venerdì 31 gennaio 2020
... fine gennaio ...
... due immagini per sintetizzare questo fine mese: il caldo innaturale di questi "giorni della merla" e il "coronavirus cinese" che sta diventando emergenza globale ...
... BREXIT ...
Brexit, cosa cambia per Ue e Uk? Tutto in 3 punti
Vittoria Patanè
Londra, ore 23.00 del 31 gennaio. Bruxelles, ore 00.00 del 1°febbraio. Il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea, la Brexit è ufficialmente realtà. A tre anni e mezzo dal referendum del 23 giugno 2016 e dopo 47 anni di permanenza, il Regno Unito diventa il primo paese nella storia a dire addio alla Ue. GUARDA ANCHE: Brexit, l'ultimo atto Mercoledì 29 gennaio, il Parlamento europeo ha approvato, tra le lacrime di alcuni deputati, l’accordo di fuoriuscita precedentemente siglato da Westminster, Commissione Europea e Consiglio Ue. A far da colonna sonora all’evento c’era “Auld Lang Syne”, il tradizionale canto scozzese che si intona nei Paesi di lingua inglese quando si dice addio a un amico e con il quale gli eurodeputati hanno voluto omaggiare i colleghi che hanno deciso di andar via. Dopo tre anni di psicodrammi, accuse incrociate e negoziati, la Brexit è compiuta, almeno dal punto di vista ufficiale. Per quello formale dovremo aspettare altri 11 mesi, perché nonostante la portata storica assunta da questa data, “31 gennaio 2020”, ciò che conta davvero sarà quello che succederà nel cosiddetto periodo di transizione, che scatta a mezzanotte e un minuto del 1°febbraio e si concluderà alla mezzanotte del 31 dicembre 2020. Fino a quel momento infatti poco o nulla cambierà nei rapporti tra Regno Unito ed Unione Europa. BREXIT: IL PERIODO DI TRANSIZIONE Paradossalmente i tre anni e mezzo trascorsi dal 23 giugno 2016, giorno del referendum sulla Brexit, al 31 gennaio, data della fuoriuscita ufficiale, potrebbero rappresentare “la parte facile”. Quella più difficile comincia adesso. Regno Unito e Unione Europea avranno 11 mesi di tempo per accordarsi sulle future relazioni che intercorreranno i due blocchi. “Solo 11 mesi”, affermano in molti calcando il tono sull’avverbio per sottolineare che il tempo è poco e le cose da discutere tante, forse troppe. Brexit Regno Unito e Ue© FIRSTonline Brexit Regno Unito e Ue E nel frattempo? Non cambia nulla. Londra continuerà a far parte del mercato unico e dell’unione doganale e fino a fine anno i cittadini, sia europei che britannici, potranno continuare a viaggiare per turismo o per lavoro da una parte all’altra del continente senza limitazioni né preoccupazioni. Tradotto: niente visto, né passaporto. Agli italiani basterà la solita carta d’identità. Il Regno Unito dovrà inoltre continuare a pagare la sua quota di partecipazione alla Ue e a rispettare tutte le sue norme, comprese quelle riguardanti la Corte di Giustizia Ue, ma non potrà mettere bocca sulle decisioni che prenderanno gli altri 27 Paesi. UE E UK: COSA BISOGNA NEGOZIARE Le lancette scorrono inesorabili. Entro il 31 dicembre 2020 Regno Unito e Unione Europea dovranno accordarsi su temi delicatissimi: dai possibili dazi da applicare su prodotti e merci, ai rapporti sulla concorrenza che intercorreranno tra aziende e istituzioni, passando per sicurezza, condivisione di informazioni, brevetti, farmaci, aiuti di Stato, forniture di gas ed elettricità e diritto di pesca. Facciamo solo un esempio: ad oggi, l’Unione Europea esporta nel Regno Unito circa 40 miliardi di euro l’anno di prodotti, 3,4 miliardi di essi arrivano dall’Italia. Nel periodo 2001-2017, la presenza del Made in Italy agroalimentare sul mercato britannico è aumentata del 43%, grazie a vini, prodotti ortofrutticoli e formaggi. Cosa succederebbe se su tutti questi prodotti venissero imposti dei dazi o se il Governo di Boris Johnson decidesse di aprire il mercato britannico a prodotti ottenuti secondo criteri meno rigorosi in termini di sicurezza alimentare e protezione delle risorse naturali? “È un aspetto, questo, che preoccupa anche gli agricoltori britannici – evidenzia