sabato 14 giugno 2025

... Andrea Orlando ...

Vediamoci, confrontiamoci negli organismi dirigenti, e poi è il tempo di un congresso sulla linea politica. Abbiamo urgenza di discutere su quello che succede nel mondo e in Italia. Dobbiamo far fare un passo avanti alla coalizione, mettendo sul tavolo un impianto programmatico compiuto. L’obiettivo non è solo vincere, che è già ambizioso, ma cambiare il Paese. Con il caos globale, senza supporto mediatico, con pezzi di burocrazia ormai infeudati dalla destra, e un pezzo del mondo economico contro, senza un partito più strutturato dureremmo cinque giorni. Mi ha colpito la nomina al governo di Luigi Sbarra. Non la vicenda personale, il disegno politico: Meloni sta costruendo il suo blocco sociale e politico che resterà. Sulle forme sono laico, non siamo prigionieri delle regole per l'eternità. Ma questa discussione serve e deve essere fatta in modo che non spacchi il Pd. Non un congresso in cui ci si posiziona sulle convenienze contingenti e non emergono le differenze, magari con unanimismi di facciata. Negli organismi dirigenti si può fare una discussione anche dura che può portare a una sintesi o comunque a una miglior comprensione delle posizioni. C'è una giusta preoccupazione di evitare la rappresentazione di un Pd diviso. Se fino a qui le precarie condizioni del partito potevano giustificarla, oggi che siamo più in salute rischia di impedirne la crescita, anche perché sui media l'impressione di una divisione è comunque consolidata. Il Pd si sta collocando nell'alveo di tutte le grandi forze socialdemocratiche europee, grandi forze di centrosinistra e del lavoro. I partiti cambiano. E noi oggi dobbiamo capire qual è il cambiamento più utile per tornare alla vocazione maggioritaria. Che è riconquistare un rapporto con i settori popolari della società. Che votano a destra. È una stupidaggine pensare che i referendum siano stati un regalo a Meloni. Nel programma delle elezioni del '22 nel Pd di Letta, non nel Pd di Lenin, c’era la modifica del Jobs Act. Era nei programmi dei tre candidati al congresso. È una posizione mai messa in discussione da nessuno.

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