Mario Imbimbo.
giovedì 2 aprile 2026
... meglio le bionde!! ...
Ai ministri della destra piacciono le bionde. Meglio ancora se molto più giovani di loro. Ai sistenitori della famiglia tradizionale (per gli altri) piacciono le amanti e soprattutto amano particolarmente garantire loro posti di potere, incarichi pagati con i nostri soldi.
È la doppia morale della destra italica. Senza dignità, senza vergogna, prepotente per natura. Ed a noi tocca osservare questo circo indegno fatto di potere e raccomandazioni. E tutto questo mentre ci parlano di meritocrazia e i nostri giovani annaspano fra un futuro lontano da casa e concorsi che sembrano sempre più miraggi.
Una destra incapace di governare ma molto ben capace di gestire il potere a proprio favore. Uno schifo immenso che merita che quei 15 milioni di No diventino al prossimo voto politica la bocciatura più sonora della storia mai uscita dalle urne per decretare la fine definitiva di questa indegna classe di governo che purtroppo ci siam meritati.
... la Giusi "blindata"! ...
Non è tutela, è copertura: i partiti di maggioranza in parlamento contro i magistrati
L’operazione è limpida nella sua logica politica, molto meno in quella istituzionale.
Intorno alla figura di Giusi Bartolozzi si sta costruendo un perimetro di protezione che ricalca, quasi sovrapponendola, la tutela prevista per i membri del governo. Il passaggio chiave è arrivato dall’Ufficio di presidenza della Camera, che con uno scarto minimo ha deciso di proporre all’Aula un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale contro la Procura di Roma.
Il punto è semplice: per i magistrati, Bartolozzi avrebbe fornito dichiarazioni non veritiere nell’ambito dell’indagine sul caso Almasri. Per la maggioranza, invece, la sua posizione sarebbe inscindibilmente legata a quella del ministro della Giustizia Carlo Nordio e dunque meriterebbe lo stesso trattamento riservato ai reati ministeriali.
Una forzatura interpretativa, più che un principio giuridico.
L’argomento utilizzato dal centrodestra – la cosiddetta “attrazione” nell’ambito dei reati ministeriali – trasforma un’ipotesi accusatoria in uno scudo preventivo. Se Bartolozzi avrebbe agito per coprire presunte responsabilità governative, allora – sostengono – deve essere giudicata nello stesso perimetro dei ministri. Ma questa costruzione rovescia il senso del diritto: non si stabilisce prima la competenza e poi si accertano i fatti; si piega la competenza per impedire che i fatti emergano.
Nel frattempo, il precedente è già scritto. L’indagine che coinvolgeva la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ai ministri Matteo Piantedosi e Nordio e al sottosegretario Alfredo Mantovano, è stata fermata dal Parlamento con il diniego dell’autorizzazione a procedere. Una scelta politica legittima nella forma, ma che ha già segnato un confine netto tra responsabilità politica e accertamento giudiziario.
Ora quel confine viene ulteriormente spostato.
Perché qui non si tratta più di proteggere chi esercita una funzione di governo, ma di estendere quella protezione a figure tecniche, trasformando l’immunità in una zona grigia sempre più ampia. È un salto qualitativo: non si difende un principio, si difende un sistema.
E c’è un altro elemento che pesa. Se il procedimento dovesse andare avanti, emergerebbe inevitabilmente il nodo centrale della vicenda: il mancato arresto dell’ufficiale libico richiesto dalla Corte penale internazionale e il suo rientro in patria tramite un volo di Stato. Un passaggio che potrebbe portare in aula testimoni eccellenti, esponendo il governo a un contraddittorio pubblico difficilmente controllabile.
Meglio allora fermare tutto.
Il conflitto davanti alla Consulta congelerà l’indagine per mesi, forse un anno. Un tempo che non è neutro: coincide perfettamente con il calendario politico. E nel frattempo, non è affatto peregrina l’ipotesi di una candidatura “blindata”, utile a rafforzare ulteriormente quella cintura di protezione che oggi si tenta di costruire sul piano istituzionale.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il Parlamento che dovrebbe garantire l’equilibrio tra i poteri diventa strumento per sottrarre alcuni soggetti al controllo della magistratura. Non è più una dialettica tra istituzioni, è una sovrapposizione.
E quando la maggioranza usa i numeri per ridefinire le regole a proprio vantaggio, non sta difendendo la politica dalla giustizia: sta difendendo se stessa dalla verità.
Perché qui non è in gioco una persona.
È in gioco l’idea stessa di responsabilità.
E quando la responsabilità viene sospesa, la democrazia smette di essere un sistema di regole… e diventa un sistema di protezioni.
G.S.
... morti in mare! ...
𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐚
Il buongiorno di Giulio Cavalli
Martedì nel Mediterraneo sono morti in trentotto. Diciannove a Lampedusa, partiti dalla Libia su un barchino trasformato dalla tempesta in una trappola: corpi accatastati uno sull’altro, bambini in condizioni disperate. Cinque i sopravvissuti, ancora incapaci di raccontare. Altri diciannove nell’Egeo, un gommone rovesciato davanti a Bodrum: fra le vittime un neonato, rifugiati afghani in fuga dall’Iran. Alla Sava, al confine tra Bosnia e Croazia, i dispersi non si contano ancora. Giornata nera, come si dice. Poi si gira pagina.
Intanto Sea-Watch deve giustificarsi. Il 31 marzo Fratelli d’Italia ha pubblicato un post per celebrare la multa di diecimila euro e il fermo venti giorni comminati alla Sea-Watch 3 per aver attraccato in un porto diverso da quello assegnato. “Furore ideologico”, lo definiscono. Giorgia Linardi, portavoce dell’Ong, ha replicato che quel porto era il più vicino, raggiunto in stato di necessità dichiarato per sottrarre le persone soccorse a quello che chiama “un atto di tortura di Stato”: giorni inutili di navigazione a persone appena sopravvissute al rischio di morire in mare. Il diritto internazionale, per Sea-Watch, viene prima della legge italiana. Per Fratelli d’Italia è propaganda.
Il partito che ha perso il referendum sulla separazione delle carriere, respinto dal 53,56% degli italiani il 23 marzo, si consola attaccando chi salva le persone. Scottato dall’esito del voto, usa il soccorso in mare per attaccare la magistratura che continua a dar torto alle sue politiche migratorie. I morti restano silenzio. E il silenzio, in questo Paese, si chiama normalità.
mercoledì 1 aprile 2026
... un mostro giuridico! ...
𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐞. 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨
Articolo di Massimo Lensi
L'introduzione della pena di morte per atti di terrorismo da parte della Knesset (parlamento israeliano) segna un passaggio che interroga, prima ancora che la politica, la qualità giuridica dello Stato. Non si tratta solo del ritorno a una sanzione estrema, da tempo espunta dagli ordinamenti che si riconoscono nel costituzionalismo contemporaneo, ma della modalità con cui essa viene configurata: una pena potenzialmente applicabile senza richiesta dell'accusa, senza necessità di unanimità tra i giudici e, soprattutto, costruita su una definizione normativa che finisce per selezionare in concreto una sola categoria di destinatari.
