giovedì 12 marzo 2026

... Mitico Sanchez!! ...

Ha ritirato l’ambasciatrice. Non per finta. Non “per consultazioni”. L’ha ritirata davvero, definitivamente. La Spagna non ha più un ambasciatore in Israele, declassando così la propria rappresentanza diplomatica a Tel Aviv al livello di incaricato d’affari. E sapete perché? Perché Pedro Sánchez è l’unico leader occidentale che fa quello che dice. E così, dopo che Israele aveva lanciato accuse calunniose contro la Spagna e adottato misure inaccettabili contro due ministri del suo governo, lui ha deciso di agire: ritiro definitivo dell’ambasciatrice. Pedro Sánchez sta scrivendo un pezzo di storia europea. Da solo, contro tutti, con una coerenza che nessun altro leader del continente può nemmeno lontanamente vantare. E un giorno, quando i libri racconteranno chi ha avuto il coraggio di stare dalla parte giusta mentre il mondo guardava altrove, il suo nome ci sarà.

... Ciao Enrica! ...

VIVO NELL'ATTESA,POI QUEL CHE SARÀ SARÀ ...

.il tumore al pancreas una brutta bestia...se ne è andata Enrica Bonaccorti, lasciando un vuoto enorme

💔 CIAO ENRICA,RIPOSA IN PACE🙏😔🙏

... sui fascisti ... zitti!! ...

𝐒𝐮𝐢 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐭𝐚𝐜𝐞. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

I carabinieri di Teramo hanno eseguito otto misure cautelari nei confronti di un gruppo che si autodefiniva “Gioventù fascista rosetana”: quattro arresti, un capo finito in carcere, tre ai domiciliari, quattro con obbligo di firma. Diciassette gli indagati, quattordici accusati di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale. Il gruppo pianificava spedizioni punitive contro i bengalesi, assaltava con sassaiole il Centro d’accoglienza di Roseto degli Abruzzi, custodiva foto hitleriane e gestiva chat di incitamento alla violenza razziale. Il tutto era emerso indagando su un agguato preordinato ai carabinieri l’8 ottobre 2025, con spranghe e sassi nascosti vicino al palazzetto dello sport. Mi sono tornati in mente gli attivisti di Ultima Generazione processati per aver gettato vernice lavabile sulla facciata del Senato, con una pena prospettata fino a cinque anni. Mi sono tornati in mente i 180 procedimenti giudiziari in tre anni contro chi bloccava strade per chiedere politiche climatiche, gli studenti manganellati nei cortei per Gaza, i fogli di via usati come strumenti di ritorsione contro gli attivisti. Per tutto questo, il governo aveva parole pronte. La presidente del Consiglio che definisce “oltraggioso” il lancio di vernice lavabile su un palazzo, il ministro dei Trasporti che ha dichiarato più volte di voler reprimere chi scende in strada per il clima. Per la “Gioventù fascista rosetana”, niente. Silenzio. E allora la domanda, sempre la stessa, torna a farsi sentire: quanto schifo bisogna fare per sbattere ogni volta la faccia contro il proprio contraddirsi, accettando di spaccarsi il naso pur di non cedere un millimetro di propaganda?

mercoledì 11 marzo 2026

... lectio magistralis ...


Lectio Magistralis e Governo distratto.

(il  #buongiorno  di Giulio Cavalli per Left)

Un cerimonia accademica può essere un atto politico. Ieri a Firenze, nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il presidente Sergio Mattarella ha ritirato una laurea honoris causa dalla Scuola di scienze politiche Cesare Alfieri e ne ha approfittato per ricordare che Alexis de Tocqueville aveva già immaginato questo preciso momento storico: un futuro «oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista». Non lasciamo che accada, ha detto. Parole calibrate ma non ermetiche. Basta scavare solo un po’. Il governo che siede a Palazzo Chigi ha garantito intanto immunità a Benjamin Netanyahu, ricercato dalla Corte penale internazionale, la CPI, per crimini di guerra e contro l’umanità. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiuso la questione con una formula: «Le immunità vanno rispettate». Il diritto internazionale, evidentemente, come dice Tajani “vale fino a un certo punto”, quello oltre il quale scomoda alleanze che conviene non disturbare. E poi c’è il Board of Peace, l’organismo creato da Donald Trump per gestire il futuro di Gaza fuori dall’Onu. L’Italia ci va, ha annunciato Meloni, ma «solo come osservatori», formula che peraltro lo statuto del Board non prevede nemmeno. Un’adesione sostanziale protetta da un velo di prudenza costituzionale. Sedersi al tavolo di chi smantella il multilateralismo, in qualunque veste, è una scelta che produce effetti. Mattarella ha citato ieri la «pretesa di agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi». Parole pronunciate all’università, con il governo che nel frattempo le smentisce in tempo reale. 


... tutte stronzate!! ...

SARÀ TRE VOLTE NATALE 


Editoriale di Marco Travaglio 
 11 marzo 2026 


A undici giorni dal referendum siamo entrati nel Momento Renzi-Boschi: quando il governo di turno e i suoi trombettieri (di solito sempre gli stessi), terrorizzati dai sondaggi, promettono il regno di Saturno se vince il Sì e l’Apocalisse con cavallette se vince il No. Nel 2016, per spingere la schiforma renziana che aboliva le elezioni per il Senato trasformandolo in un ospizio per consiglieri regionali e sindaci autoimmuni, l’Ufficio Studi di Confindustria spiegò che col No la produzione industriale sarebbe crollata in tre anni del 4%, il Pil dell’1,7 (non, per dire, dell’1,6 o dell’1,8) e gli occupati di 258 mila unità, mentre i poveri sarebbero stati 430 mila in più e il debito/Pil sarebbe balzato al 144%. Non contenta, la Boschi spiegò a TeleMeloni (la Rai) che “la riforma aiuta non solo per le cose brutte come il cancro, ma anche per le maternità”. Renzi e la Lorenzin confermarono le sensazionali migliorie contro i tumori e vi aggiunsero diabete, glicemia alta e cirrosi epatica, lasciando incerti solo gli italiani affetti da unghie incarnite, ragadi ed emorroidi. Ora ci risiamo. Le Camere penali riciclano la puttanata radical-craxiana della “giustizia giusta”, come se i processi degli ultimi 80 anni fossero stati ingiusti. Il Giornale titola: “La guerra santa del referendum: ‘Il No conviene agli islamici’” (devono aver saputo che i cattolici votano Sì da Mantovano, che quando stava col No era musulmano). Nordio e Meloni promettono una giustizia più efficiente e rapida, per rispondere alla domanda della Bongiorno: “Chi è l’ignorante che dice che con la riforma la giustizia sarà più efficiente e rapida?”. Promettono pure che “chi sbaglia pagherà”, confondendo la schiforma con la responsabilità civile dei magistrati (che esiste dal 1987); e che spariranno gli errori giudiziari, confondendo la schiforma col processo di revisione (previsto dalla notte dei tempi). Bocchino spiega che pm e gip non faranno più arrestare indagati che poi verranno assolti: cioè, appena separati, assumeranno poteri medianici e prevedranno le sentenze dieci anni prima. Naturalmente scompariranno tutti gli immigrati clandestini condannati, anche se a condannarli sono i giudici, mentre a espellerli (nei loro Paesi, non in Albania) dovrebbe essere il governo, che non lo fa perché non è capace. L’Oscar per la Miglior Cazzata va a Giusi Bartolozzi, magistrata prestata alla politica che per fortuna non l’ha mai restituita: “Se vince il Sì la magistratura riacquisirà credibilità, le aziende torneranno a investire e i giovani che vanno via ritorneranno a fidarsi”. Lei invece, essendo indagata per le sue bugie ai pm su Almasri, se vince il No “scapperò dall’Italia”. Motivo in più per votare No. Anche perché il suo cervello in fuga ormai è andato. 

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... ridicoli esseri! ...

L'INCONTRO TRA L'INFINITAMENTE GRANDE E LA NOSTRA OSTINATA, TRAGICA PICCOLEZZA. SIAMO UN ARROGANTE, SUPERBA UMANITÀ... 


