Anzi quasi lo auspico.
Auspico il 25 Aprile di quelli che non hanno bisogno di gridare per farsi capire.
Il 25 Aprile di chi sfugge la prepotenza e cerca il confronto.
Il 25 Aprile di chi sceglie sempre la sobrietà di un ragionamento evitando gli schiamazzi blateranti degli slogan.
Il 25 Aprile di canzoni sussurrate, di ricordi sospirati e di storie tramandate ai nostri figli.
Il 25 Aprile che siamo noi. Siamo noi padri e figli.
Il 25 Aprile di chi predilige la presenza all’esibizione.
Il 25 Aprile di chi antepone il rispetto delle mille scale di grigio alla prepotenza del bianco o nero.
Il 25 Aprile anche di quelli che il 25 Aprile non lo vogliono.
Perchè il vero senso del 25 Aprile è proprio questo.
E se chi il 25 Aprile non lo vuole dovesse prendere il sopravvento pazienza.
Che sia addirittura un 25 Aprile silenzioso.
Il 25 Aprile di chi è senza scudi per proteggersi né armi per difendersi
Né caschi per nascondersi o santi a cui rivolgersi
Con solo questa lingua in bocca
E se gli tagli pure questa
Lui non si ferma, scusa
Canta pure a bocca chiusa…








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