Il diritto penale, quando si piega a finalità identitarie o securitarie, smette di essere limite al potere e diventa suo strumento. In questo caso, la tipizzazione dell'illecito - «causare intenzionalmente la morte con l'obiettivo di negare l'esistenza dello stato» - appare meno come descrizione di un fatto e più come qualificazione politico-esistenziale dell'autore. Il rischio evidente è quello di un diritto penale del nemico, in cui la persona è giudicata per ciò che rappresenta, più che per ciò che ha fatto.
La storia giuridica israeliana conosce un solo precedente di applicazione della pena capitale: nel 1962, nei confronti di Adolf Eichmann. Un caso eccezionale, legato a crimini di dimensione e natura tali da essere considerati fuori dall'ordinario. Proprio quell'eccezionalità aveva contribuito, nel tempo, a mantenere la pena di morte ai margini dell'ordinamento.
La scelta odierna rompe quell'equilibrio e introduce una frattura ulteriore: tra diritto e uguaglianza, tra giurisdizione e politica, tra sicurezza e garanzie. In un sistema che già presenta anomalie - dall'assenza di una costituzione formale alla centralità di leggi fondamentali suscettibili di revisione politica - l'innesto della pena capitale, con tali caratteristiche, accentua una deriva in cui il diritto perde la sua funzione di contenimento e si espone al rischio di essere, esso stesso, veicolo di discriminazione.
... settimana corta? ...
𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐛𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Venerdì 10 aprile Giorgia Meloni avrebbe dovuto presentarsi in Parlamento per rilanciare l'azione di governo. Lo ha comunicato il ministro Luca Ciriani (Fratelli d'Italia) nel pomeriggio di martedì. Poi qualcosa è cambiato: l'informativa è slittata al giovedì 9 perché i parlamentari di maggioranza non volevano restare a Roma il venerdì. La settimana corta, insomma, è brutta solo per tutti gli altri.
È un copione già visto. A marzo la Camera ha bocciato la proposta di Pd, Avs e M5S per ridurre l'orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario: 132 voti a favore dell'emendamento soppressivo, 90 contrari. Costi insostenibili, ha spiegato il centrodestra. Già lo scorso giugno Ciriani aveva proposto di spostare le interpellanze al giovedì per allungare il weekend. Al Senato, del resto, si chiude il giovedì da anni.
C'è una cosa che vale la pena scrivere per esteso. Gli stessi parlamentari che non volevano restare a Roma di venerdì hanno tutto l'interesse a tenere in vita questo governo almeno fino all'aprile del 2027. Per maturare il diritto alla pensione servono quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato: la XIX legislatura ha iniziato il 13 ottobre 2022, la data scatta intorno alla metà di aprile del prossimo anno. Chi non ci arriva perde i contributi. Davvero c'è qualcuno che pensa che questi parlamentari faranno di tutto per non arrivare fino in fondo?
Sostanzialmente questa è la cosiddetta "visione politica" della maggioranza: arrivare a fine mandato con le tasche in ordine.
Il comando di Meloni è tanto autorevole che la sua agenda la decidono loro.
... calendario ...
... il lupo mannaro, nella sua ferocia, esprime tutta la mia rabbia per il mancato rinnovo della patente di guida, perdita che pregiudica anche i soggiorni nel nostro "buen retiro"!!!
... aprile ...
... si lo so, sono ripetitivo, ma è il periodo di MERDA che lo richiede, periodo che dura dal 2024!!!
martedì 31 marzo 2026
... incred ... no, niente!! ...
Incredibile.
Guido Crosetto si è svegliato e si è ricordato di essere il ministro della Difesa di un Paese sovrano che ripudia la guerra per Costituzione, specie quelle illegali.
E cosa ha fatto?
Ha negato a Donald Trump l’utilizzo della base di Sigonella.
È accaduto venerdì, lo scopriamo ora.
Bene, anzi benino.
C’è voluto un mese di guerra, un mese di morti, disastri economici ed energetici epocali, violazioni di ogni diritto internazionale, balbettii, silenzi complici, castronerie totali, ma alla fine persino il governo italiano ha voltato - una volta tanto e per una volta - le spalle a Trump.
E ora li vedi lì i destroidi in fila sui social reclamanti applausi, scuse e pacche sulle spalle.
Gli stessi che per settimane hanno deriso il premier spagnolo Pedro Sánchez per aver fatto molto prima e molto meglio la stessa cosa. Gli hanno dato dell’ingenuo, del populista, del pazzo.
Allora forse si poteva fare.
Bastava - si fa per dire - statura politica e coraggio. O ce l’hai o, come don Abbondio, non te lo puoi dare.
Ora è tardi, tardissimo. Quasi grottesco.
Ma meglio tardi che mai.
Lorenzo Tosa.
Fermi tutti, falso allarme. Per un attimo, per un istante fugace, per un battito di ciglia, avevamo sperato. Qualcuno aveva messo in giro la voce che l'Italia avesse sospeso l'uso della base di Sigonella agli americani. Come la Spagna, come Sánchez. Come un Paese con la schiena dritta.
E noi, poveri illusi, ci avevamo creduto. Qualche ora di speranza pura. Qualche ora in cui abbiamo assaporato l'idea di un'Italia che per una volta, una sola, dicesse: no. Ore bellissime. Ma poi è arrivato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che qualche minuto fa si è fiondato su X per rassicurare il mondo.
"Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA".
Nulla è cambiato. Grazie ministro, ci scusi. Per un attimo ci eravamo illusi che questo governo avesse fatto qualcosa di intelligente. Per un attimo avevamo pensato che l'Italia avesse smesso di stare in ginocchio. Ma lei, premuroso, è corso a rettificare: stiamo ancora in ginocchio, state tranquilli, posizione invariata.
E la cosa straordinaria è che Crosetto lo dice con orgoglio. Scusi, ministro. Davvero. Non avremmo mai dovuto dubitare di voi. Sia mai che per sbaglio facciate qualcosa di dignitoso. Per carità. Si romperebbe una tradizione. E le tradizioni, si sa, per voi patrioti sono sacre". Siamo un paese senza speranze.
Grazie agli amici di Abolizione del suffragio universale.
Mario Imbimbo.
... "leggerezza"?? ...
𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐥𝐚 "𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚" 𝐝𝐢 𝐃𝐞𝐥𝐦𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐯𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐚
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Diciassette dicembre 2024. A Biella, davanti a un notaio, sei persone costituiscono la "Le 5 Forchette". Tra loro Delmastro e Miriam Caroccia, diciottenne figlia del prestanome condannato del clan Senese. Lo sappiamo, certo, ma c’è una novità: secondo la procura di Roma, è quel momento il punto d'innesco del reato: da quella data inizia il riciclaggio di capitali mafiosi.
