venerdì 21 marzo 2025

... puttana e ignorante!!! ...

Come al solito la stoccata migliore arriva da uno dei migliori esponenti della cultura della sinistra, il sempre impeccabile Pierluigi Bersani: "Nella storia del parlamento repubblicano raramente si è sentita una mistificazione come quella della Meloni: presentare il manifesto di Ventotene come la dittatura del proletariato. Certo nel ‘41 era difficile proporre libere elezioni democratiche. Ma quello che dice il Manifesto di Ventotene è che la proprietà privata può essere abolita, limitata o espansa per legge: quello che abbiamo fatto - nazionalizzazione dell’energia elettrica, privatizzazioni - perché è l’articolo 42 della nostra Costituzione che lo prevede. Ma noi italiani vogliamo essere il parco buoi di una propaganda becera che viene dalla presidenza del Consiglio? Fornaro si è commosso pensando a Colorni, io penso a un barcaiolo piacentino, Antonio Carini. Sì, a Ventotene c’erano anche muratori e barcaioli. Ha detto bene Fornaro: Meloni si inginocchi alla memoria di quelle persone". Si inginocchi e soprattutto chieda scusa. Poiché senza quegli uomini, senza Spinelli, Rossi, Colorni e i tanti antifascisti più o meno noti che pagarono con il carcere, l'esilio e spesso la vita per i loro ideali, non esiterebbero nè le Istituzioni nazionali, nè quelle europee che ha il privilegio, usurpandole, di presiedere. Ha ragione Bersani. Si inginocchi e chieda scusa!!! 

 Mario Imbimbo.

... Primavera ...

Il termine 'equinozio' 
La parola equinozio, ricorda l'Istituto nazionale di Astrofisica, "viene dal latino aequa-nox, ovvero notte uguale e indica che in un dato giorno la durata del periodo diurno e di quello notturno sono uguali". 

 Perché l'equinozio non è il 21 marzo 
Tanti sono convinti che l'equinozio di primavera cada sempre il 21 marzo, ma non è così. In realtà equinozi e solstizi cambiano ogni anno, in base al moto della Terra intorno al Sole. Nello specifico quello di marzo si posiziona tra il 20 e il 21 (raramente il 19). 

 L’oscillazione di questa data come di quelle dell'equinozio d'autunno e dei due solstizi di estate e inverno è una conseguenza della natura frazionaria della durata dell’anno tropico. Se la durata di un anno fosse esattamente pari a un multiplo intero della durata di un giorno, le stagioni seguirebbero un ciclo perfetto e ogni anno comincerebbero sempre lo stesso giorno, ma dal momento che un anno solare dura 365,2422 giorni cioè quasi un quarto di giorno di troppo, ogni quattro anni le stagioni accumulano un ritardo di circa un giorno. Questa è la ragione per cui ogni quattro anni aggiungiamo un giorno al calendario, il 29 febbraio, ed è anche il motivo per cui le date di solstizi ed equinozi variano.



... il "ciclone Benigni" mi ha fatto ritardare l'appuntamento con l'inizio della Primavera, me ne scuso!

giovedì 20 marzo 2025

... il ciclone Benigni -2 ...