il numero uno di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti -. Nel quadro dello scontato accordo commerciale con gli Stati Uniti, ad esempio, si teme l’apertura alle carni ottenute con l’uso degli ormoni negli allevamenti e al pollame trattato con il cloro”. Dal punto di vista commerciale, la volontà dell’Unione Europea, confermata anche dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, sembra essere quella di non applicare alcuna tariffa su prodotti o merci a condizione che il Regno Unito rispetti delle condizioni: Londra dovrà applicare standard ambientali simili a quelli dell’Unione Europea e rispettare le norme sui lavoratori e sugli aiuti di Stato, evitando di dare troppa mano libera alle sue aziende. Il timore è che, allo scopo di favorire il rilancio dell’economia ed evitare i possibili contraccolpi della Brexit, Londra offra alle sue società condizioni impossibili da rispettare per le aziende comunitarie, ignorando de facto le regole sulla concorrenza in vigore al di qua della Manica. Johnson potrebbe giocarsi anche la carta di un accordo favorevole con gli Usa che rafforzerebbe la sua posizione negoziale nei confronti della Ue (le trattative con Washington verranno effettuate in parallelo). Non è detto però che l’amico Donald Trump – che negli ultimi giorni è pure arrabbiato con lui per le libertà concesse a Huawei sul 5G sul suolo britannico -, gli renda la vita così facile. Gli Stati Uniti dovranno guadagnarci e Londra corre il rischio di ritrovarsi tra due fuochi. Ma torniamo a noi. Una volta trovata un’intesa su questi temi si comincerà a parlare di “persone”: che trattamento avranno i cittadini europei che arrivano o vivono nel Regno Unito e viceversa? La Gran Bretagna continuerà a partecipare al progetto Erasmus+? Si continuerà a cooperare su cultura o sicurezza? Domande che nei prossimi mesi rimarranno senza risposta. Resta poi aperto il problema del controllo dei confini, soprattutto per quanto riguarda la frontiera fra Repubblica d’Irlanda – appartenente all’Unione Europea – e Irlanda del Nord, parte del Regno Unito. Questione che a Londra, Dublino e Belfast ha causato non poche tensioni. Secondo l’accordo preliminare ci sarà una barriera doganale nel mare d’Irlanda, ma i dettagli sono ancora tutti da definire. BREXIT: IL NO DEAL È ANCORA DIETRO L’ANGOLO Le possibilità che Regno Unito e Unione Europea riescano ad accordarsi su tutte queste questioni entro il 31 dicembre 2020 sono bassissime. Allo scopo di suffragare questa tesi molti citano come esempio l’intesa tra Canada e Unione Europea, i cui negoziati hanno richiesto ben sette anni di tempo. Michael Bernier, capo negoziatore della Ue, ha calcolato che in questo caso ne serviranno almeno tre. A peggiorare il quadro c’è anche il fatto che le trattative tra Londra e Bruxelles in realtà non cominceranno il 1°febbraio, ma secondo il Guardian, si dovrà aspettare addirittura il 3 marzo perché Commissione e Consiglio Ue dovranno approvare la proposta di mandato negoziale necessaria per partire. Proprio per questi motivi, sono in molti a chiedere già da oggi che il periodo di transizione venga prorogato oltre il 31 dicembre 2020. Il problema è che un mese fa il Parlamento britannico, dominato dopo le elezioni dai conservatori, su proposta dello stesso Premier Boris Johnson ha approvato una legge che impegna Downing Street a portare a termine la Brexit entro il 31 dicembre “a qualsiasi costo”. Per questo motivo, nonostante l’accordo ufficiale sulla fuoriuscita, lo spettro di un no deal e di una conseguente Hard Brexit rimane più intenso che mai. Attenzione però perché c’è anche un’altra possibilità (oltre a quella che i negoziati vadano a buon fine nei tempi stabiliti, ovviamente): Westminster potrebbe approvare un’altra legge, opposta a quella di dicembre, che consenta a Londra di chiedere un’estensione dei tempi. Ipotesi paradossale? Non troppo. Brexit in questi tre anni e mezzo ci ha abituato a tutto e al contrario di tutto. Alla prossima puntata.
