domenica 7 aprile 2024

... Ciao Tommy ...

... Ciao Tommy, 

 sette anni, sette lunghi anni sono passati dalla tua partenza ... spero che tu sia ora in un posto tranquillo, lontano dai pericoli ... qui l'atmosfera è sempre più infernale, ora, oltre la guerra in Ucraina che continua, si è acceso un altro incendio tra Palestina ed Israele ... siamo sull'orlo della terza guerra mondiale e questa sarebbe l'ultima, ti assicuro! Ho una grandissima nostalgia di te e di Kitty e non vedo l'ora di raggiungervi, se mi sarà concesso. Sono stanco, depresso ed il mio fisico comincia a darmi dei problemi. Cercherò di resistere ma la vedo dura, sempre più dura! 

 Ciao amico mio! 

tuo Renato.

sabato 6 aprile 2024

... San Paolo ...

Progetto per un film su San Paolo 

 L’idea poetica – che dovrebbe diventare insieme il filo conduttore del film – e anche la sua novità – consiste nel trasporre l’intera vicenda di San Paolo ai nostri giorni. Questo non significa che io voglia in qualche modo manomettere o alterare la lettera stessa della sua predicazione: anzi, come ho già fatto per il Vangelo, nessuna delle parole pronunciate da Paolo nel dialogo del film sarà inventata o ricostruita per analogia. E poiché sarà naturalmente necessario fare una scelta dei discorsi apostolici del santo, farò tale scelta in modo da riassumere l’intero arco dell’apostolato (sarò aiutato in questo da specialisti, che garantiscono l’assoluta fedeltà all’insieme del pensiero di Paolo). Qual è la ragione per cui vorrei trasporre la sua vicenda terrena ai nostri giorni? È molto semplice: per dare cinematograficamente nel modo più diretto e violento l’impressione e la convinzione della sua attualità. Per dire insomma esplicitamente, e senza neanche costringerlo a pensare, allo spettatore, che «San Paolo è qui, oggi, tra noi» e che lo è quasi fisicamente e materialmente. Che è alla nostra società che egli si rivolge; è la nostra società che egli piange e ama, minaccia e perdona, aggredisce e teneramente abbraccia. Tale violenza temporale usata alla vita di San Paolo, così fatta riaccadere nel cuore degli Anni Sessanta, richiede naturalmente tutta una lunga serie di trasposizioni. La prima, e capitale, di queste trasposizioni, consiste nel sostituire il conformismo dei tempi di Paolo (o meglio i due conformismi: quello dei Giudei e quello dei Gentili), con un conformismo contemporaneo: che sarà dunque quello tipico dell’attuale civiltà borghese, sia nel suo aspetto ipocritamente e convenzionalmente religioso (analogo a quello dei Giudei), sia nel suo aspetto laico, liberale e materialista (analogo a quello dei Gentili). Tale grossa trasposizione, fondata sull’analogia, ne implica fatalmente molte altre. In questo gioco di trasposizioni che si implicano vicendevolmente e richiedono quindi una certa coerenza, io vorrei però mantenermi libero. Dato cioè che il mio primo obiettivo è quello di rappresentare fedelmente l’apostolato ecumenico di San Paolo, vorrei potermi disobbligare anche da una certa coerenza esteriore e letterale. Mi spiego. Il mondo in cui – nel nostro film – vive e opera San Paolo è dunque il mondo del 1966 o ’67: di conseguenza, è chiaro che tutta la toponomastica deve essere spostata. Il centro del mondo moderno – la capitale del colonialismo e dell’imperialismo moderno – la sede del potere moderno sul resto della terra – non è più, oggi, Roma. E se non è Roma, qual è? Mi sembra chiaro: New York, con Washington. In secondo luogo: il centro culturale, ideologico, civile, a suo modo religioso – il sacrario cioè del