A un certo punto, ieri sera, in diretta su Rai 1, un Roberto Benigni gigantesco e commovente ha dato una straordinaria lezione storica e politica alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una lezione su Ventotene, sugli eroi che scrissero quel Manifesto, sull'importanza dell'Europa, sulla barbarie del nazionalismo. Da leggere da cima a fondo: “Nel 1941, mentre la guerra infuriava nel mondo, in quest’isola sperduta di nome Ventotene, nel pieno di una tragedia senza limite, succede una cosa incredibile, come se si accendesse una luce, un lampo. Mentre intorno c’erano solo rovine, cadaveri e morti, tre uomini – Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni – pensarono al nostro futuro con un progetto che insieme era sogno e documento politico. Sono stati eroi della nostra storia, i primi, i pionieri. Perché Spinelli, Rossi e Colorni erano su quell’isola? Era un’isola dove i fascisti mandavano chi non la pensava come loro. Anche Pertini era stato esiliato per le sue idee. Anche a me, con questo spettacolo qua, mi avrebbero mandato a Sant’Elena. Sanno che bisogna inventare qualcosa di nuovo, cominciano a interrogarsi, a discutere. Dal continente gli arrivano dei libri: i libri sono bombe. Glieli manda Luigi Einaudi, è antifascista ma il regime lo tollera. Leggendo e discutendo fanno una scoperta: che quella cura miracolosa degli Stati Uniti, cioè una federazione che unisca i popoli, si può applicare anche agli Stati europei: federarsi affinché dopo la Seconda guerra mondiale non ce ne sia una terza. Cominciano a scrivere il manifesto di Ventotene, c’è dentro l’idea di un’Europa federale. Prima era solo un sogno, ora questa idea diventa un progetto politico, un programma che si può realizzare: l'idea centrale è attualissima, basata sulla giustizia sociale, dove nessuno restasse indietro. Il manifesto contiene anche alcune idee superate, ma non per questo viene meno la sua visionarietà, la grandezza di vedute. Pure la Bibbia dice di lapidare le adultere, e quindi buttiamo tutta la Bibbia? Il vero punto centrale del Manifesto di Ventotene è chiaro ed attualissimo: superare i nazionalismi, che avevano distrutto un continente, per costruire un’Europa unita. Ho appena pronunciato una parola che ha provocato milioni di morti nella storia: nazionalismo. Il nazionalismo è guerra, è stato la causa di tutte le guerre europee degli ultimi due secoli. Non è un'ideologia politica, è una fede integralista, un'ossessione: la mia Nazione. E non è sempre facile riconoscerlo eh, perché si maschera da 'patriottismo'. Si può essere patrioti senza essere nazionalisti. Un esempio è Garibaldi. Garibaldi ha fatto l’Italia, è patriota dei patrioti. Nel 1860 scrisse una lettera: ‘Supponete che l’Europa fosse un solo Stato’, per lui era chiaro che fare l’Italia non era sufficiente. Un patriota europeo, lui lo era già. Perché il vero patriottismo è amore. I patrioti amano il mondo, i nazionalisti ne hanno paura. Il loro motto è ‘Abbiate paura’. Paura del diverso, paura dello straniero, paura di chi non è proprio uguale a me. Hanno paura di tutto e la paura è all’origine di quasi tutte le stupidaggini umane. Quella del Manifesto di Ventotene è la pagina più commovente della nascita dell’Unione europea scritta in Italia”. Da applausi 
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La nostra presidente del Consiglio ha oltraggiato forse senza saperlo la memoria di quanti hanno combattuto in nome dell’Europa prima dall’esilio poi dalle fila della Resistenza per restituire all’Italia la dignità che il fascismo aveva distrutto, agli italiani la loro libertà. Giorgia Meloni è diventata una specialista delle citazioni monche che chissà chi le prepara a misura delle sue piccole polemiche. C’era già stato il caso di Ernest Renan, poi quello di Tucidide sventuratamente tagliato prima del richiamo alla guerra, ieri il più scandaloso con il manifesto di Ventotene fatto a brandelli per ridurlo alla dimensione d’una polemica parlamentare ignorando l’integrità del testo, il tempo, il luogo, la condizione di prigionieri del fascismo degli autori, quali fossero allora i riferimenti politici correnti. Ignorando soprattutto che anche da quel Manifesto sarebbe poi venuta l’Italia democratica e repubblicana, lo Stato sociale di cui tutti abbiamo beneficiato. Non si può fare sfoggio di citazioni distorte per ammantare con parole altrui le proprie approssimative conoscenze.

... il ciclone Benigni ...