Vittoria Patanè
Londra, ore 23.00 del 31 gennaio. Bruxelles, ore 00.00 del 1°febbraio. Il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea, la Brexit è ufficialmente realtà. A tre anni e mezzo dal referendum del 23 giugno 2016 e dopo 47 anni di permanenza, il Regno Unito diventa il primo paese nella storia a dire addio alla Ue. GUARDA ANCHE: Brexit, l'ultimo atto Mercoledì 29 gennaio, il Parlamento europeo ha approvato, tra le lacrime di alcuni deputati, l’accordo di fuoriuscita precedentemente siglato da Westminster, Commissione Europea e Consiglio Ue. A far da colonna sonora all’evento c’era “Auld Lang Syne”, il tradizionale canto scozzese che si intona nei Paesi di lingua inglese quando si dice addio a un amico e con il quale gli eurodeputati hanno voluto omaggiare i colleghi che hanno deciso di andar via. Dopo tre anni di psicodrammi, accuse incrociate e negoziati, la Brexit è compiuta, almeno dal punto di vista ufficiale. Per quello formale dovremo aspettare altri 11 mesi, perché nonostante la portata storica assunta da questa data, “31 gennaio 2020”, ciò che conta davvero sarà quello che succederà nel cosiddetto periodo di transizione, che scatta a mezzanotte e un minuto del 1°febbraio e si concluderà alla mezzanotte del 31 dicembre 2020. Fino a quel momento infatti poco o nulla cambierà nei rapporti tra Regno Unito ed Unione Europa. BREXIT: IL PERIODO DI TRANSIZIONE Paradossalmente i tre anni e mezzo trascorsi dal 23 giugno 2016, giorno del referendum sulla Brexit, al 31 gennaio, data della fuoriuscita ufficiale, potrebbero rappresentare “la parte facile”. Quella più difficile comincia adesso. Regno Unito e Unione Europea avranno 11 mesi di tempo per accordarsi sulle future relazioni che intercorreranno i due blocchi. “Solo 11 mesi”, affermano in molti calcando il tono sull’avverbio per sottolineare che il tempo è poco e le cose da discutere tante, forse troppe. Brexit Regno Unito e Ue© FIRSTonline Brexit Regno Unito e Ue E nel frattempo? Non cambia nulla. Londra continuerà a far parte del mercato unico e dell’unione doganale e fino a fine anno i cittadini, sia europei che britannici, potranno continuare a viaggiare per turismo o per lavoro da una parte all’altra del continente senza limitazioni né preoccupazioni. Tradotto: niente visto, né passaporto. Agli italiani basterà la solita carta d’identità. Il Regno Unito dovrà inoltre continuare a pagare la sua quota di partecipazione alla Ue e a rispettare tutte le sue norme, comprese quelle riguardanti la Corte di Giustizia Ue, ma non potrà mettere bocca sulle decisioni che prenderanno gli altri 27 Paesi. UE E UK: COSA BISOGNA NEGOZIARE Le lancette scorrono inesorabili. Entro il 31 dicembre 2020 Regno Unito e Unione Europea dovranno accordarsi su temi delicatissimi: dai possibili dazi da applicare su prodotti e merci, ai rapporti sulla concorrenza che intercorreranno tra aziende e istituzioni, passando per sicurezza, condivisione di informazioni, brevetti, farmaci, aiuti di Stato, forniture di gas ed elettricità e diritto di pesca. Facciamo solo un esempio: ad oggi, l’Unione Europea esporta nel Regno Unito circa 40 miliardi di euro l’anno di prodotti, 3,4 miliardi di essi arrivano dall’Italia. Nel periodo 2001-2017, la presenza del Made in Italy agroalimentare sul mercato britannico è aumentata del 43%, grazie a vini, prodotti ortofrutticoli e formaggi. Cosa succederebbe se su tutti questi prodotti venissero imposti dei dazi o se il Governo di Boris Johnson decidesse di aprire il mercato britannico a prodotti ottenuti secondo criteri meno rigorosi in termini di sicurezza alimentare e protezione delle risorse naturali? “È un aspetto, questo, che preoccupa anche gli agricoltori britannici – evidenzia il numero uno di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti -. Nel quadro dello scontato accordo commerciale con gli Stati