conformismo illuminato e intelligente – non è più Gerusalemme, ma Parigi. La città equivalente all’Atene di allora, poi, è grosso modo la Roma di oggi (vista naturalmente come una città dalla grande tradizione storica, ma non religiosa). E Antiochia potrebbe essere probabilmente sostituita, per analogia, da Londra (in quanto capitale di un impero antecedente alla supremazia americana, come l’impero macedone-alessandrino aveva preceduto quello romano). Il teatro dei viaggi di San Paolo non è più, dunque, il bacino del Mediterraneo, ma l’Atlantico. Passando dalla geografia alla realtà storico-sociale: è chiaro che San Paolo ha demolito rivoluzionariamente, con la semplice forza del suo messaggio religioso, un tipo di società fondata sulla violenza di classe, l’imperialismo e soprattutto lo schiavismo; ed è dunque di conseguenza chiaro che alla aristocrazia romana e alle varie classi dirigenti collaborazioniste va sostituita per analogia l’odierna classe borghese che ha in mano il capitale, mentre agli umili e ai sottomessi vanno sostituiti, per analogia, i borghesi avanzati, gli operai, i sottoproletari del mondo d’oggi. Naturalmente, tutto questo non sarà esposto così esplicitamente e didascalicamente, nel film! Le cose, i personaggi, gli ambienti parleranno da sé. E da qui nascerà il fatto più nuovo e forse poetico del film: le «domande» che gli evangelizzati porranno a San Paolo saranno domande di uomini moderni, specifiche, circostanziate, problematiche, politiche, formulate con un linguaggio tipico dei nostri giorni; le «risposte» di San Paolo, invece, saranno quelle che sono: cioè esclusivamente religiose, e per di più formulate col linguaggio tipico di San Paolo, universale ed eterno, ma inattuale (in senso stretto). Così il film rivelerà attraverso questo processo la sua profonda tematica: che è contrapposizione di «attualità» e «santità» – il mondo della storia, che tende, nel suo eccesso di presenza e di urgenza, a sfuggire nel mistero, nell’astrattezza, nel puro interrogativo – e il mondo del divino, che, nella sua religiosa astrattezza, al contrario, discende tra gli uomini, si fa concreto e operante. Quanto alla composizione del film, io penserei di farne una «tragedia episodica» (secondo la vecchia definizione di Aristotele): poiché appare evidentemente assurdo raccontare la vita di San Paolo per intero. Si tratterà di un insieme di episodi significativi e determinanti, raccontati in modo da includere il più possibile anche gli altri. In testa a ognuno di questi episodi, che si svolgono ai nostri giorni, sarà scritta la data reale (63 o 64 dopo Cristo, ecc. ecc.); come del resto prima dei titoli di testa del film, per chiarezza, verrà sostituita la cartina con gli itinerari veri di San Paolo, a quella con gli itinerari «trasposti.» Elenco schematicamente e irregolarmente alcuni degli episodi che costituiranno con tutta probabilità l’ossatura del film. 1) Il martirio di Santo Stefano. Siamo a Parigi, durante l’occupazione nazista. Tra i francesi, alcuni sono collaborazionisti, altri protestano passivamente, altri ancora che resistono con le armi (gli Zeloti). San Paolo, fariseo, è un borghese profondamente inserito nella sua società, per lunga tradizione familiare: egli si oppone al dominio straniero unicamente in nome di una religione dogmatica e fanatica. Egli vive in uno stato di inconsapevole insincerità, che, nella sua anima fatta per essere sincera fino allo spasimo, si fa tensione quasi folle. I fatti del processo e della morte di Stefano si svolgono esattamente come sono narrati negli Atti degli Apostoli – con l’integrazione delle altre testimonianze storiche. Nessun fatto, nessuna parola sarà inventata o aggiunta. Solo che, naturalmente, si tratterà invece che di una lapidazione antica, di un atroce linciaggio moderno. Ma Stefano morente pronuncerà le stesse parole di perdono. E Paolo le ascolterà – presente all’esecuzione, a rappresentare l’ufficialità, che crede, in tal modo, di liberarsi della verità che viene a distruggerla. 