È una lista infinita di moniti, bacchettate, pesanti critiche - non solo economiche - quella che emerge dalla requisitoria sul rendiconto dello Stato nell’ultimo anno.
Il risultato è una radiografia drammatica del nostro Paese:
Le liste d’attesa “vergognose per un Paese civile”.
Le proroghe infinite ai balneari.
Il sistema fiscale che “premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato”.
Una gestione imbarazzante del Pnrr, dove il rischio di frodi e infiltrazioni criminali è altissimo.
L’aumento delle spese per la difesa al 5% in un momento di affanno nazionale.
Le condizioni disastrose delle carceri su cui serve un piano straordinario di edilizia penitenziaria.
La scarsa retribuzione nelle Pa.
Mancanza di trasparenza nei confronti del Parlamento.
Siamo di fronte a un quadro drammatico.
Ma, tranquilli, di tutto questo a malapena se ne parlerà.
E chi lo farà a destra sarà per dare dei comunisti pure alla Corte dei conti. Come chiunque in questo Paese provi ad alzare un dito.
Lorenzo Tosa.
𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐫𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐢, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐢 𝐬𝐩𝐢𝐚𝐭𝐢: 𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐮𝐞𝐟𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐨 Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Chi ha spiato il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, il suo collega giornalista Ciro Pellegrino e Roberto D’Agostino, direttore di Dagospia, ancora non lo sappiamo. Dalle parti del governo non sembrano particolarmente stupiti che in un Paese democratico dei giornalisti siano intercettati. La presidente del Consiglio non sente l’urgenza di difendere i giornalisti italiani, il sottosegretario Mantovano non proferisce parola. Matteo Renzi ha incalzato Giorgia Meloni in Senato senza ottenere risposta.
C’è da notare come anche una bella fetta di loro colleghi, per natura assetati di retroscena e pruriti, sia placidamente silenziosa. La strategia scelta sembra ogni giorno di più quella di lasciare posare la polvere e poi concludere con un nulla di fatto. Lasciare cadere le notizie è il modo migliore per non essere costretti a darne.
Nel frattempo però abbiamo saputo, ieri proprio da Fanpage, di un’operazione della Direzione Centrale della polizia di prevenzione, l'antiterrorismo, ai danni di un partito che si candida regolarmente alle elezioni politiche. Almeno cinque poliziotti si sarebbero infiltrati in Potere al Popolo, tra Milano, Bologna, Roma e Napoli. Uno di loro ha addirittura manifestato contro l’infiltrazione del suo collega.
Sembrano cronache provenienti dall’Egitto di Al-Sisi o dal Venezuela di Maduro, invece è l’Italia che vorrebbe insegnare la libertà e la democrazia al resto del mondo. Più dolorosa di tutto è quest’aria di assuefazione, questa stanchezza morale, questo lascivo passare alla notizia successiva.
Immagine dall'inchiesta curata da Antonio Musella @fanpage.it, sull'infiltrazione di agenti di polizia nelle fila di Potere al Popolo


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