giovedì 24 aprile 2025

... Guido Pasolini ...

La lettera alla quale Pasolini rispondeva su "Vie Nuove", n. 28, a. XVI –15 luglio 1961 – è la seguente: 


"Caro Pasolini, mi rivolgo a lei non già per un dialogo o per esporre le mie idee e sentire poi la sua opinione: le scrivo per chiederle di illuminarmi su un avvenimento, cosa che nessuno può fare meglio di lei. La prego quindi di rispondere a questa lettera un po’ fuor del comune, anche se ciò che sto per chiederle potrà arrecarle dispiacere. Nella ricorrenza del 25 aprile, sui muri di Roma sono apparsi dei manifesti fascisti i quali, con l’evidente scopo di gettar fango sulla Resistenza, si chiedevano perché mai non si commemorassero anche quei partigiani (e facevano alcuni nomi di quei partigiani) trucidati per ordine dell’Internazionale comunista. A questo manifesto come a tutti i manifesti ed altre notizie fasciste, avrei dato poca importanza se non fosse stato nominato fra gli altri "trucidati per ordine dell’Internazionale comunista", suo fratello. Ciò mi ha stupito e mi ha indotto a scriverle affinché voglia far conoscere a me e a tutti gli altri, la storia di suo fratello ed onorare cosi la sua memoria che hanno cercato di infangare. 
Distinti saluti". 

Giovanni Venenzani, Roma 


Non so cosa sia questa Internazionale comunista: solo la fantasia infantile e provinciale dei fascisti può immaginare siffatte entità, nebulose e nemiche, veri e propri mostri del sonno della ragione. Non fosse che per questa orrenda genericità, il manifesto di cui lei mi parla non dovrebbe nemmeno essere preso in considerazione. Non rispondo a quel manifesto, dunque, ma a lei che mi chiede notizie del mio povero fratello con animo così amico. La cosa si racconta in due parole: mia madre, mio fratello ed io eravamo sfollati da Bologna in Friuli, a Casarsa. Mio fratello continuava i suoi studi a Pordenone: faceva il liceo scientifico, aveva diciannove anni. Egli è subito entrato nella Resistenza. Io, poco più grande di lui, l’avevo convinto all’antifascismo più acceso, con la passione dei catecumeni, perché anch’io, ragazzo, ero soltanto da due anni venuto alla conoscenza che il mondo in cui ero cresciuto senza nessuna prospettiva era un mondo ridicolo e assurdo. Degli amici comunisti di Pordenone (io allora non avevo ancora letto Marx, ed ero liberale, con tendenza al Partito d’Azione) hanno portato con sé Guido ad una lotta attiva. Dopo pochi mesi, egli è partito per la montagna, dove si combatteva. Un editto di Graziani, che lo chiamava alle armi, era stata la causa occasionale della sua partenza, la scusa davanti a mia madre. L’ho accompagnato al treno, con la sua valigetta, dov'era nascosta la rivoltella dentro un libro di poesia. Ci siamo abbracciati: era l’ultima volta che lo vedevo. Sulle montagne, tra il Friuli e la Jugoslavia, Guido combatté a lungo, valorosamente, per alcuni mesi: egli si era arruolato nella divisione Osoppo, che operava nella zona della Venezia Giulia insieme alla divisione Garibaldi. Furono giorni terribili: mia madre sentiva che Guido non sarebbe tornato più. Cento volte egli avrebbe potuto cadere combattendo contro i fascisti e i tedeschi: perché era un ragazzo di una generosità che non ammetteva nessuna debolezza, nessun compromesso. Invece era destinato a morire in un modo più tragico ancora. Lei sa che la Venezia Giulia è al confine tra l’Italia e la Jugoslavia: così, in quel periodo, la Jugoslavia tendeva ad annettersi l’intero territorio e non soltanto quello che, in realtà, le spettava. È sorta una lotta di nazionalismi, insomma. Mio fratello, pur iscritto al Partito d’Azione, pur intimamente socialista (è certo che oggi sarebbe stato al mio fianco), non poteva accettare che un territorio italiano, com'è il Friuli, potesse esser mira del nazionalismo jugoslavo. Si oppose, e lottò. Negli ultimi mesi, nei monti della Venezia Giulia la situazione era disperata, perché ognuno era tra due fuochi. Come lei sa, la Resistenza jugoslava, ancor più che quella italiana, era comunista: sicché Guido, venne a trovarsi come nemici gli uomini di Tito, tra i quali c’erano anche degli italiani, naturalmente le cui idee politiche egli in quel momento sostanzialmente condivideva, ma di cui non poteva condividere la politica immediata, nazionalistica. Egli morì in un modo che non mi regge il cuore di raccontare: avrebbe potuto anche salvarsi, quel giorno: è morto per correre in aiuto del suo comandante e dei suoi compagni. Credo che non ci sia nessun comunista che possa disapprovare l’operato del partigiano Guido Pasolini. Io sono orgoglioso di lui, ed è il ricordo di lui, della sua generosità, della sua passione, che mi obbliga a seguire la strada che seguo. Che la sua morte sia avvenuta così, in una situazione complessa e apparentemente difficile da giudicare, non mi dà nessuna esitazione. Mi conferma soltanto nella convinzione che nulla è semplice, nulla avviene senza complicazioni e sofferenze: e che quello che conta soprattutto è la lucidità critica che distrugge le parole e le convenzioni, e va a fondo nelle cose, dentro la loro segreta e inalienabile verità. 

