sabato 4 gennaio 2025

10 anni senza Pino Daniele.

Il ricordo di Pino Daniele al Gambrinus 

Si è svolto a Napoli, in piazza Trieste e Trento, all'esterno dei locali del Caffè storico Gambrinus l'evento 'Nuje stamm' vicino a te', organizzato per ricordare Pino Daniele a dieci anni dalla sua prematura scomparsa. Una iniziativa, promossa da Francesco Emilio Borrelli, Antonio e Arturo Sergio, Massimiliano Rosati e Michele Sergio, a cui hanno assistito napoletani e turisti. Durante l'evento è stato distribuito il famoso e tradizionale «Pinuccio» dolce prodotto e regalato, solo in occasione della celebrazione della nascita e della morte dello straordinario artista partenopeo, dai laboratori del Gambrinus. «Sono tante le canzoni di Pino che ci hanno lasciato un messaggio prezioso per il futuro della città - ha dichiarato Borrelli. Pensiamo, ad esempio a Napul'è che invita a smetterla con i comportamenti incivili e strafottenti nei confronti del nostro territorio. Il cambiamento dipende da noi e questo invito dobbiamo coglierlo a pieno. Pino ha cantato la città amandola, ma anche criticandola quando era giusto farlo. A dieci anni dalla sua scomparsa resta un enorme vuoto e noi gli renderemo omaggio oggi e per sempre». Particolarmente emozionati sono apparsi Massimiliano Rosati e Michele Sergio: «Vogliamo ricordare Pino non solo perché è stato un grandissimo artista, ma per tutte le emozioni che ci ha lasciato e per tutto ciò che ha fatto per la nostra città. Lo festeggiamo dedicandogli un dolcetto, che abbiamo chiamato Pinuccio, per ricordarlo in maniera 'dolce'. Ricordiamo anche il nostro legame con una sua canzone in particolare, 'na tazzulella 'e cafè', che ci invita a costruire una Napoli migliore e un'Italia migliore». 

 Uno dei ricordi più belli legati alle reazione della morte di Pino Daniele, riguarda la partita Napoli Juve, subito successiva. I tifosi del Napoli, infatti, prima del fischio d'inizio, all'ingresso in campo della squadre, iniziarono a cantare Napule è, mostrando uno stadio e un'intera città in lacrime per la morte di Pino Daniele. 

 La società italiana degli autori ha celebrato i decennale pubblicando le prime immagini delle bozze di “Again”, brano postumo presentato in esclusiva allo Stadio Maradona.

venerdì 3 gennaio 2025

... GENOCIDIO ... e DITTATURA!!

