domenica 11 ottobre 2026

... STOP a Zelensky? ...

TRUMP SCARICA ZELENSKY. E LA PACE DIVENTA UNA QUESTIONE DI BENZINA E DI VOTI. 


Trump adesso arriva a suggerire che l'Ucraina si scelga un nuovo presidente, uno disposto a trovare un accordo con Putin. Come se Zelensky fosse un dipendente da licenziare perché non asseconda le richieste del capo. Ma dietro questa nuova presa di posizione c'è una questione che riguarda molto da vicino gli interessi americani. Il prezzo dei carburanti pesa sulle famiglie, sugli agricoltori e sugli umori degli elettori. E con le elezioni di metà mandato alle porte, Trump ha bisogno di risultati da esibire. Ecco allora che le esigenze elettorali prevalgono su tutto il resto. Si trova un'intesa energetica con Mosca, si fanno pressioni su Kiev e si pretende che Zelensky accetti un accordo gradito a Washington e al Cremlino. Ritengo che le ragioni elettorali pesino realmente nelle decisioni di Trump, e questo deve far riflettere. Sia chiaro, la guerra deve finire e ogni occasione per raggiungere la pace va perseguita. Ma una cosa è trattare per fermare le armi, un'altra è scaricare le responsabilità su chi ha subito un'invasione e pretendere persino di decidere chi debba essere il presidente. Il presidente ucraino lo scelgono gli ucraini, non Trump e tantomeno Putin. Perché se alla fine chi aggredisce ottiene ciò che vuole e chi si difende viene messo sotto pressione per compiacere gli interessi economici ed elettorali di altri, quale messaggio mandiamo al mondo? Che il diritto internazionale vale soltanto quando conviene ai potenti? La pace è indispensabile, ma non può diventare il nome elegante con cui si giustifica la legge del più forte. E a pagare, ancora una volta, non saranno Trump o Putin, ma il popolo ucraino e un'Europa che rischia di ritrovarsi a fare i conti con le conseguenze di decisioni prese altrove. 

G.S.

... ancora su Ranucci ...

Marco Travaglio sul Fatto del 11/10/2026 

LA VITTIMA COLPEVOLE 

La giudice del lavoro che, secondo i giornali di destra era pronta a dare ragione a Ranucci perché archiviò Conte e Speranza sul Covid e voleva processare Nordio, Piantedosi e Mantovano su Almasri, ha dato torto a Ranucci. Almeno sul ricorso d’urgenza: un altro giudice si occuperà, in tempi più lunghi, del merito. Ranucci ha detto giustamente che rispetta la sentenza. Il che però non esclude la critica. E qui purtroppo va detto che il rigetto del ricorso ignora o travisa alcuni fatti e violenta la logica al punto che, se non sarà ribaltata, autorizzerà nuove epurazioni. 

1) Ranucci non deve più condurre Report perché il “clamore mediatico” sul suo caso avrebbe leso l’“indipendenza editoriale e l’imparzialità” del programma. Il suo caso nasce dalla bomba sotto casa sua (due auto e il cancello distrutti e niente morti per puro miracolo); e dalla scoperta che il mandante era Lavitola, che lui credeva suo amico. E il “clamore mediatico” non l’ha portato la cicogna. I 3.500 articoli usciti da luglio sono una campagna di stampa orchestrata da testate di editori filo-governativi in conflitto di interessi: quelle di Angelucci, deputato della Lega, editore e ras delle cliniche private, e quelle che ne seguono il copione (inclusi i conduttori della Rai meloniana che ne difendono i vertici perché tengono più famiglia che share). Ergo il “clamore mediatico” dopo l’attentato e la cacciata ha reso Ranucci tre volte vittima e non può diventare una colpa che giustifica il sopruso subìto. 

2) C’è una “profonda frattura” fra lui e la “quasi totalità della redazione”. Intanto non è vero: la quasi totalità della redazione contestò la sua cacciata e molti minacciarono di andarsene, salvo qualche furbetto che sperava di prendere il suo posto. E poi si confonde la causa con l’effetto: è la guerra della Rai a Ranucci che ha aperto la frattura, illudendo qualcuno di potersi salvare da solo. 

3) È “accertata l’impropria pressione” di leader governativi come La Russa, Salvini, Fazzolari, Urso&C. contro Ranucci, ma non è “prova sufficiente” di una “effettiva e determinante interferenza”. Oh bella: alte cariche dello Stato, del governo e del partito della premier che ha nominato i vertici Rai chiedono l’epurazione di Ranucci; i vertici Rai messi lì da loro lo epurano; e quale potrebbe essere una prova più sufficiente del nesso causale fra il diktat e la sua esecuzione? Un ordine scritto su carta intestata di Palazzo Chigi? 

