lunedì 30 giugno 2025

... fine mese ...

... fine mese al limite della sopportazione per il caldo infernale che subiamo ... ma domani mattina torniamo nel nostro "buen retiro"!!

domenica 29 giugno 2025

... accuse gravissime!! ...

La procura della Corte penale internazionale ha chiesto ufficialmente il deferimento dell’Italia e del governo italiano all’Onu per la gestione disastrosa del caso Almasri. Quello che abbiamo sempre detto, scritto e pure denunciato in Parlamento ora è lì nero su bianco. “L’Italia - scrive la procura della Cpi nelle 14 pagine dell’atto d’accusa - è pienamente inadempiente su Almasri. Non ha ottemperato ai suoi obblighi e ha così impedito alla Corte di esercitare le sue funzioni". Non solo. “L’Italia aveva l'obbligo di consultare la Corte e la sua mancata consultazione costituisce di per sé una grave inadempienza”. Infine, le critiche più dure arrivano al ministro della Giustizia Nordio. "Il titolare della Giustizia è l'unico destinatario delle richieste di cooperazione della Corte e avrebbe dovuto semplicemente eseguire la richiesta trasmettendola al procuratore generale”. Siamo di fronte ad accuse di una gravità inaudita. La prova che il governo Meloni ha mentito su Almasri. Più volte, senza ritegno. Una FIGURACCIA a livello internazionale, l’ennesima di un governo che ormai è la barzelletta dell’Europa. Ma di tutto questo in Italia nessuno saprà mai nulla. Ed è persino piu grave di qualsiasi accusa. 

 Lorenzo Tosa.

... sempre più caldo!! ...

Queste le temperature previste per i prossimi giorni al suolo e l’anomalia a 1500 metri. Parigi sui 40 gradi. La Spagna lasciam perdere, ha già battuto ogni record precendente con 46°C ieri. Gli scienziati hanno anche identificato almeno 16 "punti di non ritorno" (*) soglie oltre le quali un piccolo cambiamento potrebbe causare cambiamenti radicali, irreversibili e potenzialmente devastanti in parti fondamentali del sistema Terra. Questi cambiamenti possono interagire tra loro e creare circoli viziosi che riscaldano ulteriormente il pianeta o alterano i modelli meteorologici, con conseguenze sconosciute ma potenzialmente catastrofiche per la vita sulla Terra. Alcuni punti di non ritorno sono già stati superati. Tranquilli, noi siamo a posto. Noi tutto questo lo ignoriamo volutamente. Anzi, lo nascondiamo, in malafede. D'altronde..."C'avemo da fà..."(cit.) Abbiamo altri impegni il ponte, il premierato, poi la settimana corta per i parlamentari. Il caldo non è un problema. Nemmeno gli incendi, i ghiacciai che scompaiono, l'acqua di fusione che manca.. Figuriamoci la corte dell'Aja che ha deferito il governo italiano per il caso Almasri. Anche perché se poi ti dici preoccupato, qualcuno ti dice pure: "Rosicate..." Perché noi siamo questi qui: “bau bau… bau…” 

(*) McKay, D. I. A., Staal, A., Abrams, J. F., Winkelmann, R., Sakschewski, B., Loriani, S., ... & Lenton, T. M. (2022). "Exceeding 1.5°C global warming could trigger multiple climate tipping points." DOI: 10.1126/science.abn7950 

 Bruno Paganelli.
... e noi stamane siamo tornati in città!!!

sabato 28 giugno 2025

... basterà?? ...

L’unica certezza è l’arbitrio del potere Il diritto ignorato La strada è segnata, il decreto sicurezza non potrà che approdare davanti alla Corte costituzionale, con ottime possibilità di essere bocciato. Ma basterà? 

 Andrea Fabozzi 

Il cittadino somalo che l’altra notte è stato arrestato perché aveva disegnato Gesù e la Madonna sul muro della Cassazione probabilmente non lo saprà mai. Ma quando la polizia lo ha portato via, anche perché il decreto sicurezza prevede adesso un’aggravante a carico di chi imbratta un immobile pubblico «con la finalità di ledere l’onore, il prestigio o il decoro dell’istituzione» (un accusatore zelante potrebbe sostenere che quell’uomo volesse offendere i giudici terreni, insinuando che l’unica giustizia è quella divina), proprio i magistrati della Cassazione, dentro il romano “palazzaccio” imbrattato, avevano già demolito da cima a fondo il decreto sicurezza. Gli ermellini non sono magistrati impulsivi né poco prudenti. Eppure hanno scagliato una bomba contro la legge più rappresentativa del governo Meloni, quel decreto che è il vero programma politico della destra italiana al potere. Una legge, hanno scritto, smaccatamente contraria ai principi costituzionali, sia nel metodo – un disegno di legge trasformato in decreto eterogeneo e senza alcuna urgenza – che nel merito. Richiamando le critiche che praticamente chiunque abbia letto il decreto sicurezza ha già recapitato al governo, dall’Onu all’Ocse a centinaia di giuristi, la Cassazione ha trovato una mezza dozzina di possibili incostituzionalità, dalle pene irragionevoli e sproporzionate alla violazione delle libertà di pensiero e riunione. L’elenco è lungo e può sintetizzarsi così: nella sua ansia di colpire le marginalità e i potenziali avversari politici, il governo non si è preoccupato di definire con chiarezza i nuovi reati e le nuove aggravanti, ma ha costruito una categoria di presunti colpevoli. È quella che i giuristi chiamano la responsabilità penale d’autore: ti punisco non per quello che fai ma per quello che sei. Da sempre la porta d’accesso allo stato autoritario. La strada è dunque segnata, il decreto sicurezza non potrà che approdare davanti alla Corte costituzionale, con ottime possibilità di essere bocciato. Ma basterà? L’Italia non è l’America di Trump e la nostra Corte suprema offre garanzie di indipendenza. Eppure non è solo negli Usa che il contenimento giudiziario del potere politico, quando questo abbatte leggi e principi fondamentali, sta cominciando a mostrare la corda. Perché i capi che si appellano al popolo hanno ormai una capacità di costruire verità alternative non solo ai fatti ma anche alle stesse regole condivise. Del resto quelle regole trovano lontana origine nelle consuetudini e quando le consuetudini cambiano così vistosamente e spudoratamente senza che nulla lo impedisca, il gioco è quasi fatto. Bisogna tenere gli occhi molto aperti anche nel nostro paese. Il fatto che il governo abbia deciso di riprendere i trasferimenti dei migranti dai Cpr italiani al campo di concentramento albanese, malgrado proprio la Cassazione avesse rinviato la decisione alla Corte di giustizia europea, è un esibito disprezzo delle indicazioni dei giudici. Peggio ancora i rimpatri effettuati verso l’Egitto direttamente dall’Albania, espressamente vietati dal diritto dell’Unione europea eppure compiuti ugualmente e giustificati dal Viminale, una volta scoperto e affidandosi a fonti anonime, con il fatto che tanto il governo albanese è d’accordo. 
Meloni e Piantedosi stanno studiando Trump. 


 Andrea Fabozzi Cronista parlamentare, al manifesto dal 2001, insegnante di giornalismo a Unisob dal 2010. E’ direttore del manifesto dal 2023.

venerdì 27 giugno 2025

... quanta differenza!! ...

Non lo ascolterete sui tg di Telemeloni, ma la Corte dei conti ha appena bocciato il governo su (quasi) tutta la linea. 
È una lista infinita di moniti, bacchettate, pesanti critiche - non solo economiche - quella che emerge dalla requisitoria sul rendiconto dello Stato nell’ultimo anno. Il risultato è una radiografia drammatica del nostro Paese: 

Le liste d’attesa “vergognose per un Paese civile”. 

Le proroghe infinite ai balneari. 

Il sistema fiscale che “premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato”. 

Una gestione imbarazzante del Pnrr, dove il rischio di frodi e infiltrazioni criminali è altissimo. 

L’aumento delle spese per la difesa al 5% in un momento di affanno nazionale. 

Le condizioni disastrose delle carceri su cui serve un piano straordinario di edilizia penitenziaria. 

La scarsa retribuzione nelle Pa. 

Mancanza di trasparenza nei confronti del Parlamento. 

Siamo di fronte a un quadro drammatico. Ma, tranquilli, di tutto questo a malapena se ne parlerà. E chi lo farà a destra sarà per dare dei comunisti pure alla Corte dei conti. Come chiunque in questo Paese provi ad alzare un dito. 