L'illusione dei confini nel vuoto, alzate lo sguardo, non verso il soffitto, ma oltre. Esiste un’immagine, scattata da miliardi di chilometri di distanza, che dovrebbe essere proiettata su ogni muro, in ogni parlamento, in ogni trincea. In quello scatto, la Terra non è un globo maestoso con mappe colorate; è solo un pixel sbiadito, un granello di polvere sospeso in un raggio di sole dentro un buio che non ha fine. È una prospettiva che umilia scientificamente, siamo un’anomalia biochimica su un sasso bagnato che ruota attorno a una stella ordinaria, in una galassia tra miliardi di altre. Psicologicamente, però, ci comportiamo come se fossimo il centro dell'universo. È qui che risiede la nostra follia collettiva, versiamo sangue per conquistare la frazione di un microscopico pulviscolo. Tracciamo linee immaginarie su un terreno che, dallo spazio, non ha confini, alimentiamo nazionalismi feroci come se un lato di quel granello fosse intrinsecamente superiore all'altro. La Terra è una casa senza ruota di scorta. In quel "pallido puntino blu" è contenuto tutto ciò che abbiamo mai amato. Ogni respiro, ogni scoperta, ogni guerra iniziata per ego o religione è avvenuta lì, su quella minuscola zattera sperduta nell'oceano cosmico. Non c'è nessun aiuto in arrivo dall'esterno per salvarci da noi stessi, siamo soli, eppure siamo occupati a distruggerci a vicenda per il controllo di un palcoscenico che, visto da lontano, scompare sotto la punta di uno spillo. Il contrasto che turba il mio cuore da sempre è: Paradiso sospeso, inferno creato! C'è un paradosso atroce nel guardare la Terra dallo spazio, da lassù, appare come un capolavoro di equilibrio, un gioiello azzurro e silenzioso che fluttua in un’armonia perfetta. È la definizione stessa di bellezza assoluta. Ma se zoomiamo su quel granello, la realtà si frantuma, sotto quelle nuvole bianche e su quegli oceani calmi, noi iniettiamo l'orrore. Trasformiamo un paradiso fisico in un inferno psicologico. Mentre il pianeta respira, noi lo soffochiamo con il fumo delle esplosioni, mentre la Terra ci offre una dimora gratuita, noi ne paghiamo l'affitto con il sangue di chi la abita. È la crudeltà suprema, possedere l'unico giardino conosciuto nell'infinità del vuoto e scegliere di usarlo come un mattatoio. Ogni bomba che cade è uno schiaffo alla rarità della nostra esistenza. Stiamo distruggendo l'unica opera d'arte che ci tiene in vita, convinti che le nostre ragioni, i nostri confini, i nostri orgogli, i nostri odi, siano più grandi dell'universo stesso. Non siamo guerrieri. Siamo solo microbi che incendiano la propria unica casa mentre fuori gela. Dovremmo provare un senso di umiltà devastante, capire che ogni conflitto è un insulto alla rarità della vita. La Terra non è un territorio da spartire, è un organismo fragile da proteggere. Se non impariamo a guardare il mondo con gli occhi di chi lo vede dallo spazio, senza bandiere, solo vita, finiremo per essere solo polvere che combatte contro altra polvere nel silenzio del vuoto. Smettiamola di fingere di essere giganti, siamo solo passeggeri dello stesso granello di sabbia. 


Karima Angiolina Campanelli

martedì 10 marzo 2026

... NO, NO ed ancora NO!! ...

Allora, l'avete visto il video? Tredici minuti di primo piano, luci giuste e quel tono da "ve lo spiego io perché voi siete un po' distratti". La Presidente ci dice che il 22 marzo dobbiamo mettere una croce su un "Sì". Che bella parola, il "Sì": è solare, è positivo, è l'opposto del "No" che è antipatico, ostruzionista, quasi comunista. Lei dice che il giudice e il PM devono divorziare, che non possono più stare nella stessa stanza o mangiare alla stessa mensa, come se la giustizia fosse un problema di arredamento o di corridoi. Ci racconta che se li separiamo, il giudice diventa finalmente "terzo", una parola magica che dovrebbe incantarci tutti. Ma se la cultura è la stessa, se la forma mentis è quella del potere, che ci importa se uno sta in via Arenula e l'altro a Piazzale Clodio? È come separare i ladri dalle guardie ma consegnargli lo stesso mazzo di chiavi: il problema non è che si parlano, è che parlano tutti la stessa lingua dello Stato che deve punire o della politica che deve controllare. Poi arriva il pezzo forte, il sorteggio per il CSM. Siccome non riusciamo a trovare magistrati onesti e indipendenti, ci affidiamo alla fortuna, al bussolotto, alla democrazia del Bingo. È il naufragio della politica che ammette di non saper più scegliere e fa fare al caso: un po' come se per operarci andassimo a cercare il chirurgo estratto con la Lotteria Italia. E per i magistrati cattivi? Ecco l'Alta Corte, un altro ufficio, altri stipendi, un tribunale speciale per giudicare i giudici. La democrazia è fantastica perché per ogni problema crea un nuovo controllore del controllore, finché non saremo tutti giudici di qualcun altro mentre il cittadino aspetta dieci anni per una sentenza di sfratto. E qui casca l'asino, proprio sulla velocità. Perché in un video precedente, la premier ce l'aveva giurato: "Votate Sì e avremo processi rapidi". Ce lo ricordiamo bene. Peccato che i suoi stessi attori protagonisti abbiano già iniziato a sussurrare la verità al pubblico. C'è il Ministro Nordio che ammette che separare le carriere non sposta di un millimetro la durata dei processi perché mancano i cancellieri, mica le pareti tra i magistrati. E poi c'è la senatrice Bongiorno che, con quel piglio da chi le aule le frequenta davvero, le ha dato indirettamente dell'ignorante ricordandoci che questa riforma non è affatto un acceleratore. È la regia che vende un film d'azione mentre i protagonisti confessano che la pellicola è bloccata. Ma il velo cade del tutto quando la politica si dimentica il copione della "riforma per i cittadini". Mentre Meloni giura che non è una guerra contro i magistrati, ecco che Giusi Bartolozzi, il braccio destro di Nordio, esplode in TV con una frase che è un manifesto: "Votate Sì e ci liberiamo della magistratura, che è un plotone di esecuzione". Eccolo lì, il non detto che diventa urlo. È la conferma di quello che chi vota No teme da sempre: che dietro i discorsi sulla "terzietà" e sul "giusto processo" ci sia solo la voglia di togliere di mezzo l'unico contropotere rimasto. Non è una riforma per far funzionare i tribunali, è una liberazione dal controllo di legalità. Infine, il tocco di classe: il ricatto del "voto di spallata". Lei dice di non votare No solo per mandare a casa lei, che il Governo non cadrà, che lei non è Renzi. Lei sa benissimo che in Italia non si vota mai sul merito, ma per rabbia o per appartenenza. Ci mette la faccia per tredici minuti e poi chiede di essere giudicata solo per il testo, come un attore che pretende l'applauso per lo sceneggiatore e non per la sua interpretazione. La verità è che questa destra, così orgogliosa delle sue radici, sta solo regolando i conti, mentre la giustizia vera resta fuori dalla porta a chiederci se sia meglio un PM che prende il caffè col giudice o un magistrato scelto da un'urna della tombola. 
Voto NO.


Mauro David.

... la bocca della verità!! ...

𝐀𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐁𝐚𝐫𝐭𝐨𝐥𝐨𝐳𝐳𝐢 𝐥𝐨 𝐝𝐢𝐜𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Il 7 marzo, su un'emittente siciliana, Giusi Bartolozzi - capo di gabinetto di Nordio, indagata con lui per la vicenda Almasri - ha detto a voce alta quello che il governo ha sempre lasciato intendere tra le righe: «Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione». Ha aggiunto di avere un'inchiesta in corso e di essere pronta a lasciare il Paese se il referendum non passa. La macchina delle smentite si è messa in moto: del resto va così ogni volta che qualcuno in questa maggioranza si lascia andare e dice ciò che la narrazione ufficiale si sforza di nascondere. Di precedenti ce ne sono. Il 30 gennaio 2025, nel pieno della bufera Almasri, Meloni aveva elencato la magistratura tra i soggetti tenuti a realizzare il «disegno» del governo, accanto alle forze dell'ordine: una concezione della giustizia come braccio esecutivo dell'esecutivo, non come potere indipendente. Nordio aveva già ammesso in Parlamento a marzo 2025 che la riforma «non influisce sull'efficienza della giustizia» - confessando che l'obiettivo è altrove: certamente lontano dalla tutela dei cittadini. Va letta nel suo contesto, quella frase: una funzionaria indagata, in servizio attivo, che fa campagna referendaria per una riforma costruita nel ministero di cui è braccio destro. In qualunque democrazia ordinata, quella scena non sarebbe possibile. Allora la domanda va rivolta anche a chi, in buona fede, ritiene utile la separazione delle carriere: è possibile affidare una riforma costituzionale così delicata a chi la usa come strumento di rivalsa? Chi risponde di sì dovrebbe spiegare come si separa una riforma da chi la porta avanti. In questo caso, non si può.

... stare con l'Iran? ...

