent'anni fa). Nel corso della sua carriera ha scritto musica per molti e importanti registi stranieri da Terrence Malick a Brian De Palma. Dopo aver ricevuto due nomination agli Oscar per Mission (Roland Joffe, 1986) e Gli intoccabili (Brian De Palma, 1989) finalmente ottenne l'Oscar alla carriera nel 2007. Sempre attento a preservare la sua dignità di compositore, sa bene che scrivere musica da film comporta a volte qualche compromesso. Quando si limita a essere "solo" un arrangiatore non esita ad imprimere il suo marchio, come dimostra la suggestiva elaborazione di un classico, Amapola (C'era una volta in America). Nonostante debba sempre tener conto dei gusti del pubblico e dei registi si ritiene comunque un artista libero e soddisfatto, convinto che le sue composizioni (a differenza di quelle di molti altri autori di colonne sonore) vivono e risplendono di luce propria. Dopo tanto inseguirsi l'incontro con Quentin Tarantino, suo più grande sostenitore a Hollywood, la musica per The hateful Eight, colonna sonora che gli fece conquistare il Golden Globe e l'Oscar nel 2016, nove anni dopo quello alla carriera proprio a dimostrazione della sua grande vitalità artistica. Morricone ha vinto anche tre Grammy Award, tre Golden Globe, sei Bafta, dieci David di Donatello, undici Nastri d'argento, due European Film Awards, un Leone d'Oro alla carriera e un Polar Music Prize e ha venduto inoltre più di 70 milioni di dischi, tra colonne sonore per il cinema e opere ha composto per più di 500 titoli. Ha continuato a scrivere per il cinema e a dirigere fino a poco tempo fa. Morricone è stato insignito dal Capo dello Stato Sergio Mattarella del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L'ultimo riconoscimento risale allo scorso 5 giugno quando gli è stato consegnato il Premio Principessa delle Asturie per le arti 2020 (che ha condiviso con il compositore statunitense John Williams, 88 anni), massima onorificenza che fa capo all'omonima fondazione presieduta dai reali spagnoli. Sono tanti i messaggi di cordoglio della politica: oltre al commento su Twitter del presidente del Consiglio Giuseppe Conte ("Infinita riconoscenza al genio artistico del maestro"), il presidente della Camera, Roberto Fico, rende omaggio al maestro su Facebook: "Se ne va un vero e proprio monumento della nostra cultura, orgoglio per il nostro Paese, un compositore che ha fatto la storia del cinema mondiale, che ci ha fatto emozionare, sognare, commuovere come pochi altri". "Un giorno triste per la cultura, con Ennio Morricone ci lascia uno dei grandi maestri italiani, un musicista di raffinata bravura che con le sue melodie ha saputo emozionare e far sognare il mondo intero che lo ha ricambiato con i più importanti premi e riconoscimenti, a partire dagli Oscar per le sue leggendarie colonne sonore", così il ministro dei Beni culturali e turismo, Dario Franceschini si stringe alla famiglia. E tutto il mondo della musica, pop e classica, saluta il compositore con affetto e riconoscenza. "Un Maestro verso cui nutrivo amicizia e ammirazione. Di lui ho diretto una importante composizione Voci dal silenzio a Ravenna e a Chicago suscitando vera emozione tra il pubblico" ricorda Riccardo Muti, "musicista straordinario non solo per le musiche da film ma anche per le composizioni classiche. Ci mancherà - aggiunge il grande direttore d'orchestra - come uomo e come artista". Sui social si moltiplicano i messaggi: Morgan, Tiromancino, Cesare Cremonini, Noemi, Francesca Michielin, Ron, Marracash, Pinguini Tattici Nucleari, Laura Pausini, Ermal Meta, Luca Barbarossa, Emma Marrone. "Il privilegio dell'artista è morire sapendo che la sua arte non morirà mai. W il Maestro Ennio Morricone" scrive Vasco Rossi su Instagram. "Ciao Maestro. Non smetterò mai di dirti