Pier Paolo Pasolini

mercoledì 23 aprile 2025

... Torino 2 -- Udinese 0 ...

Vanoli: “Non siamo stati belli ma abbiamo saputo soffrire. Contento per Dembélé” 

Redazione - 23 Aprile 2025 

 Al termine di Torino-Udinese, il tecnico granata Paolo Vanoli ha così commentato la vittoria: “Abbiamo voluto a tutti i costi questa vittoria” Imposta di soggiorno: record nel 2025 Al termine dell’incontro tra Torino e Udinese disputato all’Olimpico Grande Torino, Vanoli ha analizzato il match. “Abbiamo voluto questa vittoria a tutti i costi, dobbiamo imparare ad andare a cercarcele: sono tre punti importanti per il decimo posto. Oggi siamo stati gruppo, abbiamo tante cose da migliorare e questo lo sappiamo”. Il tecnico granata ha poi aggiunto: “Sappiamo dove vogliamo arrivare, a Napoli sarà un ambiente caldo ma è anche bello misurarsi con queste partite, solo cosi puoi crescere. Abbiamo avuto un momento di assestamento dopo l’infortunio di Zapata, l’abbiamo pagato a caro prezzo e abbiamo perso un punto di riferimento anche nello spogliatoio. Stasera non siamo stati belli ma abbiamo saputo soffrire, oggi eravamo in emergenza totale e tutti i ragazzi più giovani sono entrati bene”. Era la vittoria che volevi? “Non che volevo ma che volevamo. Volevamo a tutti i costi questi tre punti, dobbiamo imparare anche per il futuro che ci sono delle partite che devi vincere a tutti i costi come quella di stasera. Abbiamo dimostrato che siamo una squadra perché abbiamo avuto diverse assenze ma abbiamo saputo soffrire”. Il gol del 2-0 l’ha segnato Dembélé su assist di Perciun “Abbiamo sempre avuto grande attenzione sui giovani, fa parte anche del lavoro dell’allenatore seguire i giovani, già lo facevo con l’allenatore prima. A Perciun non ho regalato niente, se ha esordito è perché l’ha meritato. Oggi si deve godere questo momento, è il suo compleanno ma non lo sapeva, ora quando tornerà con la Primavera avrà maggiori pressioni perché dovrà dimostrare di meritarsi la Prima squadra. Dembélé stava attraversando un momento non semplice, lui ha avuto pazienza, ha continuato a lavorare, a lottare, penso che il gol sia un momento meritato”. Questo bagno d’amore con i tifosi dal primo all’ultimo secondo è un bellissimo segnale “I nostri tifosi da quando sono qua sono sempre stati una parte importante, all’inizio abbiamo attraversato un momento difficile e loro sono stati sempre presenti. All’inizio ci eravamo fatti una promessa e la stiamo mantenendo. Noi dobbiamo essere un esempio come lo sono i nostri tifosi, poi credo che l’ago della bilancia sia la prestazione. A Como non meritavamo di perdere contro una squadra che a gennaio ha speso molti soldi. Io penso che la squadra stia facendo un attimo girone di ritorno. Oggi volevamo a tutti i costi una vittoria, le vittoria possono essere anche non belle ma sono importanti. Stasera devo dire bravi ai ragazzi perché eravamo in emergenza poi chi è entrato, Masina, Karamoh, Perciun, Walukiewicz si sono sacrificati per la squadra”. Masina e Ricci sono usciti per problemi fisici? “Masina aveva i crampi, non giocava da tanto. Samuele invece ha da una settimana un sovraccarico sopra il ginocchio”. Ilic e Sosa perché non sono stati convocati? “A Ilic purtroppo si è gonfiato il piede per un festone sull’alluce e non riusciva a mettere la scarpa, a Sosa invece si è girata la caviglia nella rifinitura. Ma spero che per Napoli qualcuno posso recuperarlo”. Contento di Adams? “Adams ha capito subito com’è il campionato italiano. Quello che mi piace di lui è il lavoro che fa per la squadra. E’ stato bravo in assenza di una punta fisica come Duvan a sostituirlo, ci serviva una punta che desse un po’ di profondità e lui ha queste caratteristiche. Può ancora migliorare, dobbiamo servirlo un po’ meglio, ma ha confermato con i gol e le prestazioni che ha fatto un gran colpo”.