L'avviso a comparire notificato a Miriam Caroccia non è un aggiornamento burocratico. È il salto di qualità che trasforma mesi di ipotesi in imputazione formale: la Bisteccheria d'Italia avrebbe permesso al clan di reinvestire capitali illeciti, rafforzare la propria posizione territoriale e sottrarre beni a misure ablatorie. Sporchi, scrivono i pm, erano i soldi con cui i Caroccia si sarebbero attribuiti fittiziamente il cinquanta per cento della società. Sporchi anche i capitali nella fase di avviamento.
Giorgia Meloni aveva detto "leggerezza". Ogni giorno quella parola costa di più. Nel locale che la procura sospetta fosse un nodo di riciclaggio, i vertici del Dap erano stati fotografati a cena. Delmastro era ancora presente a fine gennaio 2026, mesi dopo aver ceduto le quote. E lui, in quel periodo, aveva la delega proprio al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, cioè al cuore del sistema carcerario: quello stesso sistema per cui nel febbraio 2025 era stato condannato in primo grado per rivelazione di segreto d'ufficio.
La commissione Antimafia, con voto unanime che include Fratelli d'Italia, ha approvato un ciclo di audizioni: procura di Roma, forze dell'ordine, Dap, scorta. E Delmastro stesso. "Leggerezza" attende ancora una definizione giuridica.
lunedì 30 marzo 2026
... mitico Sanchez!! ...
Pedro Sánchez ha fatto un’altra cosa che ti ricorda la differenza abissale tra lui e l’intera Europa attuale.
La Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo a qualunque mezzo coinvolto nella guerra in Iran.
Non solo Sánchez ha negato le basi militari agli Usa di Trump, ma impedirà qualunque transito aereo a qualsiasi volo collegato alla guerra illgale in Iran.
“Tutti i piani di volo che prevedono azioni legate all’operazione in Iran sono stati respinti - ha detto il premier spagnolo - Tutti, compresi quelli degli aerei di rifornimento”.
Significa, in pratica, che la Spagna non parteciperà in alcun modo al conflitto, né direttamente né indirettamente, e che se dipendesse da Sánchez questa guerra non esisterebbe o cesserebbe oggi stesso.
Trovate voi le differenze.
Lorenzo Tosa.
... Elly VS Pina ...
C’è qualcosa che non torna nel Partito Democratico.
Durante un referendum decisivo, esponenti di primo piano come Pina Picierno fanno campagna per una posizione opposta a quella del partito. Non è semplice dissenso interno: è una scelta pubblica che crea confusione.
È come in una squadra di calcio: sei in attacco, passi la palla a una compagna, e lei si gira e tira nella propria porta. Una volta, due volte, ancora. In qualsiasi squadra, questo comportamento avrebbe conseguenze.
In politica invece no. Tutto viene giustificato in nome di una democrazia che rischia di diventare assenza di linea.
Ma senza una direzione chiara, un partito perde identità.
E quando perde identità, perde anche la fiducia degli elettori.
E allora non stupiamoci dei risultati.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
... funziona, o no? ...
𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚. 𝐏𝐞𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐢
il buongiorno di Giulio Cavalli
614. Tante sono le persone morte o disperse nel Mediterraneo centrale dall’inizio dell’anno fino al 21 marzo, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Il record dal 2014. Più del triplo rispetto allo stesso periodo del 2025.
Mercoledì 25 marzo, da Algeri, Giorgia Meloni ha detto che «se in questi anni siamo riusciti a ridurre gli sbarchi illegali e le tragedie in mare, lo dobbiamo anche alla forte cooperazione con l’Algeria». Quella cooperazione «rappresenta un modello per la regione».
Un modello. Mentre l’Oim contava i corpi.
C’è un problema geografico. I migranti che partono dall’Algeria sono da anni diretti verso la Spagna, lungo la rotta occidentale. Quella centrale, che unisce la Libia all’Italia, non riguarda Algeri. Meloni lo sa o lo ignora: in entrambi i casi è grave.
Il vanto è falso. Gli sbarchi sono calati. Ma l’Oim spiega: le persone continuano a partire, le navi Ong sono state bloccate con decreto, alcune barche arrivano e altre si perdono. Quando si perdono non se ne parla, perché non c’è nessuno a raccoglierle.
I 3.250 migranti intercettati tra gennaio e il 21 marzo, tra cui 238 donne e 67 bambini, sono stati riportati in Libia dalle milizie finanziate da Roma: le stesse che rispondono a Osama Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra, arrestato a gennaio e liberato in quarantotto ore su un aereo di Stato.
Il modello, sostanzialmente, è questo: meno sbarchi perché più morti in mare, e più prigionieri consegnati ai campi di tortura libici.
Meloni lo chiama successo. L’Oim lo chiama record.
domenica 29 marzo 2026
... NO KINGS DAY ...
Ieri è successo qualcosa di grandioso, che supera nei numeri ogni attesa o aspettativa.
Oltre otto milioni di americani sono scesi in piazza contro Donald Trump in oltre 3.300 manifestazioni in tutta l’America per il No Kings Day.
Questa qui sopra è Manhattan.
Ma non solo New York. I No Kings hanno invaso anche Washington, Denver, Chicago, la Minneapolis simbolo dell’Ice, dove erano addirittura 200.000, da Boston ad Atlanta, dall’Alaska a Porto Rico.
E sapete qual è il dato più strabiliante?
Che i manifestanti ieri sono stati 1,6 milioni in più rispetto alle manifestazioni già da record dell’ottobre scorso.
Sono passati ai 5 milioni di giugno ai 7 milioni di ottobre fino agli 8 milioni e 600.000 di ieri.
Un’onda popolare di protesta senza precedenti che cresce ogni settimana di più.
Tra loro anche Bruce Springsteen e Robert De Niro, gli artisti più impegnati da sempre nel combattere una delle stagioni politicamente e umanamente più atroci della storia americana.
Quando tutto questo finirà, ricordiamoci come è stato possibile che accadesse e cosa fare perché non ricapiti mai più.
Lorenzo Tosa.
... NO KINGS!! ...
L'accertamento di polizia - eseguito nei confronti dell'eurodeputata Ilaria Salis nel giorno in cui a Roma si svolge la manifestazione dei NO Kings - testimonia quanto questo governo abbia capito poco dei giovani che hanno partecipato in massa al voto referendario e delle loro motivazioni.
Continuano con la loro ottusa arroganza a considere le persone dei sudditi anziche' cittadini. Una deriva pericolosa che li porterà spero ad essere sconfitti ancora nelle urne e al Paese di tornare a partecipare e a scegliere. La politica - il centro sinistra in particolare - si mettano in ascolto con attenzione, senza avvitarsi nuovamente in discussioni premature su leadership e altre questioni simili che rischiano di sembrare surreali e incomprensibili per una fetta di elettorato che è tornato a votare ma che non dobbiamo dare per scontato continui a farlo.
#NoKings
Marco Pacciotti.
sabato 28 marzo 2026
... un idiota demente!! ...
Un idiota, consigliato da alcolizzati e sottomesso a un criminale di guerra, che sta destabilizzando il mondo.