grazie" è il saluto di Gianni Morandi su Instagram. "Quanti regali di musica e poesia ci hai fatto" è la dedica di Claudio Baglioni. "La tua arte magnifica, potente e sensibile è unica e resta per sempre con noi. Mancherai al bene di tantissimi e al mio". "Oggi Ennio non c'è più. E tutti noi siamo orfani di un sublime compositore conosciuto in tutto il mondo" scrive Carlo Verdone su Facebook. "Morricone sarà immortale per il suo talento inarrivabile che lo portava a esaltare qualsiasi film. Gli vorrò sempre bene, ricordandolo per aver dato grazia e poesia ai miei primi due film". Lo piangono moltissimi attori e registi: Anna Foglietta, Giulio Base, Giovanni Veronesi ("Gli è bastato un fischio per entrare nella storia. Ciao Ennio"). "Addio grande amico e ciociaro" è il ricordo di Lina Wertmuller "hai lasciato un vuoto immenso". "Lo conoscevo da 50 anni, insieme abbiamo lavorato a I pugni in tasca e a La Cina è vicina. Io poi ho fatto scelte diverse, collaborando con Piovani. Sono state esperienze di cordialità e di fiducia che riponevo in lui e che mi ha sempre restituito con entusiasmo e con un coinvolgimento da artista più che da professionista" dichiara Marco Bellocchio, sottolineando "come per i grandi compositori, la sua musica sia immediatamente riconoscibile. Oltre ai miei film e alla mia esperienza diretta non posso non ricordare tutta l'epopea di Sergio Leone. La storia musicale di Morricone è sterminata e nessuno la potrà mai ripetere. È stato qualcuno che ha saputo essere se stesso pur entrando in materie diversissime fra loro. Si pensi a film come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri". "Ci sono persone che hanno la capacità di rendere il mondo migliore perché sanno creare la Bellezza. Ennio Morricone con la sua Musica - dice Monica Bellucci protagonista tra l'altro di Malena di Giuseppe Tornatore, per cui il maestro avevo scritto la colonna sonora - ci fa elevare verso qualcosa di alto, di cui abbiamo tanto bisogno per poter credere ancora nella nobiltà dell'anima". La cerimonia dei Nastri d'argento, i premi assegnati dal Sindacato dei giornalisti cinematografici, sarà dedicata a Morricone. Fabio Fazio lo definisce "Genio assoluto". "Con Ennio Morricone se ne va un pezzo di cinema mondiale" è il commento del produttore Aurelio De Laurentiis. "Una testimonianza di quanto gli italiani possano essere protagonisti ovunque. La musica, un legame universale per unire tutti in un abbraccio globale d'amore e di comunanza ideale". "Era un grande amico, una grande persona, al di fuori della creatività musicale" dice Vittorio Storaro. "Ed è importante essere creativi anche sul piano umano. Io non credo che ci sia una divisione fra la personalità e la creatività, vanno di pari passo. Certamente sarà una enorme mancanza, non solo genio musicale, ma anche umano". La sindaca di Roma, Virginia Raggi, scrive su Twitter: "Dolore per la morte di Ennio Morricone, grande musicista e compositore del nostro tempo. Roma era la sua città e oggi piange la scomparsa di un artista molto amato". E lancia una mozione per intitolargli l' Auditorium Parco della Musica. "Addio al genio che creò con le note l'epica nel mondo moderno. Addio Maestro" sono le parole con cui Roberto Saviano saluta Morricone su Instagram. Anche il cardinale Gianfranco Ravasi ricorda il maestro. "Sono vicino con affetto alla moglie Maria e alla famiglia nel ricordare il Maestro Ennio Morricone: lo affido a Dio perché lo accolga nell'armonia celeste, forse assegnandogli l'incarico per qualche partitura da far eseguire ai cori angelici", scrive il 'ministro' della Cultura del Vaticano via social. "L'ultimo nostro incontro festoso" spiega "fu il 15 aprile 2019, quando gli consegnai a nome di papa Francesco la Medaglia d'oro del Pontificato".

