
Travolto da un insolito destino: la triste vita degli "influencer"
Per ragioni algoritmiche a me del tutto sconosciute il post che ho scritto ieri sulla Turkish Airlines che ha umiliato il Governo è rimbalzato dappertutto, migliaia di condivisioni e al momento ha fatto quasi 300.000 visualizzazioni.
A me sembrava un post normalissimo come ne scrivo spesso ma tant'è.
Ovviamente quasi subito ho perso il controllo del flusso, dei commenti, di chi ti piacia e di chi ti maledice, chi ti ringrazia e chi ti insulta.
Nel mio profilo ho adottato delle mie semplici regole: possono commentare tutti, anche chi mi contesta aspramente, basta non cadere nell'insulto personale e gratuito.
Ovviamente è saltato tutto perché manco riesco a vedere chi scrive, cosa scrive e a rispondere.
Avendo una vita oltre a facebook e dovendo pure lavorare gliel'ho data su.
Però ho pensato a quale schiavitù debba essere fare l'influencer a tempo pieno: sempre li attaccato allo smartphone, peggio di un operaio ottocentesco in fonderia. E poi rispondere, selezionare, bannare, blandire.
E l'angoscia che il post successivo non faccia i numeri di quello di prima.
Che vita di merda...
Ps
Regaz giovani, io sono un boomer, quindi ormai spacciato, ma davvero molti di voi vogliono rovinarsi la vita a fare gli influencer? Date retta a Checco Zalone, il posto fisso e zero stress.
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È andata esattamente come avevamo temuto, previsto.
Se i membri italiani della Flotilla sono potuti tornare a casa e riabbracciare le loro famiglie non lo dobbiamo certo alla Presidente del Consiglio Meloni, bensì dobbiamo ringraziare nientemeno che la Turkish Airlines, che ha offerto gratuitamente i due voli da Istanbul per Roma e Milano con a bordo rispettivamente 18 e 8 volontarie e volontari.
Vi ricordate le frasi minacciose di Giorgia Meloni: “Il biglietto? Se lo paghino loro!”
Bene. È finita che glielo ha pagato la compagnia aerea.
Siamo arrivati al punto che una compagnia aerea privata si è dovuta sostituire a un governo nel rimpatrio di connazionali che hanno partecipato a una missione umanitaria e sono stati sequestrati e detenuti illegalmente da un governo criminale.
Un grande gesto, che non scorderemo.
Ma anche una macchia e una ferita indelebile per il nostro Paese.
Guai dimenticarsene.
Lorenzo Tosa.
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