COMUNITÀ EBRAICHE ITALIANE CONTRO PAPA FRANCESCO E AMNESTY INTERNATIONAL 

Oggi i bombardamenti israeliani su Gaza hanno causato 67 morti ma i rappresentanti delle Comunità ebraiche italiane attaccano Papa Francesco e Amnesty International - Italia. Proseguono purtroppo anche nel 2025 gli attacchi dei rappresentanti delle Comunità Ebraiche italiane nei confronti di chi condanna i crimini israeliani e chiede di fermare il massacro a Gaza. La presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Noemi Di Segni attacca persino Papa Francesco, reo di aver accusato Israele di 'crudeltà' verso i bambini palestinesi e di aver chiesto di smetterla di 'colonizzare i popoli con le armi'. Al contrario della presidente Noemi Di Segni noi pensiamo che da biasimare sia la complicità del nostro governo e dell'Unione Europea con Netanyahu ed esprimiamo la nostra solidarietà a Papa Francesco. Di Segni, dichiarando che ora diventa difficile invitare Papa Francesco in sinagoga, di fatto identifica l'ebraismo con Israele e il suo governo criminale. Ci pare che questo sia un atteggiamento che alimenta l'antisemitismo. Anche Amnesty International ha ricevuto l'anatema in queste ore. Il presidente della Comunità ebraica di Venezia Dario Calimani ha chiesto di vietare un evento all'Ateneo Veneto promosso da Amnesty sul genocidio in corso a Gaza. Comprendiamo che possa dare fastidio che lo stato ebraico sia accusato di genocidio ma il modo migliore per evitarlo è che la Comunità ebraica italiana si unisca alle tante voci di ebrei che in tutto il mondo si dissociano dai crimini di Netanyahu e chiedono il cessate il fuoco e la fine dell'occupazione. Non è accettabile l'accusa rivolta a Amnesty international di fomentare l'odio. Facciamo presente che le principali organizzazioni internazionali per i diritti umani - tra cui Amnesty e Human Rights Watch - hanno pubblicato rapporti in cui si definisce genocidio quello che Israele sta portando avanti a Gaza e che la stessa Corte Internazionale di Giustizia ha definito plausibile l'accusa di genocidio su cui è stato aperto un procedimento su iniziativa del Sud Africa. Facciamo presente a Dario Calimani che nessuno identifica gli ebrei italiani con Israele e fortunatamente ci sono nel nostro paese e in tutto il mondo tante voci che si sono schierate contro i crimini di Netanyahu con appelli e partecipando a manifestazioni. Purtroppo da Roma a Venezia a Milano sono i rappresentanti delle Comunità ebraiche che scelgono di indentificarsi con Israele difendendo l'indifendibile. Ricordiamo che in passato voci autorevolissime come Primo Levi e Natalia Ginzburg condannarono con nettezza i crimini di Sharon. Oggi pare che sia indice di antisemitismo condannare i crimini di un governo di fascisti e criminali come quello Netanyahu. Esprimiamo la nostra solidarietà alla presidente dell'Ateneo Veneto Antonella Magaraggia che non ha ceduto a queste assurde richieste di censura. Un pacifista storico del nostro paese, Ŕaniero La Valle ha scritto una lettera aperta alle Comunità Ebraiche - che ho sottoscritto - che spero prima o poi apra un confronto costruttivo. 

 Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista 

 #stopgenocidio #AmnestyInternational
Il 3 gennaio 1925 si chiudeva una lunga stagione di libertà in Italia: con un celebre discorso alla Camera, il capo del governo Benito Mussolini si assumeva la responsabilità "politica, morale e storica" del delitto Matteotti. Il parlamentare socialista era stato rapito e ucciso da sicari fascisti il 10 giugno dell'anno precedente. Per alcuni mesi il governo autoritario di Mussolini pareva essere sull'orlo della fine, fu salvato dalle divisioni politiche dei suoi oppositori e dal sostegno determinante di re Vittorio Emanuele III. Nel 1925 la "riscossa" mussoliniana porterà alla dittatura, a vent'anni di feroce e oppressiva dittatura che portò il nostro Paese alla disastrosa sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale. Nonostante ciò, oggi, in Italia ci sono ancora tante, troppe persone che tendono a minimizzare, riabilitare o esaltare il periodo fascista. Ci sono forze politiche che si continuano a definire "eredi" di quel triste periodo e altre che non vi hanno fatto i conti davvero fino in fondo. In Consiglio Comunale a Ferrara abbiamo cercato di fare un piccolo, importante, passo avanti votando all'unanimità un documento che impegna tutte le forze politiche a promuovere i valori democratici e antifascisti della nostra Costituzione. Per arrivare ad un nuovo "patriottismo costituzionale" però servono azioni concrete in quella direzione: gesti simbolici, come eliminare la fiamma tricolore dai simboli di partito, e impegni sostanziali sul rispetto dei principi inderogabili di solidarietà sociale, politica ed economica verso tutte le persone presenti in Italia. L'anno che verrà è appena iniziato, speriamo che porti una prima e importante novità: chiudere i conti con un passato che non passa, senza dimenticare che in un mondo complicato e pieno di pulsioni autoritarie difendere la democrazia è ancora nostra responsabilità... politica, morale, storica. #italia #passatoepresente #3gennaio #fascismo #democrazia

giovedì 2 gennaio 2025

... Ciao Aldo! ...