Un anziano arrogante afflitto da demenza, che bullizza gli alleati (Canada ed Europa) e simpatizza con dittatori e autocrati.
Un incompetente, che si è circondato di incapaci ma fedeli alla sua misera persona, che scatena una guerra, sollecitato da un genocida, senza considerare le conseguenze di un tale folle gesto sul resto del pianeta.
Questo è Trump, che si affida ai consigli di un impresentabile Hegseth, autonominatosi abusivamente Segretario della Guerra.
Un pessimo Presidente, il peggiore della storia degli Stati Uniti, sottomesso al criminale contro l'umanità Netanyahu (conseguenza dei file Epstein?)
Ha attaccato l'Iran nella convinzione che fosse un videogioco ed ora, dopo aver acuito i disagi delle famiglie americane, messo in crisi l'economia mondiale e non aver cavato un ragno dal buco, non trova una via d'uscita a questa debacle.
Basi americane ridotte in cenere, paesi alleati del golfo bombardati dagli iraniani, lo stretto di Hormuz chiuso e minato, Israele bersagliata da missili e droni quotidianamente sono gli effetti dell'incompetenza sesquipedale del Presidente pregiudicato americano e della sua sottomissione al Governo di Tel Aviv.
È c'è ancora qualcuno in Italia pronto a difenderlo?
Un Presidente che ha scatenato la sua milizia ICE contro gli stessi americani, che si è arricchito a dismisura dal suo insediamento alla Casa Bianca, un misogino amico e sodale di pedofili e, adesso, responsabile di una guerra mai dichiarata di cui nessuno conosce le possibili conseguenze.
Questo è il leader dell'estrema destra mondiale; questo è il riferimento di suprematisti, razzisti, fascisti e autocrati dell'intero pianeta.
Questo è Trump, un pericoloso pregiudicato, narcisista, xenofobo, ignorante al quale, spero, l'America già a novembre darà l'avviso di sfratto.
Marco Galli
... dis - onorevoli!! ...
"ONOREVOLE" IL TITOLO CHE VI CONDANNA..
Vi chiamate "Onorevoli", ma sapete davvero cosa state portando sulle spalle e sull'anima? Quel termine non è un piedistallo di marmo su cui poggiare la vostra vanità, è un debito di sangue verso la comunità, un giuramento di eccellenza che avete trasformato in un mercimonio.
L'onore non è un distintivo che si appunta sulla giacca per nascondere il vuoto che avete nel petto. L'onore è il premio della virtù, il sigillo di chi sacrifica il proprio ego per la comunità.
È una virtù che da troppi anni i politici italiani (e di altre nazioni) tradiscono sistematicamente, come dice il detto (il più pulito di loro c'ha la rogna).
L'onore non si riceve per decreto, si conquista con la rettitudine. È il premio della virtù, non il bottino di un’elezione.
Oggi, assistiamo allo spettacolo indecoroso di chi, come dicono a Napoli, "fa o ’ncoppa’ â mmunnezza".
Regnate sul degrado che voi stessi create e alimentate, pavoneggiandovi sopra le macerie morali di un Paese che dovreste servire e che invece state parassitando, umiliando e derubando. Pavoni che aprono la coda sopra una discarica di valori, convinti che lo splendore delle piume nasconda il puzzo del marciume che state alimentando. Regnate sul degrado, banchettate sulle macerie di un futuro che avete svenduto, e avete pure l'arroganza di pretendere rispetto.
Dal punto di vista dell'anima, siete gusci vuoti.
Purtroppo, con la complicità di un popolo ignorante e superficiale, avete proiettato le vostre insicurezze e la vostra bramosia sul palcoscenico pubblico, dimenticando che chi guida deve essere un maestro, un modello, un archetipo di integrità. Siete diventati l'ombra peggiore di voi stessi, narcisisti intrappolati in un titolo che non vi appartiene più perché ne avete smarrito il significato sacro. Il Mandato che vi abbiamo assegnato è un vincolo, non un privilegio. La nostra Legge fondamentale vi impone di operare con "disciplina e onore". Non è un suggerimento poetico, è un comando. Il vostro dovere verso il prossimo non è opzionale, è un vincolo di vicinato morale che vi obbliga a guardare all'interesse generale come se fosse la vostra stessa vita.
Ogni volta che anteponete il vostro tornaconto alla dignità del popolo, state commettendo un tradimento che nessuna poltrona potrà mai assolvere.
Vergognatevi!
L'onore senza virtù è solo una maschera grottesca. Ogni vostro privilegio è un insulto a chi fatica; ogni vostra parola è un tradimento alla Costituzione che vi impone un onore che non sapete nemmeno dove stia di casa.
E a voi, popolazione complice, smettetela di piagnucolare. Siete voi che nutrite questi mostri con il vostro silenzio, con il vostro voto di scambio, con la vostra rassegnazione servile.
Chi accetta il degrado ne diventa l'architetto. Siete complici di questa usurpazione ogni volta che chiamate "Eccellenza" o "Onorevole" chi meriterebbe solo il vostro disprezzo e un calcio nel deretano.
A Voi che usurpate il titolo ed a voi che glielo lasciate fare ricordo che l'onore è una cosa seria, una responsabilità che schiaccia chi non è all'altezza. Sotto quel peso, siete già polvere. Siete solo dei morti che camminano nei palazzi, convinti di essere dei re mentre la storia vi sta già sputando in faccia.
Karima Angiolina Campanelli
... inaudito!! ...
Quel che è accaduto stamattina all'alba è di una gravità inaudita. L'europarlamemtare Ilaria Salis è stata svegliata, come testimonia la foto da lei stessa pubblicata, nella sua camera d'albergo a Roma da due poliziotti per un "controllo preventivo".
La sua colpa? Manifestare liberamente come la nostra Costiruzione prevede, e soprattutto manifestare per la pace ovvero in maniera perfettamente in linea per pretendere di far rispettare dal nostro governo e da tutti i governi l'articolo 11 della nostra amata Costituzione. Noi la guerra la ripudiamo. La ripudiamo.
Quindi Ilaria Salis ha tutto il diritto, ed il nostro appoggio, nel partecipare alla Manifestazione indetta per oggii "No Kings Italia" contro le guerre. Rete che sta manifestando nel mondo intero dall'America all'Europa contro la guerra dei più forti che calpesta il diritto internazionale.
E le norme del vostro "Decreto sicurezza" e i vostri "controlli preventivi" non fermeranno la democrazia, la libertà e la partecipazione.
L'Italia non sarà più uno Stato di Polizia.
A CHI SI CHIEDE COSA SIA IL FASCISMO MODERNO, è QUESTO, non aspettatevi più FEZ e olio di RICINO cittadini .A.B. Oggi contro tutto ciò abbiamo un argine. E lo abbiamo difeso e lo difenderemo. La nostra amata Costituzione!
Mario Imbimbo.