2) La folgorazione. Come negli Atti degli Apostoli, Paolo chiede di andare a continuare la persecuzione cristiana a Damasco. Questa è una città fuori dal dominio nazista – potrebbe essere in Spagna: per esempio Barcellona – dove si sono rifugiati Pietro e gli altri fedeli di Cristo. La traversata del deserto è così la traversata di un deserto simbolico: siamo per le strade di una grande nazione europea, le campagne del Sud della Francia, e poi i Pirenei, e poi la Catalogna, perdute nel fondo senza speranza della guerra – in un silenzio, che può essere reso reale e tangibile rendendo completamente muta la colonna sonora del film: così da dare fantasticamente, e in modo ancora più angoscioso della realtà, l’idea del deserto. In una qualsiasi di queste grandi strade piene di traffico e dei soliti atti della vita quotidiana, ma perdute nel più totale silenzio – Paolo è colto dalla luce. Cade, e sente la voce della vocazione. Giunge cieco a Barcellona; vi incontra Anania e gli altri rifugiati cristiani; si unisce a loro, convertito; decide di ritirarsi a meditare nel deserto. 3) Idea di predicare ai Gentili. È quello che nelle «sceneggiature» si chiama «risvolto». Paolo torna verso i suoi nuovi amici, già santo, trascinato da un impeto di amore e di ispirata volontà, quando una sua stessa idea rovescia la situazione e crea nuove terribili difficoltà e prospettive del tutto nuove: è una vera rivoluzione nella rivoluzione. Vorrei ricostruire il momento concreto (magari inventandolo, se non esiste una testimonianza diretta) in cui è scesa in San Paolo la nuova luce ispiratrice. Comincia così – e ne vediamo i primi atti – quell’apostolato che è «scandalo per i Giudei, stoltezza per i Gentili». 4-5-6) Avventure della predicazione. Una serie di tre o quattro episodi «tipici» della prima parte della predicazione: «tipici» e quindi rappresentativi anche di intere serie di altri episodi che non possono essere narrati. Per la serie degli episodi dell’evangelizzazione delle persone appartenenti alle classi agiate e colte, si potrebbe trascegliere la predicazione ad Atene (che abbiamo detto di sostituire, per analogia, con la moderna Roma, scettica, ironica, liberale); mentre per la serie degli episodi dell’evangelizzazione della gente semplice, si potrebbero trascegliere due storie, una che riguarda gli operai o artigiani, l’altra il sottoproletariato più sordido e abbandonato: ossia la storia dei fabbricanti di «souvenirs» d’argento del tempio (credo) di Venere, che vedono diminuire i loro guadagni in seguito al discredito di quel tempio meta di pellegrinaggi; e la storia di quel gruppo di poveri diavoli che, per sbarcare il lunario, fingono di saper scacciare il demonio dagli indemoniati, come Paolo e in nome di Paolo, mentre non ci riescono, e finiscono male ecc. ecc. 7) Il sogno del Macedone. Gli episodi che ho descritto nel paragrafo precedente potrebbero tutti accadere in Italia: ora Paolo prosegue verso il Nord. Il sogno del Macedone può essere quindi sostituito per analogia da un «sogno del Tedesco». Paolo dorme uno di quei suoi dolorosi sonni