... IREN - C 19 ...

...stamane nostro blitz alla IREN di Via Confienza 10 per il rinnovo dei contratti luce e gas di Torino e di Mattie: luce 0,14 variabile -- gas 0,80 variabile.

martedì 22 aprile 2025

... fascisti schifosi!! ...

𝐅𝐮𝐠𝐠𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐫𝐮𝐬 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Ci sono malattie che si presentano puntuali, ogni anno. Per Giorgia Meloni e i suoi, l’allergia al 25 aprile è cronica. Quando arriva la Liberazione, c’è sempre un biglietto prenotato, una missione inderogabile, un viaggio che chiama. Quest’anno è l’Uzbekistan. Giusto il tempo di una cerimonia all’Altare della Patria, poi via, lontano, a Samarcanda, fino al 27 aprile. Un’assenza calibrata per evitare che il fastidio dell’antifascismo possa durare più di qualche ora. Il presidente Mattarella, invece, sarà a Genova. Non fosse bastata la sua recente degenza ospedaliera, qualcuno aveva temuto di dover assistere a un 25 aprile officiato da Ignazio La Russa. Ma la Costituzione non prevede supplenze di comodo. La Russa, comunque, la sua parte l’ha già fatta: l’altro giorno era a Primavalle, a commemorare l’attentato del 1973. Un omaggio strumentale, tanto che Giampaolo Mattei, fratello delle vittime, ha denunciato la speculazione elettorale. Loro, i fascisti, si raccontano martiri per riscrivere la storia: trasformano carnefici in vittime, dissolvono le trame golpiste, dimenticano le aggressioni. Così, il 25 aprile si trasforma da celebrazione della Resistenza a terreno minato da narrazioni tossiche.
Lollobrigida, quando contava ancora qualcosa, spiegava che la parola antifascista “ha portato a morti”. Fratelli d’Italia è questo: la destra anti-antifascista. In bilico tra negare e riscrivere. Intanto le opposizioni chiedono una cerimonia solenne al Senato. La Russa tace. Ma loro scappano: perché il 25 aprile, per chi ha certe radici, resta il giorno più difficile dell’anno.
Il governo di Giorgia Meloni è allergico alla festa della Liberazione e all'antifascismo. C’è poco da fare, è più forte di loro. Non si spiegano altrimenti le parole strampalate sulla sobrietà con cui celebrare il 25 Aprile utilizzate da un ministro del governo Meloni. Voler sminuire il valore di ciò che rappresenta quel giorno, usando peraltro la scomparsa di una personalità straordinaria come Papa Francesco, non può passare sotto silenzio. Sono trascorsi 80 anni da quando i partigiani insieme alle forze alleate hanno sconfitto i nazifascisti e cacciato i traditori della Patria. Ma qualcuno, in tutta evidenza, fa ancora fatica a farci i conti. #AlleanzaVerdiSinistra




... disumanità!! ...

L'unico leader del mondo occidentale che non si è manco degnato di indossare la maschera ipocrita del dolore per la morte di Papa Francesco è stato Benjamin Netanyahu. Almeno bisogna dargli atto di esser stato coerente. Ha sempre avversato il Papa. Papa Francesco infatti ha avuto il coraggio, a differenza di tanti leader politici di definire quel che gli isr@el*ani stanno perpetrando a Gaza per quel che davvero è: un genoc*dio, una vera e propria pulizia etnica. Inoltre ricordiamo il fatto che ha riconosciuto nel 2015, lo Stato di Palestina. E sempre, da ormai 3 anni a questa parte, anche nel.suo ultimo messaggio di Pasqua, ha dedicato un pensiero ai p@lestinesi, vittime di "una drammatica e ignobile situazione umanitaria". Basti pensare che negli ultimi 3 anni, da quando è iniziato lo sterminio a Gaza, Papa Francesco ha telefonato a padre Gabriel Romanelli, il parroco dell'unica chiesa cattolica a Gaza, ben 563 volte. Di fronte a tanta umanità, il mancato cordoglio di Netanyahu a conferma della sua disumanità è solo motivo di orgoglio per il grande uomo che è stato Francesco!!! 