Trovo sempre interessanti queste mail, perché in parte hanno ragione, presto un post come questo potrebbe comportare problemi. E penso che un post come questo difende solo il diritto internazionale. Eppure potrei finire nei guai. 
Quello che hanno fatto a Francesca Albanese vogliono estenderlo a tutti/e noi. 


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 STARE CON L’IRAN? 

di Lavinia Marchetti 

 È curioso vedere persone che da trent'anni giustificano il proprio voto al PD con la logica del "meno peggio" e del "voto utile" contro lo spauracchio di turno (Berlusconi, Grillo, Salvini, Meloni), venire oggi a farmi la morale. Mi chiedono, indignati: "Ma tu stai con il governo iraniano? Quello che reprime le donne e uccide gli omosessuali?". Insomma, il solito campionario retorico preconfezionato che si può trovare sfogliando un qualsiasi quotidiano mainstream. Queste persone non capiscono cosa significhi realmente "stare con l'Iran" oggi. Non significa fare l'apologia di un governo, ma schierarsi dalla parte degli aggrediti e rispettare il diritto dei popoli di autodeterminare le proprie lotte interne senza il nostro becero suprematismo. Ma soprattutto, significa rifiutarsi categoricamente di stare dalla parte di chi, agendo di fatto come uno Stato terrorista, bombarda illegalmente mezzo mondo, rapina risorse, perpetra genocidi e ha causato, dall'inizio della cosiddetta "guerra al terrore" nel 2001, quasi cinque milioni di morti. Cari progressisti, il punto nevralgico non è tifare per il governo iraniano. Il punto è sostenere chiunque si opponga a questo scempio globale. Ormai è stato superato ogni limite di decenza e di umanità. A questo punto, che la resistenza all'imperialismo terroristico-genocidario prenda il nome di Cuba, di Hamas o di Khamenei, mi interessa marginalmente. La priorità storica, oggi, non è scegliere il compagno di trincea ideale ed eticamente puro, ma avere ben chiaro con chi NON stare. Sono antioccidentale (diceva Zhok in un post di ieri)? Assolutamente sì e credo sia l'unica virtù in questo momento storico. Se metto su una bilancia il "male" perpetrato nel mondo per i nostri "valori", beh, non viene compensato da ciò che abbiamo fatto di "buono". In questo momento il più grande pericolo per il mondo si chiama Israele, uno Stato ormai completamente fuori controllo che andrebbe fermato con ogni mezzo necessario. E che invece continua ad agire impunemente facendosi scudo, tra operazioni del Mossad, reti di ricatti (vedi il caso Epstein) e lobby, dell'appoggio incondizionato del Paese più militarizzato e guerrafondaio del pianeta.

lunedì 9 marzo 2026

... l'anima nera di Trump! ...

𝐍𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐓𝐡𝐢𝐞𝐥, 𝐥’𝐢𝐝𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐨 𝐝𝐢 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 


Articolo di Matteo Cazzato 


 Più di Steve Bannon è Peter Thiel, il fondatore di Palantir, a dettare la linea al presidente Usa. Il suo libro-manifesto, edito anche in Italia, è un distillato di delirio Maga, tra xenofobia e velleità autoritarie di ispirazione nazista In questi giorni è a Roma... Accanto alle appariscenti figure da palcoscenico, tutti i giorni sulle prime pagine, come Trump e Musk, ci sono soggetti più inquietanti, ma forse anche più influenti: cercano di fare meno rumore, e portano avanti le loro manovre nell’ombra. Pensiamo ai nomi di primo piano nella rete occulta di Epstein, e fra questi anche Peter Thiel (più di 2600 menzioni). Ancor più di Steve Bannon (con cui pure ha avuto legami), Thiel è un vero ideologo occulto, in cui progetto economico e pensiero si saldano nel tentativo di (ri)plasmare il mondo, e i punti di contatto con l’operato di Trump, le scelte e anche i simboli di questa sua seconda amministrazione, sono numerosi. Libri, interviste, podcast e articoli, quando il riferimento non è già di suo preoccupante, Thiel va a pervertire gli oggetti culturali a cui si richiama. Uno sguardo più attento permette di smascherare l’espediente, ma la sua esposizione è ridotta, la diffusione avviene in contesti selezionati. Inoltre, si serve di immagini e testi con tratti criptici – che siano filosofi o romanzi come quelli di Tolkien – e si pone con toni da intellettuale profetico, che mascherano contenuti vaghi e segnati da contraddizioni mai argomentate. Tutela delle diversità, diritti, pluralità delle culture, rispetto, tutto viene rigettato, in nome di tradizione e superiorità dell’Occidente. Si deve mettere da parte la cultura del dialogo – in realtà, tante volte più decantata che praticata dagli Usa – e tornare a imporsi. Già qui si configura l’idea di crociata, aspetto che diventa più chiaro dopo l’11 settembre. A partire da quell’evento epocale, fra il 2003 e il 2004, Thiel formula in modo più articolato il suo pensiero, e pubblica The Straussian moment (reperibile online in pdf), dove evoca esplicitamente la guerra santa e il motto “Dieu le veult”: lo stesso che il folle ministro della guerra di Trump ha come tatuaggio, guarda caso. Delirante folklore Maga, utile per la becera propaganda suprematista, ma al tempo stesso funzionale a una linea di pensiero ben più articolata. E sulla linea della crociata, i software di Thiel sono a disposizione dell’Ice e dell’esercito genocida Idf (fronti caldi della battaglia del nuovo Occidente prevaricatore). Certo, l’ossessione per l’Occidente è di casa anche da noi, Meloni ne ha fatto un mantra asfissiante. E siccome le scelte editoriali dicono molto, giova ricordare come la “prova letteraria” della presidente – Io sono Giorgia – è stata tradotta in inglese nel 2025, con una prefazione del figlio di Trump e consigliata pubblicamente dal presidente. Allo stesso modo, è indicativo il modo in cui sempre lo scorso anno il testo di Thiel è arrivato in Italia: Il momento straussiano, per Liberilibri, editore di destra, conservatore e libertario, a cui è legato anche Nicola Porro per capirci. Il volume è stato curato da Andrea Venanzoni, firma de Il Foglio, autore di libri sulla tecnodestra nel catalogo di case editrici come GiubileiRegnani (legata ad Alleanza Nazionale) e la famigerata Passaggio al Bosco. The Straussian moment e la fondazione di Palantir  si tengono a braccetto: da una parte si dà vita a un piano operativo, con aziende e software che nei nomi guardano a un testo narrativo come Tolkien, in una lettura distorta che propone un’identificazione accessibile al grande pubblico, e spendibile per vendersi; dall’altra si formula la griglia ideologica profonda, assumendo riferimenti filosofici preoccupanti e manipolandone altri.

... stati canaglia!! ...

"Fanno difetto le parole se si prova a descrivere le tragedie di cui sono responsabili i due principali stati canaglia dell’universo, Stati Uniti e Israele, il cui ordine di canaglità può essere invertito a piacimento. (...) La rassegna delle nefandezze dei due vetusti capi di governo – D. Trump (80 anni) e B. Netanyahu (77 anni) – richiederebbe un tempo infinito, perché la magnitudine dei loro crimini si perde nella profondità della galassia, in compagnia di quelli dei loro degni compagni: monarchi arabi e non, demonarchie europee e altri camerieri sparsi qua sul pianeta Terra. (...) Se qualcuno, di grazia, si chiede la ragione della posizione novantagradesca delle nostre classi dirigenti davanti all’incedere di questi carri mortuari, la risposta è banale: perché altrimenti ti fanno saltare il cervello. (...) Le ragioni addotte per giustificare una guerra dissennata riflettono invero il disordine cognitivo dei padroni di Washington e dei loro lustrascarpe europei, una fitta nebbia che avvolge menzogne, odio messianico, narcisismo vanaglorioso dei due psicolabili, e dunque un imperialistico nulla strategico che sta portando il mondo sull’orlo del baratro. (...) Affinché non vi fossero dubbi che il diritto internazionale è davvero morto, basta il ricordo di un ambasciatore israeliano, tale Gilad Erdan, che aveva fatto a pezzi la Carta delle Nazioni Unite durante una riunione dell’Assemblea Generale dell’ONU senza essere preso a pedate dagli inservienti. Del resto, le stesse costituzioni delle cosiddette democrazie vengono ormai utilizzate per incartare il pane. Tralasciando quelle dei valvassori e valvassini europei, ombre di ombre, la nostra – notoriamente la più bella del mondo, un esempio così che viene in mente a caso – … dovrebbe “ripudiare la guerra (art. 11) come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (...) Giungono voci che anche la Costituzione degli Stati Uniti venga ora stampata in cartaceo pieghevole per impacchettare il pesce nei supermercati Walmart. Sebbene infatti in quel nobile documento sia statuito che è il Congresso, come si addice a ogni democrazia, a decidere sulle questioni che contano, il Caligola della Casa Bianca ha avocato a sé la prerogativa di imporre dazi a tutti i pianeti del sistema solare o dichiarare guerra persino agli abitanti della faccia nascosta della Luna. (...) Davanti a tali raffinatezze politiche, giuridiche, etiche ed umane, i coraggiosi governi europei, in compagnia delle cosiddette istituzioni Ue, non si tirano certo indietro. L’emissione di balbettii corali costituisce un toccasana contro i conati di vomito che altrimenti ci soffocherebbero. Resta un mistero insoluto che donne e uomini di tale spessore siano alla guida di nazioni che – a parte violenze, aggressioni, guerre di ogni genere, colonizzazione e via dicendo, che è sempre bene ricordare! – hanno comunque lasciato qualche traccia positiva nella storia dell’umanità." 