 Lorenzo Tosa.
𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐫𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐢, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐢 𝐬𝐩𝐢𝐚𝐭𝐢: 𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐮𝐞𝐟𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐧𝐝𝐚𝐥𝐨 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Chi ha spiato il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, il suo collega giornalista Ciro Pellegrino e Roberto D’Agostino, direttore di Dagospia, ancora non lo sappiamo. Dalle parti del governo non sembrano particolarmente stupiti che in un Paese democratico dei giornalisti siano intercettati. La presidente del Consiglio non sente l’urgenza di difendere i giornalisti italiani, il sottosegretario Mantovano non proferisce parola. Matteo Renzi ha incalzato Giorgia Meloni in Senato senza ottenere risposta. C’è da notare come anche una bella fetta di loro colleghi, per natura assetati di retroscena e pruriti, sia placidamente silenziosa. La strategia scelta sembra ogni giorno di più quella di lasciare posare la polvere e poi concludere con un nulla di fatto. Lasciare cadere le notizie è il modo migliore per non essere costretti a darne. Nel frattempo però abbiamo saputo, ieri proprio da Fanpage, di un’operazione della Direzione Centrale della polizia di prevenzione, l'antiterrorismo, ai danni di un partito che si candida regolarmente alle elezioni politiche. Almeno cinque poliziotti si sarebbero infiltrati in Potere al Popolo, tra Milano, Bologna, Roma e Napoli. Uno di loro ha addirittura manifestato contro l’infiltrazione del suo collega. Sembrano cronache provenienti dall’Egitto di Al-Sisi o dal Venezuela di Maduro, invece è l’Italia che vorrebbe insegnare la libertà e la democrazia al resto del mondo. Più dolorosa di tutto è quest’aria di assuefazione, questa stanchezza morale, questo lascivo passare alla notizia successiva. 

 Immagine dall'inchiesta curata da Antonio Musella @fanpage.it, sull'infiltrazione di agenti di polizia nelle fila di Potere al Popolo

... Letizia Laurenti ...

"Dopo la morte di mia madre noi abbiamo trovato delle lettere che si scambiavano, lettere molto profonde, lettere che si sono scritte fino all'ultimo, in particolare lettere di papà a mamma, in cui parlavano di noi, ma parlavano anche e di loro, e in cui c'era sempre questo amore profondo che li legava, che li legava da sempre". (Laura Berlinguer, in #BerlinguerALoveStory) Il 27 giugno 2017 ci lasciava Letizia Laurenti, moglie di #EnricoBerlinguer. Cattolica praticante, fu sempre al fianco del marito, pur non partecipando quasi mai agli eventi di partito. La sua unica intervista dopo la morte di Enrico risale al 1991, l'Unità era diretta da Renzo Foa, figlio di Vittorio. Emanuele Macaluso aveva rivelato a Giovanni Fasanella di Panorama che #Berlinguer gli aveva confidato di sospettare di essere stato vittima di un attentato in Bulgaria. Poiché tutti negavano con forza la circostanza e accusavano Macaluso di lasciarsi andare al "sensazionalismo", Letizia decise di confermare le parole del dirigente siciliano: Enrico aveva confidato lo stesso sospetto anche a lei, ma non avendo le prove, non parlò mai dell'accaduto. 

 #CiaoEnrico

giovedì 26 giugno 2025

... il TORO in B??? ...

TORO, È IL MOMENTO DI TORNARE IN SERIE B, PUÒ ESSERE L'ANNO GIUSTO? 


Ogni anno sentiamo dire la frase "tre peggiori si trovano sempre". Fino ad ora è sempre stato così, ma il Toro sta per entrare di forza tra le tre squadre peggiori della Serie A. Troppi fattori giocano a sfavore. Per prima cosa la tendenza a costruire le squadre in netto ritardo, aspettando che arrivino soldi dalle cessioni. Ma quest'anno c'è un campanello d'allarme che fa paura : l'argenteria di casa è arrugginita e non interessa più di tanto. Ricci, Vanja, Ilic e Adams non sembrano avere un grande mercato. Per fare un esempio molto semplice, il Milan ha venduto Rejinders a peso d'oro e avrebbe i soldi per comprare Ricci, al volo. Eppure il buon Samu è ancora un giocatore del Toro e ad oggi c'è stato solo un timido sondaggio dell' Atalanta. E allora? La dirigenza granata rischia di svenderli in netto ritardo e considerando la tendenza di Cairo a investire una piccola cifra dai soldi delle cessioni, il Toro dovrà accontentarsi di figure di basso livello. Se poi i soldi finiscono nelle mani di Vagnati, l'equazione appare perfetta per un tragico epilogo sportivo: la Serie B. Ma soprattutto, il Toro non ha bocche di fuoco, ovvero gente che sa fare gol. Duvan Zapata è il perno dell'attacco e si è appena fatto un crociato a 34 anni. La società gli ha anche rinnovato il contratto, una scelta incomprensibile non avendo certezze sul suo recupero. Il medesimo discorso vale per Schuurs in difesa. Elmas era l'unico in grado di vedere la porta e non è stato riscattato perché costa caro. Eppure il Cagliari ha appena speso 30 milioni per riscattare i propri gioielli. Ed è questa la novità. l'Atalanta ha fatto la storia e ha tracciato una nuova via per avere successo partendo dal basso. Il Bologna Fc 1909 ha seguito questo esempio e adesso raccoglie frutti buoni e nutrienti. Il Como ha intrapreso la strada dei pesanti investimenti per entrare tra le big. Ci sono tante realtà che si stanno dimostrando più ambiziose del Toro di Cairo e che andranno a superarlo nell' immediato. Questo è il nostro destino, la Serie B. Se non è quest'anno sarà il prossimo, ma la via è quella giusta. Speriamo che questo clown decida di andarsene una volta che ci ha riportato dove ci ha preso. Nel caso, noi vi avevamo avvisati. E ci teniamo a sottolineare che nel corso dell'ultima retrocessione 2008-2009 nessuno si prese la briga di andare a dare del birichino a Cairo mentre presentava uno dei tanti allenatori della sua lunga e interminabile gestione. 
Eravamo morti già allora e non lo sapevamo.

... si vis pacem ...

“Si vis pacem, para bellum”, se vuoi la pace prepara la guerra, è la più grande menzogna della Storia. Lo ha ripetuto di recente Giorgia Meloni, come fosse un dogma. Ma sappiamo bene che questa logica ha sempre prodotto, nella realtà, non pace, ma conflitti, distruzioni e impoverimento. E infatti, ieri, Meloni e i capi di governo europei, succubi di Trump, hanno fatto un passo concreto verso questa follia, impegnandosi a portare la spesa militare fino al 5% del PIL entro dieci anni. Una cifra mostruosa, che pagheremo con tagli alla sanità, all’istruzione, al welfare, o con nuovo debito. O con entrambe le cose. C’è chi ha scelto un’altra via: Pedro Sánchez, pur firmando il documento NATO, ha detto chiaramente che la spesa militare della Spagna non supererà il 2,1% del PIL. Una posizione coraggiosa e coerente con una visione progressista che ha suscitato le ire del presidente americano. In Italia, le opposizioni — PD, M5S, AVS — hanno assunto una posizione condivisa contro questa corsa al riarmo. Ma non basta. Serve una battaglia unitaria, politica vera, pubblica, determinata e continua. Il tempo c’è. E la maggioranza degli italiani è con noi: il 75%, secondo un sondaggio riportato dall’Huffington Post, è contraria o perplessa all’aumento delle spese militari fino al 5%. Una maggioranza ampia, che può e deve diventare determinante alle prossime elezioni per mandare a casa il governo Meloni. Ma serve chiarezza. Ha ragione Marco Tarquinio, parlamentare del PD: il no al riarmo deve essere un pilastro dell’alternativa. Troppe ambiguità — troppi voti dati assieme alla destra — rischiano di allontanare il PD dal suo elettorato, soprattutto da quello più giovane e consapevole. È il momento di decidere. È giusto chiedere a Schlein di convocare gli iscritti e gli elettori, di chiamarli a dire una parola chiara. Perché senza un impegno limpido e coerente per la pace, non può esserci una sinistra degna di questo nome e alternativa al governo della destra. Enrico Berlinguer ribaltando la massima latina e contestando ogni visione bellicista, aveva detto: “Se vuoi la pace, prepara la guerra, dicevano certi antenati. E invece io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: se vuoi la pace, prepara la pace. Berlinguer rifiutava la strada del deterrente militare e proponeva una visione di pace attiva basata sul disarmo e la cooperazione europea. Sono le frasi che abbiamo sentito pronunciare in questi giorni anche da Elly Schlein. 
 È questa la strada giusta.

