"Il cuore oltre il risultato: l’uomo Vanoli tradito da chi doveva proteggerlo"
Le strade del Torino e di Paolo Vanoli si dividono dopo una sola stagione, eppure il suo passaggio in granata resterà indelebile nella memoria di chi ama davvero il Toro. Non certo per i numeri, ma per ciò che ha rappresentato: un uomo leale, trasparente, innamorato della maglia più che del mestiere. Un tecnico capace di guardare i suoi giocatori negli occhi, ma anche di dire ciò che pensava – un lusso, oggi, che non tutti si possono permettere.
VANOLI LA DIGNITÀ DI CHI NON SI PIEGA
Nonostante le difficoltà, Vanoli non ha mai cercato alibi. Ha lavorato con disciplina e umiltà, anche quando la società ha deciso di vendergli sotto il naso due pilastri come Buongiorno e Bellanova (all'ultimo momento), sostituendoli con profili ben lontani dal loro valore. Un atto che, agli occhi di molti, è sembrato più un sabotaggio che una scelta tecnica. Senza contare la perdita, per infortunio, di un uomo chiave per carisma e tecnica come Zapata.
Eppure Vanoli non ha mai alzato la voce. Ha parlato con onestà, forse troppa per chi gestisce il club granata come un bancomat, più interessato alle plusvalenze che alla gloria sportiva.
I TIFOSI LO HANNO CAPITO PRIMA DI TUTTI
La sua passione, il suo senso di responsabilità, il suo rispetto per la storia granata hanno conquistato subito i tifosi. Vanoli non si è mai risparmiato: ogni partita, ogni conferenza stampa, ogni gesto sul campo è stato autentico. Ed è per questo che l’affetto dei tifosi non si è mai basato sui risultati, ma su qualcosa di più profondo: l’identificazione.
In un mondo del calcio sempre più cinico e mercenario, Vanoli ha rappresentato un’eccezione luminosa.
UN ADDIO CHE SA DI INGIUSTIZIA
La classifica finale (undicesimo posto) non racconta tutta la verità. Il Toro di Vanoli ha segnato poco, è vero, ma ha ritrovato dignità e spirito. Vanja Milinkovic-Savic, spesso decisivo, è stato il simbolo di una squadra che ha dato il massimo nonostante tutto. E non dimentichiamo il ritorno, dopo 47 anni, in vetta alla classifica in un momento della stagione: un lampo che, per quanto breve, è stato significativo.
Ma alla fine ha prevalso la logica fredda del bilancio. Le dichiarazioni sincere di Vanoli hanno “infastidito” i vertici della società. Non ha mentito, e per questo ha pagato.
CHI AMA IL TORO PERÒ NON DIMENTICA
Vanoli esce a testa alta. Tradito da una dirigenza che non ha a cuore il destino sportivo del Torino, ma riconosciuto come uomo vero da chi vive il Toro con il cuore.
Che possa presto sedere su una panchina di una società capace di valorizzare davvero le sue qualità tecniche e, soprattutto, umane.
In bocca al lupo, mister Vanoli!


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