Alberto Bradanini, ex diplomatico, Ambasciatore d’Italia a Teheran (2008-2012) e a Pechino (2013-2015), "Dopo l’immorale aggressione all’Iran, le macerie!", La fionda, 4 marzo 2026

... BANDITI!!! ...

ODIANO LA COSTITUZIONE PERCHÉ NE SONO STATI BANDITI... 


Una parola. È bastata una parola a fare impazzire Ignazio La Russa e Fratelli d’Italia. Quella parola è “banditi”. E a pronunciarla è stato Tomaso Montanari, parlando di chi sta tentando di scardinare la Costituzione con la riforma della Giustizia: 

“Volete avere ancora come padri e madri costituenti Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Terracini, Nilde Iotti o preferite Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Ignazio La Russa, Francesco Lollobrigida? Comprereste una Costituzione usata e manomessa da questi banditi? Io no, ed è per questo che voto no”. 

Una riflessione lucida. Un confronto tra giganti della storia repubblicana e chi oggi pretende di riscriverne le fondamenta. E allora è partita la macchina. Prima i giornali di destra e poi Fratelli d’Italia hanno preteso le dimissioni di Montanari da rettore dell’Università per stranieri di Siena per averli definiti “banditi”. Con la gogna di sempre, come ogni volta che fiutano l’occasione di abbattere una voce libera. E siccome non bastava, Ignazio La Russa ha minacciato di querelare Montanari se non si fosse scusato. Ma Montanari ha risposto. E lo ha fatto con la precisione chirurgica di chi conosce la storia, la Costituzione e il peso delle parole meglio di chiunque lo stia attaccando: 

“Tutta la fascisteria – dai camerieri nei giornali, fino ai federali della provincia e ora financo l’orgoglioso proprietario del busto del ‘funesto ciarlatano iracondo’ – insorge, insulta, chiede dimissioni e minaccia querele. Immagino che tutto questo nervosismo si debba al ‘Sì’ in svantaggio. Loro non si sono mai riconosciuti in questa Costituzione e in questa Repubblica. Nel suo primo discorso da presidente del Consiglio Meloni dice di sé: ‘Provengo da un’area culturale che è stata spesso confinata ai margini della Repubblica’. Ecco il punto: i fascisti sono stati banditi dalla Costituzione, e lo dicono. Banditi, messi al bando, messi fuori legge, estromessi. Loro chiamavano ‘banditi’ i partigiani: ma i banditi, dal primo gennaio 1948 e finché questa Costituzione dura, sono loro. Ed è esattamente per questo che si impegnano tanto per farla cadere. E poi i banditi sono quelli che agiscono fuori dalle regole e contro le regole: ed è del tutto evidente il banditismo politico di chi si impegna così tanto per distruggere la regola delle regole, la Costituzione della Repubblica. Che la seconda carica dello Stato trovi tempo e parole per una cosa del genere ormai non stupisce, visto che si occupa perfino dei comici di Sanremo e si intrattiene maschiamente sull’avvenenza fisica delle giornaliste. Che la seconda carica dello Stato minacci un cittadino per una opinione liberamente espressa e argomentata in una campagna referendaria, questo invece è grave: e ci dice a che punto siamo. E cosa ci giochiamo con questo referendum: la Costituzione antifascista, che per sempre li ha banditi”. 


Tutta la solidarietà e la stima a #TomasoMontanari. #IOVOTONO

domenica 8 marzo 2026

... giusto o sbagliato? ...

Il Dio giusto e il Dio sbagliato 

Michele Serra 

 Si dice che il vocabolario di Trump è quello di un bambino di dieci anni che ha letto poco. Ma forse perfino un bambino di dieci anni che ha letto poco si domanderebbe: ma perché mai il capo degli Stati Uniti dovrebbe nominare il capo dell’Iran? Con quale diritto? Secondo quale logica? Qualcosa suggerirebbe al bambino di dieci anni che no, il capo degli Stati Uniti non può nominare il capo dell’Iran, a quindicimila chilometri di distanza. Nei fatti, per l’anagrafe e anche per la cronaca, non è un bambino di dieci anni, è un maschio anziano di ottant’anni, ebbro di potere, a pronunciare le frasi incredibili che ogni giorno gli escono di bocca. La distruzione, la demolizione, l’annientamento del nemico, in pratica l’assoggettamento di novanta milioni di persone al suo arbitrio personale, sono le parole (testuali) che adopera questo signore, molto simili, per la banale ferocia, a quelle del clero fanatico che da mezzo secolo brutalizza i persiani, i curdi, gli azeri, i turcomanni e le altre etnie che hanno la disgrazia di vivere, volenti o nolenti, dentro i confini della “repubblica islamica”, costretti con la violenza e l’intimidazione alla religione unica. E cosa fa, l’ottantenne della Casa Bianca, per contrapporsi al fanatismo religioso che calpesta la libertà in Iran? Prega il suo Dio, circondato dai pastori evangelici che sono i suoi pasdaran elettorali, e invoca la vittoria contro il Male. A questo si riduce, alla fine, il famoso “primato occidentale”? A contrapporre il Dio giusto al Dio sbagliato? 
Ma questa, scusate, si chiama: bancarotta morale e bancarotta politica.

... una stupida guerra! ...

Dopo nemmeno 10 giorni di stupidità politica militare, USA e Israele affrontano un mondo che gira come dei teppisti. 

1. L'Iran è molto più resistente di quanto si pensasse, ha approfondito la sua difesa, apparentemente ha enormi riserve soprattutto nell'est del paese. 

2. Israele ha messo il lockdown (probabilmente per un buon motivo). Le perdite sono enormi, la cupola di ferro è quasi morta. I disordini stanno iniziando a diffondersi nel paese. L'accesso ai santuari è solo per gli ebrei. 

3. Gli stati del Golfo si sono svegliati in un mondo dove gli USA li hanno traditi. Traggono clausole contingenti in successione negli accordi di investimento con l'Occidente, aumentano le esportazioni, fermano le consegne e ostacoleranno definitivamente la presenza degli USA nel Golfo. 

4. Nonostante la diminuzione delle scorte in tutto il mondo, gli Stati Uniti non hanno quasi alcun missile (intercettazione). Gli iraniani non hanno ancora messo in uso le varianti ipersoniche dalla Cina. La Cina continua a fornire armi. (ad es. 40 combattenti moderni build) 

5. Il popolo iraniano continua a schierarsi dietro il governo a livello nazionale. Gli Stati Uniti vogliono armare i curdi dall'Iraq. L'Iran rifiuta il cessate il fuoco con gli Stati Uniti. 

6. Gli stati del Golfo ottengono il 90% della loro acqua dalle piante di dissalazione. Questi sono in parte gravemente danneggiati. Le riserve esistenti dureranno meno di 10 giorni. 

7. In Cina, l'opinione è fermamente che gli Stati Uniti perderanno il loro dominio su questo approccio armato. Israele distrugge sistematicamente interi quartieri residenziali in Libano. 

8. Migliaia di navi sono bloccate nella strada di Hormus. Secondo Goldmann Sachs e JP Morgan, il prezzo del petrolio sarà di 150$ al barile in 3 settimane, se la posizione rimane invariata. Il gas è già raddoppiato. L'assicurazione sulla barca sta saltando in aria. Blackrock ha chiuso certi fondi - gli investitori non riavranno indietro i loro soldi. 

9. Negli Stati Uniti, Pam Bondi è costretta dal Congresso a rendere pubblici tutti i file di Epstein, incluso Trump come accusato. I rappresentanti testimoniano anche che Trump appare lì diverse volte in legami criminali. MAGA sta perdendo la speranza. 

10. Se questi sviluppi continuano, Trump sarà politicamente instabile. Gli Stati del Golfo potrebbero volerlo. Le politiche del dopoguerra non discutono più con Trump. 


 Matthias Moosdorf.

... governucolo!! ...