Enrico Rossi.
𝐃𝐢𝐟𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐚 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩, 𝐥𝐞𝐜𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐑𝐮𝐭𝐭𝐞: 𝐞𝐜𝐜𝐨 𝐥𝐚 𝐍𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢

 Il buongiorno di Giulio Cavalli 

 Il primo comandamento nei corridoi della Nato è un’aspirazione molto in voga anche dalle nostre parti: apparire competenti. Non serve esserlo, anzi, meglio evitare troppa reale preparazione ché, altrimenti, si alzerebbe il velo sui conti, sulle regalie e soprattutto sulla stortura di un mondo visto solo dalla lente degli armamenti. Serve piuttosto una simulata competenza che agghindi una banda di suonati (affamati di armi) in un consesso di responsabili difensori del mondo. Peccato che, nella vita reale, tocchi essere presenti, parlare, mostrarsi, a differenza del dorato mondo di X e dei social dove – anche dalle nostre parti – imperversano analisti e delfini Nato che poi si smontano al primo dibattito dal vivo. Così ora sappiamo che il gran capo dei competenti della Nato – Mark Rutte – è uno scodinzolante signore che, a lato di Trump, analizza la crisi geopolitica attuale spiegandoci che “paparino a volte deve usare i toni forti”. Il “paparino” in questione è quel Donald Trump che definisce la guerra e le bombe tra Israele e Iran una “litigata tra ragazzi nel cortile di scuola”. Non si era ancora asciugata la bava di Rutte di qualche giorno fa, quando, in estasi, aveva scritto sempre a Trump per complimentarsi per essere riuscito a “ottenere qualcosa che NESSUN presidente americano è riuscito a fare negli ultimi decenni. L’Europa pagherà UN SACCO di soldi, come è giusto che sia, e sarà una tua vittoria”. E Trump che ne pensa di Rutte? “Io piaccio a Rutte, credo di piacergli. Se non gli piaccio ve lo farò sapere, tornerò qui e gli darò delle botte, ok?”, ha detto ieri. Dite la verità, non vi sentite enormemente più sicuri nel sapere di esservi indebitati fino al collo per farsi difendere da gente così? 

mercoledì 25 giugno 2025

... arroganza e brutalità! ...

In questa nuova aggressione contro l’Iran, Israele tenta di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale da ciò che sta accadendo a Gaza. Si traveste da difensore del mondo occidentale, mentre continua indisturbato il genocidio del popolo palestinese. È una strategia cinica, spietata: fingersi baluardo della civiltà per ottenere il silenzio complice del mondo, mentre sotto i riflettori si consuma l’ennesimo crimine, tutto in nome della sicurezza. Dall’esportazione della democrazia all’esportazione del caos, il cinismo si maschera da civiltà. C’è una linea sottile, anzi, neanche tanto sottile, tra l’esportare la democrazia e spalancare le porte all’orrore. Ce l’hanno venduta come una missione di pace, un’operazione umanitaria, una crociata per la libertà. E invece? Il risultato è stato un bollettino di sangue, macerie e disperazione. Iraq. Una guerra basata su menzogne. Armi di distruzione di massa mai trovate. Falsi dossier sventolati alle Nazioni Unite. E alla fine? Un Paese smembrato, Saddam caduto per lasciare spazio a un vuoto riempito da milizie settarie e da un mostro chiamato ISIS. Un mostro che non è nato da un giorno all’altro, ma cresciuto nel caos lasciato in eredità dall’esportazione della democrazia. Afghanistan. Vent’anni di guerra. Migliaia di vite spezzate. Miliardi spesi. Per cosa? Per riconsegnare il potere, stavolta con l’aereo privato e la bandiera già pronta, agli stessi talebani che dicevano di voler combattere. Ma più rigidi, più feroci, più determinati che mai. È questa la civiltà che volevano esportare? Libia. Dittatore rovesciato, certo. Ma al suo posto? Milizie armate, tratta di esseri umani, una nazione spezzata in tribù e clan in guerra tra loro. Le bombe umanitarie hanno trasformato un Paese in una terra di nessuno. Eppure c’è chi ancora la chiama “primavera araba”. Primavera per chi? Per i trafficanti di esseri umani? E ora puntano l’Iran. Fingono di preoccuparsi dei diritti delle donne iraniane, ma non hanno mai versato una lacrima per quelle afghane, che oggi vivono sepolte vive sotto burqa e divieti. Non è la libertà che vogliono esportare, è il petrolio che vogliono importare. E nel frattempo? Il Qatar, l’Arabia Saudita? Regimi teocratici, repressioni feroci, zero diritti civili. Ma loro no, loro vanno bene. Perché hanno gas, petrolio, soldi da investire nei grattacieli e nei club di calcio europei. Lì le donne non possono neanche guidare o togliersi il velo in pubblico, ma va bene così. Sono amici. Sono moderati. Perché l’estremismo, se è alleato, diventa invisibile. È sempre la stessa storia che si ripete. Travestita da missione di pace, mascherata da dovere morale. Ma sotto quel velo si nasconde sempre la stessa cosa: l’arroganza di chi si crede superiore e la brutalità di chi devasta in nome del bene. Un bene che nessuno ha mai chiesto. 
La civiltà non si esporta con le bombe. E la democrazia, se non nasce dal popolo, è solo una parola vuota che puzza di sangue.

Soumaila Diawara.
𝐃𝐨𝐩𝐨 𝐥𝐞 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐞, 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐢𝐧𝐠 𝐨𝐯𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧: 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀

 il buongiorno di Giulio Cavalli 

 “Trump ha portato stabilità nel mondo”: parola di Giorgia Meloni. Ieri. Dovrebbe bastare questa frase per aggiornare la definizione di negazionismo geopolitico. Perché proprio ieri, mentre Meloni si concedeva il lusso della propaganda in Senato, si chiudeva la guerra-lampo tra Israele e Iran con un bilancio di 638 morti in dodici giorni, tra cui 610 iraniani. Un conflitto innescato e gestito da Donald Trump, che ha ordinato i bombardamenti contro i siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, mentendo poi sui risultati ottenuti. La verità, come spesso accade con Trump, arriva dai suoi stessi servizi segreti: secondo la Defense Intelligence Agency, il programma nucleare iraniano è stato “ritardato di pochi mesi”, non annientato. L’uranio arricchito è ancora in mano ai pasdaran, che ora più che mai cercheranno la bomba per recuperare il potere di deterrenza. Pronti per un’escalation a orologeria. Trump si è attribuito ogni merito possibile, dichiarando di aver “imposto la tregua” dopo aver “distrutto” gli impianti. Ma la sua mossa, contraddittoria e disallineata persino dalla sua base Maga, ha solo scatenato l’instabilità che Meloni finge di non vedere. Il cosiddetto “anello di fuoco” dell’Iran si è momentaneamente spento, ma il prezzo politico e militare è altissimo: Israele ha pagato 75 miliardi di euro per questa “vittoria storica” di Netanyahu, e nulla è cambiato. E sullo sfondo rimane Gaza. Meloni non cita i civili uccisi. Ma si dice certa che quel Trump abbia portato la pace. In un mondo governato dalla propaganda, anche la guerra può essere raccontata come stabilità. A patto di non contare i morti.

martedì 24 giugno 2025

... prima e dopo ...

... oggi pomeriggio il tecnico SMAT ha sostituito il nostro contatore dell'acqua ... e domani pomeriggio verrà da noi l'idraulico Zomer!

... un baraccone! ...