domenica 5 luglio 2020

... certo!! ...

... una domenica in relax, in compagnia dei cugini di Maria Rosa, una bella mangiata, una bella bevuta, in attesa di una nuova settimana ... tranquilla!!

... Juve - Torino 4 a 1 ...

... peggio di così non si può- Cairo vattene!!

sabato 4 luglio 2020

... 4 luglio ...

... ma che ci fa Trump-M a Rushmore per la festa del 4 luglio? Continui a razzolare nella melma come è abituato a fare!!

... markus verletzt ...

... e ti pareva! Erano appena passati 5- cinque giorni dalla nostra partenza da Torino che riceviamo una telefonata da Roberta: Marco si è ferito sbattendo la mano contro la porta a vetro: corsa in ospedale, punti, flebo etc... tentazione fortissima di Maria Rosa di tornare e mia opposizione durissima ... speriamo bene!

 p.s. tutto OK

giovedì 2 luglio 2020

... coby81 ...

New post on Vento tra gli alberi

 Maschi contro femmine: se continuiamo come Murgia e Morelli, non andremo mai da nessuna parte

 by coby81

 Ha fatto il giro del web il botta e risposta tra Michela Murgia e lo psichiatra Raffaele Morelli in un’intervista su Radio Capital divenuta già tristemente celebre. La dinamica è ormai nota: pochi giorni fa, lo psichiatra, nel suo appuntamento settimanale con RTL è stato chiamato a commentare la polemica scatenata dall’aforisma di François Sagan pubblicato il giorno prima sul profilo Twitter della stessa radio: “Un vestito non ha senso a meno che non ispiri gli uomini a volertelo togliere”. Nonostante la frase sia attribuita a una donna che non rappresentava esattamente l’ala più reazionaria della Francia del XX secolo, l’iracondia del popolo dei social network non ha tardato a farsi sentire: da Nord a Sud le donne di tutta Italia si sono sentite toccate sul vivo, e il commento di Morelli non ha fatto che rincarare la dose: “Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso, deve preoccuparsi perché vuol dire che il suo femminile non è presente in primo piano. Puoi fare l’avvocato, il magistrato, essere il conduttore radiofonico, puoi ottenere tutti i successi che vuoi, fare tutti i soldi che vuoi. Ma il femminile, in una donna, è la base su cui si siede il processo.” L’esercito delle femministe ha dunque levato immediatamente, e in parte anche giustamente, gli scudi, capeggiato dalla scrittrice Michela Murgia, la quale non ha tardato a farsene portavoce, e il giorno dopo, dai microfoni di Radio Capital, ha preteso delucidazioni. Quello che ne è nato è il teatrino a cui abbiamo tristemente assistito, conclusosi con il “clic!” del telefono di Morelli attaccato letteralmente in faccia alla conduttrice, ma prima di indignarci ulteriormente e inveire contro le idee paternaliste dello psichiatra, occorrerebbe chiedersi, ancora una volta “Che diamine è successo?” È successo innanzitutto che l’aforisma cui ha fatto seguito il commento dello psichiatra sia stato interpretato esclusivamente nella sua chiave più bieca: voler togliere un vestito e mettere gli occhi addosso ha risvegliato gli animi di quel #MeToo a cui nulla si vuol togliere in questa sede, ma forse esiste anche un’altra modalità di interpretare la dialettica tra uomo e donna, che solleva l’uomo dal ruolo di molestatore e la donna da quello di vittima. Che nel mondo ci siano potenziali violentatori è un dato di fatto, e quindi questo non è certo un invito a dare retta agli estranei o farsi notare troppo in piena notte, ma volendo elevare i toni a osservazioni meno legate a fatti di realtà e riportando il senso alla dinamica di rapporto tra uomini e donne, forse un’altra chiave è possibile trovarla, insieme alla trappola insita nelle parole dello psichiatra. La dialettica uomo-donna è da sempre la più difficile da gestire, poiché coinvolge aspetti, dimensioni e realtà ritenuti inconoscibili, o, al più, considerati sede del male, del peccato, o della nostra parte animale, quando non addirittura annullati. È in questa mancanza di riconoscimento che si scatena quel putiferio dal quale non si viene mai a capo, e se una volta per tutte si cominciasse a far pace con il fatto che in tutto ciò che concerne la sfera dei bisogni, ovvero la realtà esterna, sociale, chiamiamola della ragione, siamo uguali, mentre le differenze emergono in quell’altra sfera, quella più intima e profonda delle esigenze, allora forse si riuscirebbe a creare una dialettica un po’ più costruttiva. Quello che probabilmente andava rifiutato nelle parole dello psichiatra è la terribile confusione che queste parole destano; l’incapacità di distinguere le dimensioni che vengono di volta in volta messe in gioco. “Puoi fare l’avvocato, il magistrato, il conduttore radiofonico, ma il femminile è la base su cui siede il processo”. Menzionare sfere, come quella dell’identità sociale, in cui è la ragione a farla da padrone, e individuare l’identità femminile come loro fulcro, crea un pasticcio che la metà basta. L’identità sessuale ha poco o nulla a che vedere con l’identità sociale; al più, se c’è un piano sul quale occorre, invece, riconoscere le dovute differenze, è quello privato, dove gli abiti da avvocato, da