
I partiti stanno facendo queste dichiarazioni, come dire... Molto strane. Un po' perché c'è questa idea che si debba per forza rivendicare un risultato positivo, e su questo non so esprimermi ma per indole non mi fa impazzire. Ma principalmente perché il vero, probabilmente unico, risultato positivo che si è ottenuto non lo sì può comunicare facilmente.
Il risultato non è, ovviamente, avere ritrovato un popolo. Il risultato è avere dimostrato che l'unico modo per tenere assieme l'elettorato dei tre partiti di (centro) sinistra (PD, AVS, M5S), che da 5 anni stanno stabilmente al 40% dei consensi, è un discorso e legislazione post-neoliberale sul lavoro. Il referendum è stato una sorta di gigante survey experiment, che ha dimostrato come in questo momento non si possano basare le alleanze sui diritti civili (termine che francamente odio, perché sbagliato, ma ci capiamo) e che se si vuole sperare a) di convivere tra partiti ed elettorati b) iniziare a ragionare su come recuperare qualche astensionista, specialmente al centro nord e nelle città; l'unica strada è quella del discorso e delle leggi sul lavoro post-neolib. È ancora poco? Probabile. È meglio di prima? Mi pare evidente.
A chi non fa politica sembrerà una roba cinica. Anime candide, ma come pensate si possa anche solo immaginare di iniziare a ristrutturare la proposta politica dei partiti in chiave socialdemocratica senza passare per una resa dei conti interna a quei partiti? Resa dei conti che, peraltro, passando per le urne, è in questo momento molto più civile e democratica di quanto di solito accade nei partiti (citofonare a Starmer).
I renziani, in concerto con Forza Italia, alzano la testa in queste ore. Sanno che l'unica cosa che possono sfruttare è il breve lasso di tempo in cui Schlein verrà percepita come sconfitta. Forse anche da qui viene la comunicazione un po' cringe di PD e AVS. Ma la destra neoliberale del PD ha perso: più o meno esplicitamente diceva di voler creare un collante identitario, nel partito e oltre, sulla base della questione della cittadinanza e ha scoperto che è il contrario. La cittadinanza non è ahimè la base per alleanze politiche in questo momento, né che si guardi a sinistra né al centro. La destra del PD non ha più opzioni identitarie e strategiche da offrire, solo una tattica fatta di lamentele e guerriglia neanche troppo agguerrita alla segretaria.
Con tutta probabilità, col referendum si è dato un colpo importante, direi l'ennesimo, all'opzione "blairiana", viva per trenta e passa anni nei partiti di csx. Questo non è un vero e proprio risultato politico, è piuttosto un presupposto per rilanciare un discorso socialdemocratico. Una condizione necessaria ma non sufficiente.
Comunque un csx saldamente ed irrevocabilmente socialdemocratico farebbe comodo a tutti. Perché farebbe reale opposizione alla svolta autoritaria. Perché qualche legge progressiva la farebbe, lo abbiamo visto col RDC e col primo PNRR, con tutti i limiti del caso. E soprattutto farebbe tornare nel "mainstream", come visto plasticamente sabato a Roma, un modo di dire e vedere il mondo basato sull'opposizione a suprematismo di classe e razzismo.
Ricordiamoci che spesso i partiti, più che come legislatori, sono efficaci come promotori e diffusori di discorsi e di modi di vedere. Disperdono nella cultura mainstream versioni edulcorare di discorsi radicali che emergono altrove. Se per caso seminano bene da questo punto di vista, anche gli attori sociali ed extraparlamentari possono trovare un terreno fertile ed in parte già arato per innestare le proprie rivendicazioni e lotte più radicali e magari decisive. Se la cosa funziona, possono attivarsi dei loop positivi: l'opposizione sociale ed intellettuale genera lotte e visioni, i partiti le diffondono in versione semplificata, l'opposizione sociale e intellettuale prende forza e coraggio in un campo da gioco alterato dalle nuove parole.
Farebbe davvero comodo a tutti.
P.S. Quello di cui sto parlando altro non è che la variante italiana di un fenomeno più ampio, ovvero il crollo della base di consenso per il neoliberalismo progressista nato negli anni '90; crollo dovuto a fattori strutturali, materiali, oggettivi ma che in ogni paese si realizza attraverso dinamiche politiche, le quali si esprimono nelle soggettività delle forze in campo. Questo fenomeno può avere sbocchi a sinistra o a destra. Finora spesso a destra, vediamo se si riesce a provare qualcosa di nuovo.
toni colloca
Parli di socialdemocrazia (che è fallita ovunque), con quale classe dirigente?
Una domanda: ammesso che in questo paese sciagurato e ignorante, si mandi a casa la melonera, con chi la sostituiamo? Con schlein, Minniti, Fassino, picierno, o con speranza, Civati, cuperlo, baffetto D'Alema (il bombardatore esportatore di "democrazia" che piaceva tanto all'amico corgiat?
Ma davvero?
Non ti sfiora nemmeno l'idea che abbiamo bisogno di sbarazzarci del maggioritario (elettorale) americano che ci ha condotti in questo deserto? Per essere giovane mi pare che hai idee vecchie, al di là del linguaggio new generazione.
Roberto Curreri
Sono stato tra i primi, ancor prima che partisse questa campagna comunicativa, a inviare messaggi positivi dopo il mancato raggiungimento del quorum. Non per negare la realtà, ma per ricordarci qualcosa di ancora più importante: il lavoro straordinario che abbiamo fatto come AVS.
Abbiamo affrontato questa campagna referendaria con risorse limitate, in un contesto difficile, eppure siamo riusciti a rimanere uniti, compatti, sulla stessa linea.
E sì, io lo sento profondamente: in questo percorso abbiamo ritrovato noi stessi… e forse anche un popolo. Un senso di comunità politica e umana che non si vede spesso, e che va custodito e rafforzato.
Robin Piazzo
Roberto Curreri
Bada bene che io non sono negativo. Anche io penso, nell'ambivalenza della sconfitta elettorale, che sia stato un passaggio importante. Per questo dico che trovo un po' strana la comunicazione per i miei gusti ma non la giudico
70% DI ASTENSIONISMO: UN PAESE SPROFONDATO NELL’IGN0RANZA CHE MERITA L’INDECENZA CHE LO GOVERNA!
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