𝐃𝐢𝐩𝐥𝐨𝐦𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐛𝐚𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐨𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Mentre il mondo risuona sotto le bombe, infilzato dal criminale Netanyahu e dallo psicopatico Trump, l’Italia, vista da lontano, è un cortile dal chiassoso intervallo. Il governo ha ottenuto, in questi ultimi convulsi mesi, una sola incontestabile vittoria nella politica estera: il libro di Giorgia Meloni è sbarcato negli Usa e qualche sguattero di Trump ne ha scritto la prefazione, lasciando all’inquilino della Casa Bianca l’onere di apporre la firma. Nient’altro degno di nota. La presidente del Consiglio indossa la consueta maschera della diplomazia, sotto cui nasconde un’immobile cautela, terrorizzata dall’eventualità di irritare Usa e Israele. Il ministro Tajani spande a piene mani uno stucchevole paternalismo da fine zuffa. Salvini è il solito disco rotto. Si potrebbe scalfire la maggioranza se l’opposizione avesse una linea estera comune. Ma è un miraggio. L’irresistibile voglia di distinguersi trasforma il campo largo in una concitata riunione di condominio senza conclusioni. Si potrebbe confidare quindi nell’Unione Europea, ma anche questa è una battaglia persa: ieri la capa degli Esteri, Kaja Kallas, con i ministri dei Paesi Ue, è riuscita solo a concludere che Bruxelles “potrebbe agire” contro Israele se non migliorano le condizioni di vita degli abitanti di Gaza. Un cerotto su uno squarcio, con cui Tel Aviv ha risposto con la solita manfrina: «Antisemiti!». Si dice che le bombe arrivino quando si esaurisce la politica. Le bombe ci sono, la latitanza della politica anche.
In uno dei discorsi più pavidi da quando siede a Palazzo Chigi – al punto da non aver mai pronunciato le parole “Trump” e “Netanyahu” – Giorgia Meloni ha annunciato alla Camera che l’Italia manterrà gli accordi di associazione con Israele. Che “rompere i rapporti sarebbe controproducente”, che “contribuire all’isolamento di Israele potrebbe aprire scenari catastrofici” e che “le persone si salvano non con le parole o con le manifestazioni, ma con i fatti”. 
Non serve aggiungere altro. 

Con circa 60.000 morti a Gaza. 
Con 15.000 bambini sepolti vivi dalle case, bruciati vivi o ridotti a brandelli. 
Con scuole rase al suolo. 
Con ospedali distrutti. 
 Con Israele che spara da giorni sulle persone in fila per il cibo. 
Con Netanyahu che da mesi conduce una guerra senza freni contro un’intera popolazione. 

Lei cosa fa? 
Dice che rivedere i rapporti con Israele non è utile. E che anzi, “grazie alla posizione pragmatica dell’Italia” abbiamo aiutato Gaza. Aiutato Gaza. 
Come, esattamente? 
Continuando a commerciare armi con Israele? 
Votando no al riconoscimento dello Stato di Palestina? 
Con il rifiuto di qualsiasi sanzione? 

 La verità è che sospendere i rapporti con Israele è “controproducente” solo per chi ha deciso che la politica estera si fa in ginocchio, sempre dalla parte del più forte. 

Che miseria. Che ignavia.

lunedì 23 giugno 2025

... ultime notizie ...

BREAKING: Donald Trump panics as his decision to illegally bomb Iran without Congressional approval threatens to skyrocket the price of oil, begs for "EVERYONE" to keep it artificially down. These are the words of a desperate man... "EVERYONE, KEEP OIL PRICES DOWN. I’M WATCHING! YOU’RE PLAYING RIGHT INTO THE HANDS OF THE ENEMY. DON’T DO IT!" Trump wrote on Truth Social. Presumably, the "ENEMY" he's referring to is Iran but the "EVERYONE" is somewhat more confusing. Does he really believe that oil-producing countries like Iran and Russia are going to listen to him? Does he think that Saudi Arabia is going to resist the urge to raise prices just because he asked them to? It's possible that Trump is addressing American oil companies, in which case he's being even more naive. These companies don't care about consumers or any vague sense of national loyalty, they care about cold hard profits. If there's an excuse to raise prices, they're going to take it. So far, Trump's attack has caused oil prices to increase only somewhat because producers are waiting to see how Iran responds. If the war escalates, prices will spiral out of control. Iranian state media has reported that Tehran is considering closing the Strait of Hormuz, through which roughly 20% of the world's oil passes. Such a move would send shockwaves through the global economy, explode oil prices, and drive inflation in other economic sectors. In a clearly related post, Trump wrote: "To The Department of Energy: DRILL, BABY, DRILL!!! And I mean NOW!!!" As usual, Trump has stumbled into a course of action without preparation or forethought. If he really wanted to offset the price spike from his attacks, he would have sought solutions beforehand. Furthermore, the Energy Department is not an oil company. It oversees energy policy, yes, but it's primary responsibilities also include research and maintaining America's nuclear weapons. Donald Trump doesn't even understand the government he runs. All of this is to say nothing of climate change, which is being rapidly accelerated on a daily basis by Trump's destructive pro-fossil fuel company agenda. These are the weak, ineffectual words of a weak, ineffectual man. He lied about pursuing peaceful diplomacy with Iran to provide cover for his escalatory sneak attack and now he's afraid of the consequences.


ULTIM'ORA: Donald Trump è nel panico mentre la sua decisione di bombardare illegalmente l'Iran senza l'approvazione del Congresso minaccia di far salire alle stelle il prezzo del petrolio, implora "TUTTI" di tenerlo artificialmente basso Queste sono le parole di un uomo disperato... "TUTTI, ABBASSATE I PREZZI DEL PETROLIO. STO GUARDANDO! STAI GIOCANDO IN MANO AL NEMICO. NON FARLO! Trump ha scritto su Truth Social. Presumibilmente, il "NEMICO" a cui si riferisce è l'Iran, ma il "TUTTI" è un po' più confuso. Crede davvero che paesi produttori di petrolio come l'Iran e la Russia lo ascolteranno? Pensa che l'Arabia Saudita resisterà all'impulso di alzare i prezzi solo perché gliel'ha chiesto? È possibile che Trump si stia rivolgendo alle compagnie petrolifere americane, nel qual caso è ancora più ingenuo. A queste aziende non interessano i consumatori o nessun vago senso di lealtà nazionale, ma i profitti freddi. Se c'è una scusa per alzare i prezzi, la prenderanno. Finora, l'attacco di Trump ha causato un aumento dei prezzi del petrolio solo in qualche modo, perché i produttori aspettano di vedere come risponde l'Iran. Se la guerra peggiora, i prezzi sfuggeranno di mano. I media statali iraniani hanno riferito che Teheran sta pensando di chiudere lo stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa il 20% del petrolio mondiale. Una mossa del genere manderebbe ondate d'urto attraverso l'economia globale, esploderebbe i prezzi del petrolio e spingerebbe l'inflazione in altri settori economici. In un post chiaramente correlato, Trump ha scritto: "Al Dipartimento dell'Energia: TRAPANO, BABY, TRAPANO!!! E dico ORA!!! " Come al solito, Trump si è imbattuto in una linea d'azione senza preparazione o premeditazione. Se davvero avesse voluto compensare l'aumento dei prezzi dei suoi attacchi, avrebbe cercato delle soluzioni in anticipo. Inoltre, il Dipartimento Energia non è una compagnia petrolifera. Supervisiona la politica energetica, sì, ma le sue responsabilità principali includono anche la ricerca e il mantenimento delle armi nucleari americane. Donald Trump non capisce nemmeno il governo che gestisce. Tutto questo per non parlare del cambiamento climatico, che viene rapidamente accelerato quotidianamente dalla distruttiva agenda pro-fossile di Trump. Queste sono le parole deboli, inefficaci di un uomo debole, inefficace. Ha mentito sul perseguire una diplomazia pacifica con l'Iran per coprire il suo attacco a sorpresa escalativo e ora ha paura delle conseguenze.

... Occidente tossico ...

𝐎𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨: 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨, 𝐝𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐥𝐢𝐛𝐢 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Poiché la guerra, come la violenza, è l’ultimo rifugio degli incapaci, solo alcuni avventati ministri e qualche giornalista supponente potevano davvero credere che Donald Trump potesse essere un presidente che avrebbe portato pace nel mondo. Se a questo si aggiunge la storica inclinazione degli Usa nel considerare le bombe e i conflitti come accettabili strumenti geopolitici, la miscela esplosiva è completa. Del resto, il presidente israeliano Netanyahu e il presidente Usa hanno molti caratteri in comune. Entrambi considerano le bombe la via più facile per mantenere saldo il proprio potere, confidando nel terrore come bromuro per gli oppositori. Entrambi maneggiano con molta disinvoltura dio, ritenendosi i suoi migliori alleati, i suoi consiglieri e usandolo come clava contro i nemici. Entrambi vivono con molto fastidio il diritto internazionale e, nella solitudine della loro camerata, si domandano stizziti come possa esistere una legge superiore a quello che sono, che vogliono, che decidono. Entrambi sono alfieri dell’occidentalismo più bieco, quello che guarda di sottecchi il resto del mondo, considerandolo appartenente a un’umanità minore. Che tutte queste caratteristiche corrispondano ai profili dei peggiori criminali della storia non è un caso. Anzi, quello avrebbe potuto essere un monito, ma la storia – insieme alla geografia, alla letteratura, alla cultura in generale – è anch’essa nemica giurata, perché non si può governare. Ci penserà lei – almeno lei – a condannarli come meritano.

domenica 22 giugno 2025

... un omuncolo!! ...

La deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha annunciato che chiederà l’impeachment per il Presidente Donald Trump in seguito al bombardamento di questa notte a siti nucleari iraniani. Il motivo? Per aver violato la Costituzione e la democrazia americana. Abusato dei suoi poteri di guerra. Agggirato e ignorato il Congresso, da cui Trump sarebbe dovuto passare. E rischiato di trascinare l’America e il mondo in una guerra che impatterà sulle future generazioni. Costituzione alla mano, il Presidente Usa, in qualità di Commander in chief, può intervenire in un conflitto senza passare dal Congresso, ma solo se esiste una minaccia reale e diretta nei confronti degli Stati Uniti. Minaccia in questo caso totalmente assente. Nel merito, nel metodo, nelle tempistiche, nelle proporzioni. 
E ha fatto benissimo Ocasio-Cortez, così come numerosi democratici, a chiederne immediatamente l’impeachment. 
Trump dovrà risponderne davanti agli americani prima. Poi davanti al mondo. 
 Infine davanti alla Storia.
In merito all'annuncio del presidente americano Donald Trump sul completamento degli attacchi contro tre impianti nucleari iraniani - Fordow, Natanz e Isfahan, il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che la Cina condanna fermamente l'attacco degli Stati Uniti contro l'Iran, in particolare alle strutture nucleari sotto la supervisione dell'AIEA. Tale azione statunitense viola gravemente lo spirito e i principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché il diritto internazionale, esacerbando le tensioni in Medio Oriente. La Cina esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto, specialmente Israele, a cessare immediatamente il fuoco, garantire la sicurezza dei civili e avviare dialoghi negoziali. La Cina è pronta a collaborare con la comunità internazionale per unire gli sforzi, sostenere la giustizia e contribuire al ripristino della pace e della stabilità nella regione mediorientale.

... un grande uomo!! ...

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo che visse lottando per la libertà, per il benessere di tutti, contro ogni forma di sfruttamento, di sottomissione. Un visionario nella posizione di poter risolvere la gran parte dei problemi del mondo semplicemente proponendo un modo diverso di gestire il petrolio. 

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo e con lui la possibilità di un capitalismo diverso, etico, funzionale per tutti, anche per i più deboli. Fu assassinato un metodo per trattare con i paesi arabi, pacifico, alla pari. Fu assassinata la possibilità di rendere liberi ed indipendenti i paesi del terzo mondo. Fu assassinata la visione di un mondo dove le risorse energetiche sono di tutti, non di poche ricche società. 

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo, il nemico delle grandi multinazionali, degli accordi segreti per gestire l’economia mondiale. Fu assassinato il nemico di chi uccide per soldi, per potere. Fu assassinata la speranza di riscatto per le classi più deboli, più povere. 

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinata l’Italia, fu assassinata la libertà. Ogni leader italiano oggi, per diventare un grande leader, deve ripartire da dove quell’Uomo ha lasciato, deve trovare ispirazione nell’azione di quell’Uomo assassinato il 27 Ottobre del 1962. 

L’unico errore che quell’Uomo commise fu non cedere di un millimetro, spingersi sempre oltre ciò che è possibile per fare ciò che è giusto, instancabilmente, ignorando l’enorme importanza della sua vita. 

Quanto male è stato fatto al mondo dagli impuniti autori di quell’assassinio. Altrettanto male fa chi non ricorda, chi lascia cadere nell’oblio della storia, della memoria, il significato profondo di quel 27 Ottobre. 

IO NON DIMENTICO...

Acqualagna,29 aprile 1906 – Bascapè,27 ottobre 1962

sabato 21 giugno 2025

... ESTATE ...

... la "mia" estate!!!
La Terra ripresa dallo spazio durante il solstizio d'estate Alle ore 04:42 (italiana) di oggi è giunta la tanto attesa estate. Ecco, nella foto, la nostra splendida Terra ripresa dal satellite geostazionario Meteosat-10 di EUMETSAT alle 06:24 del 21 giugno 2017 giorno del solstizio d'estate 2017. Letteralmente il solstizio è “il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima”. Questo vuol dire che i solstizi d’estate e di inverno sono rispettivamente il dì più lungo e più corto dell’anno. Come l’equinozio, il solstizio è dovuto dall’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica (percorso apparente che il Sole compie in un anno rispetto allo sfondo della sfera celeste). Il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno (estate per l’emisfero boreale, inverno per l’emisfero australe) e il valore massimo di declinazione negativa in dicembre (inizio dell’inverno boreale e dell’estate australe). Credit: 2017 EUMETSAT (Flickr)

venerdì 20 giugno 2025

giovedì 19 giugno 2025

... arrivati!! ...

... ed eccoci arrivati sul nostro bellissimo pianeta!! ... relax per una decina di giorni, una pausa necessaria!!!

mercoledì 18 giugno 2025

... "regime change"? ...

Travaglio a La7: “Un terrorista internazionale come Netanyahu ci sta trascinando nella sua guerra privata” 
 "Trump? È il rimorchio di Netanyahu. Si ripete la folle menzogna delle armi di distruzione di massa" 

 “‘Regime change’ in Iran? È una follia. Ci stiamo facendo trascinare tutti nella guerra privata di un terrorista internazionale come Netanyahu, che non ha la più pallida idea di quale sia l’obiettivo di questa guerra, perché è tutto tattica. Lui sta solo comprando tempo per salvarsi la poltrona. E Trump è diventato il suo rimorchio“. Con queste parole il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, interviene durante la trasmissione Otto e mezzo su La7, commentando gli ultimi sviluppi del conflitto tra Israele e Iran. Travaglio attacca duramente anche la linea europea: “Leggiamo pigolii dei vertici della Commissione europea che parla di diritto all’autodifesa di Israele, e le affermazioni del cancelliere tedesco Merz, che addirittura ci viene a raccontare che Israele sta lavorando per noi. Come se, non bastando le bufale sulla prossima invasione russa, adesso dovessimo pensare anche al prossimo attacco nucleare dell’Iran. Intanto, non è detto da nessuna parte che l’Iran fosse vicino all’atomica, anzi i servizi americani pochi mesi fa l’avevano smentito. E oggi Trump ha smentito i suoi servizi segreti che aveva nominato lui. In ogni caso, se uno ha l’atomica, non è detto che il giorno dopo la usi”. Poi aggiunge: “Si sta riproducendo la stessa grande menzogna che si raccontò delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein per giustificare una guerra di ‘regime change’ in Iraq, esattamente come quella che viene definita oggi per l’Iran, perché, appunto, dobbiamo cambiare a suon di bombe il regime iraniano — continua — Dopodiché in Iran improvvisamente 90 e passa milioni di persone, dopo 30 anni di rivoluzione islamica, diventeranno tutti laici, filo americani, filo occidentali e filo israeliani e avremo un governo democratico come quelli che piacciono a noi e che però non sono mai arrivati al termine di un’operazione di ‘regime change'”. Infine, Travaglio elenca i fallimenti del passato: “In Afghanistan dai talebani deboli siamo passati ai talebani invincibili, in Iraq siamo passati da Saddam Hussein all’Isis, in Siria siamo passati da Assad ad al-Jolani (ve lo raccomando). In Libano, quando hanno fatto il regime change, hanno cacciato Arafat e sono arrivati gli Hezbollah. In Palestina hanno indebolito l’Olp ed è arrivata Hamas, in Libia al posto di Gheddafi è arrivato il caos tribale con Al-Sisi, per non parlare di Algeria e Tunisia“.

... nuova vigilia !! ...

... e domani si riparte!! ... un anno disgraziato, peggiore del 2024, infarcito di appuntamenti medici che ci costringono ad un andare - venire senza sosta ... avremo mai un attimo di pace???

martedì 17 giugno 2025

... chez O - Leandro ...

... sono talmente immerso negli avvenimenti attuali da scordarmi le mie "disavventure" personali ... stamane detartrasi - prossimo appuntamento ad ottobre!

... idee per il futuro!! ...