Ieri in molti esaltavano la stratega Meloni che spostava l'attenzione dal piano di riarmo europeo alla polemica sul Manifesto di Ventotene. Ma in realtà se stratega fosse la Meloni ieri ha segnato uno dei suoi peggiori autogoal, proprio nella sua "Telemeloni" in Eurovisione. Difatti la risposta migliore, proprio in Eurovisione, alle assurdità della Meloni sul Manifesto di Ventotene (e viene anche il legittimo dubbio se sapesse del programma), è stato proprio l’elogio di quella famosa utopia fatto da Roberto Benigni proprio in Rai dove evidentemente la censura deve aver fatto cilecca o non si son accorti della coincidenza, dando così al menestrello toscano l'occasione di far goal a porta vuota. "Mentre intorno c’erano solo rovine, cadaveri e morti, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni pensarono al nostro futuro con un progetto che insieme era sogno e documento politico. Sono stati eroi della nostra storia, i primi, i pionieri". E ancora: "Leggendo e discutendo fanno una scoperta: che quella cura miracolosa degli Stati Uniti, cioè una federazione che unisca i popoli, si può applicare anche agli Stati europei: federarsi affinché dopo la Seconda guerra mondiale non ce ne sia una terza. Cominciano a scrivere il manifesto di Ventotene, c’è dentro l’idea di un’Europa federale. Prima era solo un sogno, ora questa idea diventa un progetto politico, un programma che si può realizzare". E infine: "Il vero punto centrale del Manifesto di Ventotene è chiaro ed attualissimo: superare i nazionalismi, che avevano distrutto un continente, per costruire un’Europa unita. Ho appena pronunciato una parola che ha provocato milioni di morti nella storia: nazionalismo. Il nazionalismo è guerra, è stato la causa di tutte le guerre europee degli ultimi due secoli. I patrioti amano il mondo, i nazionalisti ne hanno paura. Il loro motto è ‘Abbiate paura’. Paura del diverso, paura dello straniero, paura di chi non è proprio uguale a me. Hanno paura di tutto e la paura è all’origine di quasi tutte le stupidaggini umane". Sbaaaaang!!! Un goal a porta vuota dei più facili da segnare. Altro che stratega. Parliamo forse di uno dei più clamorosi errori di comunicazione mai compiuti dalla Meloni. In Eurovisione per giunta. Una figuraccia che ha avuto eco europea. Altro che stratega. Questa improvvisa. E pure male, molto male!!! Mario Imbimbo. 


 GIÙ LA MASCHERA GIORGIA! - 

Su Ventotene e su Almirante - Dopo il discorso della Presidente Meloni spero che coloro che, titubanti, NON HANNO voluto scendere in piazza, domandandosi che motivo vero ci fosse per fare una manifestazione PRO EUROPA (Si ma quale Europa?) adesso abbiano compreso l’urgenza e l’importanza dell’Europa che vogliamo. Meloni ha espresso quello che tutti i partiti nazionalisti presenti in europa stanno dicendo da un bel po’. Non si riconoscono nei principi espressi nel Manifesto di Ventotene. “La Mia Europa non è quella di Ventotene!” Così ha urlato strabuzzando gli occhi con arroganza (come suo solito). Per molti di noi non è una sorpresa, lo sapevamo, la sua visione è più simile a quella di Trump e Musk …e Orban (e tanti altri leader di destra che stanno vincendo in altri paesi). Non sono mai stati veri europeisti! Non hanno mai pensato all’idea degli Stati Uniti d’Europa. Sono nazionalisti di pensiero e di fatto. E così pure il nostro governo. Elly Schlein non le ha risparmiato un ricordo. «Cara Giorgia Meloni, lo sappiamo che l'Europa di Ventotene non è la tua. I nostri padri fondatori erano lì in esilio e immaginavano un mondo di pace e libertà mentre Giorgio Almirante elogiava il Manifesto della Razza». Adesso capite l’importanza di scendere in piazza per una europa unita?!?! Quella che si manifestava non era una europa votata al riarmo che vorrebbe gettarsi al buio nella braccia di una Ursula Von der Layen! Semmai il contrario! Una europa unita con una difesa comune che non accetta i nazionalismi! Paolo Ranzani.




mercoledì 19 marzo 2025

... accade che ...