Malato da tempo, si è spento nella sua Piombino all'età di 80 anni. Calciatore, allenatore, opinionista: sempre anticonformista. Per lui il granata era davvero una seconda pelle
Noooo😭...Aldo... Mancherai un mondo... ora gioca con i nostri Invincibili che ti accoglieranno in squadra con loro!!! Sei stato, sei e rimarrai per sempre un vero granata...
Dalle 200 presenze nel Torino alla panchina nella Fiorentina "La mia vita in maglia granata è stata meravigliosa e non ho rimpianti per non aver giocato in grandi club", diceva delle sue oltre 200 presenze a Torino Era da giorni ricoverato in ospedale e nella mattinata di giovedì è morto Aldo Agroppi, ex calciatore, su tutti, del Torino ed ex allenatore che aveva compiuto 80 anni ad aprile. Intorno alle 11 la salma sarà portata alla sala del commiato della Pubblica assistenza di Piombino. Nato nella cittadina costiera in provincia di Livorno, è proprio con la maglia della squadra locale che è cresciuto calcisticamente. Ma il fulcro di tutta la sua carriera è colorato di granata, grazie alle sue oltre 200 presenze con la maglia del Torino, squadra con la quale ha esordito in Serie A nella stagione 1967-68. “La mia vita in maglia granata è stata meravigliosa e non ho rimpianti per non aver giocato in grandi club”, ha sempre dichiarato a chi gli chiedeva se avesse voluto fare l’ultimo grande salto tra le big. Anche se da centrocampista può vantare cinque presenze in Nazionale. Più movimentata la sua carriera da allenatore, dove ha diretto diverse squadre importanti: tra i successi la promozione in Serie A alla guida del Pisa di Romeo Anconetani nel 1981-82, ad esempio, poi la massima serie con Perugia, Padova e Como, senza dimenticare l’approdo alla Fiorentina. Conclusa l’avventura da allenatore, per molti anni aveva fatto il commentatore, anche in Rai.

mercoledì 1 gennaio 2025

... 58° giornata ...

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO PER LA LVIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1° GENNAIO 2025


 Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace I. In ascolto del grido dell’umanità minacciata 1. All’alba di questo nuovo anno donatoci dal Padre celeste, tempo Giubilare dedicato alla speranza, rivolgo il mio più sincero augurio di pace ad ogni donna e uomo, in particolare a chi si sente prostrato dalla propria condizione esistenziale, condannato dai propri errori, schiacciato dal giudizio altrui e non riesce a scorgere più alcuna prospettiva per la propria vita. A tutti voi speranza e pace, perché questo è un Anno di Grazia, che proviene dal Cuore del Redentore! 2. Nel 2025 la Chiesa Cattolica celebra il Giubileo, evento che riempie i cuori di speranza. Il “giubileo” risale a un’antica tradizione giudaica, quando il suono di un corno di ariete (in ebraico yobel) ogni quarantanove anni ne annunciava uno di clemenza e liberazione per tutto il popolo (cfr Lv 25,10). Questo solenne appello doveva idealmente riecheggiare per tutto il mondo (cfr Lv 25,9), per ristabilire la giustizia di Dio in diversi ambiti della vita: nell’uso della terra, nel possesso dei beni, nella relazione con il prossimo, soprattutto nei confronti dei più poveri e di chi era caduto in disgrazia. Il suono del corno ricordava a tutto il popolo, a chi era ricco e a chi si era impoverito, che nessuna persona viene al mondo per essere oppressa: siamo fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre, nati per essere liberi secondo la volontà del Signore (cfr Lv 25,17.25.43.46.55). 3. Anche oggi, il Giubileo è un evento che ci spinge a ricercare la giustizia liberante di Dio su tutta la terra. Al posto del corno, all’inizio di quest’Anno di Grazia, noi vorremmo metterci in ascolto del «grido disperato di aiuto» [1] che, come la voce del sangue di Abele il giusto, si leva da più parti della terra (cfr Gen 4,10) e che Dio non smette mai di ascoltare. A nostra volta ci sentiamo chiamati a farci voce di tante situazioni di sfruttamento della terra e di oppressione del prossimo [2]. Tali ingiustizie assumono a volte l’aspetto di quelle che S. Giovanni Paolo II definì «strutture di peccato» [3], poiché non sono dovute soltanto all’iniquità di alcuni, ma si sono per così dire consolidate e si reggono su una complicità estesa. 4. Ciascuno di noi deve sentirsi in qualche modo responsabile della devastazione a cui è sottoposta la nostra casa comune, a partire da quelle azioni che, anche solo indirettamente, alimentano i conflitti che stanno flagellando l’umanità. Si fomentano e si intrecciano, così, sfide sistemiche, distinte ma interconnesse, che affliggono il nostro pianeta [4]. Mi riferisco, in particolare, alle disparità di ogni sorta, al trattamento disumano riservato alle persone migranti, al degrado ambientale, alla confusione colpevolmente generata dalla disinformazione, al rigetto di ogni tipo di dialogo, ai cospicui finanziamenti dell’industria militare. Sono tutti fattori di una concreta minaccia per l’esistenza dell’intera umanità. All’inizio di quest’anno, pertanto, vogliamo metterci in ascolto di questo grido dell’umanità per sentirci chiamati, tutti, insieme e personalmente, a rompere le catene dell’ingiustizia per proclamare la giustizia di Dio. Non potrà bastare qualche episodico atto di filantropia. Occorrono, invece, cambiamenti culturali e strutturali, perché avvenga anche un cambiamento duraturo [5]. II. Un cambiamento culturale: siamo tutti debitori 5. L’evento giubilare ci invita a intraprendere diversi cambiamenti, per affrontare l’attuale condizione di ingiustizia e diseguaglianza, ricordandoci che i beni della terra sono destinati non solo ad alcuni privilegiati, ma a tutti [6]. Può essere utile ricordare quanto scriveva S. Basilio di Cesarea: «Ma quali cose, dimmi, sono tue? Da dove le hai prese per inserirle nella tua vita? […] Non sei uscito totalmente nudo dal ventre di tua madre? Non ritornerai, di nuovo, nudo nella terra? Da dove ti proviene quello che hai adesso? Se tu dicessi che ti deriva dal caso, negheresti Dio, non riconoscendo il Creatore e non saresti riconoscente al Donatore» [7]. Quando la gratitudine viene meno, l’uomo non riconosce più i doni di Dio. Nella sua misericordia infinita, però, il Signore non abbandona gli uomini che peccano contro di Lui: conferma piuttosto il dono della vita con il perdono della salvezza, offerto a tutti mediante Gesù Cristo. Perciò, insegnandoci il “Padre nostro”, Gesù ci invita a chiedere: «Rimetti a noi i nostri debiti» ( Mt 6,12). 