Enrico Berlinguer e il socialismo del XXI secolo 

di Guido Liguori 

Segretario del Partito comunista italiano dal 1972 al 1984 (ma nel 1969 era stato nominato vice-segretario con incarichi operativi, visto l’ictus che aveva colpito il segretario Longo), Enrico Berlinguer è stato a lungo noto per due proposte politiche di ampio respiro che lanciò negli anni Settanta: il compromesso storico, sul piano politico interno, e l’eurocomunismo, su quello internazionale. Il primo fu la proposta, nel 1973, di un accordo tra i maggiori partiti italiani (comunista, socialista e democristiano) per un’azione che riformasse a fondo il paese. Nasceva dal golpe in Cile contro il governo socialcomunista di Allende e da anni di strategia della tensione come risposta alla grande stagione di lotte del 1968-1969, cioè nasceva dalla convinzione che in una società come quella italiana – storicamente segnata dal fascismo e soggetta a “sovranità limitata” da parte degli Stati Uniti – non sarebbe bastato alla sinistra il 51% per governare e lasciare il segno. Era la ripresa della strategia togliattiana del dopoguerra, dei governi di unità nazionale per sconfiggere il fascismo e ricostruire il paese. Quasi tre decenni non erano però passati invano: la Dc era divenuta il partito del sottogoverno, delle clientele e della corruzione – oltre che di un intramontabile anticomunismo. E mentre la strategia berlingueriana conquistava consensi presso i ceti medi e significative aree di elettorato cattolico, la proposta scontentava sia le forze della sinistra radicale, che non a torto vedevano nel partito democristiano l’architrave politico del potere della borghesia italiana, sia i socialisti, timorosi di perdere ogni rilevanza politica dall’incontro tra i due altri partiti, molto più consistenti in termini di voti. Il compromesso storico conquistò vasti consensi, ma naufragò infine: sia per la politica anti-popolare dei due governi di “solidarietà nazionale” negli anni 1976-1979 guidati da un democristiano di destra come Andreotti, e incautamente appoggiati dal Pci, senza che esso fosse ammesso a pieno titolo nella compagine governativa – erano governi emergenziali di fronte alla grave crisi economica, non traduzioni del compromesso storico, ma comunque sovrapposti nel senso comune alla proposta berlingueriana del ’73; sia perché con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle BR Berlinguer perse l’unico interlocutore significativo nella Dc disposto quanto meno a una cauta apertura di credito verso i comunisti italiani e la loro fede democratica. La proposta dell’eurocomunismo fu invece lanciata da Berlinguer in campo internazionale verso la metà degli anni Settanta e si sviluppò soprattutto nel periodo tra il 1975 e il 1977. Il segretario del Pci – già cautamente critico verso l’invasione d’Ungheria del 1956 da parte dei paesi del Patto di Varsavia – fu aspramente scosso dall’analoga invasione della Cecoslovacchia del 1968. In quest’ultimo caso il processo di rinnovamento democratico era guidato dallo stesso partito comunista del paese, dal suo segretario Alexander Dubcek, accanto al quale Longo e i comunisti italiani si erano spesi in prima persona vedendovi una via nazionale e democratica al socialismo molto vicina alle loro posizioni tradizionali. Dopo l’invasione di Praga, Berlinguer si batté con decisione nel suo partito (lo si sarebbe appreso all’apertura degli archivi solo decenni dopo) perché il Pci si attrezzasse politicamente e ideologicamente per distaccarsi dai sovietici; andò in Urss a portare la ferma protesta dei comunisti italiani contro l’invasione; si convinse addirittura che i sovietici avessero voluto attentare alla sua vita per uno strano incidente stradale occorsogli nel 1973 in Bulgaria, dal quale uscì vivo per miracolo (anche questo lo si sarebbe saputo molti anni dopo). Infine, lanciò ai comunisti francesi e a quelli spagnoli (che inizialmente accettarono) la proposta di creare un polo comunista in Europa occidentale per avanzare insieme sulla via della costruzione di un “comunismo nella libertà”, di un comunismo democratico che fosse attrattivo per i lavoratori dell’Occidente capitalistico. Riprese a tal fine alcuni principi che aveva già enucleato a inizio degli anni Settanta, dichiarando solennemente che i comunisti – se avessero raggiunto il potere – si impegnavano a mantenere tutte le libertà politiche, culturali, sindacali e religiose. E a Mosca nel 1977, davanti a quasi tutti i partiti comunisti del mondo convenuti per celebrare il 60° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, dichiarò – generando l’ira dei sovietici – che la democrazia era per i comunisti italiani un «valore storicamente universale», di cui dunque nessun paese comunista avrebbe dovuto fare a meno, pena veder tramontare le ragioni stesse del socialismo. Allontanatisi per diverse ragioni i francesi e gli spagnoli dal movimento eurocomunista a cui inizialmente avevano aderito, Berlinguer andò avanti parlando della necessità di una “terza via” (cioè di una via al socialismo diversa sia dal socialismo autoritario sovietico sia dalla socialdemocrazia che non voleva superare il sistema capitalistico), poi di “terza fase” di lotta al socialismo, dopo quelle simboleggiate dalla II e dalla III Internazionale, considerate ormai chiuse e infruttuose. Infine, dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan e il golpe filosovietico in Polonia – nel 1979 e nel 1981 – Berlinguer dichiarò esaurita ogni “forza propulsiva” da parte della Rivoluzione d’Ottobre, evento il cui valore mai rinnegò e che anzi continuò a considerare fondamentale nella storia di liberazione dei popoli del Novecento. Se questo Berlinguer del compromesso storico e dell’eurocomunismo è il più noto, in Italia e all’estero, meno noto ma probabilmente più importante e vitale è l’“ultimo Berlinguer”, quello che nasce da un profondo ripensamento strategico dopo la fine dei governi andreottiani di “solidarietà nazionale”, che tanto avevano logorato il rapporto tra il Pci, i suoi elettori e i lavoratori italiani. Politicamente isolato dall’anticomunismo della Dc post-morotea e dal nuovo Psi di Craxi, di fronte all’inefficienza statale in occasione del grave terremoto dell’Irpinia del 1980, Berlinguer e il Pci denunciarono «i problemi dell’efficienza, della correttezza e della moralità della direzione politica» della Dc, «un sistema di potere, una concezione e un metodo di governo» profondamente corrotti. Iniziava così la politica dell’“alternativa democratica”, proposta allora dal segretario comunista. Berlinguer in questo ultimo periodo della sua vita (morirà improvvisamente nel 1984) si rivolse soprattutto alla società italiana, cercando di produrre una gramsciana “riforma intellettuale e morale” in grado di cambiare il senso comune delle masse. Già nel 1977 aveva parlato – al pari di Olof Palme qualche anno prima – di «austerità», ma intendendola davvero come «occasione per trasformare l’Italia», per creare un nuovo modello di sviluppo che limitasse i consumi e l’egoismo individualistici. Nel 1980 si recò alla Fiat per appoggiare gli operai in lotta, riattivando quella “connessione sentimentale” coi lavoratori che era andata in parte persa negli anni precedenti. Azione che continuerà con la battaglia per la salvaguardia della “scala mobile” – il meccanismo che difendeva i salari e il tenore di vita dei lavoratori – di fronte all’attacco del governo Craxi, che voleva ridimensionarla. In questi anni Berlinguer ragiona sul rinnovamento della politica e sul rinnovamento del Pci. Denuncia la “questione morale” che ormai aveva corroso il prestigio dei partiti, parlando di “diversità comunista” come di un modo di fare politica che non fosse volto al tornaconto personale, ma al superamento del sistema capitalistico, ovvero di una società basata sul profitto e sull’egoismo. Afferma la necessità per il Pci di aprirsi alla società e ai movimenti: si schiera con quello per la pace e contro il riarmo bilaterale allora in corso; riprende i temi dell’ecologia e dei limiti dello sviluppo; si interessa alle nuove tecnologie informatiche come mezzo per l’accrescimento culturale di massa (a condizione che non pretendano di sostituire la politica basata sull’azione collettiva e partecipata); dialoga proficuamente coi movimenti femministi, anche i più avanzati, affermando che la rivoluzione delle donne era condizione indispensabile per una rivoluzione socialista; rafforza i legami con movimenti di liberazione e socialdemocrazie di sinistra di tutto il mondo, per creare un “nuovo internazionalismo”. In questa azione di scrittura nei fatti di un vero e proprio nuovo “programma fondamentale” del Pci Berlinguer trovò l’ostilità di buona parte del gruppo dirigente del suo partito – legato alle dinamiche della politica istituzionale e ai rapporti con democristiani e socialisti –, ma incontrò l’appassionato consenso del “popolo comunista” e di milioni di cittadini ed elettori, oltre che un crescente prestigio internazionale. I suoi funerali a Roma nel giugno 1984 furono la più grande manifestazione di massa dell’Italia repubblicana. Vi parteciparono milioni di italiane e italiani, non solo riconoscendo l’integrità morale e politica di Berlinguer, ma anche implicitamente la giustezza delle idee-forza (i «pensieri lunghi», come ebbe a definirle) portate avanti nella sua ultima stagione. Una ricerca bruscamente interrotta, ma già foriera della ripresa del prestigio del Pci, politico ed elettorale, nazionale e internazionale. Pochi giorni dopo i funerali, per la prima e ultima volta il Pci supererà la Dc nelle elezioni europee: fu il tributo a un grande uomo e a un grande comunista che aveva saputo rinnovare e rinnovarsi senza tagliare le proprie radici. 
Le sue idee sono ancora preziose per costruire il “socialismo del XXI secolo”. 

