venerdì 4 luglio 2025

... 4 luglio ...

4 luglio: l’Indipendenza dei Forti contro i Giusti 

 Un giorno di festa fondato su una menzogna storica. 


 Ogni 4 luglio, negli Stati Uniti, le famiglie accendono barbecue, i cieli si colorano di fuochi d’artificio e le televisioni mandano in onda inni patriottici. È il giorno dell’Independence Day, la celebrazione dell’indipendenza dalla Corona britannica, firmata nel 1776 con la Dichiarazione di Thomas Jefferson. Un testo che inneggia alla libertà, all’uguaglianza e al diritto alla felicità. Parole solenni. Parole vuote. Parole scritte con inchiostro e sangue. Indipendenza da chi? La retorica americana racconta la gloriosa nascita di una nazione ribelle, coraggiosa, desiderosa di autodeterminazione. Ma quella “indipendenza” fu solo l’inizio di un nuovo ciclo di dominio, non la liberazione da un impero, ma la nascita di uno nuovo. Perché nel mentre che si scrollavano di dosso l’autorità britannica, i coloni firmatari della Dichiarazione non esitavano a sterminare sistematicamente le nazioni native, a espellerle dalle loro terre, a rinchiuderle in riserve, a “civilizzarle” con scuole, missioni e deportazioni. Così, mentre si parlava di “diritti inalienabili”, si assassinava chi quei diritti li incarnava nella propria armonia con la natura. La terra della libertà, o dell’esproprio? Ogni centimetro dell’attuale territorio degli Stati Uniti è stato rubato con la forza, in barba a trattati e promesse. Intere culture - Cherokee, Sioux, Apache, Navajo, Comanche - sono state annientate o profondamente mutilate. E quando i nativi si ribellavano, venivano etichettati come “selvaggi” o “terroristi”. La verità è che l’America è nata sulla menzogna della libertà, poggiata su schiene spezzate, su campi intrisi di sangue, su genocidi negati e rimossi dalla coscienza collettiva. “All men are created equal”... davvero? Nel 1776, mentre Jefferson scriveva queste parole, possedeva centinaia di schiavi. La nuova nazione si fondava sì sull’uguaglianza, ma solo tra uomini bianchi, proprietari, europei. Gli altri? Gli africani deportati in catene e venduti nei mercati. Le donne, ridotte a proprietà dei mariti. I nativi, considerati ostacoli da eliminare. Gli ispanici, i cinesi, gli irlandesi, i “diversi”: sempre ultimi, sempre utili ma esclusi. Eppure oggi, ancora oggi, si canta “land of the free” con la mano sul cuore, come se nulla fosse. Il paradosso della memoria Mentre gli Stati Uniti si presentano come difensori globali della libertà, si rifiutano di fare i conti con la propria origine coloniale e criminale. Non c’è un “Giorno della Memoria” per Wounded Knee, per le Trail of Tears, per Sand Creek. Le statue celebrano i generali, non gli sciamani. Le scuole parlano di Pionieri, non di profughi. La storia americana è stata riscritta dai vincitori, che si sono autoassolti prima ancora di essere accusati. Una festa che offende Il 4 luglio è una celebrazione arrogante. Un inno alla prepotenza. È la festa dell’indipendenza di un popolo che ha negato e cancellato l’indipendenza di decine di altri. È un’autocelebrazione fondata sulla rimozione storica, sull’imperialismo morale, sull’idea tossica che la libertà valga solo per chi ha i mezzi per imporsi. Chi festeggia davvero il 4 luglio? Chi ha perso tutto? Chi ancora oggi vive in riserve senza acqua potabile? Chi è stato ridotto al silenzio, alla caricatura folkloristica, al cliché da film western? Oppure festeggia solo chi ha vinto. Chi ha occupato. Chi ha scritto la storia con la polvere da sparo e ora pretende applausi. La democrazia a stelle e strisce... sganciata dal cielo L’ipocrisia del 4 luglio non si esaurisce nel passato: continua a brillare, come un drone armato, nei cieli del presente. Gli Stati Uniti, eredi e prosecutori di quell’indipendenza distorta, hanno costruito il loro potere globale su una contraddizione intollerabile: esportare la democrazia con le bombe. Dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Libia alla Siria, il copione è sempre lo stesso: si entra per “liberare”, si destabilizza per “costruire”, si saccheggia per “difendere i valori occidentali”. E quando non bastano i raid aerei, si interviene con sanzioni, golpe pilotati, campagne mediatiche. Chi ha coniato l’espressione "missione di pace" per una guerra preventiva, aveva già scritto il finale: ogni crimine può essere giustificato, se lo commette chi si ritiene moralmente superiore. In nome della libertà, si occupano paesi sovrani. In nome dei diritti umani, si armano regimi amici. In nome della giustizia, si fanno a pezzi intere popolazioni. La democrazia americana, oggi, non è un faro, ma un riflettore accecante puntato addosso a chi non si allinea. Eppure, anche mentre il mondo brucia, Washington festeggia. Con stelle, strisce, e missili a lunga gittata. Il paradosso è servito: la nazione che celebra la libertà come valore assoluto è la stessa che più spesso l’ha negata agli altri. Riflessione finale Ogni bandiera americana che sventola oggi ricorda non solo la resistenza all’Inghilterra, ma l’oppressione di tutti coloro che non rientravano nel sogno americano. Un sogno costruito sul sonno eterno degli altri. Oggi più che mai, in un mondo che si risveglia dalle narrazioni egemoniche, è tempo di guardare in faccia questa ipocrisia storica. L’Indipendenza non è mai tale se costruita sull’asservimento altrui. E il patriottismo che ignora il dolore che ha causato, è solo vanagloria travestita da fierezza. 