Accade che meloni ieri, dopo mesi di latitanza istituzionale, si presenti in Senato per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Accade che la stessa attacchi tutti con arroganza, perfino gli alleati di governo, sostenendo di voler lasciare "ad altri la grossolana semplificazione secondo cui aumentare la spesa in sicurezza equivale a tagliare i servizi, la scuola, le infrastrutture, la sanità o il welfare". E che rincari la dose dicendo che "non è, ovviamente, così, e chi lo sostiene è perfettamente consapevole che sta ingannando i cittadini, perché maggiori risorse per la sanità, la scuola o il welfare non ci sono, attualmente, non perché spendiamo i soldi sulla difesa, ma perché centinaia di miliardi sono stati bruciati in provvedimenti che servivano solo a creare consenso facile". E concluda con un bel "la demagogia non mi interessa". Uno sproloquio fantastico, non c'è che dire. Secondo la premier e regina d'Italia chi sostiene che i soldi non andranno ad inficiare il bilancio dello Stato né toccheranno le tasche degli italiani è un demagogo che inganna i cittadini. No, infatti i 50 miliardi l'anno che daremo per il piano di riarmo di waffenursula saranno prelevati dal suo conto e da quello dei suoi colleghi. E non è colpa sua se i soldi per le armi ci sono e per le infrastrutture, l'istruzione, il lavoro, le pensioni, la ricerca e la Sanità mancano. No. È colpa di chi ha istitutuito il reddito di cittadinanza, il superbonus 110% e proposto il salario minimo, tutte iniziative politiche create a tavolino per accaparrarsi "consenso facile". Aiutare concretamente i poveri, il ceto medio-basso, far girare l'economia, ridare dignità ai lavoratori è "consenso facile". Promettere, senza aiutare nel concreto, di dare 1000 euro con un click non è demagogia. Investire 1 miliardo di euro per dei lager in Albania trasformati in poco tempo in resort per poliziotti appanzati non è sperpero di denaro pubblico. Buttare più di 15 miliardi di euro per un ponte inutile che collegherà due Regioni orfane delle necessità e strutture primarie non è sperpero di denaro pubblico. Promettere di eliminare le accise e di combattere l'aumento di bollette e gas quando invece il carovita è alle stelle non è demagogia. Gettare nel cesso 50 miliardi l'anno di denaro pubblico perché rischiamo un attacco russo immaginario, avendo già sul groppone più di 3000 miliardi di euro di debito pubblico non è demagogia, inganno, nei confronti del popolo. Insomma, per sora garbatella siamo noi a non aver capito una beneamata. "Gli 800 miliardi per il ReArm Europe non saranno tolti dal welfare ma saranno reperiti a debito" ha detto meloni in un altro passaggio di ieri a Palazzo Madama. Ma come? Lei e compari hanno rotto i cogl**ni al M5S per i 120 mld a debito del PNRR - fondamentale per il rilancio del Paese, anziché accettare il MES come avrebbe voluto invece renzi e che ci avrebbe portato al fallimento totale -, hanno scartavetrato i maro*i a loro stessi con il patto di stabilità e ora costoro ci dicono che 800 miliardi di euro per giocare a Risiko vanno bene? Cari amici, vedete, ci sono delle cose che non si possono comprare, per tutto il resto c'è melonicard. Per ripristinare i vitalizi d'oro fino alla settima generazione, adeguare gli stipendi in base ai dati ISTAT sulla crescita del costo della vita, per aumentare gli stipendi dei ministri non eletti (ad esempio quello dell'amico crosetto), per aiutare le multinazionali americane, i fondi speculativi arabi, per far arricchire le banche e le assicurazioni con polizze ambigue e ammortizzatori statali annessi, per sovvenzionare le università private degli amici (ed equipararle a quelle Pubbliche), per dare una mano alle aziende ospedaliere private e paralizzare il sistema sanitario nazionale, i soldi ci sono sempre. Si trovano o spuntano magicamente come i funghi. Sapete qual è la verità? Che la PAURA, la devono provare esclusivamente i cittadini comuni affinché accettino di rinunciare a diritti e libertà in cambio di "sicurezza", sanità, welfare etc. per il "vitale" e ipocrita riarmo sbandierato ai quattro venti da giorni da pennivendoli, politicanti e intellettuali di regime. Sarebbe ora di farla sperimentare a queste élite tracotanti e criminali sparse ovunque, da destra al centro democristiano passando per la finta sinistra neoliberista.

martedì 18 marzo 2025

... addio, Professore! ...

