martedì 24 giugno 2025

... un baraccone! ...

𝐃𝐢𝐩𝐥𝐨𝐦𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐛𝐚𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐨𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Mentre il mondo risuona sotto le bombe, infilzato dal criminale Netanyahu e dallo psicopatico Trump, l’Italia, vista da lontano, è un cortile dal chiassoso intervallo. Il governo ha ottenuto, in questi ultimi convulsi mesi, una sola incontestabile vittoria nella politica estera: il libro di Giorgia Meloni è sbarcato negli Usa e qualche sguattero di Trump ne ha scritto la prefazione, lasciando all’inquilino della Casa Bianca l’onere di apporre la firma. Nient’altro degno di nota. La presidente del Consiglio indossa la consueta maschera della diplomazia, sotto cui nasconde un’immobile cautela, terrorizzata dall’eventualità di irritare Usa e Israele. Il ministro Tajani spande a piene mani uno stucchevole paternalismo da fine zuffa. Salvini è il solito disco rotto. Si potrebbe scalfire la maggioranza se l’opposizione avesse una linea estera comune. Ma è un miraggio. L’irresistibile voglia di distinguersi trasforma il campo largo in una concitata riunione di condominio senza conclusioni. Si potrebbe confidare quindi nell’Unione Europea, ma anche questa è una battaglia persa: ieri la capa degli Esteri, Kaja Kallas, con i ministri dei Paesi Ue, è riuscita solo a concludere che Bruxelles “potrebbe agire” contro Israele se non migliorano le condizioni di vita degli abitanti di Gaza. Un cerotto su uno squarcio, con cui Tel Aviv ha risposto con la solita manfrina: «Antisemiti!». Si dice che le bombe arrivino quando si esaurisce la politica. Le bombe ci sono, la latitanza della politica anche.
In uno dei discorsi più pavidi da quando siede a Palazzo Chigi – al punto da non aver mai pronunciato le parole “Trump” e “Netanyahu” – Giorgia Meloni ha annunciato alla Camera che l’Italia manterrà gli accordi di associazione con Israele. Che “rompere i rapporti sarebbe controproducente”, che “contribuire all’isolamento di Israele potrebbe aprire scenari catastrofici” e che “le persone si salvano non con le parole o con le manifestazioni, ma con i fatti”. 
Non serve aggiungere altro. 

Con circa 60.000 morti a Gaza. 
Con 15.000 bambini sepolti vivi dalle case, bruciati vivi o ridotti a brandelli. 
Con scuole rase al suolo. 
Con ospedali distrutti. 
 Con Israele che spara da giorni sulle persone in fila per il cibo. 
Con Netanyahu che da mesi conduce una guerra senza freni contro un’intera popolazione. 

Lei cosa fa? 
Dice che rivedere i rapporti con Israele non è utile. E che anzi, “grazie alla posizione pragmatica dell’Italia” abbiamo aiutato Gaza. Aiutato Gaza. 
Come, esattamente? 
Continuando a commerciare armi con Israele? 
Votando no al riconoscimento dello Stato di Palestina? 
Con il rifiuto di qualsiasi sanzione? 

 La verità è che sospendere i rapporti con Israele è “controproducente” solo per chi ha deciso che la politica estera si fa in ginocchio, sempre dalla parte del più forte. 

Che miseria. Che ignavia.

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