 Citazione d’autore “Non camminare dietro di me, potrei non sapere dove sto andando. Non camminare davanti a me, potrei non volerti seguire. Cammina al mio fianco e sii mio amico.” Proverbio navajo 

 Consiglio consapevole Prima di celebrare, informati. Cerca le voci dimenticate, leggi le storie dei popoli nativi, ascolta le testimonianze di chi ha subito. La consapevolezza storica è il primo passo per costruire una società davvero giusta: non possiamo cambiare il passato, ma possiamo scegliere di non ripetere i suoi errori.
DEPENDANCE DAY 

Ecco gli attuali vertici politico-istituzionali della Repubblica Italiana, provincia periferica dell'Impero, mentre partecipano alle celebrazioni dell'occupante straniero per la sua festa nazionale, il 4 Luglio, che ricorda agli Stati Uniti che nel 1776 proclamarono l'indipendenza dalla Corona Britannica e ricorda a tutto l'Occidente che noi siamo loro subordinati. Se governasse di nuovo la Sinistra, cambierebbero solo le facce, poiché si tratta solo di amministratori locali. Comandano loro: da Washington, da Wall Street e da West Point (le "3 W"), e nelle province dell'Impero si è liberi di fare quello che loro dicono che si può fare. Altrimenti ti sostituiscono con i servi della fazione alternativa. Chi vuole la Repubblica al posto dell'Impero (metafora tratta da Star Wars, veicolo della propaganda USA) può solo resistere, con i pochi mezzi disponibili nonostante il controllo mostruoso del Lato Oscuro. Resistere sempre, in nome della verità e della libertà. Chi invece vuole far carriera, si accomodi e si metta in fila: cercano sempre nuovi leccaculo, all'interno dei partiti istituzionali, per sostituire quelli momentaneamente al servizio dell'Impero. PS. Guardateli, che bravi: sembrano scolaretti vicino al maestro (l'ambasciatore USA Fertitta, il quinto) in attesa dell'encomio a fine ciclo scolastico.

giovedì 3 luglio 2025

... 3 luglio 1863! ...