Questa mattina Ilaria Salis, nostra eurodeputata, ha denunciato di essere stata svegliata da due agenti di polizia che si sono presentati nella sua camera d’albergo a Roma per effettuare un ‘controllo preventivo’. Nonostante lei si sia qualificata subito gli agenti hanno atteso quasi un’ora prima di andare via. Si tratta di una vicenda di una gravità inaudita, ancora peggiore perché avvenuta a poche ora dalla grande manifestazione di oggi pomeriggio.
È inaccettabile che in Italia una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi. Il governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orban e non intendiamo diventarlo.
Su questa vicenda pretendiamo parole di chiarezza dal Ministro Piantedosi,
firmato Angelo Bonelli
venerdì 27 marzo 2026
... il cinismo del potere! ...
LA FIGLIA DI CRAXI FA LA SUA SCALATA AL POTERE ALLEATA AL PARTITO CHE HA FATTO A PEZZI SUO PADRE.. NESSUN PUDORE, O CARENZA DI MATERIA GRIGIA E RISPETTO FILIALE?
È il paradosso del sangue, il doppio tradimento a Hammamet. Ci penso da anni, c’è qualcosa di profondamente disturbante, quasi shakesperiano, nella parabola di Stefania Craxi. Sedere per anni tra i banchi di Forza Italia non è stata una "scelta di campo", è stato un atto di sottomissione politica che colpisce al cuore la memoria del padre.
Il primo tradimento è storico. Come si può abitare la casa di chi ha cinicamente lavorato nell'ombra per distruggere il proprio mentore, guardando come una faina guarda il pollo da sacrificare, una carriera politica sgretolarsi, aspettando solo il momento buono per ereditarne le chiavi del regno? Accettare un seggio da Silvio Berlusconi significava, di fatto, baciare la mano che ha tradito e voltato le spalle a Bettino nel momento del bisogno, trasformando l’amicizia in un calcolo di convenienza elettorale... Lei accettò!
Il secondo tradimento è morale.
Diventando una colonna del partito del "mandante" del suo oblio, Stefania ha avallato la narrazione per cui il craxismo era solo un vecchio ferro-vecchio da rottamare per far spazio al nuovo padrone.
È la sindrome di chi, per sopravvivere politicamente, sceglie di servire l’erede che ha banchettato sulle spoglie di famiglia.
Non si onora un padre portando i suoi fiori sulla tomba se poi, in aula, si vota insieme a chi ha reso quella tomba necessaria, solitaria e lontana. È un’eredità svenduta in cambio di una cittadinanza nel regno di chi ha vinto mentre Bettino perdeva tutto.
C’è una narrazione zuccherosa che dipinge il legame tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi come un’amicizia indissolubile fino all’ultimo respiro. Ma la politica non è un album dei ricordi; è una catena alimentare.
Mentre il sistema della Prima Repubblica veniva smantellato pezzo dopo pezzo dalle inchieste di mani pulite, accadeva qualcosa di cinico e metodico. Craxi non è stato solo travolto dal fango di un’epoca che finiva; è stato il "parafango" che ha permesso ad altri di restare puliti abbastanza da ricominciare.
La strategia perfetta del "Mandante" politico Berlusconi... non ha premuto il grilletto giudiziario, ma ha fatto qualcosa di più profondo: ha ereditato l'impero orfano. Mentre Craxi diventava il volto unico della corruzione nazionale, il capro espiatorio perfetto su cui scaricare le colpe di un intero sistema, Berlusconi restava nell'ombra a guardare il suo mentore morire.
Invece di difendere l'eredità politica del garofano, Berlusconi ne ha cannibalizzato l'elettorato e i quadri dirigenti, promettendo un "nuovo" che in realtà era la versione 2.0 (o meglio, la versione P2.0), più patinata e meno ideologica, dello stesso potere.
La solitudine di Hammamet è stata funzionale. Un Craxi in Italia, magari a difendersi in aula con la sua nota intelligenza e aggressività, sarebbe stato un ingombro per la "discesa in campo" del Cavaliere.
Meglio un martire lontano, utile per qualche discorso nostalgico, che un testimone scomodo presente ai processi.
La verità è spietata, Berlusconi è stato il beneficiario finale del crollo di Craxi. Ha preso le intuizioni comunicative e il potere mediatico che Bettino gli aveva permesso di costruire e li ha usati per erigere un muro tra sé e quel passato. Mentre Craxi moriva in esilio, marchiato dal marchio dell'infamia, il suo "allievo" più infame e brillante giurava di essere l'uomo della provvidenza, nato dal nulla, senza debiti di gratitudine.
L'umanità del rapporto è svanita davanti al calcolo: per far nascere il ventennio berlusconiano, il craxismo doveva morire nel modo più rumoroso e solitario possibile. Berlusconi non ha solo con metodo chirurgico e morale ucciso l'amico, ne ha ereditato spietatamente il regno prima ancora che il corpo fosse freddo, lasciando che la storia si accanisse sul perdente.
E STEFANIA? MENTRE IL PADRE SI RIVOLTA NELLA TOMBA, LEI È LA NUOVA CAPOGRUPPO DI FRATELLI D'ITALIA AL SENATO... FOSSE MIA FIGLIA L'AVREI GIÀ RIPUDIATA!
Karima Angiolina Campanelli
... la Bestia di Satana! ...
IL FIGLIO PERICOLOSO DI MARY ANNE MacLeod TRUMP...
Iniziamo con la celebre citazione di Mary Anne MacLeod Trump, la madre del 47° Presidente degli Stati Uniti.
C'è una frase in particolare, spesso riportata nelle biografie e nei documentari, che è rimasta impressa per la sua schiettezza (e un pizzico di ironia retrospettiva). Si dice che, osservando l'esuberanza e la natura ambiziosa del figlio fin da giovane, abbia esclamato: "Che tipo di figlio ho cresciuto? È un idiota senza un briciolo di buonsenso, e senza abilità sociali, ma è pur sempre mio figlio. Spero solo che non si metta mai in politica, sarebbe un disastro!".... Ecco alcuni dettagli interessanti sul loro rapporto e sulla figura di Mary Trump, Mary era un'immigrata scozzese, arrivata negli Stati Uniti con pochi risparmi e una forte etica del lavoro. Era nota per essere una donna riservata ma molto attenta all'estetica e alla formalità.
Mentre il padre Fred Trump ha plasmato il lato prettamente "business" e competitivo di Donald, molti analisti suggeriscono che il gusto per lo spettacolo, la passione per le cerimonie e l'attenzione ai media siano eredità del carattere di sua madre. Pare che la frase sia stata pronunciata negli anni '90, un periodo in cui la vita privata e i successi (nonché i fallimenti finanziari) di Trump erano costantemente sotto i riflettori dei tabloid newyorkesi.
È affascinante notare come le dinamiche familiari influenzino i leader mondiali.
Siamo di fronte all’epilogo grottesco del "secolo americano", incarnato da un monarca della post-verità che fonde l’edonismo distruttivo di un Nerone con l’arbitrarietà psicotica di un Caligola. Non è solo un uomo; è un sintomo maligno, il prodotto di un’estetica del consumo che ha divorato la sostanza delle istituzioni. Come un imperatore che nomina il proprio cavallo console per il puro gusto di umiliare il Senato, egli brandisce il potere non come uno strumento di governance, ma come un’arma da taglio contro la stessa fibra della realtà condivisa.