Uniti, ad esempio, si teme l’apertura alle carni ottenute con l’uso degli ormoni negli allevamenti e al pollame trattato con il cloro”. Dal punto di vista commerciale, la volontà dell’Unione Europea, confermata anche dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, sembra essere quella di non applicare alcuna tariffa su prodotti o merci a condizione che il Regno Unito rispetti delle condizioni: Londra dovrà applicare standard ambientali simili a quelli dell’Unione Europea e rispettare le norme sui lavoratori e sugli aiuti di Stato, evitando di dare troppa mano libera alle sue aziende. Il timore è che, allo scopo di favorire il rilancio dell’economia ed evitare i possibili contraccolpi della Brexit, Londra offra alle sue società condizioni impossibili da rispettare per le aziende comunitarie, ignorando de facto le regole sulla concorrenza in vigore al di qua della Manica. Johnson potrebbe giocarsi anche la carta di un accordo favorevole con gli Usa che rafforzerebbe la sua posizione negoziale nei confronti della Ue (le trattative con Washington verranno effettuate in parallelo). Non è detto però che l’amico Donald Trump – che negli ultimi giorni è pure arrabbiato con lui per le libertà concesse a Huawei sul 5G sul suolo britannico -, gli renda la vita così facile. Gli Stati Uniti dovranno guadagnarci e Londra corre il rischio di ritrovarsi tra due fuochi. Ma torniamo a noi. Una volta trovata un’intesa su questi temi si comincerà a parlare di “persone”: che trattamento avranno i cittadini europei che arrivano o vivono nel Regno Unito e viceversa? La Gran Bretagna continuerà a partecipare al progetto Erasmus+? Si continuerà a cooperare su cultura o sicurezza? Domande che nei prossimi mesi rimarranno senza risposta. Resta poi aperto il problema del controllo dei confini, soprattutto per quanto riguarda la frontiera fra Repubblica d’Irlanda – appartenente all’Unione Europea – e Irlanda del Nord, parte del Regno Unito. Questione che a Londra, Dublino e Belfast ha causato non poche tensioni. Secondo l’accordo preliminare ci sarà una barriera doganale nel mare d’Irlanda, ma i dettagli sono ancora tutti da definire. BREXIT: IL NO DEAL È ANCORA DIETRO L’ANGOLO Le possibilità che Regno Unito e Unione Europea riescano ad accordarsi su tutte queste questioni entro il 31 dicembre 2020 sono bassissime. Allo scopo di suffragare questa tesi molti citano come esempio l’intesa tra Canada e Unione Europea, i cui negoziati hanno richiesto ben sette anni di tempo. Michael Bernier, capo negoziatore della Ue, ha calcolato che in questo caso ne serviranno almeno tre. A peggiorare il quadro c’è anche il fatto che le trattative tra Londra e Bruxelles in realtà non cominceranno il 1°febbraio, ma secondo il Guardian, si dovrà aspettare addirittura il 3 marzo perché Commissione e Consiglio Ue dovranno approvare la proposta di mandato negoziale necessaria per partire. Proprio per questi motivi, sono in molti a chiedere già da oggi che il periodo di transizione venga prorogato oltre il 31 dicembre 2020. Il problema è che un mese fa il Parlamento britannico, dominato dopo le elezioni dai conservatori, su proposta dello stesso Premier Boris Johnson ha approvato una legge che impegna Downing Street a portare a termine la Brexit entro il 31 dicembre “a qualsiasi costo”. Per questo motivo, nonostante l’accordo ufficiale sulla fuoriuscita, lo spettro di un no deal e di una conseguente Hard Brexit rimane più intenso che mai. Attenzione però perché c’è anche un’altra possibilità (oltre a quella che i negoziati vadano a buon fine nei tempi stabiliti, ovviamente): Westminster potrebbe approvare un’altra legge, opposta a quella di dicembre, che consenta a Londra di chiedere un’estensione dei tempi. Ipotesi paradossale? Non troppo. Brexit in questi tre anni e mezzo ci ha abituato a tutto e al contrario di tutto. Alla prossima puntata.