Guido Liguori 

 Fonte: transform Italia #EnricoBerlinguer

... Silvia Salis ...

Quello che sta emergendo in queste ore nei confronti della sindaca di Genova Silvia Salis è qualcosa di gravissimo e inquietante. In piena campagna elettorale la destra ha orchestrato nei confronti dell’allora candidata del centro-sinistra un vero e proprio dossieraggio (per fortuna miseramente fallito) e una macchina del fango senza precedenti nei suoi confronti, con l’obiettivo preciso di farle perdere le elezioni. Non sono più semplici voci. Ora lo scrive nero su bianco la Procura di Genova indagando due alti esponenti riconducibili a quella destra: l’ex assessore di Fratelli d’Italia, il melonianissimo Sergio Gambino, che avrebbe ordinato al comandante della polizia nominato da Bucci, Gianluca Giurato, un dossier falso nei confronti di Salis. Tramite di tutto questo: il “giornale” - si fa per dire - diretto da Belpietro, “La Verità”. Che ha pubblicato un verbale secretato su un vecchio incidente stradale per sparare fango e delegittimare Salis. Tutto falso. Al punto che non c’è mai stata alcuna contestazione nei confronti di Salis. Ma è solo la punta dell’iceberg di un’indagine più ampia per corruzione nei confronti dello stesso Gambino. Insomma. Non avendo nessuna argomentazione politica, hanno provato in tutti i modi a delegittimare, infangare e insultare una donna capace e preparata. Ma gli è andata malissimo. E mi auguro non solo che la giustizia faccia il suo corso e vada fino in fondo. Ma che la sindaca Salis si rivalga in ogni sede legale per tutelare sé stessa e la sua città. È il minimo. 
 Avanti sindaca Salis. A testa alta e con la coscienza a posto. 

 Lorenzo Tosa.
Doveva essere la bomba da sganciare in campagna elettorale per demolire la credibilità di Silvia Salis, candidata sindaca di Genova del centrosinistra: l’investimento di una donna avvenuto sulle strisce, un incidente stradale risalente a un anno prima e rimasto fino a quel momento inedito. Dietro a quella storia, pubblicata dal giornale di destra La Verità molti mesi più tardi – proprio nei giorni precedenti le elezioni, nell’ambito di una serie a puntate dedicata tutta a Salis – si nascondeva, secondo la Procura di Genova, una sorta di dossieraggio con mandanti politici. Un disegno orchestrato secondo i pm da un uomo di Fratelli d’Italia, Sergio Gambino, uno degli assessori più di peso prima della giunta di Marco Bucci e poi di quella guidata dal suo delfino Pietro Piciocchi.

lunedì 16 giugno 2025

... è Trump, bellezza!! ...

ULTIM'ORA: Donald Trump prende una decisione mostruosa sulla scia delle storiche proteste dei "No Kings" e della sua patetica parata fallimentare - annuncia che espanderà le sue repressione del GHIACCIO fascista a numerose città. Ed è molto peggio... "Gli ufficiali del GHIACCIO della nostra nazione hanno dimostrato una forza, una determinazione e un coraggio incredibili perché facilitano una missione molto importante, la più grande operazione di deportazione di massa di alieni illegali nella storia", ha scritto Trump su Truth Social. "Ogni giorno, i coraggiosi uomini e le donne dell'ICE sono sottoposti a violenza, molestie e persino minacce da parte di politici radicali democratici, ma nulla ci impedirà di eseguire la nostra missione e di adempiere il nostro mandato al popolo americano. " "Agli ufficiali del GCE sono con la presente ordinati, con l'avviso di questa VERITÀ, di fare tutto il possibile per raggiungere l'importante obiettivo di realizzare il più grande programma di deportazione di massa nella storia", ha continuato. Il pezzo "tutti in loro potere" è una direttiva agghiacciante visto il modo estremamente brutale con cui gli agenti ICE si stanno già comportando. Rapiscono persone mascherate, fanno a pezzi le famiglie e negano alle persone un giusto processo. Qualsiasi escalation al di là delle loro attuali tattiche vorrebbe identiche a quelle praticate dalle dittature totalitarie. "Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo espandere gli sforzi per detenere e deportare gli alieni illegali nelle più grandi città d'America, come Los Angeles, Chicago e New York, dove risiedono milioni e milioni di alieni illegali", ha continuato Trump. "Queste, e altre città di questo genere, sono il nucleo del Democrat Power Center, dove usano gli alieni illegali per espandere la loro base elettorale, imbrogliare alle elezioni e far crescere lo stato assistenziale, rubando lavori e benefici buoni pagati dai cittadini americani che lavorano sodo", ha scritto, trotterando una lista di persone smentite teorie del complotto di destra. "Questi democratici di sinistra radicale sono stufi di mente, odiano il nostro Paese e vogliono davvero distruggere le nostre città interne - e stanno facendo un buon lavoro! " continuò. "C'è qualcosa che non va in loro. Ecco perché credono nelle frontiere aperte, transgender per tutti e negli uomini che giocano negli sport femminili. Ed è per questo che voglio che ICE, Border Patrol e i nostri grandi e patriottici agenti delle forze dell'ordine, si concentrino sui nostri crimini cavalcati e mortali Inner Cities, e sui luoghi dove Santuario Le città svolgono un ruolo così importante. Non si sente parlare di Città Santuari nel nostro cuore! " Passando oltre l'assurda affermazione secondo cui i democratici vogliono "Transgender per tutti", una dichiarazione del tutto assurda che dimostra che Trump è troppo pigro anche per esprimere chiaramente i propri bigotti, il fatto è che queste città non vogliono interventi federali. Le repressione del GHIACCIO porteranno a più crudeltà e meno stabilità. Quel caos, a sua volta, darà a Trump un pretesto per esercitare più violenza di Stato contro i suoi nemici politici, uscendo dalla sua base MAGA. I repubblicani credono nei "diritti degli Stati" fino a quando uno stato democratico non vuole esercitare il proprio diritto di trattare le persone con dignità ed empatia. Nella loro visione del mondo, l'unica cosa che gli Stati hanno davvero un "diritto" da fare è far rispettare le politiche repubblicane. "Voglio che i nostri coraggiosi ufficiali del GHIACCIO sappiano che i VERI americani ti fanno il tifo ogni giorno", ha mentito Trump. "Il popolo americano vuole che le nostre città, scuole e comunità siano SICURE e LIBERE da crimini alieni illegali, conflitti e caos. Ecco perché ho indirizzato tutta la mia Amministrazione a mettere ogni risorsa possibile dietro questo sforzo, e invertire la marea della migrazione di distruzione di massa che ha trasformato una volta le città idilliache in scene di distopia del Terzo Mondo. " "Il nostro Governo Federale continuerà a concentrarsi sulla REMIGRAZIONE degli Alieni nei luoghi da dove sono venuti, e sulla prevenzione dell'ammissione di CHIUNQUE mina la tranquillità interna degli Stati Uniti", ha continuato. " "Ad ICE, FBI, DEA, ATF, ai Patriots al Pentagono e al Dipartimento di Stato, avete il mio incrollabile supporto. Ora vai, FAI IL LAVORO! DJT" ha concluso. Il fatto che questo sfogo autoritario, eccezionalmente lungo secondo gli standard Truth Social di Trump, sia arrivato dopo le proteste e il suo fallimento di una parata non è un caso. Quest'uomo sta riversando tutte le sue insicurezze, risentimenti e imbarazzo per attaccarsi a famiglie di migranti innocenti. Sta facendo delle sue inadeguatezze psicologiche il nostro problema collettivo. Siamo governati da un tiranno narcisista e andrà molto peggio prima di migliorare. 