La sua azione sul mondo non segue una dottrina, ma un’entropia calcolata. Mentre l’ordine internazionale, costruito faticosamente su regole e alleanze, viene smantellato pezzo dopo pezzo, egli danza sulle macerie del multilateralismo con il cinismo di chi vede nel collasso globale un’opportunità di branding personale. È la negazione sistematica della competenza: un vuoto pneumatico che risucchia il futuro del pianeta per alimentare un presente fatto di risentimento e spettacolo.
In questa regressione autoritaria, la stabilità climatica e la sicurezza collettiva sono solo chip da gioco in una partita d'azzardo truccata. Egli rappresenta la fine dell'eccezionalismo inteso come guida morale e l’inizio di un’era in cui la forza bruta, ammantata di un populismo tossico, diventa l'unico canone. È il riflesso deforme di una società che, stanca della complessità, ha scelto di affidarsi a un piromane per illuminare la notte, scambiando il bagliore dell'incendio per l'alba di un nuovo giorno.
In sintesi, questo "stile imperiale" segna la fine dell'era della cooperazione per inaugurare quella del frazionamento globale.
Abbandonando il ruolo di garante dell'ordine per quello di predatore transazionale, egli trasforma le alleanze in racket di protezione e la diplomazia in un palcoscenico per il proprio ego. Il risultato non è un nuovo equilibrio, ma un vuoto di potere che invita il caos: un mondo dove le regole sono sostituite dai capricci, spingendo le potenze rivali a una corsa agli armamenti e all'autarchia che mette a rischio la sopravvivenza stessa della biosfera e della stabilità nucleare.
È il trionfo dell'istinto sul calcolo, del momento sul futuro; un incendio che illumina solo il volto del piromane...
LE COMPARSE SULLA SCENA TEATRALE EUROPEA LO IDOLATRANO... SERVI DI SCENA DI UN RE LEAR DA CLINICA PSICHIATRICA!!
Karima Angiolina Campanelli
... onori al razzista!! ...
Dopo che in Consiglio comunale a Milano è stato omaggiato in aula Umberto Bossi con un minuto di silenzio, si è alzato in piedi quest’uomo qui, Michele Albiani, consigliere comunale del Pd, e ha detto in poche, precise, coraggiose, parole tutto quello che andava detto su chi è stato e cosa ha rappresentato (davvero) Umberto Bossi per milioni di italiani.
“Intervengo solo per chiedere scusa ai cittadini milanesi e le cittadine milanesi che non sono purosangue del Nord, perché oggi abbiamo fatto il minuto di silenzio per una delle persone che ha sdoganato l'odio razziale parlando di sostituzione etnica da del Nord da parte del Sud.
E, se voi non avete vissuto sulla vostra pelle il razzismo, siete solo dei privilegiati. Siete solo dei privilegiati.”
A quel punto Albiani è stato subissato di fischi, buuu e attacchi da parte di tutti i leghisti e la destra in aula, offesi evidentemente dall’unica cosa che ha detto Albiani in quell’intervento: la verità.
Lui a quel punto ha dato una risposta splendida:
“Io non ho insultato nessuno, a differenza della persona che abbiamo commemorato oggi”.
Perfetto.
Menomale che è rimasto qualcuno anche nelle istituzioni a ricordare e a sbattere in faccia la verità, in mezzo a un mare insopportabile di retorica ipocrisia.
Grazie consigliere. In quell’aula ha parlato anche a nome mio.
Lorenzo Tosa.
... sono solo ombre! ...
𝐒𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐨𝐧𝐨
Il #buongiorno di Giulio Cavalli
La loro unica qualità è il potere che hanno. Sul serio, pensateci, nel giro di poche ore abbiamo assistito al ghigliottinamento di Giusi Bartolozzi, colei che voleva rifondare il significato della parola giustizia. Poi è stato il turno di Andrea Delmastro, quello che in pubblico voleva vedere soffocare i mafiosi con cui in privato entrava in società attraverso la figlia di un prestanome. Poi è stato il turno di Daniela Santanchè, donna insicura ma vanitosa del suo potere e del fascino che ne deriva, che ha sempre avuto come unico pregio il suo poter vantare vicinanza ai potenti. Infine c'è Maurizio Gasparri, statista quanto la sua carota che ha agitato contro Sigfrido Ranucci e Report, uno che in un Paese meritocratico sarebbe un troll nel chiaroscuro della sua cameretta.
Non è finita qui. In Forza Italia nel mirino c'è il capogruppo alla Camera Paolo Barelli (vi state chiedendo chi sia? Ecco, appunto) e poi su su fino al ministro Antonio Tajani, che ormai è diventato un aggettivo: "fare il Tajani" è il nuovo sinonimo di filare e non tessere.
Tutta gente che non esisterebbe senza il suo potere. Persone che se non fossero parlamentari, se dovessero confrontarsi con il normale mondo del lavoro, sarebbero laterali in qualsiasi fabbrica o in qualsiasi ufficio. Ed è così anche per i non dimessi, quelli che siedono in posti di potere per vicinanza alla presidente del Consiglio: una classe dirigente indegna che è un'offesa per tutti i lavoratori.
Loro sono il loro potere, solo quello. Per questo ci si abbarbicano ossessivi e violenti.
Se cade quello, cade tutto.
giovedì 26 marzo 2026
... la matita: un'arma! ...
Prima avete scelto la lotta nel fango, la prova di forza, avete politicizzato il referendum. Poi, annusata l’aria, avete scoperto che “non andava politicizzato”. Volevate cambiare la Costituzione senza neanche passare dal Parlamento: sulla giustizia. Voi, il partito di Santanché, Delmastro, Montaruli contro Einaudi, De Gasperi, Iotti. Avete dichiarato l’esatto contrario di quello che stavate facendo, fino a quando vi è scappata la verità: “togliere di mezzo la magistratura”, “usare il solito sistema clientelare”. A chi avete spesso detto di “andare al mare”, ora ricordate che “partecipare è importante”. Avete sciacallato sui casi Rogoredo e Garlasco, sulla famiglia nel bosco, sugli stupratori liberi, su Tortora, Falcone, Borsellino.
Dopo tre anni e mezzo di “pieni poteri”, la colpa è sempre degli altri: governi precedenti, magistrati, opposizione, immigrati. Mancano giusto le cavallette ed è finito l’elenco degli alibi.
Vi siete inginocchiati a Trump, lo avete candidato a Nobel per la pace, avete deriso e criminalizzato milioni di persone che scendevano in piazza contro genocidio e guerra. Avete fischiettato davanti all’esplosione di caro vita, bollette, benzina. Avete provato anche con la mancetta del taglio delle accise, per venti giorni. Avete offeso le donne, bloccando la legge sul consenso contro la violenza sessuale ed eliminando “opzione donna”. Avete attaccato frontalmente il mondo della cultura e dello sport, facendoli diventare uffici di collocamento di gente con una sola qualità: la fedeltà al capo.