mercoledì 29 gennaio 2020
lunedì 27 gennaio 2020
... 27 gennaio 1945 ...
La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sòmogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti.
Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi.
A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi (la strada era più alta del campo) sui loro enormi cavalli, fra il grigio della neve e il grigio del cielo, immobili sotto le folate di vento umido minaccioso di disgelo.
Ci pareva, e così era, che il nulla pieno di morte in cui da dieci giorni ci aggiravamo come astri spenti avesse trovato un suo centro solido, un nucleo di condensazione: quattro uomini armati, ma non armati contro di noi; quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo.
Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo.
(…) Charles ed io sostammo in piedi presso la buca ricolma di membra livide, mentre altri abbattevano il reticolato; poi rientrammo con la barella vuota, a portare la notizia ai compagni. Per tutto il resto della giornata non avvenne nulla, cosa che non ci sorprese, ed a cui eravamo da molto tempo avvezzi.
(…) Il mattino ci portò i primi segni di libertà. Giunsero (evidentemente precettati dai russi) una ventina di civili polacchi, uomini e donne, che non pochissimo entusiasmo si diedero ad armeggiare per mettere ordine e pulizia fra le baracche e sgomberare i cadaveri. Verso mezzogiorno arrivò un bambino spaurito, che trascinava una mucca per la cavezza; ci fece capire che era per noi, e che la mandavano i russi, indi abbandonò la bestia e fuggì come un baleno. Non saprei dire come, il povero animale venne macellato in pochi minuti, sventrato, squartato, e le sue spoglie si dispersero per tutti i recessi del campo dove si annidavano i superstiti.
A partire dal giorno successivo, vedemmo aggirarsi per il campo altre ragazze polacche, pallide di pietà e di ribrezzo: ripulivano i malati e ne curavano alla meglio le piaghe. Accesero anche in mezzo al campo un enorme fuoco, che alimentavano con i rottami delle baracche sfondate, e sul quale cucinavano la zuppa in recipienti di fortuna. Finalmente, al terzo giorno, si vide entrare in campo un carretto a quattro ruote, guidato festosamente da Yankel, uno Häftling: era un giovane ebreo russo, forse l’unico russo fra i superstiti, ed in quanto tale si era trovato naturalmente a rivestire la funzione di interprete e di ufficiale di collegamento coi comandi sovietici. Tra sonori schiocchi di frusta, annunziò che aveva incarico di portare al Lager centrale di Auschwitz, ormai trasformato in un gigantesco lazzaretto, tutti i vivi fra noi, a piccoli gruppi di trenta o quaranta al giorno, e a cominciare dai malati più gravi.
domenica 26 gennaio 2020
... Waterloo ...