di malato, che lo riducono a lamentarsi come in un delirio. Ed ecco che, nella pace profonda del sogno, gli appare una figura bellissima: è un giovane tedesco biondo, forte, giovane. Egli parla a Paolo, lo invoca a venire in Germania: il suo appello, che elenca i reali problemi della Germania, e per cui la Germania ha bisogno di aiuto, suona irreale «dentro» quel sogno sacro. Egli parla del neocapitalismo che soddisfa il puro benessere materiale, che inaridisce, del revival nazista, della sostituzione degli interessi ciecamente tecnici agli interessi ideali della Germania classica ecc. ecc. Ma, mentre parla così, quel giovane biondo e forte, mano mano – quasicché qualcosa di esterno a lui ne rappresentasse fisicamente l’interiorità e la verità – diventa sempre più pallido, affranto, divorato da un misterioso male: piano piano rimane mezzo nudo, orribilmente magro, cade a terra, si raggomitola: è diventato una delle atroci carogne viventi dei lager... Quasi che continuasse questo sogno, vediamo San Paolo che, obbedendo a quell’appello disperato, è in Germania: cammina col passo veloce e sicuro del Santo, lungo una immensa autostrada che porta verso il cuore della Germania... (Mi sono dilungato su questo punto, perché è qui che si fonda, in modo visivo fantastico, il tema del film – che verrà soprattutto sviluppato nella parte finale del martirio nella Roma-New York: ossia il contrasto tra la domanda «attuale» rivolta a Paolo e la sua «risposta» santa.) 😎 La passione religiosa e politica da Gerusalemme a Cesarea. Paolo è di nuovo a Gerusalemme (Parigi). Comincia qui quella concatenazione di episodi violenti e drammatici, che sono troppo noti perché debba anche sommariamente riassumerli: si tratta della serie di sequenze più drammatiche del film – che si concludono a Cesarea (Vichy) con la richiesta di Paolo di essere giudicato a Roma. 9) San Paolo a Roma. È questo l’episodio più lungo e ricco del film. A New York siamo nell’ombelico del mondo moderno: lì l’«attualità» dei problemi è di una violenza e di una evidenza assolute. La corruzione dell’antico mondo pagano, mista all’inquietudine dovuta al confuso sentimento della fine di tale mondo – è sostituita da una nuova disperata corruzione, per così dire la disperazione atomica (la nevrosi, la droga, la contestazione radicale alla società). Lo stato d’ingiustizia dominante in una società schiavista come quella della Roma imperiale può essere qui adombrato dal razzismo e dalla condizione dei negri. È il mondo della potenza, della ricchezza immensa dei monopoli, da una parte, e dall’altra dell’angoscia, della volontà di morire, della lotta disperata dei negri, che San Paolo si trova a evangelizzare. E quanto più «santa» è la sua risposta, tanto più essa sconvolge, contraddice e modifica la realtà attuale. San Paolo finisce così in un carcere americano, e viene condannato a morte. La sua esecuzione non sarà descritta naturalisticamente (sostituendo, come al solito, per analogia, la decapitazione con la sedia elettrica): ma avrà i caratteri mitici e simbolici di una rievocazione, come già la caduta nel deserto. San Paolo subirà il martirio in mezzo al traffico della periferia di una grande città, moderna fino allo spasimo, coi suoi ponti sospesi, i suoi grattacieli, la folla immensa e schiacciante, che passa senza fermarsi davanti allo spettacolo della morte, e continua a vorticare intorno, per le sue enormi strade, indifferente, nemica, senza senso. Ma in quel mondo di acciaio e di cemento è risuonata (o è tornata a risuonare) la parola «Dio». 

