venerdì 6 giugno 2025

... AHI, AHI, Mister Baroni! ...

MISTER BARONI, ECCO IN CHE MANI SEI FINITO! 

1)Nella prima foto potete ammirare il bellissimo sorriso di Demba Seck , arrivato al Torino nel 2022 dalla Spal per circa 5 milioni di euro (bonus inclusi). Il ragazzo appare emozionato, "il Toro è un sogno" dirà. Gli verrà data fiducia e giocherà parecchie partite in Serie A con mister Juric senza mai incidere. Non combinerà nulla neanche a Frosinone e incredibilmente neanche in Serie B al Catanzaro nei due prestiti dopo il flop in granata. Lui è un attaccante, che predilige la fascia destra ma non disdegna giocare centravanti, ma i gol non arrivano. Oltre 90 presenze tra Serie A e B, e un solo gol segnato con la Spal. Roba da guinness. I tifosi granata ricordano la sua onestà in campo nella sfida di Coppa Italia persa contro il Frosinone, dove il giovane lungagnone senegalese viene scalciato in area, ma invece che cadere a terra e prendersi un rigore sacrosanto, decide di resistere stoicamente per poi non riuscire a concludere. Nulla di fatto e il Toro di Cairo uscirà dalla Coppa Italia come sempre. Eppure se in campo è onesto, fuori dal campo il suo nome viene abbinato a vicende quantomeno torbide. Il caso di revenge porn con la sua ex fidanzata e il furto di 450 euro negli spogliatoi quando era in prestito all'Imolese. Ragazzate! 

2)Nella seconda immagine c'è quello che è come se fosse un secondo padre per il buon Seck. Si tratta di Davide Vagnati, grande talent scout e primo in assoluto ad aver regalato un paio di scarpe da calcio di qualità al buon Demba. Vagnati è il direttore del Toro e ha deciso di portarsi dietro il gioiellino senegalese regalando alla Spal circa 5 milioni di euro. 

3)nella terza foto c'è il solito sorridente Urbano Cairo che posa con il suo prossimo parafulmine, Mister Baroni. Caro mister, un sincero in bocca al lupo, ecco in che mani sei finito. Per lo meno ti pagheranno bene. Molti di noi invece continueranno a pagare di tasca propria per abbonarsi a sta roba.
Il chiaroscuro, a Torino, non è più una tecnica pittorica: è una condizione esistenziale. In questa città dove il sole lotta ogni giorno contro la foschia, arriva l'ennesimo nuovo allenatore del Torino FC, come fosse una pennellata opaca su una tela consumata. Non c’è rabbia. Non c’è entusiasmo. Solo un fastidioso mormorio di fondo, fatto di insofferenza, indifferenza e quella sensazione ormai familiare che sognare, per il Toro, sia un'attività che si paga a caro prezzo. Il colpo di mercato? Una mito Urbano, come la tristezza di quel nome proprio che ci ha portato via la passione. La nuova stagione? Una serie tv già spoilerata, dove sappiamo già che nel derby non vinceremo. Per noi gioire è vietato. Baroni? Un uomo serio, lavoratore, pacato. E forse proprio questo spaventa: la sua normalità inserita in un contesto anestetizzato, dove anche la contestazione è diventata eco. Una volta, quando il Toro arrancava, c’era la rabbia. Oggi c’è il vuoto. Il vuoto sugli spalti, il vuoto dentro. Il vuoto che lascia il posto ai cori degli ospiti, liberi di trasformarci in una succursale della loro curva. Il calcio senza appartenenza è come un gianduiotto senza cacao: non esiste e non ha senso. Baroni siederà su una panchina che brucia senza fiamme. Saprà domarla? Non è questo il punto. Il punto è che tanti non urlano più. Tanti non credono nemmeno più che manifestare, fischiare, esporre uno striscione, serva davvero a qualcosa. Usiamo i nostri smartphone per sfogarci e liberarci dalle nostre frustrazioni. Scrolliamo e se qualcuno non la pensa come noi, lo insultiamo istericamente. Una brutta sensazione, che fa malissimo. Perché il rischio più grande non è perdere l’ennesimo campionato mediocre: è che ci stiano rubando il significato di essere Toro, il significato di fratellanza. E noi, anno dopo anno, stiamo iniziando a credergli. E il nostro allenatore? Quei sorrisi accennati in chiaroscuro delle prime foto, arrivano a Torino con quel mite entusiasmo di uno che probabilmente sa già la fine che farà. Un Curriculum sobrio, piedi per terra, dichiarazioni equilibrate. Finalmente un allenatore che non disturberà il sonno di nessuno. Letteralmente. Più che un nuovo ciclo, sembra un giro dell’isolato: noioso. Lo stadio sarà pieno e vuoto allo stesso tempo. L'ultima disperata speranza di chi teme che, alla fine, sarà riempito dagli ospiti e da migliaia di biglietti omaggio. Manifestare? Contestare? È come urlare sott’acqua. Bello lo sforzo, peccato che urlare ad un muro di gomma serva a poco. Ci ha SFINITO. L’unica cosa che ci sorprende, ogni anno, è quanto poco ci sorprenda tutto il resto. L’idea di progetto tecnico ormai è talmente vaga e allo stesso tempo certa che potrebbero affidarla ad un amministratore di condominio. Il mercato sarà mirato. Sì, mirato a risparmiare, con una visione a lungo termine: che coincide solitamente con l'ultimo giorno di calciomercato. I colpi vanno fatti quel giorno lì, non uno prima. Baroni a Torino non è un nuovo inizio. È un libro già letto, una storia già sentita. Non distinguiamo più differenze tra il futuro e il presente. Con l'unico punto fermo del nostro passato, come un ricordo che fa male ma almeno fa sentire vivi. 

BASTA!!!

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