TORINO - L'Atalanta riparte da un 7-0, un risultato che non aveva mai fatto registrare in Serie A. Dopo il pari con l'Inter e la sconfitte con la Fiorentina in Coppa Italia e in casa con la Spal in campionato, i bergamaschi si rilanciano in zona Champions rifilando ben 7 gol al Torino all'Olimpico. Gara senza storia con il primo tempo chiuso sullo 0-3 grazie ai gol di Ilicic, Gosens e Zapata su rigore. Nella ripresa va anche peggio per i granata con un sontuoso Ilicic che prima segna da centrocampo, poi fa tripletta. Nel finale entra Muriel che realizza un rigore e firma il settimo gol nerazzurro. L'Atalanta aggancia momentaneamente la Roma al quarto posto. Il Toro, che ha chiuso la gara in nove per le espulsioni di Izzo e Lukic e non aveva mai perso in casa per 7-0 nella sua storia, resta a quota 27 in classifica.
Super Dea e Ilicic la sblocca 3-4-2-1 per Mazzarri che in attacco schiera Belotti con Verdi e Berenguer poco dietro. De Silvestri e Laxalt esterni con Meitè e Lukic in mezzo al campo. Difesa a tre con Izzo, Nkoulou e Djidji. Gasperini risponde col 3-4-1-2 con Gomez dietro Ilicic e Zapata in avanti. Hateboer e Gosens esterni, de Roon e Freuler a centrocampo. In difesa Toloi, Djimsiti e Palomino. Dopo un inizio di studio, è l'Atalanta a fare possesso palla mentre il Toro attende la chance giusta, ma al 10′ Belotti viene murato in area da Gosens. Poi è solo Atalanta con Sirigu che fa quel che può nel tentativo di tenere in gara i suoi. Al 16′ gran parata su un colpo di testa di Palomino, ma un minuto dopo l'estremo difensore non può nulla: pazzesco recupero palla in scivolata di Palomino su Laxalt sul fondo sinistro, sfera messa in mezzo e sul secondo palo arriva Ilicic che insacca. Gosens goleador, Zapata si sblocca su rigore De Silvestri di testa tenta di svegliare i suoi, ma Gollini è attento. Ma l'Atalanta non si ferma e domina letteralmente il match e al 22′ Sirigu salva in uscita su Gosens, imbeccato da Ilicic. Lo sloveno assiste Toloi al 27′, tiro e altra parata. Un minuto dopo super Sirigu nel salvare per due volte su Freuler. Alla mezz'ora il meritato raddoppio bergamasco: angolo, palla messa fuori e gran tiro di mezzo esterno sinistro al volo di Gosens che si conferma un grande difensore goleador. Sono 7 adesso le reti segnate in campionato per il tedesco. Il Torino prova ad avanzare ma non ci sono idee e l'Atalanta difende anche bene. Nel finale del primo tempo magia di Ilicic in area granata e trattenuta di Lukic. E' rigore e sul dischetto ci va Zapata che si sblocca dopo la lunga assenza per infortunio: il colombiano non segnava dal 6 ottobre del 2019. Sontuoso Ilicic Il Torino torna in campo nella ripresa e sembra crederci con due occasioni di Lukic e Belotti, ma Gollini salva sul "Gallo". Ma è un fuoco di paglia perché i granata la combinano grossa al 53′: c'è un fallo di mano a in mezzo al campo, i giocatori di casa arretrano e lasciano lì il pallone, Ilicic batte subito perché vede Sirigu fuori dai pali e segna col sinistro un gol pazzesco. Passa un solo minuto e Ilicic serve il poker e firma la sua tripletta personale: Zapata per Gomez che imbuca in area per lo sloveno che, solo davanti a Sirigu, insacca col sinistro. C'è gloria anche per Muriel Sullo 0-5 la gara praticamente finisce, ma solo per il Torino. Perché l'Atalanta non si ferma e Sirigu salva su Gomez con l'aiuto del palo. Entra anche Malinovskyi al posto di Ilicic (applaudito anche dai sostenitori granata) e l'ucraino col sinistro per poco non segna subito al 72′, mentre Pasalic viene murato in area due minuti dopo. Al 76′ Izzo stende Djimsiti e rimedia il secondo giallo lasciando i suoi in dieci. Nel finale è ancora e solo Atalanta e Meitè commette un ingenuità e poi abbatte Toloi in area. Altro rigore che stavolta realizza Muriel, da poco subentrato a Gosens. Due minuti dopo la settima meraviglia atalantina: Gomez in area per Muriel e diagonale vincente di sinistro. All'ultimo minuto Lukic punisce fallosamente Gomez e Guida lo caccia. Finisce nel peggiore dei modi per il Toro, mentre l'Atalanta torna a gioire.