Cosa succede quando si elegge come presidente un bullo con il cervello di un bambino di quattro anni? Accade ciò che sta accadendo agli USA. Che, credetemi è molto probabile, con Trump inaugureranno la fine del loro predominio e una crisi sistemica che li travolgerà. Ma è la stessa cosa che accadrà al nostro Paese, vista l'elezione di una imbarazzante signora, alla guida della peggiore, più insignificante, più incolta, più incapace classe politica possibile. Totalmente supina agli umori di un bullo con il cervello di un bambino di quattro anni. Chiaro, nel nostro caso non abbiamo (e neppure avevamo) un problema di conservazione di un predominio mai avuto. Ma abbiamo un problema di declino del nostro sistema Paese che l'elezione di questa improvvisata e sboccata donna politica, insieme alla sua improbabile compagnia di personaggi da commedia di quart'ordine, contribuirà ad accelerare. Contavamo poco, adesso contiamo nulla. Lei non dice, ma nel momento più spaventoso da quasi un secolo, parla per attaccare chi si sta occupando della famiglia "nel bosco". Con l'applauso di gaudenti e, secondo me, dementi tifosi della guerra, siamo stati capaci di seguire il bullo diversamente intelligente su un terreno minato che ci porterà solo guai. Ci porterà terrorismo e crisi economica. Una crisi che farà impallidire quella del 2008. Una crisi che ci troverà impreparati, con una classe dirigente di scemi (di guerra) che, invece di pensare all'interesse supremo del nostro Paese, diffonderà frasi fatte, come se la nostra sopravvivenza dipendesse dall'effetto che fa in un talk show. "Non siamo sicuramente dispiaciuti della morte di un tiranno", ripetono all'esasperazione mentre mandano armi a un altro tiranno, ancora peggiore. Parlano di 40.000 morti in Iran (dati diffusi dalla propaganda israeliana), dimenticando i 75.000 (ufficiali) morti di Gaza. Mentre si bombardano scuole e ospedali e si uccidono bambine. Attaccano Sanchez, un uomo che, rispetto a loro, sta in un altro sistema solare. Questo demente attacco all'Iran, senza strategia, sta modificando e invertendo il paradigma attuale. I paesi del golfo non sono affatto contenti, la stabilità che garantiva turismo, sviluppo e affari, con questo attacco è sfumata, stanno perdendo e perderanno miliardi. I gangsters delle petro-dittature si stanno ribellando e stanno disinvestendo negli USA. È per questo che Il "board of peace", quella abominevole immobiliare alla quale il più improbabile dei nostri uomini politici, in rappresentanza di tutti noi, ha assistito con un cappellino in mano, è ufficialmente morto. E questa è l'unica buona notizia. A Schlein: la posizione espressa da Picierno, Quartapelle, Sensi e compagnia cantante è uguale, forse ancora più abominevole, di quella della Meloni e del suo governucolo. Non crede che sia giunta l'ora di cacciare a calci in culo quella gentaglia? Come pensa di poter chiedere il voto con la presenza di Picierno nel suo partito? 

 Giancarlo Selmi.

... 8 marzo 2026 ...

... AUGURI AMORE MIO!!!
Per favore oggi non fatemi gli Auguri, non ditemi Buona Festa della Donna....Io non sono una Donna. Io sono una Persona, io sono un Essere Umano che ha gli stessi Doveri ma, soprattutto, ha gli stessi Diritti che DOVREBBE avere ogni Essere Umano. Sarà una vera Festa per noi Donne il giorno che la Violenza, l'Umiliazione e il non Rispetto saranno finiti. Quella sarà una Data da festeggiare. L'8i Marzo è solo da ricordare come il giorno per la Lotta per i nostri Diritti. Rispettiamo questa Data!!! 


 Giusy Quagliana.

sabato 7 marzo 2026

... Adelante!!! ...

Ci hanno provato. Ma gli è andata malissimo. 
 Ieri sera Trump, attraverso la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, ha annunciato unilateralmente al mondo intero che “la Spagna ha deciso di collaborare e si unirà alla guerra contro l’Iran”. E subito orde di destroidi vari italioti hanno rilanciato la notizia con la bava alla bocca nel tentativo di infangare Sanchez e rendere meno imbarazzante il servilismo meloniano. “Avete visto quanto è durato il vostro eroe? Eh? Eh?” 
Peccato che 37 minuti dopo il governo Sanchez ha smentito senza mezzi termini la notizia bollandola come fake news. Perfette le parole del ministro degli Esteri Josè Manuel Albares: “Lo smentisco categoricamente. Non è cambiata una virgola e non ho la minima idea a cosa si riferisca" 
Non era vero niente. Pedro Sanchez è e resta fermo nelle sue posizioni contro l’attacco unilaterale israelo-americano e continua a negare l’utilizzo di basi militari agli Stati Uniti. 
Unico a farlo in Europa. Il resto sono fake news. Capisco che sia oltremodo imbarazzante e impietoso per la destra il confronto tra Meloni e Sanchez, ma l’unica cosa che dura meno di un gatto in tangenziale qui sono le loro menzogne. 

 Adelante, Presidente Sanchez! 

 Lorenzo Tosa.



... le guerre nel Mondo ...

Le guerre logorano il Mondo 

 di Raffaele Crocco 

 L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran è l’ennesima mossa di una guerra globale sempre più intensa. Washington attacca Teheran anche e soprattutto per colpire gli interessi industriali e commerciali di Europa e Cina, facendo schizzare in alto i prezzi di petrolio e gas. Israele è della partita per le proprie mire egemoniche nell’area. Gli analisti dicono che non sarà una guerra breve e, soprattutto, che avrà pesanti conseguenze sull’ordine complessivo. Intanto, conseguenze quotidiane sulle nostre giornate le hanno, anche se fingiamo di non saperlo, tutte le altre guerre in corso, dall’Ucraina al Sudan, dal Medio Oriente al Sahel, fino al Sud-est asiatico. Scontri diversi, intensità differenti, ma una stessa caratteristica: sono guerre lunghe. Guerre che logorano territori, economie e popoli. Il fronte più stabile – e insieme più violento – resta quello dell’Ucraina. Dopo 1.471 giorni dall’invasione russa, la linea del combattimento si estende per oltre 1.000 chilometri, dalle regioni settentrionali di Kharkiv fino alla foce del Dnepr nel sud, attraversando il Donbass. La Russia controlla circa il 20% del territorio ucraino e continua a perseguire una strategia militare basata sul logoramento delle difese di Kiev. Nella settimana appena trascorsa Mosca ha lanciato uno dei più grandi attacchi aerei dell’anno: 420 droni e 39 missili, tra cui 11 balistici, diretti contro infrastrutture energetiche, ferroviarie e centri urbani. I bersagli sono stati 32 obiettivi in otto regioni del Paese. La difesa aerea ucraina sostiene di aver intercettato 374 droni e 32 missili, ma una parte degli ordigni ha colpito comunque centrali elettriche e strutture logistiche. Sul terreno la guerra resta una battaglia di logoramento. L’esercito russo continua ad attaccare lungo diverse direttrici. Gli attacchi producono avanzamenti territoriali limitati, spesso misurati in poche centinaia di metri. Ma mantengono una pressione costante sulle difese ucraine e sembrano preparare una offensiva più ampia per la primavera-estate 2026. E mentre tutto questo accade, la diplomazia resta ferma, congelata su posizioni che sembrano inconciliabili. In Asia Sud Occidentale, la tregua a Gaza continua a restare fragile. Nella settimana sono stati registrati nuovi attacchi israeliani con almeno otto morti. Le accuse di violazioni sono reciproche fra Tel Aviv e Hamas, ma le statistiche si aggiornano solo di morti palestinesi. Sul piano politico ci sono due segnali rilevanti. Il primo: la Corte Suprema israeliana ha sospeso temporaneamente alcune misure decise dal governo Netanyahu. Sono le norme che avrebbero limitato l’attività delle organizzazioni umanitarie internazionali – le Ong – nei territori palestinesi. Questa è la parte positiva. Quella negativa, è il secondo segnale, è l’apertura da parte degli Stati Uniti di servizi consolari in un insediamento israeliano. Un gesto che chiarisce la posizione di Washington, favorevole alla totale e definitiva colonozzazione israeliana del territorio palestinese. In Asia Afghanistan-Pakistan stanno dando vita ad una nuova escalation lungo la linea Durand e in Myanmar la guerra interna continua, praticamente invisibile al resto del Mondo. Invece, si muore: un bombardamento dell’aviazione militare nella regione di Magway ha colpito un nodo commerciale e un mercato locale, provocando almeno 25 morti. Anche in Africa si continua a morire. Nel Sudan, la guerra tra esercito regolare e paramilitari delle Rapid Support Forces continua senza tregua. Nel Darfur settentrionale un attacco delle RSF contro la città di Misteri ha provocato 28 morti e 39 feriti, costringendo oltre 3.000 civili a fuggire. Il bilancio complessivo della guerra – iniziata nell’aprile 2023 – supera ormai 40.000 morti e circa 12 milioni di sfollati. La crisi sudanese è una delle più gravi emergenze umanitarie del Pianeta. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha imposto sanzioni contro quattro comandanti delle RSF, accusati di atrocità contro civili. Non troppo distante, nell’est della Repubblica Democratica del Congo la crisi assume sempre più un carattere regionale. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro il Rwanda Defence Force, accusato di sostenere il movimento ribelle M23, protagonista delle recenti offensive nel Nord Kivu. Le autorità locali hanno segnalato il ritrovamento di 171 corpi in fosse comuni in aree recentemente lasciate dai ribelli. Anche nel Sahel cresce l’instabilità, soprattutto nella zona di confine tra Niger, Benin e Nigeria. I gruppi jihadisti hanno moltiplicato gli attacchi. 


www.unimondo.org Alessandro Negrini Carlo Martinelli Radio Onda d'Urto Left Il Dolomiti Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli Articolo 21 Andrea Tomasi

... Alon Mizrahi ...