6. Quando una persona ignora il proprio legame con il Padre, incomincia a covare il pensiero che le relazioni con gli altri possano essere governate da una logica di sfruttamento, dove il più forte pretende di avere il diritto di prevaricare sul più debole [8]. Come le élites ai tempi di Gesù, che approfittavano delle sofferenze dei più poveri, così oggi nel villaggio globale interconnesso [9], il sistema internazionale, se non è alimentato da logiche di solidarietà e di interdipendenza, genera ingiustizie, esacerbate dalla corruzione, che intrappolano i Paesi poveri. La logica dello sfruttamento del debitore descrive sinteticamente anche l’attuale “crisi del debito”, che affligge diversi Paesi, soprattutto del Sud del mondo. 7. Non mi stanco di ripetere che il debito estero è diventato uno strumento di controllo, attraverso il quale alcuni governi e istituzioni finanziarie private dei Paesi più ricchi non si fanno scrupolo di sfruttare in modo indiscriminato le risorse umane e naturali dei Paesi più poveri, pur di soddisfare le esigenze dei propri mercati [10]. A ciò si aggiunga che diverse popolazioni, già gravate dal debito internazionale, si trovano costrette a portare anche il peso del debito ecologico dei Paesi più sviluppati [11]. Il debito ecologico e il debito estero sono due facce di una stessa medaglia, di questa logica di sfruttamento, che culmina nella crisi del debito [12]. Prendendo spunto da quest’anno giubilare, invito la comunità internazionale a intraprendere azioni di condono del debito estero, riconoscendo l’esistenza di un debito ecologico tra il Nord e il Sud del mondo. È un appello alla solidarietà, ma soprattutto alla giustizia [13]. 8. Il cambiamento culturale e strutturale per superare questa crisi avverrà quando ci riconosceremo finalmente tutti figli del Padre e, davanti a Lui, ci confesseremo tutti debitori, ma anche tutti necessari l’uno all’altro, secondo una logica di responsabilità condivisa e diversificata. Potremo scoprire «una volta per tutte che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri» [14]. III. Un cammino di speranza: tre azioni possibili 9. Se ci lasciamo toccare il cuore da questi cambiamenti necessari, l’Anno di Grazia del Giubileo potrà riaprire la via della speranza per ciascuno di noi. La speranza nasce dall’esperienza della misericordia di Dio, che è sempre illimitata [15]. Dio, che non deve nulla a nessuno, continua a elargire senza sosta grazia e misericordia a tutti gli uomini. Isacco di Ninive, un Padre della Chiesa orientale del VII secolo, scriveva: «Il tuo amore è più grande dei miei debiti. Poca cosa sono le onde del mare rispetto al numero dei miei peccati, ma se pesiamo i miei peccati, in confronto al tuo amore, svaniscono come un nulla» [16]. Dio non calcola il male commesso dall’uomo, ma è immensamente «ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato» ( Ef 2,4). Al tempo stesso, ascolta il grido dei poveri e della terra. Basterebbe fermarsi un attimo, all’inizio di quest’anno, e pensare alla grazia con cui ogni volta perdona i nostri peccati e condona ogni nostro debito, perché il nostro cuore sia inondato dalla speranza e dalla pace. 10. Gesù, per questo, nella preghiera del “Padre nostro”, pone l’affermazione molto esigente «come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» dopo che abbiamo chiesto al Padre la remissione dei nostri debiti (cfr Mt 6,12). Per rimettere un debito agli altri e dare loro speranza occorre, infatti, che la propria vita sia piena di quella stessa speranza che giunge dalla misericordia di Dio. La speranza è sovrabbondante nella generosità, priva di calcoli, non fa i conti in tasca ai debitori, non si preoccupa del proprio guadagno, ma ha di mira solo uno scopo: rialzare chi è caduto, fasciare i cuori spezzati, liberare da ogni forma di schiavitù. 11. Vorrei, pertanto, all’inizio di quest’Anno di Grazia, suggerire tre azioni che possano ridare dignità alla vita di intere popolazioni e rimetterle in cammino sulla via della speranza, affinché si superi la crisi del debito e tutti possano ritornare a riconoscersi debitori perdonati. Anzitutto, riprendo l’appello lanciato da S. Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo dell’anno 2000, di pensare a una «consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di molte Nazioni» [17]. Riconoscendo il debito ecologico, i Paesi più benestanti si sentano chiamati a far di tutto per condonare i debiti di quei Paesi che non sono nella condizione di ripagare quanto devono. Certamente, perché non si tratti di un atto isolato di beneficenza, che rischia poi di innescare nuovamente un circolo vizioso di finanziamento-debito, occorre, nello stesso tempo, lo sviluppo di una nuova architettura finanziaria, che porti alla creazione di una Carta finanziaria globale, fondata sulla solidarietà e sull’armonia tra i popoli. Inoltre, chiedo un impegno fermo a promuovere il rispetto della dignità della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, perché ogni persona possa amare la propria vita e guardare con speranza al futuro, desiderando lo sviluppo e la felicità per sé e per i propri figli. Senza speranza nella vita, infatti, è difficile che sorga nel cuore dei più giovani il desiderio di generare altre vite. Qui, in particolare, vorrei ancora una volta invitare a un gesto concreto che possa favorire la cultura della vita. Mi riferisco all’eliminazione della pena di morte in tutte le Nazioni. Questo provvedimento, infatti, oltre a compromettere l’inviolabilità della vita, annienta ogni speranza umana di perdono e di rinnovamento [18]. Oso anche rilanciare un altro appello, richiamandomi a S. Paolo VI e a Benedetto XVI [19], per le giovani generazioni, in questo tempo segnato dalle guerre: utilizziamo almeno una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti per la costituzione di un Fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative e volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastando il cambiamento climatico [20]. Dovremmo cercare di eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il proprio futuro senza speranza, oppure come attesa di vendicare il sangue dei propri cari. Il futuro è un dono per andare oltre gli errori del passato, per costruire nuovi cammini di pace. IV. La meta della pace 12. Coloro che intraprenderanno, attraverso i gesti suggeriti, il cammino della speranza potranno vedere sempre più vicina la tanto agognata meta della pace. Il Salmista ci conferma in questa promessa: quando «amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» ( Sal 85,11). Quando mi spoglio dell’arma del credito e ridono la via della speranza a una sorella o a un fratello, contribuisco al ristabilimento della giustizia di Dio su questa terra e mi incammino con quella persona verso la meta della pace. Come diceva S. Giovanni XXIII, la vera pace potrà nascere solo da un cuore disarmato dall’ansia e dalla paura della guerra [21]. 13. Che il 2025 sia un anno in cui cresca la pace! Quella pace vera e duratura, che non si ferma ai cavilli dei contratti o ai tavoli dei compromessi umani [22]. Cerchiamo la pace vera, che viene donata da Dio a un cuore disarmato: un cuore che non si impunta a calcolare ciò che è mio e ciò che è tuo; un cuore che scioglie l’egoismo nella prontezza ad andare incontro agli altri; un cuore che non esita a riconoscersi debitore nei confronti di Dio e per questo è pronto a rimettere i debiti che opprimono il prossimo; un cuore che supera lo sconforto per il futuro con la speranza che ogni persona è una risorsa per questo mondo. 14. Il disarmo del cuore è un gesto che coinvolge tutti, dai primi agli ultimi, dai piccoli ai grandi, dai ricchi ai poveri. A volte, basta qualcosa di semplice come «un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito» [23]. Con questi piccoli- grandi gesti, ci avviciniamo alla meta della pace e vi arriveremo più in fretta, quanto più, lungo il cammino accanto ai fratelli e sorelle ritrovati, ci scopriremo già cambiati rispetto a come eravamo partiti. Infatti, la pace non giunge solo con la fine della guerra, ma con l’inizio di un nuovo mondo, un mondo in cui ci scopriamo diversi, più uniti e più fratelli rispetto a quanto avremmo immaginato. 15. Concedici, la tua pace, Signore! È questa la preghiera che elevo a Dio, mentre rivolgo gli auguri per il nuovo anno ai Capi di Stato e di Governo, ai Responsabili delle Organizzazioni internazionali, ai Leader delle diverse religioni, ad ogni persona di buona volontà. Rimetti a noi i nostri debiti, Signore, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e in questo circolo di perdono concedici la tua pace, quella pace che solo Tu puoi donare a chi si lascia disarmare il cuore, a chi con speranza vuole rimettere i debiti ai propri fratelli, a chi senza timore confessa di essere tuo debitore, a chi non resta sordo al grido dei più poveri. 

 Dal Vaticano, 8 dicembre 2024 

 FRANCESCO

... calendario ...

... Gennaio ...

... nuovo anno, vecchie immagini!!

... duemilaventicinque ...