Esattamente centosessantadue anni fa, il 3 luglio 1863 si concludeva la battaglia di Gettysburg, una delle più importanti e famose della guerra civile americana 

 BLOOD AND GLORY! 

Nel 1863 la guerra di secessione americana perdura ormai da due anni. Nell'estate di quell'anno il generale sudista Robert Lee, comandante dell'armata della Virginia, invade la Pennsylvania nel tentativo di chiudere il conflitto e costringere l'Unione a riconoscere l'indipendenza della Confederazione. Il 1° luglio 1863, a corto di provviste, i confederati inviano alcune pattuglie di cavalleria in perlustrazione. Fuori dalla cittadina di Gettysburg esse vengono a contatto con una brigata nordista. Ne nasce una vera e propria battaglia che finisce con il coinvolgere due interi corpi d’armata nordisti. Alla fine però i sudisti sfondano e occupano la cittadina di Gettysburg, costringendo i nemici alla ritirata. A quel punto però il generale George G. Meade, comandante dell’armata nordista, decide di far affluire sul campo gli altri cinque corpi d’armata, una decisione che si rivelerà decisiva. Meade va a schierarsi a sud della cittadina, in corrispondenza di una lunga cresta che prende il nome dal cimitero (Cemetery Ridge) e di una collinetta boscosa chiamata Little Round Top. Lee a sua volta concentra tutte le sue forze su Gettysburg allo scopo di annientare il nemico una volta per tutte. Per tutto il giorno successivo, 2 luglio 1863, i sudisti attaccano le posizioni trincerate nordiste nel tentativo di accerchiare il nemico. Tuttavia al termine di un’intera giornata di scontri, con perdite terribili da ambo le parti, i nordisti non hanno ceduto e le principali posizioni lungo Cemetery Ridge e Little Round Top sono ancora nelle mani degli uomini di Meade. In passato un generale che dopo un’intera giornata di combattimenti non fosse riuscito a sfondare probabilmente si sarebbe ritirato ma Lee rifiuta di abbandonare il campo ritenendo che il successo sia ancora alla sua portata. Attaccherà quindi ancora, il 3 luglio, mandando avanti la divisione virginiana del generale Pickett, arrivata sul campo quella sera. Nel corso della mattinata del 3 luglio l’artiglieria sudista bombarda le posizioni nordiste ma senza infliggere danni significativi all'avversario. Poi, alle 13, la divisione di Pickett inizia ad avanzare verso Cemetery Ridge seguita dalle altre, reduci dai combattimenti del giorno prima. L’attacco confederato, però, condotto con una temerarietà suicida, si infrange contro il fuoco micidiale delle forze unioniste. Pur indebolite le forze sudiste giungono sotto le posizioni nordiste ma vengono respinte. La battaglia di Gettysburg è terminata con un bilancio complessivo di 50 mila tra morti, feriti e dispersi. Per tutto il 4 luglio gli eserciti continuano a studiarsi in quanto sia Lee che Meade rifiutano l’uno di ritirarsi e l’altro di tentare di assestare il colpo decisivo. Poi finalmente Lee si ritira ma Meade, date le condizioni in cui versano le sue truppe, non tenta nemmeno di inseguire l’armata nemica. Ormai però le sorti della guerra si sono invertite e per il Sud confederato ha inizio la parabola discendente che si concluderà il 9 aprile 1865 con la resa di Appomattox.

... mezzi uomini!! ...