Avete umiliato i lavoratori poveri, bocciando la proposta sul salario minimo, e gli anziani due volte, ridicolizzando gli aumenti delle loro pensioni e sfottendo chi dice di voler difendere quella Costituzione che li ha difesi per 78 anni.
Avete martoriato l’università e la scuola, diventati luogo di controllo, non di confronto democratico e formazione. Avete impedito a quasi cinque milioni di fuorisede, soprattutto studenti, di votare, per avere poi la faccia tosta di registrare un podcast-monologo di un’ora, proprio per chiedere il voto ai giovani.
Avete fatto tutto questo e molto di peggio.
Poi sono arrivati loro. Con una matita in mano.
Mauro Berruto.
... Giuseppe Conte ...
È arrivata un'altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia.
Il Governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell’abuso di ufficio. È stata appena approvata dal Parlamento europeo la direttiva anticorruzione che impone agli Stati membri di punire la condotta dei pubblici ufficiali che commettono abuso d’ufficio. In pratica, Meloni e Nordio che avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi che abusavano del proprio potere nei concorsi e nelle gare pubbliche, adesso dovranno reintrodurlo.
Il governo italiano ha provato sino all’ultimo a contrastare l’iter di questa direttiva, ma si è trovato isolato in Europa. Sono orgoglioso che il M5S, al contrario del Governo, abbia combattuto questa battaglia dalla parte giusta in Europa con il nostro europarlamentare Giuseppe Antoci, unico relatore italiano della direttiva, che ha lottato durante i negoziati europei contro l’ostruzionismo di Meloni e soci. È una vittoria delle persone perbene e di chi vuole equità e giustizia.
Dopo i 15 milioni di voti che hanno cancellato la riforma salva-casta e mandato a casa Santanchè, Delmastro e Bartolozzi un altro fallimento, un'altra figuraccia. Nordio dovrebbe prenderne atto e trarne le conseguenze, visto che è una riforma che ha voluto lui.
E Meloni anziché continuare a fare leggi per salvare politici e potenti dopo 4 anni dovrebbe battere un colpo per le vere emergenze del Paese, per le difficoltà delle famiglie e delle imprese. Il tempo è scaduto!
... dito medio!! ...
Da quanto apprendiamo dai retroscena delle lungamente richieste e tardivamente ottenute dimissioni della Santanché tutto era in ballo tranne "l'onorabilità" tanto sbandierata nella lettera di dimissioni della Ministra. Anzi, anzi.
Dietro i tempi lunghi sembra vi siano state estenuanti trattative condotte dal sempre pessimo Benito, di primo nome Ignazio, Maria La Russa.
Trattative che avevano cone unico fine proteggere e nuovamente scudare la sua protetta. La Russa pare infatti si sia fatto garante con la Meloni per Santanché di un posto in lista alle prossime elezioni. Alla luce di ciò appaiono molto più chiari alcuni segnali lanciati anche nella sua lettera di dimissioni: "non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio".
Qui la Santanché sta dicendo la sconfitta non è mia, anzi nel mio collegio, quello che rivendico per me anche in futuro, le cose son andate bene per il SÌ. E ancora: "nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri", basta poi mi risarciate con un posto il Parlamento. Insomma altro che onorabilità.
Qui abbiamo una donna che si è scollata dalla poltrona solo quando ha avuto la certezza che dopo un annetto poteva nuovamente e comodamente far sedere le sue morbide natiche sul comodo scranno. Un giochino dove nessuno perde veramente e la Meloni sacrifica (fintamente) alcuni dei suoi per provare ancora ad ingannare gli elettori.
Ma ahimè cari fratellini d'Italia, "lItalia s'è desta".
Stanno esplodendo. E menomale che non era un voto politico. A poco più di 48 h dalla chiusura dei seggi già si sono dimessi due sottosegretari e un Ministro. E non è finita qui.
È notizia di questi minuti che il prossimo nel mirino è il sempre sveglio Maurizio "carota" Gasparri.
Pare infatti che Caudio Lotito, senatore di Forza Italia, con la benedizione di Marina Berlusconi in persona, sempre più propensa a prendere le redini del partito in mano, abbia avviato una raccolta firme tra i colleghi per rimuovere Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato.
Da Forza Italia e Fratelli d'Italia a Fratelli coltelli e Forza vendette è un attimo. È bastato il voto di 15 milioni di italiani a difesa della Costituzione antif@scista per inaugurare una resa dei conti fratricida. Attento Murizio che ad agitar carote è un attimo che la cartina finisce in posticini indesiderati. Mario Imbimbo.
Mario Imbimbo.
... senza parole!! ...
Ma no, che avete capito!?!
Il problema, in Italia, è l'Islam
(edit - aggiungo una veloce considerazione)
Lo stupro di una donna o di un bambino da parte di un chierico non è mai stato e mai sarà - per la Chiesa cattolica e apostolica romana - un crimine contro la persona. È sempre stato e sempre sarà un peccato di lussuria, un'offesa a dio, e al sacramento dell'eucarestia se lo stupro avviene nell'ambito del confessionale.
Per l'ideologia cattolica la donna e il bambino non esistono come soggetti di diritto. E questo papa come TUTTI i suoi predecessori NESSUNO escluso propala questa idea violentissima senza alcun problema.
La vera vittima nelle parole di Prevost sarebbe dio, e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino e la donna... che inducono in tentazione quel sant'uomo del sacerdote) secondo la visione sua e di tutto gli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui lo stupratore fa parte.
Di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato con il Vaticano rinnovato nel 1984, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini e le donne abbia fatto enormi progressi.
Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile - purtroppo - immaginarlo.
Come se non bastasse, sempre in virtù del "sacro" Concordato proteggi-violentatori, l'Italia consente alla Chiesa di indagare su se stessa, di esercitare in proprio l'azione penale e di contenere nelle strutture gestite dalla Cei i sacerdoti "problematici" (li definiscono così: problematici).
Prevost ci ha appena spiegato chiaramente con quale metodo e quali risultati: si condanna il peccato, si indaga, si giudica e si assolve il peccatore e lo si rimette al "lavoro" quando si sarà pentito del "male" che ha fatto. A Dio e al VI comandamento.
Federico Tulli.
mercoledì 25 marzo 2026
... la "pitonessa" ...
Ci sono discorsi che rivelano molto più di quanto chi li pronuncia vorrebbe. Quello di Santanchè sulla mozione di sfiducia è uno di questi.
Non è una colpa essere ricchi. Non lo è mai stato. Ma ostentarlo, rivendicarlo con arroganza proprio mentre milioni di italiani fanno i conti con bollette sempre più alte, stipendi che non bastano e un futuro incerto… questo sì, è un problema. Ed è un problema enorme.
