venerdì 28 febbraio 2025
... fine mese ...
... è successo: un certo giorno di febbraio ho ricevuto una mail e da lì in avanti è cominciato uno scambio epistolare con Hatshepsut!!
... P.S. il contatto si è già concluso dopo pochi giorni ... troppo evanescente e lontana Hatshepsut!
... MUSK il folle! ...
La follia americana targata Musk è arrivata ad un livello assurdo.
Tutti quei dipendenti pubblici che non risponderanno alla sua email, saranno licenziati senza se e senza ma.
Ho verificato i vari commenti negli articoli dei più importanti quotidiani nazionali che molti dei nostri connazionali vedono con favore e goduria questo provvedimento.
Esultano nel sapere che tante famiglie rischieranno di entrare nel vortice della povertà senza nessun aiuto sociale che possa sostenerli sperando che possa succedere tutto questo anche nel nostro paese.
Siamo messi male, molto male.
Esprimo la mia vicinanza a tutti quei lavoratori americani che stanno vivendo con ansia e preoccupazione questo periodo davvero difficile.
#lavoro #italia
giovedì 27 febbraio 2025
... Z ...
Quando inizi il giorno ed è davvero un buon giorno. Questa mattina la prima notizia che ha aperto la mia giornata è stata la revoca della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Salò ad un suo "cittadino onorario" che non aveva poi nel tempo dato grande lustro alla cittadina sul lago di Garda.
La città era infatti ingiustamente legata, dalla nascita della Repubblica di Salò in poi appunto, ad un simbolo di infamia e tradimento: la Repubblica di Salò, lo Stato fantoccio f@scista completamente nelle mani dei n@zisti che alimentò la guerra civile dopo l'armistizio e contribuì a mietere migliaia di morti fra civili italiani e partigiani.
Revocare oggi la cittadinanza di Salò a Mussol*ni, in un momento storico in cui è in atto anche una battaglia culturale e simbolica sul ventennio f@scista è un gesto potentissimo. La cittadinanza onoraria a Mussol*ni era stata concessa addirittura nel lontano maggio 1924 poch giorni prima dell'orrendo omicidio ordinato proprio da Mussol*ni del deputato socialista Giacomo Matteotti. Ieri sera, dopo ben tre tentativi, il Consiglio comunale ha ufficialmente revocato la cittadinanza.
Dodici i voti a favore della mozione, tre i consiglieri contrari e uno astenuto, tutti appartenenti a liste civiche, una delle quali, neanche a dirlo, vicina a Fratelli d'Italia. "Le idee rappresentate dalla cittadinanza onoraria a Mussolini non hanno più spazio nell'Italia e nella Salò di oggi". Queste le parole del sindaco, Francesco Cagnini. Da un giovane di appena 29 anni una lezione e un monito per un paese intero. In Italia il f@scismo non ha cittadinanza!!! Bravo Sindaco!!!
Mario Imbimbo.
mercoledì 26 febbraio 2025
martedì 25 febbraio 2025
... X ...
Giorgia Meloni e Mario Draghi sono due falliti? Punto primo: l’Italia cosa ha portato a casa dalla guerra con l’ucraina? I cittadini nulla se non rincari e maggiori costi. Meloni i favori delle industrie belliche e da Trump chi ci vende petrolio e gas a prezzi maggiorati strozzando gli italiani impoverendoli ad oltranza. Perciò per Trump e’ meravigliosa perche ha fatto esattamente ciò che desiderava per lui
oltre a flirtare politicamente con Ellon Musk e l’estrema destra statunitense che lo ha sostenuto!