Storytelling diversi: chi comanda, chi tace, chi paga 

Di Giulio Cavalli -

3 Luglio 2025 

 La battuta del ministro che vorrebbe i “libri gratis” è un calcio di rigore a porta vuota. Forse avremmo potuto discutere di una classe di governo che pretende di essere adulata, protagonista nelle occasioni in cui presenzia, rispondendo con un connaturato revanscismo a chi non si inchina Come previsto, i giornali piccoli, medi e grandi si sono buttati a pesce sul ministro della Cultura Alessandro Giuli, che molto scenograficamente annuncia con largo anticipo la sua assenza alla serata finale del Premio Strega. La polemica prêt-à-porter punta sulla presunta lamentela del ministro, che non avrebbe ricevuto i libri finalisti. La battuta del ministro che vorrebbe i “libri gratis” è un calcio di rigore a porta vuota. Forse avremmo potuto discutere di una classe di governo che pretende di essere adulata, protagonista nelle occasioni in cui presenzia, rispondendo con un connaturato revanscismo a chi non si inchina. Eppure una notizia di cui discutere ci sarebbe, già cotta per un dibattito culturale vero, quello che interroga sull’industria editoriale italiana e il suo indotto. Un’ex allieva della Scuola Holden di Torino ha raccontato la sua esperienza e i suoi ventimila euro investiti (meglio, spesi) per un corso di storytelling che le ha lasciato più ferite che esperienze. Le reazioni che ha suscitato sono uno zibaldone di generi letterari contemporanei, dallo snobismo dei rabdomanti di invidia, al paternalismo sminuente (viene facile, è pure femmina), passando per gli strumentalizzatori che vorrebbero usarla come clava contro la parte politica avversaria. L’accademia di storytelling ha risposto con un imbarazzante video, scomparso per il disagio che colava tra i commenti. Sarebbe stato un dibattito sulle “dinamiche di selezione elitarie, informali, opache” ma le riflessioni sono sulla testimone e non sulla testimonianza: il più elementare errore di chi si prende cura delle storie. Un’altra occasione persa.
Che i membri del governo, da Salvini a Tajani, non brillino per arguzia è cosa ormai nota. Ma per il ministro della Cultura devono metterci, probabilmente per il gusto del paradosso, particolare cura nel selezionarli. Era infatti diffcile immaginare che l'attuale ministro della Cultura Giuli potesse far peggio, in relazione al Premio Stega, di chi, ricordiamolo, ammise candidamente di votare libri mai letti. Ma l'eroico Dandi ci è riuscito. Dopo essersi dimesso dalla giuria il giorno stesso della sua nomina, ha annunciato trionfante che non si presenterà stasera alla cerimonia finale del premio Strega. Ma con piglio polemico ha precisato, stizzito, di non aver neanche ricevuto i libri finalisti come si sarebbe aspettato in qualità di "Amico della domenica", che è il nomignolo con cui vengono indicati i giurati del premio. La risposta del direttore della fondazione, Stefano Petrocchi, lo inchioda ad una forse delle peggiori figure di merd@, sicuramente della sua vita, ma probabilmente di ogni Ministro della Repubblica nella storia d'Italia: "Non gli abbiamo inviato i libri del premio perché chiediamo agli editori di spedirli unicamente alla giuria dello Strega, da cui si è dimesso il giorno stesso della sua nomina al ministero della Cultura". Si dimettono e non sanno nemmeno da cosa. Rinunciano e piagnucolano come bimbi pubblicamente per le cose alle quali hanno rinunciato senza manco saperlo. Il miglior esempio di come non essere per i nostri giovani. Peccato gente così rappresenti i vertici della Cultura. Senza parole!!!
Questa è tosta e può farvi venire un colpo … anche se non siete cardiopatici. 
 Italo Bocchino candida Giorgia Meloni al Nobel per l'economia (!!!) 