Addio al grande storico Lucio Villari, aveva 91 anni Nato a Bagnara Calabra nel 1933, è stato tra gli autori di alcuni dei manuali di storia più adottati dalle scuole e università italiane 

 Nato a Bagnara Calabra (Reggio Calabria) nel 1933, Villari è stato docente universitario e autore di numerosi saggi dedicati all'età moderna. Con il fratello Rosario aveva scritto il manuale “La società nella storia. Corso di storia per la scuola media inferiore”, su cui hanno studiato milioni di ragazzi: era stato pubblicato da Sansoni alla fine degli anni '70, ma poi è stato ristampato per due decenni. Presente in molte trasmissioni televisive, e componente del comitato scientifico di diversi programmi di Rai 3, tra i suoi libri si ricordano: “Settecento adieu. Dall'Illuminismo alla rivoluzione”; “Il capitalismo italiano del Novecento”; “Bella e perduta, l'Italia del Risorgimento”; “L'economia della crisi”; “La roulette del capitalismo”; “Romanticismo e tempo dell'industria”; “Niccolo' Machiavelli”; “L'insonnia del Novecento” e “America amara. Storie e miti a stelle e strisce”. Apprezzato professore e divulgatore, Villari per anni è stato docente di “Storia Contemporanea” presso l'Università Roma Tre e nei suoi studi si era distinto per profondità d'analisi e varietà dei temi, anche se aveva focalizzato maggiormente il proprio impegno sul periodo dell'Unità d'Italia. Lucio Villari si è spento al Policlinico Gemelli, dove era ricoverato da due giorni a seguito di una caduta in casa in cui aveva battuto la testa. Il professore era amante del Teatro e del Cinema: aveva curato adattamenti di classici come le “Lettere persiane” di Montesquieu e, nel 1980, era comparso con molta autoironia nel film “La terrazza” di Ettore Scola, di cui era amico. "Studioso insigne e fine intellettuale, riferimento di generazioni di storici, uomo di grande cultura, capace di coniugare rigore scientifico e passione per la democrazia e la giustizia" sono alcune delle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, spese nei suoi riguardi. 

 L'omaggio di Rai Storia 

"Abbiamo avuto per tanti anni Lucio Villari ospite del programma e sempre abbiamo potuto apprezzarne la passione, la curiosità, la lucidità del ragionamento. Ma anche l'inconfondibile tratto umano. Con lui negli anni abbiamo parlato di storia, ma anche di cinema, di letteratura, di teatro, di musica, perché nessun aspetto della cultura gli era estraneo. Come ad ogni vero intellettuale". Così Paolo Mieli ricorda il professor Lucio Villari aprendo la puntata di "Passato e Presente" dedicata a "I promessi sposi" - registrata pochi giorni prima dell'improvvisa scomparsa del grande storico e intellettuale - che Rai Cultura propone martedì 18 marzo alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia, per rendere un riconoscente omaggio al professore per la sua preziosa e autorevole collaborazione. Nella puntata Villari si sofferma con Paolo Mieli su quell'"intrusione" di un signorotto nei progetti di vita di una coppia di giovani popolani dal quale Alessandro Manzoni prende spunto per trasformare un modesto fatto di cronaca nel primo romanzo storico della letteratura italiana, capolavoro di fama internazionale. Pubblicato con il titolo definitivo a partire dal 1825, "I promessi sposi" racconta fatti accaduti nell'Europa del 1600 incendiata dalla Guerra dei Trent'Anni, lacerata dai contrasti religiosi tra cattolici e protestanti, contesa dalle corone francesi e spagnole, su cui si sofferma, in particolare, il professor Villari.

lunedì 17 marzo 2025

... revisione auto ...

... in un solo giorno ho effettuato un controllo preliminare e la revisione della mia auto ... OK!!