Vi dirò allora quello che nessuno vi dirà. Trump, escludendo i leader europei dai colloqui con Putin, ha mandato loro il seguente messaggio: “Cari leader dell’Unione europea, siccome siete un gruppo di falliti e di mezzi scemi; siccome non avete saputo gestire la situazione con la Russia SUL VOSTRO STESSO TERRITORIO prima dell’invasione e durante la guerra; siccome AVETE SBAGLIATO TUTTE LE DECISIONI E TUTTE LE PREVISIONI; siccome l’Ucraina è distrutta e smembrata; siccome eravate certi che gli ucraini avrebbero sconfitto i russi; siccome pensavate che la NATO avesse armi infinite; allora io, trattandovi come un gruppo di falliti, di idioti e di imbecilli, prendo tutte le decisioni da solo e do a Putin le garanzie che il CENTO PER CENTO dei cittadini russi chiedeva all’Europa per la loro sicurezza”. Queste cose nessuno le dirà in Italia perché Mario Draghi e Giorgia Meloni sono tra i leader europei stra-falliti che hanno sbagliato tutto in Ucraina. Questi due grandissimi stra-falliti politici, mezza-Giorgia e super-Mario, hanno buttato i nostri soldi e le nostre armi in una guerra persa in partenza che sarà pagata soprattutto dai poveri del presente e del futuro. Non abbiate paura di parlare. Usate la cultura per difendere i deboli e gli oppressi. Lottate per un mondo migliore.
Sono arrabbiato perché l’avevo detto che sarebbe finita così.
Solidarietà con il popolo ucraino.
Affetto e vicinanza a tutti i bambini ucraini che avranno una schifosa vita da orfani a causa della guerra armata dalla stra-fallita Giorgia e dallo strafallito Mario Draghi! Donna madre e cristiana, prona e pure pronta solo per accondiscendere ai poteri forti. L’antitesi della patriota che proponeva di se’ stessa in campagna elettorale! La peggiore Presidente del consiglio della storia repubblicana!
#AlessandroOrsini
lunedì 24 febbraio 2025
... W ...
Chi ha sbagliato?
Negli ultimi 70/80anni, chi ha sbagliato? Di chi è la colpa?
Alcuni (o troppi) docenti nelle #scuole, forse? Quelli che a volte fanno lezione con superficialità e di volata sfiorano quanto grave sono stati fascism0, nazism0, leggi raziali e #Olocausto?...
Oppure, la strafottenza e la superficialità dei genitori? Che pensano che educare i propri figlia sia solo “Hai detto grazie a papà?”, “Hai salutato il nonno?”, “Hai chiesto scusa allo zio?”, ecc. ecc.?...
In Italia il 60% si è astenuto dal votare, e i f4scisti sono al Governo. In #Germania, quasi il 90% ha votato, e un tedesco su cinque ha votato i n4zisti. Non un "ambiguo" partito “di destra” come, per esempio, qui da noi può essere #ForzaItalia o #ItaliaViva; non un semplice populismo anti-establishment, ma un movimento che giustifica le SS, minimizzare il nazism0 e parla apertamente di piani per dep0rtare #cittadini stranieri o con doppia cittadinanza.
Oggi, l’AfD, è al 20%. Con la benedizione di mis3rabili ultramiliardari come #Musk e #Bannon. Senza governare (forse), questa volta… ma radicato, normalizzato, accettato. Il che è schifoso è vergognoso. Soprattutto per la Germania che negli anni ’40 ha superato la maestra Italia.
Ogni volta ci siamo detti che certe cose “non sarebbero mai più accadute”, l’orrore della #storia era una "lezione imparata". Invece siamo di nuovo qui! A osservare come l’odio si ripresenti sotto nuove forme, con nuovi slogan, ma con lo stesso identico veleno.
Il punto è che il fascism0 non torna mai dicendo di essere fascism0. Torna dicendo di voler difendere “i veri cittadini”, di voler difendere “la patria”, di voler “riportare ordine”, di voler combattere “il decadimento dei valori”.
Il vero disvalore è chi lo condanna. Quando poi ci si accorge di cosa c’è dietro è troppo tardi.
Negli anni che per me rappresentano statisticamente “il giro di boa”, cosa resta da dire? Povere future generazioni! Vi stiamo lasciando un mondo di be0ti.
Oggi è un brutto giorno.
Valerio Manisi.
Se non fosse che è ufficialmente leader di un partito neo n*zista non ci si crederebbe.