 Una persona che per un anno ha continuato a proporre insistentemente l'emissione di "Bot cinquantennali a bassissimo interesse" come soluzione ai problemi d'Italia, senza sapere che tecnicamente era come proporre una "gita fuori porta a Dublino", poiché i Bot sono titoli a breve scadenza che durano massimo 12 mesi, e lei intendeva quindi dei Btp (idea comunque abbastanza sciocca: ne abbiamo a bizzeffe che durano 30 o 40 anni e non mi pare che la situazione sia rosea). Una persona che, pur avendo all'attivo almeno una ventina di leggi di bilancio e facendo la Premier da quasi 3 anni, ancora non padroneggia il concetto di spread, avendo sostenuto che questo essendo sceso sotto i 100 punti avrebbe reso più appetibili i nostri titoli di Stato rispetto a quelli tedeschi. Una persona che nonostante le esperienze di cui sopra, Parlamento e Governo, non è ancora in grado di capire che il concetto di "pressione fiscale" è in relazione al Pil, e che dunque se questa cresce vuol dire che le tasse stanno aumentando più dell'economia. Una persona che ancora, dopo anni, non padroneggia i concetti tutto sommato abbastanza semplici di disoccupazione, inattività e occupazione, credendo che una diminuzione della disoccupazione causata dall'aumento dell'inattività sia una cosa buona. E ancora, ancora e ancora. Giorgia Meloni da quando ha 21 anni ha avuto a che fare con bilanci, economia, tasse e sviluppo, essendo stata eletta per la prima volta a quell'età come consigliera. Oggi, dopo 27 anni, ancora siamo alla carenza di fondamentali non di politica economica, ma di cultura generale. E Bocchino la candida al Nobel. 
 Avanti così.

mercoledì 2 luglio 2025

... dite "fascista"!!! ...

𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐟𝐮 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚. 𝐎𝐫𝐚 𝐝𝐢𝐭𝐞 “𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚” 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 L’Italia ha impiegato quarantacinque anni per scrivere, con sentenza definitiva, che la strage del 2 agosto 1980 fu un massacro fascista e di Stato. L’ergastolo a Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, chiude l’ultimo processo agli esecutori ma apre la pagina più rovinosa di una Repubblica che per decenni ha protetto i carnefici e ostacolato la verità. La bomba alla stazione di Bologna – 85 morti, oltre 200 feriti – non fu gesto isolato ma parte di un disegno eversivo preciso: finanziato dalla P2, favorito dai depistaggi dei servizi, nutrito da silenzi e impunità. Bellini era la “primula nera”, poi infiltrato in Cosa Nostra, confidente e assassino, doppio e triplo giochista. Ma la sua identificazione arriva solo nel 2019, da un vecchio video amatoriale. Un ritardo che pesa come una colpa: le prove c’erano, ma serviva il coraggio. La Cassazione ha confermato che quella strage fu ideologica, armata e coperta. Una strage di potere. E mentre gli esecutori venivano processati a rate, gli ispiratori morivano in pace, intoccabili. Oggi, la sentenza scrive ciò che la politica ha taciuto per anni. È verità giudiziaria, sì, ma anche verità storica. E se questa ferita può guarire, lo farà solo con una piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. Perché finché chi governa avrà paura delle bombe giuste, le bombe sbagliate continueranno a pulsare sotto la pelle della Repubblica. Ora dalle parti del governo possono smettere di balbettare, spremere le meningi, sforzarsi di articolare la parola fascismo in tutta la sua orribile pienezza. E valutare la consistenza morale dei nostalgici di quei tempi infilati in posizioni di comando dal partito della presidente del Consiglio.

martedì 1 luglio 2025

... Pluto is here!! ...

L'anticiclone africano Pluto che ha investito l'Italia resterà con noi per almeno 10 giorni facendo sfiorare, e in alcune zone superare, i 40 gradi. Oggi sono previsti i primi bollini rossi in sei città: Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Perugia e Torino. Non farà fresco sul resto d'Italia, perché sarà bollino arancione ad Ancona, Campobasso, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Pescara, Rieti, Roma, Venezia e Verona 


 ... questa notizia è del 26/6 ... ed ora, inizio luglio, Pluto domina pienamente la scena!!

... calemdario ...

... impegni su impegni, visite mediche, carichi e scarichi di bagagli, Km in auto da Torino e ritorno ... ma ce la faremo!!!

.. LUGLIO ...

... frutta di ogni tipo per un mese caldo di sole!!