 Mario Imbimbo.
... e ipocrisia!! ... 




 Noi di stop ai politici inutili odiamo l'ipocrisia di questo governo. La detestiamo profondamente perché si tratta di qualcosa che fa a pezzi la Giustizia e parla di Falcone e Borsellino, sostenendo opportunisticamente di aver intrapreso la carriera politica grazie a loro e poi si presenta ad ammimistrare con delmastro, donzelli, la russa, gasparri, santanchè, montaruli, berlusconi e altri fenomeni. L'ipocrisia di una che dice di aver goduto dell'amicizia, dei consigli e degli insegnamenti di papà Francesco (ha scritto così la premier nel suo post paraculo del giorno, come del resto anche salvini, tajani, renzi e tutti gli altri politicanti). Al lato pratico di quegli insegnamenti non hanno colto nulla né hanno voluto mai ascoltarli né metterli in pratica. Una che ha reso il nostro Paese complice di un genocidio, che ha annichilito le istituzioni italiane e che ha affamato poveri e onesti italiani. Un paese di ipocriti che ha posto al potere la classe dirigente più ipocrita dell'umanità che sostiene lobbisti, arrivisti senza onore che sfruttano qualsiasi argomento, tematica ed essere umano per i propri fini propagandistici e per la loro sete di potere. L’espressione di papa Francesco in questa foto con Meloni vale più di cento parole vuote divulgate!





lunedì 21 aprile 2025

... ed ora, che succederà? ...

È morto Papa Francesco. 

E io, che non sono cattolico, e non lo sono mai stato, oggi sento comunque un vuoto. Non era un santo da immaginetta, non era perfetto. Ma era vero. Un uomo che ha provato a scardinare il trono dorato su cui si era accomodata da secoli la Chiesa, per tornare tra i poveri, tra gli ultimi, tra gli esseri umani. Un Papa che parlava di migranti quando il mondo costruiva muri, che denunciava l’idolatria del denaro quando molti cardinali continuavano a nuotare nel lusso, che stringeva mani callose invece di baciare anelli. Non piaceva ai restauratori, ai dogmatici, ai puristi del potere e della forma. E questo, per me, è sempre stato un buon segno. Ha camminato fino all’ultimo respiro. Ieri, ironia della sorte, aveva incontrato il vicepresidente degli Stati Uniti che, con la sua classica intelligenza e lungimiranza gli aveva detto di trovarlo in "ottima forma". E oggi non c’è più. Spero – prego, se posso usare questa parola – che non arrivi ora un Papa reazionario, un custode di ciò che è morto. Che il prossimo sia ancora un uomo (o una donna, chissà!) capace di ascoltare, di rischiare, di amare i diseredati, e non il potere. Un’anima libera. Un folle per amore. Perché abbiamo bisogno di pastori randagi, non di principi vestiti di porpora. 

Riposa in pace, Francesco. E grazie. 

Manuele Dalcesti

... partita rinviata ...

Rinviata dalla Lega di Serie A a seguito della morte di Papa Francesco, la sfida tra Torino e Udinese sarà ricollocata: le possibilità A due ore dal fischio d’inizio Torino-Udinese è stata rinviata, così come le altre tre gare in programma nella giornata di Pasquetta (lo stesso per le partite del campionato Primavera). Quando sarà recuperata la sfida tra granata e bianconeri? Sono al vaglio in queste ore tutte le possibili ipotesi. Di certo Torino-Udinese non potrà essere recuperata la prossima settimana. L’Udinese giocherà infatti lunedì alle 18.30 il posticipo della prossima giornata mentre il Torino anticiperà contro il Venezia venerdì 2 maggio. Per questo motivo la partita non sarà calendarizzata. Resta più probabile invece che granata e friulani possano incontrarsi nella settimana che va dal 5 all’11 maggio: è la prima data utile al momento. Questo perché la Lega di A non ha ancora ufficializzato le sfide in programma nel weekend del 10 e 11 maggio. L’ipotesi del 6 o 7 maggio Torino-Udinese potrebbero incontrarsi martedì 6 maggio o mercoledì 7 maggio (i granata avrebbero qualche giorno per recuperare come i bianconeri, in campo sabato 3 maggio), in quel caso poi la successiva giornata di A sarebbe calibrata per dare tempo alle due squadre di ritornare in campo. Senza un accordo si andrebbe invece alla settimana successiva, sempre a metà settimana.