 Pier Paolo Pasolini (1966)

... consigli di studio ...

Un sistema per studiare 

 Sono un giovanotto di vent’anni, come tanti altri. Però il mio destino è molto diverso da quello degli altri, perché mi trovo degente in una Casa di cura e per di più con ristrette possibilità finanziarie: i miei genitori sono infatti operai. Mi sono dedicato allo studio della letteratura italiana, ma ora vorrei approfondirmi un po’ di più e studiare i poeti. Ho chiesto aiuto a molti editori perché mi fornissero dei libri usati, ma non ne ho ricavato niente. Ora mi rivolgo a lei per avere aiuto: quali sono i libri che debbo studiare? quali sono i poeti sui quali debbo approfondire lo studio? qual è il sistema migliore per questi studi? 

 Angelo Maffini, 
Istituto sanitario G. Aselli – Cremona 

***** 

 Se il tuo desiderio di imparare è autentico e duraturo, tu ti trovi forse nel momento più bello della vita. Ricordo quando è toccato a me. Che giornate! Passavo ore e ore al «Portico della Morte», a Bologna, dove si vendevano libri usati, a scegliere, a leggere titoli, a spiare pagine e indici. Avevo quindici anni, e fino allora avevo letto solo libri d’avventura (a Cremona, dove sono vissuto per tre anni); poi improvvisamente mi è capitato tra le mani L’idiota di Dostoevskij, ed è stata la rivelazione. Ho letto tutto Dostoevskij, e poi Tolstoj: e poi le tragedie di Shakespeare. Solo un anno o due dopo ho scoperto la poesia contemporanea, per merito di un mio giovane professore del liceo, poeta lui stesso, Mario Rinaldi. E allora ho letto Le Occasioni di Montale e il Sentimento del tempo di Ungaretti: che sono stati la rivelazione numero due. Mi son messo a leggere come un disperato i poeti contemporanei, che allora erano i poeti ermetici: e da loro sono risalito ai simbolisti, soprattutto a Rimbaud. E, naturalmente, continuavo a leggere con voracità i narratori dell’ottocento: i russi, gli inglesi, i francesi. Come vedi, non c’è stato un «piano» di letture: le cose sono nate da sé. Tu hai molto tempo, immagino, nella Casa dove ti trovi: quindi, pazientemente, comincia lasciandoti affidare al caso. Magari tieni come guida la storia della letteratura italiana del De Sanctis, che è così suggestiva, e, insieme, quella più moderna del Sapegno. Ti consiglierei comunque di cominciare dagli scrittori contemporanei: sono molto più facili da capirsi nel loro vero valore, nel loro vero quadro storico. Per i classici occorre spesso un difficile tirocinio filologico e storicistico, e spesso capita – leggendoli così, istintivamente – di cadere in equivoci deformanti. Dopo avere imparato a «leggere» sui tuoi contemporanei puoi affrontare i classici con più esperienza e con più sensibilità. 

 Pier Paolo Pasolini, 
Vie nuove n. 29, 16 luglio 1960

venerdì 5 aprile 2024

... la VERITA' "taciuta" ...

Se l'elicottero e quei criminali dei militari fossero stati Russi, Cinesi o Iraniani, oggi avremmo tutti i giornali pieni e i palinsesti delle tv colme da questo crimine di guerra. Invece l'elicottero era statunitense, i militari pure e il governo colpevole di uno dei crimini di guerra più vergognosi della storia anche. Il 5 aprile di 14 anni fa, Julian Assange pubblicava il video Collateral Murder, dove soldati Usa sparavano su civili innocenti e disarmati colpi da 30mm spappolando letteralmente 18 persone tra cui 2 giornalisti della Reuters. Un papà con a bordo i figli di 10 e 5 anni passava con la sua auto e si era fermato per aiutare chi giaceva a terra sofferente. Ma quei criminali a bordo dell'elicottero Apache iniziarono a sparare su di lui e sulla macchina con a bordo i bimbi ferendoli gravemente e uccidendo il padre. Quella pubblicazioni è storica per due motivi: il primo perché dava speranza al giornalismo visto il coraggio di Assange, il secondo perché mostrava al mondo intero cos'erano le guerre per l'esportazione della democrazia, della lotta del bene contro il male o della lotta al terrorismo e sbugiardava l'impero del male. Infatti quell'atto di coraggio fu la fine per la libertà di Assange e per la libertà di informazione. Per quel crimine di guerra non ha pagato nessuno, né i militari, ne i loro capi tantomeno il governo degli Stati Uniti d'America. L'unico a pagare è stato ed è Julian Assange, che quei crimini li ha svelati al mondo intero. E oggi, che cade l'anniversario di uno dei più grandi scoop giornalistici della storia, non una sola riga sui giornali e non una sola parola sulle tv viene dedicata. E poi mi tocca leggere persone che fanno la morale su altri Paesi e che ancora, nonostante tutto, hanno la faccia tosta di venirmi a dire che gli Usa siano una grande democrazia. L'ignoranza è la cosa più pericolosa che possa esistere, perché rende complici senza nemmeno saperlo. Sappiatelo... 

ASSANGE LIBERO YANKEE GO HOME 
T.me/GiuseppeSalamone Giuseppe Salamone Giuseppe Salamone

... la VERITA' "scomoda" ...