Torino-Atalanta 0-7 (0-3) Torino (3-4-2-1): Sirigu, Izzo, Nkoulou, Djidji, De Silvestri, Lukic, Meité, Laxalt (20′ st Millico), Verdi (34′ st Edera), Berenguer (33′ st Lyanco), Belotti. (18 Ujkani, 25 Rosati, 10 Iago Falque, 17 Singo, 36 Bremer, 80 Adopo). All.: Mazzarri Atalanta (3-4-1-2): Gollini, Toloi, Palomino, Djimsiti, Hateboer, de Roon (12′ st Pasalic), Freuler, Gosens (38′ st Muriel), Gomez, Ilicic (26′ st Malinovskyi), Zapata. (31 Rossi, 57 Sportiello, 3 Caldara, 17 Piccoli, 20 Da Riva, 55 Okoli). All.: Gasperini Arbitro: Guida di Torre Annunziata Reti: nel pt 17′ Ilicic, 29′ Gosens, 46′ Zapata (rig.). Nel st 8′, 9′ Ilicic, 41′ (rig.) e 43′ Muriel Angoli: 12 a 4 per l'Atalanta Recupero: 1′ e 1′ Ammoniti: Izzo, de Roon, Hateboer per gioco scorretto Espulso: Izzo, Lukic Spettatori: 18.824. Incasso: 266.040,00 euro.
Super Dea e Ilicic la sblocca 3-4-2-1 per Mazzarri che in attacco schiera Belotti con Verdi e Berenguer poco dietro. De Silvestri e Laxalt esterni con Meitè e Lukic in mezzo al campo. Difesa a tre con Izzo, Nkoulou e Djidji. Gasperini risponde col 3-4-1-2 con Gomez dietro Ilicic e Zapata in avanti. Hateboer e Gosens esterni, de Roon e Freuler a centrocampo. In difesa Toloi, Djimsiti e Palomino. Dopo un inizio di studio, è l'Atalanta a fare possesso palla mentre il Toro attende la chance giusta, ma al 10′ Belotti viene murato in area da Gosens. Poi è solo Atalanta con Sirigu che fa quel che può nel tentativo di tenere in gara i suoi. Al 16′ gran parata su un colpo di testa di Palomino, ma un minuto dopo l'estremo difensore non può nulla: pazzesco recupero palla in scivolata di Palomino su Laxalt sul fondo sinistro, sfera messa in mezzo e sul secondo palo arriva Ilicic che insacca. Gosens goleador, Zapata si sblocca su rigore De Silvestri di testa tenta di svegliare i suoi, ma Gollini è attento. Ma l'Atalanta non si ferma e domina letteralmente il match e al 22′ Sirigu salva in uscita su Gosens, imbeccato da Ilicic. Lo sloveno assiste Toloi al 27′, tiro e altra parata. Un minuto dopo super Sirigu nel salvare per due volte su Freuler. Alla mezz'ora il meritato raddoppio bergamasco: angolo, palla messa fuori e gran tiro di mezzo esterno sinistro al volo di Gosens che si conferma un grande difensore goleador. Sono 7 adesso le reti segnate in campionato per il tedesco. Il Torino prova ad avanzare ma non ci sono idee e l'Atalanta difende anche bene. Nel finale del primo tempo magia di Ilicic in area granata e trattenuta di Lukic. E' rigore e sul dischetto ci va Zapata che si sblocca dopo la lunga assenza per infortunio: il colombiano non segnava dal 6 ottobre del 2019. Sontuoso Ilicic Il Torino torna in campo nella ripresa e sembra crederci con due occasioni di Lukic e Belotti, ma Gollini salva sul "Gallo". Ma è un fuoco di paglia perché i granata la combinano grossa al 53′: c'è un fallo di mano a in mezzo al campo, i giocatori di casa arretrano e lasciano