magistrato e da conduttore radiofonico vengono appesi alla stampella, e solo lì, messi uno di fronte all’altro, uomini e donne tornano a essere profondamente diversi. Ma sembra un confronto impossibile, ogni volta si cade in queste dinamiche sado-masochistiche con cui ogni possibilità è castrata in partenza, poiché il discorso viene affrontato nella sua più becera dimensione logica, eliminando completamente il nucleo su cui la discussione dovrebbe reggersi. E la risposta “di sinistra” a idee paternalistiche e reazionarie diviene altrettanto confusa, poiché basata sulla negazione di tutto ciò che va oltre il sacro regno del raziocinio. Del resto, lo diceva anche Marx, e poi si è continuato a ripeterlo nei secoli: l’uomo è per la capacità di produrre i propri mezzi di sussistenza, tutto ciò che va al di là di questa facoltà è ascrivibile al mondo animale. Ecco, dunque, che la risposta a cosa sia essere donna viene attribuita a una mera affermazione sociale, poiché riconosciuta come unica dimensione umana possibile, a un rendersi uguale all’uomo, o addirittura meglio, scatenando il meccanismo della competizione, entrambi impegnati nell’eterna lotta per la soddisfazione dei bisogni. Ma è davvero tutto qui? E le esigenze dove sarebbero? E che ne è stato della creatività? Vogliamo forse negarlo, che gli esseri umani hanno anche una dimensione per la quale amano fare le cose “per niente”? Vogliamo forse negarlo che c’è un momento nel quale si esce dal “fare in funzione di” e si fa e basta? Eppure, è dai tempi della preistoria che lo comunichiamo, attraverso le pitture rupestri, il canto e poi tutte le forme d’arte che ne sono conseguite: se l’essere umano dedicasse la propria vita esclusivamente alla sopravvivenza, alla produzione dei mezzi di sussistenza, impazzirebbe, andrebbe incontro a quella morte interiore ben descritta dai poeti di tutte le epoche. C’è un momento in cui scatta la necessità di fare qualcos’altro, di fare emergere “un che” che fa ugualmente parte di noi, anche senza saperne il motivo preciso. E le donne sono maestre in questo: non sono forse loro ad avere, da sempre, una particolare attenzione all’immagine? Vogliamo forse negarlo, quanto sia per loro importante trovare una continua corrispondenza tra quanto hanno dentro e quello che rappresentano all’esterno – vedi appunto quando escono di casa e scelgono il vestito? E allora questa dimensione che cos’è? Questo fare le cose per niente, semplicemente per sentirsi a proprio agio con se stesse. Tornando alla dialettica, sarebbe quindi necessario uscire dalla logica della competizione una volta per tutte, poiché non c’è nessun nemico da combattere. C’è, al più, un pensiero malato da rifiutare, alimentato da millenni di cultura razionale che nega l’identità della donna, e si esprime ora nella loro riduzione al mero ruolo di mogli e madri, ora in una ricerca di affermazione sociale che ne sacrifica quella dimensione irrazionale di cui sopra; quella ricerca continua di rappresentazione esterna di una realtà interiore, che si realizza poi nel rapporto col diverso da sé. Torna allora il discorso della cosiddetta diversità nell’uguaglianza, quel riconoscimento di un’uguaglianza sul piano materiale e una profonda differenza su quello psichico: solo comprendendo questa sottile ma indispensabile sfumatura diviene possibile tutto il resto. Diviene possibile realizzare un mondo dove le donne non saranno più costrette a rinnegare la loro dimensione femminile per rivendicare un’indipendenza, un’identità sociale, un’intelligenza. Non si tratterà più di scegliere se realizzarsi socialmente o nel rapporto con un uomo, ma, anzi, saranno proprio le due dimensioni ad alimentarsi l’una con l’altra. E idem il contrario, ovviamente. Ed è così che la storia della “Signorina Effe”, il film del 2007 di Wilma Labate, la cui protagonista si trova a dover scegliere tra una realizzazione professionale e il rapporto con un uomo basato sul desiderio, da racconto di una irreversibile realtà, diviene una semplice favola. E per orientarci in questa infinita ricerca, forse, sono le parole di un altro psichiatra a dover essere ricordate: “Ed è triste che nella frammentazione e caos in cui è caduta la sinistra, non si vuole vedere che l’antico e forse glorioso femminismo è affondato, come l’Artax di “La Storia Infinita”, nella palude della depressione per aver fallito la ricerca di un’identità femminile che riusciva a liberarsi dalla sottomissione e dalla schiavitù della razionalità sempre gestita dall’uomo che non aveva un rapporto con la realtà della donna, essere umano uguale ma, insieme, diverso (…) Non hanno trovato quel pensiero libero che avrebbe permesso di vedere che l’identità femminile esiste soltanto se si realizza una identità maschile e, simultaneamente, il maschile sarà soltanto se c’è il femminile. Nessun narcisismo che annulla il diverso da sé, come se non dovesse esistere.” (Massimo Fagioli, Left 1 – 9 Gennaio 2009)

mercoledì 1 luglio 2020

... luglio ...

... è iniziato luglio ma non è cambiato niente!! Che caldo, che afa, che mente annebbiata!!