SE L' UCRAINA ERA UN AFFARE DEL CLAN BIDEN, ISRAELE È UN AFFARE DEL CLAN TRUMP 

Gli USA si trovano a dover scegliere tra un criminale megalomane , Trump , e un criminale In decomposizione , Biden. 
Nel 2018 Trump annuncio' che l' ambasciata USA si sarebbe spostata a Gerusalemme , incoronando così la città santa di tutte le religioni come capitale di Israele! Un gesto gravissimo con pesanti ricadute , tranne la gioia incontenibile di Netanhyau. La lobby sionista di Washington era in tripudio per questa scelta che lo stesso Bibi dichiaro' " generosa e coraggiosa" anche perché Trump non pose condizioni di pace e sicurezza. E come avrebbe potuto? Semplicemente se ne sono sempre fregati. La famiglia Trump con il matrimonio di Ivanka con Jared Kushner ha siglato il più moderno dei matrimoni combinati tra due famiglie di potere. Perché la famiglia ebrea Kushner questo è. Mentre da 6 mesi il massacro palestinese va avanti inarrestabile Trump ha affermato che Netanhyau " DEVE PORTARE A TERMINE IL LAVORO " , perché gli interessi economici vengono prima della vita degli innocenti che Se poveri non valgono nulla. Questa la saldatura aberrante tra estrema destra USA trumpiana ed estrema destra israeliana di Netanhyau . Kushner e famiglia stanno lottizzando la Striscia , e stanno già vendendo i progetti Di ville fronte mare per ricchi ebrei. Per questo di 2 stati non ne vogliono sentir parlare. È già roba loro . Miliardi che affluiranno nelle casse di famiglia solo spazzando via i palestinesi . Di questo si tratta. Poi per lo sfruttamento dei giacimenti palestinesi , la lobby petrolifera americana Ha già chiuso tutti e due gli occhi. Nella foto Kushner ed Ivanka che vanno ad inaugurare l' ambasciata a Gerusalemme con Un gran gala' da sogno. Avete capito bene : non ci è andato il segretario di Stato americano...ma la famiglia Kushner ! Fuori era in atto la ribellione dei palestinesi , una vera carneficina, con 37 morti e 200 feriti, tutti palestinesi ovviamente. Mentre loro, il clan sionista , brindavano a champagne . Quindi non cadete nell' inganno, se Conte si è rifiutato di rispondere aveva ottimi motivi. Io personalmente voterei RF.Kennedy. 

Renata Girardi 05/04/2024

... la VERITA' "pesante" ...

ПРИТЧА: "ДУРАК И ПРАВДА" 

Купил Дурак на базаре Правду. Удачно купил, ничего не скажешь. Дал за нее три дурацких вопроса, да еще два тумака сдачи получил, и пошел. Но легко сказать — пошел. С Правдой-то ходить не так просто. Кто пробовал, тот знает. Большая она, Правда, тяжелая. Поехать на ней — не поедешь, а на себе нести — далеко ли унесешь? Тащит Дурак свою Правду, мается. А бросить жалко. Как-никак, за нее заплачено. Добрался домой еле живой. — Ты где, Дурак, пропадал? — набросилась на него жена. Объяснил ей Дурак все, как есть, только одного объяснить не смог: для чего она, эта Правда, зачем нужна, как ею пользоваться. Лежит Правда посреди улицы, ни в какие ворота не лезет, а Дурак с женой держат совет — как с нею быть, как приспособить в хозяйстве. Крутили и так и сяк, ничего не придумали. Что ты будешь делать — некуда Правду деть. — Иди, — говорит жена Дураку, — продай свою Правду. Много не спрашивай, сколько дадут, столько и ладно. Все равно толку от нее никакого. Потащился Дурак на базар. Стал на видном месте, кричит: — Правда! Правда! Кому Правду — налетай! Но никто на него не налетает. — Эй, народ! — кричит Дурак. — Бери Правду — дешево отдам! — Да нет, — отвечает народ. — Нам твоя Правда ни к чему. У нас своя есть, некупленная. Но вот к Дураку один Умник подошел. Покрутился возле Правды, спрашивает: — Что, парень, Правду продаешь? А много ли просишь? — Немного, совсем немного, — обрадовался Дурак. — Отдам за спасибо. — За спасибо? — стал прикидывать Умник. — Нет, это для меня дороговато. Но тут подоспел еще один Умник и тоже стал прицениваться. Рядились они, рядились и решили купить одну Правду на двоих. На том и сошлись. Разрезали Правду на две части. Получилось две полуправды, каждая и полегче и поудобнее, чем целая была. Такие полуправды — просто загляденье. Идут Умники по базару, и все им завидуют. А потом и другие Умники, по их примеру, стали себе полуправды мастерить. Режут Умники правду, полуправдой запасаются. Теперь им куда легче разговаривать между собой. Там, где надо бы сказать: “Вы подлец!” — можно сказать: “У Вас трудный характер”. Нахала можно назвать шалуном, лжеца — фантазером. И даже нашего Дурака теперь никто дураком на называет! О дураке скажут: “Человек, по-своему мыслящий”. 
Вселенная Мудрости 