Perché mentre lei parla di tacchi, di immagine, di orgoglio personale, fuori da quell’aula c’è un Paese reale. Un Paese fatto di lavoratori onesti che ogni giorno si alzano presto, fanno sacrifici, rinunciano a tutto e, nonostante questo, non riescono ad arrivare a fine mese. Persone che non hanno avuto la fortuna — sì, fortuna, perché spesso è anche questo — di nascere nelle condizioni giuste o di avere le opportunità giuste.
E allora no, non è la ricchezza il punto. Il punto è la distanza. Una distanza sempre più profonda tra chi governa e chi vive la realtà.
Fa male sentire certi toni, fa male vedere quella sicurezza ostentata mentre il caro vita erode ogni certezza per chi vive di stipendio. Fa male perché ti ricorda che chi dovrebbe rappresentarti, in realtà, non ti vede nemmeno.
E ancora più grave è il silenzio sulle soluzioni. Perché mentre le famiglie stringono la cinghia, mentre i giovani non riescono a costruirsi un futuro, mentre il lavoro perde valore ogni giorno, questo governo sembra incapace — o peggio, disinteressato — a migliorare davvero il tenore di vita degli italiani.
Da elettore di sinistra, quello che provo non è solo rabbia. È delusione. È amarezza. Ma è anche la convinzione che non possiamo abituarci a tutto questo.
Perché un Paese giusto non è quello in cui si esibisce la ricchezza, ma quello in cui si combatte la povertà. E oggi, purtroppo, siamo molto lontani da quell’idea di giustizia.
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
Il senatore del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini ha depositato la mozione di sfiducia individuale contro la Ministra del Turismo, chiedendone la calendarizzazione urgente. <
«Siamo stati i primi a presentarla due anni fa, quando esplosero gli scandali che la riguardavano, mentre la Presidente Meloni continuava a difenderla con convinzione.
Evidentemente è servita la sconfitta clamorosa al referendum per arrivare a questa decisione. Ora chiediamo a Fratelli d’Italia e alla maggioranza di essere conseguenti e di dare seguito a quanto la stessa Meloni, sia pure con notevole ritardo, ha chiesto: Santanchè deve lasciare la poltrona».
A questo punto la domanda è semplice e diretta: cosa farà Fratelli d’Italia? Si asterrà, lasciando così cadere la propria ministra grazie ai voti dell’opposizione? Oppure Giorgia Meloni insisterà affinché Santanchè faccia un passo indietro prima ancora che si arrivi al voto in Parlamento?
... il dopo Referendum ...
Doveva essere il ponte dell'Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles... e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua Ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l’imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier.
Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato, ora la Presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il Governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente!
Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che "Fratelli" d'Italia.
Il #buongiorno di
Giulio Cavalli
Dunque il referendum che non era “politico” in poche ore ha infilzato un sottosegretario alla giustizia (Andrea Delmastro), la capa di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi e una quasi ex ministra al Turismo (Daniela Santanchè) bel giro di qualche ora.
C’era da aspettarselo. Una presidente del Consiglio che da quattro anni dà la colpa dei suoi fallimenti polirtici sempre ad altri non poteva che esimersi dal consumare la vendetta per il capitombolo referendario contro qualcuno. C’è da scommettersi che l’avrebbe fatto ben più volentieri contro i giudici o contro quei 14 milioni e mezzo di italiani ma il voto, per fortuna, non glielo consente.
Forse Meloni pensa così di scrollarsi di dosso la sua prima cocente sconfitta nel più infantile dei modi, ovvero attribuendola agli altri ma no, non funziona e no non basterà. È la stessa Meloni che s’è tenuta stretto l’amico Delmastro dopo una condanna di otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, reato gravissimo per un uomo di Stato in un ministero così delicato. È la stessa Meloni che definisce “una leggerezza” il mettersi in società con un mafioso, tramite figlia sacrificale, e sorridere e cenare con lui.
È la stessa Meloni che ha difeso Bartolozzi, e quindi anche il ministro Nordio, per avere gentilmente liberato uno stupratore criminale libico come Almasri. È la stessa Meloni che non ha alzato ciglio per l’accusa alla ministra Santanché di avere truffato lo Stato che in questo momento rappresenta. È la stessa Meloni che non riesce a scollare Santanché dalla poltrona del ministero del Turismo.
A uscirne scassata è lei. Lei che voleva essere ricordata mentre dialogava con i grandi della terra e invece si svela come capobanda di inetti, inadatti e irresponsabili. E li ha scelti lei.
... il costo dell'energia ...
La Spagna, il 20 marzo, ha pagato l’energia 14 €/MWh grazie all’imponente strategia del governo spagnolo sulle rinnovabili, mentre l’Italia ha pagato circa 140 €/MWh. Meloni, invece di andare in Algeria a fare accordi per il gas, segua Sánchez e impari come si fa a pagare meno l’energia e a costruire una vera sovranità energetica.
Il governo fossile sta costringendo gli italiani a dipendere da una fonte energetica responsabile del caro energia e delle speculazioni che hanno arricchito le lobby del gas e del petrolio.
La presidente Meloni avrebbe dovuto sbloccare le autorizzazioni per le rinnovabili, che in tempi brevi potrebbero liberarci dalla dipendenza dal gas. La guerra sta mettendo in ginocchio l’economia e sempre più italiani stanno scivolando sotto la soglia di povertà: sono oltre 2,7 milioni le famiglie in povertà energetica, anche a causa delle politiche di dipendenza dal gas.
La guerra ha origine anche nel controllo dei giacimenti di idrocarburi e, con il conflitto, si stanno arricchendo non solo le industrie delle armi, ma anche quelle energetiche. L’AD di Eni ha dichiarato che ci sarà un dividendo straordinario legato all’aumento dei prezzi di petrolio e gas causato dalla guerra. In tre anni e mezzo, le società energetiche italiane hanno realizzato profitti per 80 miliardi di euro, anche grazie all’aumento delle bollette pagate da famiglie, pensionati e imprese.
È il momento di renderci indipendenti con le rinnovabili: se non ora, quando?
Angelo Bonelli #alleanzaverdisinistra
martedì 24 marzo 2026
... cade una testa!! ...
È ufficiale! Ce l’abbiamo fatta!
Andrea Delmastro Delle Vedove si è finalmente dimesso da sottosegretario alla Giustizia.
L’uomo condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio.
L’uomo che risultava socio al 25% di una società con la figlia di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese.
L’uomo che quella società se l’era tenuta nascosta, omettendola dalla dichiarazione patrimoniale obbligatoria alla Camera.
Quest’uomo era il sottosegretario alla Giustizia della Repubblica Italiana.
Alla Giustizia.
Ci sono voluti giorni, un’inchiesta giornalistica, la sconfitta al referendum e una pressione politica insostenibile per ottenere quello che sarebbe dovuto accadere il giorno stesso dello scoop.
Anzi, molto prima. Già dopo la condanna.
Le dimissioni arrivano tardi. Troppo tardi. Ma finalmente sono arrivate.
E adesso aspettiamo Daniela Santanchè.
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