Giornalista israeliano, Alon Mizrahi: 


"Stiamo assistendo alla storia. L'Iran, con sorpresa di tutti, sta mandando a puttane le basi statunitensi in modo così approfondito e così deciso che il mondo non è pronto a vederlo. " (Post via Jan Klemmer ) "In 4 giorni, l'Iran è riuscito ad espandere il suo campo di dominio militare nella regione. L'Iran ha distrutto le basi militari, i beni e le attrezzature più preziose e costose del mondo intero. Le basi americane in Bahrein e Kuwait e Qatar e Arabia Saudita sono alcune delle più grandi installazioni militari del mondo intero. Questi sono beni che hanno impiegato miliardi per costruire nel corso di diversi decenni. Parliamo di una grossa fetta di spese militari da oltre 30 anni, che va in fumo. Stiamo assistendo a radar che costano centinaia di milioni di dollari a pezzo distrutti in un istante. Stiamo assistendo intere basi militari abbandonate e bruciate, decimate e distrutte. E ve lo dico per quanto ne so, gli USA non hanno mai subito una tale devastazione in tutta la sua storia, tranne forse Pearl Harbor ma quello è stato un attacco. Nessun nemico in una guerra normale ha fatto all'esercito americano quello che gli iraniani stanno facendo all'esercito americano in questo momento. Questo sfida la fede. La situazione militare è talmente brutta che la censura blocca praticamente ogni nuova informazione su questa guerra. Se avete notato che veniamo esposti ogni giorno a meno. Trentacinque anni fa, durante la prima guerra in Iraq, ci venivano mostrate infinite riprese dall'Iraq. Le bombe intelligenti e le telecamere erano una novità all'epoca, ma ogni sera venivamo mostrati filmati notturni. Ora stiamo vedendo quasi nessun video. Capisci questo! Questa è presumibilmente la più grande potenza militare del mondo che possiede le più grandi capacità aeree del mondo e per 4 giorni, quando gli USA sono all'offensiva, presumibilmente e dovrebbero sfondare le difese iraniane, non vediamo segni di dominio americano sui cieli iraniani. Dove sono tutti i filmati dei nostri aerei che sorvolano Teheran o qualsiasi parte dell'Iran, se è per questo? I soldati americani non possono nemmeno sognare di mettere piede in Iran. E per capire quanto sia disperata questa guerra, che il 4 giorno si sentono già i suggerimenti e le idee più folli dell'amministrazione Trump. Suggeriscono di inviare scorta militari per navi petrolifere in uscita dal golfo Persico. Ma di cosa stai parlando?! Volete inviare navi americane nel raggio di migliaia di missili iraniani? NESSUNO può passare attraverso lo stretto di Hormuz in questo momento. Gli iraniani si stanno preparando per questo da decenni. Stanno ostentando questa idea di armare le milizie curde per invadere l'Iran. Ma di che CAZZO stai parlando? Avete visto una mappa dell'Iran?! Sembra che l'amministrazione Trump non abbia mai visto una mappa dell'Iran! Sai quanto è enorme? Cosa intendi con invadere l'Iran?! Pensi che una milizia di 10.000 uomini possa invadere l'Iran?! O anche 50.000?! O 100.000?! L'Iran li inghiottirà. USA e Israele hanno già perso questa guerra. USA e Israele possono uccidere milioni di civili nelle loro case. Hanno bombe enormi e possono far esplodere edifici, ma non vinceranno questa guerra. Le infrastrutture e le armi militari iraniani sono finora sotterranee in TUTTO L'IRAN. Non c'è modo per gli americani e sicuramente non per gli israeliani di raggiungerlo. Sono FOTTUTI. Hanno iniziato qualcosa che non hanno alcuna possibilità di portare a termine. Quando tutto questo sarà finito, gli Stati Uniti non torneranno mai più in Asia occidentale. 
Non ci sarà alcuna presenza americana in Medio Oriente. Ve lo dico ora con certezza. ” 

-Alon Mizrahi, giornalista israeliano e attivista per la pace su Substack

venerdì 6 marzo 2026

... le bombe non servono! ...

C'è un momento in ogni guerra spericolata in cui la propaganda inizia a crepare e la realtà inizia a trapelare dalle cuciture. Potremmo già essere lì. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sottolineato molto chiaramente questa settimana che l'Iran non sta elemosinando negoziati, non chiede un cessate il fuoco, e di certo non trema all'idea che le truppe americane mettono piede sul suolo. Le sue parole sono state schiette: se gli Stati Uniti vogliono una guerra di terra, l'Iran è pronto. "Li stiamo aspettando", ha detto, avvertendo che una mossa del genere sarebbe un disastro per gli americani. Questo da solo dovrebbe rallegrare chiunque abbia anche solo una familiarità con la storia delle guerre in quella regione, perché l'Iran non è l'Iraq nel 2003 e non è l'Afghanistan nel 2001. È un paese di oltre 80 milioni di persone, geograficamente vasto, militarmente radicato e preparato a questo confronto per decenni. Eppure eccoci qui, perché l'amministrazione Trump, con la solita combinazione di arroganza, ignoranza, cosplay geopolitico, ha deciso di accendere comunque la miccia. Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi radicali contro l'Iran lo scorso fine settimana che hanno devastato parti della sua struttura di comando militare e ucciso il leader supremo del paese, Ali Khamenei. Qualsiasi cosa si pensi del regime iraniano, assassinare l'autorità centrale di una nazione nel bel mezzo dei negoziati non è strategia. È escalation. Ed è quel tipo di escalation che chiude la porta alla diplomazia per molto tempo. Ciò che lo rende ancora più grottesco è il tempismo. Pochi giorni prima dell'inizio dell'attentato, Araghchi era stato a Ginevra a negoziare con l'inviato di Trump Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner su un possibile accordo. Poi, nel bel mezzo di quei discorsi, le bombe iniziarono a cadere. La risposta di Araghchi è stata del tutto prevedibile: perché l'Iran dovrebbe mai affidare ai negoziati con un'amministrazione che attacca mentre i negoziati sono ancora in corso? Come ha detto francamente, non vedono motivo di impegnarsi di nuovo con persone che "non iniziano a negoziare in buona fede. ” Intanto il costo umano continua a crescere. I rapporti di Minab descrivono un terribile sciopero su una scuola elementare dove potrebbero essere stati uccisi più di un centinaio di bambini. L'esercito americano dice che sta "investigando. ” Quella parola, indagando, è diventata una sorta di anestetico burocratico nella guerra moderna. I bambini muoiono, gli edifici crollano, le famiglie vengono distrutte, e da qualche parte un portavoce promette che qualcuno "se ne sta occupando. ” Per i genitori che seppelliscono i loro figli, la distinzione tra chi ha ucciso il missile non ha senso. Ed è qui che inizia davvero lo schifo. Perché chiunque abbia una comprensione di base della storia sa che tipo di conflitto si sta sviluppando. L'Iran è montuoso, enorme e fortemente fortificato. Gran parte delle sue infrastrutture militari sono sepolte in profondità sottoterra, costruite proprio per sopravvivere alle campagne aeree come quella in corso. Un'invasione terrestre richiederebbe una forza e un impegno che metterebbero in nano le guerre in Iraq e Afghanistan messi insieme. Significherebbe anni, forse decenni, di sangue, tesori e caos geopolitico. In altre parole, questa è la definizione di guerra invincibile. Anche il ministro degli Esteri iraniano ha ammesso la verità ovvia: qui non ci saranno vincitori. L'unica cosa che entrambe le parti possono affermare è la capacità di sopportare la distruzione più a lungo dell'altra. Questa non è vittoria. Questa è una catastrofe. Ma la catastrofe non ha mai fermato Donald Trump prima. La sua presidenza è stata una lunga sfilata di decisioni guidate dall'ego, escalation impulsive e dimostrazioni teatrali di forza progettate più per la televisione che per il mondo reale dove vivono le conseguenze. La guerra purtroppo non è un reality show. Non è qualcosa che si lancia con un tweet e si conclude con una conferenza stampa. Una volta iniziato, sviluppa il proprio slancio, e la storia è piena di leader che hanno iniziato conflitti che non avevano assolutamente idea di come finire. Ed è esattamente dove siamo ora: a guardare in basso una guerra che non avrebbe mai dovuto iniziare, contro un avversario che non si può facilmente sottomettere, in una regione già fragile e volatile. L'amministrazione che prometteva forza e stabilità ha invece compiuto l'errore più vecchio in politica estera, credendo che le bombe sostituiscano la strategia. 
Hanno iniziato qualcosa che potrebbero non avere idea terrena di come finire. 