4) La giudice dubita seriamente che la Rai abbia obbedito al governo perché Ranucci è stato criticato anche da personaggi non governativi come Saviano, Santoro e Formigli. E da quando Saviano, Santoro e Formigli fanno giurisprudenza? E se un giornalista non piace né al governo né a quei tre, che deve fare: suicidarsi? 


 Armando Carta.

... il caso Ranucci ...

“Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione”. 

La squadra di Report interviene con un comunicato dopo l’ordinanza del Tribunale del lavoro che ha rigettato il ricorso di Sigfrido Ranucci per il reintegro immediato alla guida del programma. 

Nelle motivazioni, la giudice ha ritenuto legittima la rimozione decisa dalla Rai a causa della “profonda frattura” creatasi tra Ranucci e la “quasi totalità” del suo gruppo di lavoro dopo il caso Lavitola. 

Una considerazione basata anche sulla proposta di riorganizzazione del programma, presentata a luglio dall’assemblea dei giornalisti, che puntava a escludere il conduttore dal ruolo di unico autore.

... il dis - onorevole!!! ...

Roberto Scapinato contro il post diffamante del Deputato siciliano ex e in rientro dentro Fratelli d’Italia: 


"Invito l'onorevole Messina, come ho fatto nel video rivolgendomi a Delmastro e in passato con la deputata Kelany, a mostrare un sussulto di dignità rinunciando allo scudo dell’immunità parlamentare e affrontare una querela per diffamazione. Come Messina sa o dovrebbe sapere, nel 2022 l'ho presentata nei confronti di altri che sono già stati rinviati a giudizio per il reato di diffamazione aggravata per le stesse affermazioni false. Messina legga l'articolo pubblicato su Il Tempo del 2 agosto scorso, che allego qui nei commenti, in cui ho risposto in modo più che dettagliato alla sua collega Kelany. Questa panzana che lui ha ribadito è stata insinuata per la prima volta nel 1999 e già allora documentai che l’immobile da me ereditato nella quota di un sesto da mia madre, era stato messo in vendita a Sciacca nel 1996 dagli altri coeredi tramite un’agenzia immobiliare per il prezzo stimato dalla medesima agenzia corrispondente al valore di mercato dell’immobile, come confermato anche da una recente valutazione dell’attuale valore dell’immobile, pari a quasi il triplo del prezzo di vendita di allora. Tra le varie offerte pervenute fu accettata quella che più si approssimava al prezzo richiesto, senza che fosse nota l’identità dell’offerente. Dopo la conclusione della transazione appresi che l’acquirente era tale Rosaria Di Grado titolare della società Cesa, persona a me totalmente sconosciuta. Il resto della storia Messina può leggerlo nell'articolo, mentre riflette sulla rinuncia all'immunità." 


 Antonio Francesco Spitale.

sabato 10 ottobre 2026

... cornuti e mazziati!!! ...

L’ASSE USA-RUSSIA E IL CONTO ALL’EUROPA 


Che meraviglia la grandiosa spocchia della classe dirigente europea, quell'atteggiamento da primi della classe che finiscono puntualmente col sedere per terra e le tasche completamente svuotate. L’ultimo capolavoro della geopolitica dei polli è servito su un piatto d'argento. Trump fa una telefonata a Putin e in tre minuti d’orologio sgretola l’intera impalcatura di ipocrisia occidentale: sanzioni americane sul gasolio russo sospese con effetto immediato, trecentomila tonnellate pronte subito per gli Stati Uniti, milioni di tonnellate nei mesi a venire e listini dei carburanti in picchiata a Washington. Mentre oltreoceano si brinda con il diesel di Mosca a buon prezzo, la colonia europea resta al gelo a guardare lo spettacolo, stupefatta dal fatto che il mondo reale si muova a mazzette di dollari e barili di petrolio anziché a lezioncine di morale. Ci siamo cascati con tutte le scarpe nella trappola americana. I nostri governi e le nostre opposizioni, con il Partito Democratico in prima fila a scattare sull'attenti a ogni singola votazione per finanziare nuovi missili e cannoni, hanno dilapidato montagne di miliardi per una guerra per procura. Hanno prosciugato la sanità, distrutto il tessuto industriale, impoverito le famiglie e sventrato i bilanci pubblici in nome del dogma delle sanzioni alla Russia. Una misura strategica geniale, un boomerang così perfetto che nemmeno i migliori ingegneri avrebbero saputo progettare: noi abbiamo chiuso i rubinetti per fare i puri, e adesso la Russia vende il carburante agli americani, i quali ce lo rivenderanno a prezzo maggiorato con il bollino di garanzia. Paghiamo il pizzo due volte per avere il supremo privilegio di sentirci dalla parte giusta della storia. I nostri condottieri europei si sono messi l'elmetto di latta, hanno fatto i gradassi contro il gigante russo sacrificando il benessere di un intero continente e si sono trasformati nei clienti più creduloni della bottega americana. È lo schiaffo più sonoro e meritato della storia recente: Washington e Mosca fanno gli affari, mentre i burocrati di Bruxelles e i politici di casa nostra restano con il conto in banca prosciugato, le armi da saldare e l’ennesima bolletta stellare da far pagare ai propri cittadini. 