PARABOLA: "LO SCEMO E LA VERITÀ" 

Comprato uno scemo al bazar Pravda. Buon acquisto, non si può dire niente. Ho fatto tre stupide domande per lei, ho avuto altri due spiccioli e se n'è andato. Ma facile a dirsi, se n'è andato. Non è così facile camminare con la verità. Chi ci ha provato, lo sa. È grande, ma è pesante. Per cavalcarlo - non ci andrai, ma per portarlo su di te - lo porterai lontano? Il Matto sta trascinando la sua Verità, sembra. Ed è un peccato andarsene. In qualche modo è stata pagata per lei. Sono tornato a casa a malapena vivo. - Dove sei andato, scemo? - sua moglie gli è saltata addosso. Lo Scemo le spiegò tutto com'è, ma non riusciva a spiegare una cosa: a cosa serve, questa Verità, perché ne hai bisogno, come usarla. La Verità sta in mezzo alla strada, non entra in nessuna porta, e lo stolto e la moglie danno consigli: come stare con lei, come adattarsi in casa. Stavamo girando comunque, non abbiamo trovato niente. Cosa farai - non dire la verità da nessuna parte. "Vai", dice la moglie al pazzo, "vendi la tua Verità. " Non chiedere troppo, quanto sarà dato, basta. Ancora non ha senso da lei. Lo Stupido trascinato al mercato. Era in piena vista, grida: - Verità! La verità è! Chi vuole la Verità - colpiscila! Ma nessuno si sta innamorando di lui. Ehi, gente! - urla il pazzo. - Prendi la Verità - Te la darò a buon mercato! - Sì, no," risponde la gente. - La tua verità non ci serve. Abbiamo i nostri, non comprati. Ma uno intelligente si è avvicinato al pazzo. Girando intorno alla Verità, si chiede: - Cosa, ragazzo, stai vendendo la verità? È chiedere troppo? - Un po', solo un po', - lo Stupido ha gioito. - Te lo restituisco per ringraziamenti. - Per un grazie? - ha iniziato a fingere di essere un sapientone. - No, è costoso per me. Ma poi è arrivato un altro Smartman e ha iniziato ad apprezzarsi. Si sono messi in fila, si sono messi in fila e hanno deciso di comprare un Truth per due. Ecco cosa si sono messi insieme. Taglia la verità in due parti. C'erano due mezze verità, ognuna più leggera e conveniente dell'intera. Queste mezze verità sono solo una sbirciatina. Le persone intelligenti girano per il mercato e tutti ne sono invidiosi. E poi altri saggi, per il loro esempio, iniziarono a padroneggiare le mezze verità. Le persone intelligenti tagliano la verità, fanno scorta di mezze verità. Ora è molto più facile per loro parlare tra di loro. Dove dovresti dire: "Sei una canaglia! ” — puoi dire: “Hai un carattere difficile. ” Un insolente può essere chiamato shaloon, un bugiardo un fantaser. E ora nessuno chiama scemo nemmeno il nostro scemo! Di uno scemo diranno: "Una persona che pensa a modo suo. " 
L'universo della saggezza

giovedì 4 aprile 2024

... cambio gomme estive ...

... stamane ho fatto montare sulla mia auto le gomme estive ... la vita è fatta anche di episodi banali, non solo di grandi fatti!!