... Andrea Pazienza ...

Andrea Pazienza. 

 Ricordo nell'anniversario della scomparsa (16 giugno 1988) · 

 [ Tutti abbiamo dei rimpianti. ] 

La sera della sua morte Andrea passò a casa mia. Io allora studiavo storia dell'arte a Roma e vivevo in via Tiburtina. Mi citofonò e mi chiese di scendere. Era in moto e indossava una tuta da motociclista, ed era bellissimo, Tra le mani stringeva due biglietti per il concerto di Springsteen. 'Devo andare a Montepulciano, ma ho rimediato questi biglietti. Perché non andiamo?' Io due giorni dopo avevo un esame e rifiutai, anche se sentii un profondo senso di angoscia. Sarebbe cambiato qualcosa se avessi accettato? Non lo so, non lo saprò mai. E Springsteen cantava: "Quando si spengono le luci resto solo un triste pellegrino...".

 Mariella Pazienza - Sorella § 

Di me amate il riflesso, quella memoria che sale dalle cose che tocco - disse una volta. Il tutto sembra involontariamente e tragicamente in sintonia con quello che lasciò detto a suo padre: “Se mi dovesse succedere qualcosa, voglio solo un po’ di terra a San Severo, e un albero sopra.” Solo a quest'ora di notte mi viene in mente che la tua faccia risponde ad una geometria particolare e ne ho così chiara negli occhi la costruzione che disegnarla sarebbe un gioco da ragazzi domani, avrò già dimenticato queste meravigliose intuizioni. 

Andrea Pazienza, da Le straordinarie avventure di Penthotal

domenica 15 giugno 2025

... avvisi di garanzia? ...

Avvisi di garanzia ai poliziotti intervenuti per catturare gli assassini del brigadiere Legrottaglie: giustizia o paradosso? All'indomani della tragica morte del brigadiere Carlo Legrottaglie, ucciso durante un inseguimento armato in Puglia, si apre una nuova e delicata fase della vicenda: i due agenti, entrambi cinquantenni e in forza al commissariato di Grottaglie, intervenuti durante la cattura dei fuggitivi hanno ricevuto un avviso di garanzia. La posizione di UNARMA Puglia UNARMA ha chiesto giustizia e chiarezza, commentando duramente tramite il dirigente sindacale Nicola Magno: "I nostri colleghi sono intervenuti nell’adempimento di un dovere previsto per legge. E oggi, si ritrovano come premio un avviso di garanzia, che comporterà un procedimento penale allo stesso titolo di chi ha seminato violenza e morte. Questa non è giustizia. È una profonda ingiustizia travestita da ‘atto dovuto’.” Secondo UNARMA, questa situazione rivela una grave carenza normativa: il sistema giuridico non tutela a sufficienza chi opera per proteggere lo Stato e i suoi cittadini. Atto dovuto o sistema sbagliato? L'avviso di garanzia è spesso definito un "atto dovuto" in seguito a eventi che causano la morte di una persona, anche se si tratta di interventi legittimi delle forze dell'ordine. Ma cosa significa realmente? 

🔹 Serve per garantire trasparenza e il diritto alla difesa 
🔹 Non implica colpevolezza 
🔹 Può però provocare danni reputazionali, stress psicologico e incertezze per chi lo riceve 

 Alcune domande che dobbiamo porci Forse non sarebbe meglio archiviare subito questo atto dovuto? È giusto che chi agisce per proteggere venga trattato con gli stessi strumenti giuridici di chi ha commesso reati? Come si può trovare un equilibrio tra legalità, responsabilità e tutela operativa? Una normativa più chiara e specifica è possibile e necessaria? 🇮🇹 La voce del Presidente della Repubblica Il Presidente Sergio Mattarella, che si è recato personalmente ad Ostuni per i funerali, ha espresso il suo cordoglio per la morte del brigadiere Legrottaglie, sottolineando la necessità di sostenere le forze dell’ordine e garantire loro le giuste tutele. Ha inoltre ribadito l’importanza di distinguere tra responsabilità giuridica e azioni di servizio svolte nel rispetto della legge, auspicando che le indagini siano rapide e rispettose della dignità di tutti gli operatori coinvolti. La filosofia ci insegna che la giustizia non può esistere senza discernimento. Come sosteneva Platone, "la legge è utile quando tiene conto della realtà concreta". Quando uno Stato tratta allo stesso modo chi protegge la collettività e chi la minaccia, si rischia un'involuzione etica. Simone Weil ci ricorda che "la giustizia è attenzione verso l'altro". L’attenzione verso chi rischia la vita per difendere gli altri è un dovere morale, oltre che istituzionale. La sicurezza è un bene pubblico. E chi la garantisce non deve sentirsi solo o esposto. Serve un confronto serio, concreto, non ideologico, per ridisegnare il confine tra tutela dei diritti e garanzia del dovere. 

#UNARMA #Giustizia #PoliziaDiStato #TuteleOperative #CarloLegrottaglie #carabinieri

sabato 14 giugno 2025

... Bibi, la peste!! ...

NON IN NOSTRO NOME 

 Marco Travaglio 

 FQ 14.06”25 


Benjamin Netanyahu, il più efferato terrorista del mondo che governa Israele, è riuscito a rinviare un’altra volta la sua fine politica con l’unico sistema che conosce: la guerra. Solo che ora la sua guerra privata – mascherata da legittima difesa contro l’Impero del Male degli ayatollah che pretendono di avere l’atomica come Israele, ma per l’Impero del Bene c’è chi può e chi non può – rischia di trascinare i suoi alleati nel terzo conflitto mondiale. Che, se dipendesse da lui, sarebbe già scoppiato. In 20 mesi ha aperto sette fronti in casa d’altri come se fosse a casa sua: Gaza, Cisgiordania, Iran, Libano, Siria, Iraq, Yemen. Ma nessuno dei suoi alleati, a parte i fervorini e le condanne a parole, ha fatto nulla per prenderne le distanze. La litania dell’aggressore e dell’aggredito vale per la Russia e l’Ucraina, non per Israele e i suoi vicini: altrimenti Tel Aviv avrebbe subìto sanzioni ben più devastanti di quelle che hanno colpito Mosca. Invece siamo sempre a zero. Si dirà: ma Israele è alleato di Usa e Ue. Vero, ma proprio questo è il guaio: se fosse nostro nemico potremmo cinicamente ignorare i suoi massacri. Ma proprio perché è amico non possiamo: ci rende complici dei suoi crimini e ci infila nel mirino del terrorismo islamico, oltreché dell’Iran&C.. Che, se dovranno scegliere chi colpire, partiranno da chi è più vicino o meno lontano da Netanyahu. Trump, che tentava di risolvere la questione del nucleare iraniano col negoziato, coinvolgendo le satrapie sunnite e dietro le quinte Putin e Xi, prende le distanze dall’attacco. Ma non molla l’alleato fuori controllo che gli bombarda il tavolo (uno dei bersagli è il negoziatore di Teheran) e lo tira per il ciuffo verso la guerra totale. Ma il caso più incredibile sono l’Ue e l’Italia. Anziché inseguire i ridicoli fantasmi dell’invasione russa provocando Mosca con un folle riarmo, dovrebbero prendere atto che la vera minaccia viene da Israele, che ci mette contro il Medio Oriente e il Nordafrica. Quindi chiudere al più presto la guerra in Ucraina; riallacciare rapporti decenti con Russia e Cina; rompere ogni rapporto con Tel Aviv finché sarà governato dal terrorista; e coinvolgere le tre grandi potenze in un negoziato globale che incolli i cocci della guerra mondiale a pezzi prima che sia troppo tardi. Invece, dopo i pigolii tardivi su Gaza, tornano armi a bagagli dalla parte di Bibi. L’Italia, fin dagli anni 70, si è costruita un ruolo di ponte fra l’Occidente e il mondo arabo ed è stata sempre l’ultimo obiettivo del terrorismo islamista. Ora la linea di Meloni, Tajani, Salvini, ma anche di Renzi e Calenda e parte del PD, disegna un bersaglio sulla schiena di tutti noi cittadini. Se questi sovranisti della domenica non hanno osato finora condannare Netanyahu per i gazawi sterminati, lo facciano ora almeno per noi italiani.