Michael Jochum un libero cittadino statunitense... 

... una previsione?? ...

LA GUERRA ALL' IRAN DURERA' NON MENO DI 5 ANNI: L' INTELLIGENCE DELL' IRAN SI CHIAMA CINA. PRESTO VEDRETE L ' UE CHE DECIDERA' DI RIAPRIRE L' OLIODOTTO CHE DALLA RUSSIA ARRIVA IN EUROPA (l’oleodotto Druzhba che porta gas dalla Russia) e sarà un SUPER GOAL/PUNTO a favore di PUTIN !!! L' EUROPA SARA' CUCINATA/SACRIFICATA A FUOCO LENTO !!! (Invito i vertici Europei a studiare bene l' ARTE DELLA GUERRA di SUN TZU) 


La Cina sta conducendo una guerra contro gli Stati Uniti attraverso l’Iran. Il fatto che i missili iraniani colpiscano con tanta precisione, che i bersagli siano scelti con incredibile precisione e che i risultati siano molto più efficaci del previsto, suggerisce che tutto ciò non è più limitato alle sole capacità dell’Iran. L’Iran sa in quale hotel e a quale piano si trovano gli agenti della CIA e del Mossad, e colpisce esattamente lì. L’Iran scopre tutte le strutture militari e di intelligence americane e israeliane nascoste nella regione e le attacca. L’Iran conosce gli indirizzi esatti delle strutture di intelligence e di sicurezza in Israele e colpisce questi luoghi. Durante la guerra dei 12 giorni, la precisione dei missili iraniani era molto bassa. Ora, non mancano quasi mai i loro obiettivi. Credo che la Cina sia effettivamente coinvolta in questa guerra: è lui che aiuta a identificare gli obiettivi americani nei paesi arabi e fornisce intelligence elettronica. Se così fosse, gli Stati Uniti e Israele subirebbero gravi perdite. A mio avviso, la Cina è al centro di questo conflitto e sta conducendo una guerra seria contro gli Stati Uniti attraverso l’Iran. Perché la Cina lo capisce perfettamente: se l’Iran cade, la guerra si estenderà rapidamente a tutta la regione e tutti i progetti strategici della Cina saranno minacciati o verranno distrutti. Ciò significa che il “fronte orientale” potrebbe presto aprirsi. Questa guerra è già diventata globale !!! L' UE E' IN UN VICOLO CIECO PERCHE' ... Senza materie prime si hanno SOLO due opzioni percorribili: - o si fanno accordi con i paesi produttori (la Russia ha la migliore qualità-prezzo); - o si de-industrializza ferocemente e si riduce in miseria la popolazione europea. 

OMISSIS [non posso scrivere tutto] 

MI RACCOMANDO: STUDIATE anche la GEOPOLITICA !!! 

di Rosario Napoli

... Napoli 2 - Torino 1 ...

giovedì 5 marzo 2026

... servi & sciacalli! ...

I  𝐌𝐨𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐍𝐞𝐭𝐚𝐧𝐲𝐚𝐡𝐮: 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐢𝐚𝐜𝐚𝐥𝐥𝐢 


ll buongiorno di Giulio Cavalli 


C’è un momento in cui la parola “moderato” (o “riformista”) smette di significare qualcosa e diventa un costume da indossare nei giorni in cui fa comodo. Italia Viva, Azione e Sinistra per Israele — censori di ogni slogan nelle piazze pacifiste — hanno partecipato a un evento romano a favore di Trump e Netanyahu organizzato dall’associazion@giuliocavallie Setteottobre . Sul palco, Ciro Principe ha scandito “Bibi! Bibi! Bibi!” col pubblico, celebrato l’uccisione di Khamenei come restituzione di un favore vecchio di 2.500 anni e chiuso così: «Non rompete più il cazzo agli ebrei». Ivan Scalfarotto era presente, poster “Viva lo Shah” sullo sfondo. Alla stessa piazza c’era anche Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo in quota Pd, partito che non aveva aderito. A titolo personale, si dirà. Come se la presenza di una dem lì non avesse peso. Stefano Parisi, presidente di Setteottobre, ha chiesto una coalizione per «spazzare via» il regime degli ayatollah: niente negoziati, niente diritto internazionale, solo intervento militare perché, dice, senza le bombe il nazismo non sarebbe stato sconfitto. Inneggiare a Netanyahu ha lo stesso valore morale di inneggiare a Putin. Entrambi capi di governo sotto cui si consumano massacri documentati, entrambi nel mirino delle istituzioni internazionali, entrambi difesi da chi ha scelto l’alleato sopra il diritto. Chi li acclama non è moderato. La domanda è per Elly Schlein. Come si fa finta di niente quando una tua parlamentare sale sul palco accanto a chi invoca il premier di un governo accusato di genocidio? E con questi cosiddetti moderati – quelli di “Viva lo Shah” e “Bibi! Bibi! Bibi!” – su quale base si costruisce un’alleanza?




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Com'era scontato il governo Meloni ha concesso senza fiatare l'uso delle basi agli americani, e si è genuflesso quando Trump gli ha imposto di spostare sistemi d'arma intercettori a Cipro e nei paesi arabi del golfo. Dai banchi del governo si sono affrettati a dire che però "non siamo in guerra con nessuno", il ché è anche vero: essendo ascari senza alcuna sovranità, talmente servi da non essere nemmeno informati quando i padroni iniziano una guerra, Meloni & company hanno un unico compito: ubbidire, zitti e muti. Il governo italiano assieme a quello tedesco è stato l'unico in Europa a non dare nessuna solidarietà, nemmeno formale, alla Spagna minacciata da Trump di rappresaglie commerciali, cosa che evidentemente è anche un attacco alla UE essendo la Spagna membro dell'Unione Europea. In una parola: servi ora di Trump come i loro nonni della RSI lo erano dei nazisti. E l'opposizione PD? Balbetta come sempre senza prendere alcuna iniziativa, contenti che anche a sto giro a genuflettersi a 90° tocchi alla Meloni, ben consci che se ci fossero stati loro al Governo con tutta probabilità avrebbero fatto la stessa cosa. Questa nostra natura servile e prona a chiunque comandi è comunque una garanzia: non siamo un pericolo per nessuno. Un domani, comandasse la Russia o la Cina avrebbero già un alleato allegramente sottomesso e servizievole, senza dover convincere nessuno, come arlecchino servo di più padroni, che si crede furbo perché accucciato sotto al tavolo è sempre pronto a rosicchiare qualsiasi cosa cada dal piatto. 

 Paolo Soglia.

.... A 35 - P 37 ...

... mattinata passata all'Ospedale Oftalmico: visita oculistica ed OCT - pressione oculare: 18 - 19 ... previste altre punture etc, etc, !!

mercoledì 4 marzo 2026

... il mitico Lucio!! ...

Il 4 marzo non è solo una data nel calendario: è il giorno in cui è nato Lucio Dalla, uno dei più grandi cantautori italiani, e anche il titolo di una delle sue canzoni più iconiche. La canzone, presentata al Festival di Sanremo nel 1971, racconta una storia intensa e poetica che va oltre l’aneddoto: una narrazione in cui il senso di appartenenza, l’estraneità e l’amore si intrecciano tra immagini forti e parole che rimangono impresse. Ed è qui che sta il suo lato più culthic: trasforma una data e una melodia in un racconto di vita, un ponte tra musica e narrazione che parla di umanità con la forza di un testo poetico. 
Quando la cultura funziona così, non pesa: nutre. 


 #luciodalla #frasedelgiorno #cultura #canzoni #cantautore

... Insabbiamento! ...