Se ne devono andare. Tutti. 


 Mauro David.

... certi livelli mentali!! ...

L'impressionante tornado che ha colpito Marsala, causando feriti e moltissimi danni, ha fatto esplodere la sezione commenti dei vari post che hanno riportato la notizia. Molti hanno scritto "Ma quale tromba d'aria, questo è un tornado!", ignorando che i due termini sono sinonimi, ma il peggio, come sempre, lo hanno espresso i soliti complottari, con una gran mole di commenti che hanno avuto come oggetto le solite scie chimiche, HAARP e i poteri forti. Prevedibili come la rata delle spese condominiali. Insomma, nulla di originale, Franca invece lo è stata, ed è stata franca. Che poi, anche noi amiamo gli animali, ma forse non esageriamo coi caffè.

... USA DOCET!!! ...

GIANADELIO MALETTI: L’INTELLIGENCE ITALIANA SUBORDINATA AGLI STATI UNITI. ALTRO CHE “SERVIZI DEVIATI”! 


 L’autobiografia del generale Gianadelio Maletti, già responsabile dell’Ufficio D del SID, pone una questione fondamentale per comprendere la storia italiana della Guerra fredda: la subordinazione dei servizi segreti italiani agli Stati Uniti. 🇮🇹🇺🇸 Se si prende sul serio la ricostruzione di Maletti, diventa difficile accontentarsi della formula dei servizi deviati. Questa espressione richiama singoli apparati infedeli, uomini che agiscono nell’ombra e strutture che si allontanano dalle proprie finalità istituzionali. Ma se il problema è la subordinazione a una potenza straniera, il quadro cambia radicalmente. Non soltanto servizi deviati, dunque, ma servizi subordinati agli USA, inseriti in rapporti di dipendenza che mettono direttamente in discussione l’autonomia dell’intelligence italiana. 
In un Paese strategicamente collocato nel sistema atlantico, la questione decisiva è capire quanto gli apparati italiani fossero realmente liberi di determinare le proprie priorità e quanto, invece, fossero condizionati dagli interessi strategici americani. 🇮🇹 Il problema riguarda direttamente la sovranità nazionale: quale autonomia può esercitare uno Stato se i suoi apparati di sicurezza sono subordinati a una potenza alleata? La categoria dei servizi deviati, da sola, rischia di occultare proprio questo nodo. Concentrarsi esclusivamente sui singoli responsabili può lasciare in ombra le strutture di potere, i rapporti di dipendenza e il contesto internazionale entro cui maturarono vicende cruciali della storia repubblicana. 

 Non basta chiedersi chi agiva nell’ombra. Bisogna chiedersi anche a quali interessi rispondeva, chi condizionava le decisioni e quali margini di autonomia restavano all’Italia. Il memoriale di Maletti va letto proprio in questa prospettiva: non come una testimonianza da accettare acriticamente, ma come una fonte da confrontare con documenti d’archivio e atti giudiziari, capace di riportare al centro una questione troppo spesso marginalizzata: i limiti effettivi della sovranità italiana durante la Guerra fredda.

 LA QUESTIONE NON RIGUARDA SOLTANTO I SERVIZI SEGRETI. RIGUARDA L’AUTONOMIA POLITICA DELL’ITALIA. 

 DA LEGGERE: Gianadelio Maletti, Memoriale. Non solo Piazza Fontana, a cura di Concetta Argiolas, Mursia, 2022. 


#GianadelioMaletti #Intelligence #PiazzaFontana #GuerraFredda #StrategiaDellaTensione #StoriaItaliana #SovranitàNazionale Nicola Guerra.