
Oggi la parte di Paese che se la passa peggio, anche grazie a quello che vota (o non vota), canterà vittoria perché dei referendum non raggiungeranno il quorum.
Quorum che fu deciso quando ad ogni elezione votava oltre il 90% della popolazione. Altri tempi. Alle ultime elezioni politiche ha votato meno del 64% degli aventi diritto, alle europee dello scorso anno votò il 49,6%. Con la metà dei partiti che hanno indicato il non voto il quorum era praticamente impossibile.
Quei festeggiamenti volgari, fotocopia l’uno dell’altro, ostentati in un italiano sgrammaticato, ci racconteranno, per l’ennesima volta, tante vite fallimentari.
Ci racconteranno tanta ignoranza che si traduce in scelte di pancia, scelte dettate da una rabbia abilmente indirizzata da chi utilizza gli analfabeti funzionali come “carne da urna elettorale”.
L’ignoranza è la vera emergenza dell’Italia.
È un’emergenza più grave dei problemi legati all’economia, alla sicurezza e a tutto il resto. Un Paese pieno di ignoranti, che sono oltretutto sempre più anziani, è un Paese in decomposizione. È un Paese che non ha strumenti per superare le crisi.
A una parte politica l’ignoranza fa comodo, perché assicura voti facili. È facile far credere a chi non ha contezza di nulla che il suo problema sia l’immigrato e non l’evasore fiscale.
E allora, come se ne esce?
Mai come oggi serve l’impegno di tutte le persone perbene. Bisogna prendere per mano chi non capisce l’inganno e cercare, con molta pazienza, di spiegare la realtà partendo da concetti semplici, come se si parlasse con dei bambini piccoli. Ognuno si prenda carico di un parente, di un amico, di un conoscente accecato dalle idiozie circolate in questi anni.
Attenzione però: non vanno assecondati o “capiti”, perché non hanno ragione. Vanno messi di fronte alla loro condizione. Perché chi non è consapevole di essere in difetto, non fa nulla per migliorare.
Lo so, non è facile, soprattutto con quelle persone più anziane che per orgoglio rifiutano di mettersi in discussione, ma il tentativo va comunque fatto. Il contrasto all’ignoranza deve diventare una priorità di tutti.
------------------------------------------------------
Italia: un paese dall'encefalogramma piatto, in stato vegetativo.
Che non si raggiungesse il quorum era scontato, che meno di un quarto dell'elettorato sia andato a votare ieri è un segnale di resa.
Non parlo di sconfitta dei proponenti, parlo di resa del paese in generale, anche di quelli che sfruttano la rendita di posizione dell'astensione nei referendum. .
Al netto di tutte le attenuanti del caso, l'estate, la disinformazione, gli appelli all'astensione etc etc è la sconfitta di un paese ormai vinto e stremato, vecchio e stanco, dove la stragrande maggioranza delle persone, dopo i mille tradimenti, ha perso ogni fiducia e speranza nel sistema della democrazia rapprentativa e tira unicamente a campare.
Al sud più che al nord senza un motivo di interesse diretto o di scambio non si muove foglia, e se esci dalle grandi città entri in un mondo in cui nel quotidiano di questi temi e di partecipazione al voto non arriva che un eco lontano.
Tra quel 77% di astensionisti c'è infatti la gran parte delle persone interessate ai quesiti, sia sul lavoro, sia sulla cittadinanza.
Il problema è che non ci credono più.
Le elite seppur sempre meno legittimate dai voti governano col suffragio di infime minoranze, le masse si ritirano disorganizzate e vinte in ordine sparso nel loro individuale rifugio, dove ognuno pensa a se stesso e a salvarsi come può.
Mi pare al momento una situazione irreversibile, che si conferma e si aggrava a ogni elezione, segno che il problema non è la singola consultazione, è il sistema stesso che non funziona più.

Nessun commento:
Posta un commento