lì il pallone, Ilicic batte subito perché vede Sirigu fuori dai pali e segna col sinistro un gol pazzesco. Passa un solo minuto e Ilicic serve il poker e firma la sua tripletta personale: Zapata per Gomez che imbuca in area per lo sloveno che, solo davanti a Sirigu, insacca col sinistro. C'è gloria anche per Muriel Sullo 0-5 la gara praticamente finisce, ma solo per il Torino. Perché l'Atalanta non si ferma e Sirigu salva su Gomez con l'aiuto del palo. Entra anche Malinovskyi al posto di Ilicic (applaudito anche dai sostenitori granata) e l'ucraino col sinistro per poco non segna subito al 72′, mentre Pasalic viene murato in area due minuti dopo. Al 76′ Izzo stende Djimsiti e rimedia il secondo giallo lasciando i suoi in dieci. Nel finale è ancora e solo Atalanta e Meitè commette un ingenuità e poi abbatte Toloi in area. Altro rigore che stavolta realizza Muriel, da poco subentrato a Gosens. Due minuti dopo la settima meraviglia atalantina: Gomez in area per Muriel e diagonale vincente di sinistro. All'ultimo minuto Lukic punisce fallosamente Gomez e Guida lo caccia. Finisce nel peggiore dei modi per il Toro, mentre l'Atalanta torna a gioire.
Torino-Atalanta 0-7 (0-3) Torino (3-4-2-1): Sirigu, Izzo, Nkoulou, Djidji, De Silvestri, Lukic, Meité, Laxalt (20′ st Millico), Verdi (34′ st Edera), Berenguer (33′ st Lyanco), Belotti. (18 Ujkani, 25 Rosati, 10 Iago Falque, 17 Singo, 36 Bremer, 80 Adopo). All.: Mazzarri Atalanta (3-4-1-2): Gollini, Toloi, Palomino, Djimsiti, Hateboer, de Roon (12′ st Pasalic), Freuler, Gosens (38′ st Muriel), Gomez, Ilicic (26′ st Malinovskyi), Zapata. (31 Rossi, 57 Sportiello, 3 Caldara, 17 Piccoli, 20 Da Riva, 55 Okoli). All.: Gasperini Arbitro: Guida di Torre Annunziata Reti: nel pt 17′ Ilicic, 29′ Gosens, 46′ Zapata (rig.). Nel st 8′, 9′ Ilicic, 41′ (rig.) e 43′ Muriel Angoli: 12 a 4 per l'Atalanta Recupero: 1′ e 1′ Ammoniti: Izzo, de Roon, Hateboer per gioco scorretto Espulso: Izzo, Lukic Spettatori: 18.824. Incasso: 266.040,00 euro.
... troppo!! ...
... quella in foto non è quella inviatami tramite whatsapp da Patricia, ma poco importa ... la "signora" pretendeva che le facessi una ricarica telefonica da 25 euro! quando è troppo è troppo! Le ho mandato un messaggio molto esplicito in cui ribadivo che non ero il suo bancomat e quindi non potevo e non volevo inviarle alcunché! E così pongo DEFINITIVAMENTE termine al periodo R.A.S.P.!!!
sabato 25 gennaio 2020
... per Giulio ...
(ANSA) - TRIESTE, 25 GEN - "25 gennaio 2016 - 25 gennaio 2020...4 anni ... grazie di cuore a chi ci sta vicino...!!!!".
E' quanto scrive Paola Deffendi, mamma di Giulio Regeni, sul suo profilo Facebook a quattro anni dalla scomparsa del ricercatore friulano a Il Cairo. Questa sera la famiglia Regeni è attesa a una fiaccolata in programma a Fiumicello (Udine), per chiedere verità e giustizia per il giovane. (ANSA).
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