INSABBIAMENTO 


 C’è un modo subdolo per seppellire la verità senza dichiararlo apertamente: sommergerla sotto una montagna di carta. È ciò che sta accadendo con il dossier Epstein. Vero. Il Dipartimento di Giustizia ha deliberato l’accesso ai documenti non censurati: oltre tre milioni di file. Un archivio immenso che dovrebbe permettere al Congresso di fare finalmente luce su una delle vicende più oscure è oscene degli ultimi decenni. Ma la modalità scelta trasforma subito la promessa in farsa. Ai membri del Congresso sono concessi in tutto quattro computer, collocati in un ufficio satellite. Nient’altro. Nessuna copia, nessun accesso diffuso, nessuna possibilità di analisi sistematica. Solo una consultazione lenta, contingentata, quasi rituale. Il paradosso è matematico prima ancora che politico. I deputati che hanno firmato la petizione di discarico alla Camera sono 217. Se lavorassero 40 ore alla settimana, dedicandosi esclusivamente alla lettura di quelle carte, servirebbero più di sette anni per esaminare soltanto la parte di documenti che il governo dice di voler rendere pubblica. E questo senza considerare gli altri tre milioni di file che restano ancora secretati. I più scottanti. Sette anni. Un tempo che nella politica americana equivale a più legislature, più cicli elettorali, più cambi di amministrazione. In altre parole: abbastanza perché l’urgenza svanisca, l’attenzione mediatica si disperda e la memoria collettiva si raffreddi. Quando la trasparenza richiede tempi impossibili, non è più trasparenza. È una procedura che produce l’effetto opposto: diluire, ritardare, scoraggiare. Non si proibisce l’accesso; lo si rende impraticabile. Il caso Epstein non è soltanto un fascicolo giudiziario. È un verminaio che tocca potere economico, relazioni politiche, reti internazionali, servizi segreti, cupole massoniche. Attorno a quella vicenda ruotano nomi, interessi e responsabilità che molti preferirebbero restassero nell’ombra per sempre. In questo contesto, la gestione dei documenti assume un significato politico preciso. Se davvero l’obiettivo fosse la verità, quei file sarebbero digitalizzati, distribuiti, analizzati da commissioni parlamentari e ricercatori indipendenti. Non confinati in una stanza con quattro computer. La storia americana è piena di archivi aperti troppo tardi o solo parzialmente: dai dossier sull’omicidio di Kennedy ai documenti sui colpi di Stato della CIA. Ogni volta la promessa è la stessa - piena collaborazione, massima trasparenza - e ogni volta la realtà si riduce a una lunga trattativa con il tempo e con il silenzio. Qui il meccanismo appare ancora più brutale: una montagna di documenti e una porta strettissima. Formalmente aperta. Sostanzialmente chiusa. È così che funzionano le coperture nel XXI secolo: non cancellano le prove. Le seppelliscono sotto procedure impossibili. 


Alfredo Facchini

... chi paga il conto? ...

𝐅𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐞 𝐧𝐨𝐢 𝐩𝐚𝐠𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨


 Il buongiorno di Giulio Cavalli 

 Ogni guerra viene raccontata come un affare lontano. I bombardamenti cadono su città con nomi che per molti europei restano geografia astratta mentre nei palazzi della politica si parla di deterrenza, sicurezza, equilibri strategici. Tutte parole vuote. Poi arrivano i conti e sono cifre che parlano italiano, europeo, domestico. La guerra contro l’Iran è già diventata una tassa invisibile sulle nostre vite. Nel giro di pochi giorni il prezzo del gas in Europa è salito di oltre il 30% e il petrolio è tornato sopra gli 80 dollari al barile, trascinato dal rischio di blocco nello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui scorre circa il 20% del petrolio mondiale. Le borse hanno reagito con scosse immediate e gli economisti della Banca centrale europea avvertono che un conflitto lungo può riaccendere inflazione e rallentare la crescita. Tradotto: bollette più care, trasporti più costosi, produzione industriale più fragile. La guerra entra nelle case e non c’è nessuna sirena che ci avvisa. C’è poi il costo che non compare nei grafici. Ogni escalation militare divora risorse pubbliche che finiscono nell’industria della difesa mentre sanità, scuola e welfare restano a fare i conti con bilanci sempre più tirati. La promessa è sempre la stessa: più armi per essere più sicuri. Eppure la storia (che studiano in pochi) racconta una sequenza diversa, fatta di spirali di riarmo che finiscono per produrre esattamente il conflitto che avrebbero dovuto evitare. Nel frattempo l’opinione pubblica viene educata all’idea che il prezzo della guerra sia inevitabile, quasi naturale. Che la geopolitica funzioni così: qualcuno decide e altri pagano. Ma questa guerra non si combatte soltanto nel Golfo Persico: si combatte nelle nostre economie, nelle nostre priorità politiche, nel modo in cui i governi scelgono dove mettere le risorse. Ogni missile lanciato a migliaia di chilometri di distanza arriva anche sotto forma di bolletta, inflazione e diritti sociali compressi. La guerra resta lontana finché qualcuno racconta che lo è. 
Poi arrivano i conti. E quelli, puntuali, arrivano sempre a casa nostra.

... un vero statista! ...

“Non ripeteremo l’errore dell’Iraq, non saremo complici per paura delle ritorsioni”. Duro intervento del presidente con Governo socialista sul conflitto in Iran e in risposta alle minacce americane di tagliare i commerci con Madrid dopo il divieto all’utilizzo delle basi". Pedro Sànchez è l'unico leader europeo che mantiene una dignità internazionale. È anche l'unico leader socialista in senso classico. Non è uno "di sinistra", come si usa chiamare ormai quell'assemblaggio tossico di neoliberismo in salsa (vagamente) progressista che i vari esponenti socialisti europei hanno sposato dopo l'89, suicidando scentemente ogni ideale socialista di autonomia e cambiamento, tradendo la propria storia e la propria gente per interesse personale e di potere. Dei venduti, a cominciare dall'assassino del Labour party Tony Blair (che infatti fa i soldi e scodinzola ai piedi di Trump sulla pelle di Gaza), passando poi da tutti gli altri. In Italia questa deriva ha partorito il Pd, eterna garanzia di sudditanza morale e politica al neoliberismo e al pedocapitalismo delle elite, nonché polizza assicurativa per la crescita e l'affermazione dell'estrema destra (a cui non a caso con le sue scelte scellerate ha consegnato il governo del paese). La Spagna è l'unico paese che si oppone frontalmente alla follia degenerata e omicida dei Trump e degli Epstein, come a quella dei Netanyahu. Ma anche all'imperialismo di Putin. Troppo pochi socialisti e troppo piccola la Spagna, direte voi. Si, ma sempre meglio che proni, servi e complici di queste merde, come fanno gli altri. 

Spanish Prime Minister condemns war on Iran as breach of international law | AJ #shorts youtube. 

 Paolo Soglia.
In quest'epoca da incubo, in Europa resiste un solo uomo che sorregge quasi interamente da sé l'onore umano e politico di un intero continente. Si tratta di Pedro Sánchez Pérez-Castejón, capo del governo spagnolo. L'unico ad aver resistito con un contegno impeccabile negli ultimi 14 mesi di era Trump all'individuo più influente, rischioso e rancoroso del globo. Quello che nel giugno 2025 ha respinto l'ordine del padrone americano (per gli altri) di alzare del 5% le spese per la difesa sul PIL. L'unico che da due anni osa denunciare il massacro a Gaza usando il termine giusto: genocidio.L'unico ad aver bloccato in solitaria ogni intesa commerciale, finanziaria e bellica con Israele e il suo regime assassino. L'unico in Europa a bollare all'istante il putsch trumpiano in Venezuela come un'evidente infrazione al diritto internazionale. L'unico in Europa che, sabato mattina, a meno di un'ora dal primo ordigno, ha ripudiato senza mezzi termini l'aggressione israelo-statunitense contro l'Iran. L'unico in Europa che, neppure 24 ore addietro, ha negato agli Stati Uniti l'accesso alle installazioni militari spagnole per evitare di farsi complice di uno sfregio a tutte le regole del diritto internazionale. 

Onore a Sánchez

martedì 3 marzo 2026

... Buon Compleanno! ...

Festeggiamo oggi a Roma i magnifici novant'anni di Achille Occhetto, animo ribelle che non smette di studiare ed impegnarsi al fianco di chi lotta per trasformare il mondo. Sapendo che libertà e potere non vanno mai in coppia; e che per sentirsi davvero libero un individuo deve poter contare su una comunità accogliente. Appuntamento con l'ultimo segretario del Pci al Tempio di Adriano in piazza di Pietra, ore 17. Buon compleanno Achille! Gad Lerner.