*Lesbica;
*La Sua compagna è extracomuitaria;
*La coppia ha due figli;
*Residente in un paese che non è quello per cui si è candidata.
#AliceWeidel #afd #Germania
GUTEN MORGEN
SEMPLICEMENTE LINKE
SEMPLICEMENTE SINISTRA
Esiste un mondo
Questo mondo esiste in Germania come in Italia
Sono migliaia e migliaia di giovani:antifascisti,Internazionalisti ed ecologisti.
Esistono e fanno paura alle nuove destre mondiali;molto di più delle impercettibili "opposizioni democratiche" europee lontane anni luce da loro che sono l'unico presente e futuro possibile.
Mentre in Italia,dopo anni, si è riusciti a creare un soggetto rosso verde sopra la soglia di sbarramento.
Mentre in Italia continuano le dissoluzioni a sinistra(ultimo congresso Rifondazione) in Germania questo mondo si è palesato e ha preso il 9%.
Mentre in Italia,come i democristiani,si litiga su nomi e simboli; Die Linke è semplicemente LA SINISTRA.
Aprite a questo mondo oppure "per quanto vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti"
domenica 23 febbraio 2025
... V ...
Ora è ufficiale.
Giorgia Meloni parteciperà, come se nulla fosse, alla convention dei suprematisti americani nonostante il saluto nazista di Steve Bannon.
La Presidente del Consiglio non solo interverrà in video-collegamento come da programma, ma starebbe già lavorando per ospitare il prossimo appuntamento del Cpac in Italia.
Persino i lepenisti, non certo dei sinceri antifascisti, si sono sfilati.
Lei no, resta lì, ribandendo vicinanza e condivisione a gente che inneggia al nazifascismo, al più grande orrore nella storia dell’umanità, ai torturatori e agli assassini di decine di migliaia di italiani, a chi deportava connazionali nei campi di sterminio.
E resta lì coi fascisti per un motivo e uno soltanto: perché quella è casa sua. La sua storia, il suo mondo. E ce lo sta dicendo in modo chiarissimo.
La prossima volta che sentirete questa persona definirsi pubblicamente “patriota”, ricordatevi chi è davvero. E chi ha alle spalle.
Mi piacerebbe che a questa cosa rispondessero i piccoli fan di Trump, Musk e Meloni.
Allora, amici sovranisti, dovete sapere che le comunicazioni strategiche e militari del governo ucraino, oggi, avvengono quasi tutte grazie a Starlink, ovvero la struttura di proprietà di Elon Musk, che ha messo a disposizione di Kiev i propri satelliti.
Però, con Trump, Zelensky è diventato di colpo un “dittatore”, non più un alleato (quello è Putin), quindi la proposta attuale degli USA è cambiata in: “O ci date 500 miliardi di dollari dei vostri minerali rari (grafite, litio per le batterie Tesla ecc.) oppure vi stacchiamo direttamente la spina di Starlink, lasciandovi senza internet e senza comunicazioni”.
Bello, eh?
Dovete anche sapere che Starlink è la stessa struttura che Giorgia Meloni stava pensando di utilizzare per le comunicazioni militari e governative future del nostro Paese, firmando un contratto multimilionario con Musk.
Questo a discapito di Iris, il progetto Europeo che dovrebbe essere pronto nel 2030.
Per ora non esiste un accordo, ma diversi uomini del governo (tra i quali il solito Salvini, che quando c’è da gridare stronzate scatta sempre in pole position) si sono già dichiarati entusiasti di affidare le comunicazioni critiche italiane nelle mani di Musk.
Ci siete? Capito tutto fin qui, amici sovranisti?
Bene, tenete duro che manca poco.
Ora mettiamo il caso che un domani vada al governo qualcuno che non piace a Trump/Musk.
Un governo di centro sinistra, ad esempio.
Oppure mettiamo il caso che la stessa Meloni faccia qualcosa che non piace ai suoi padroni d’oltreoceano (sì, lo so che è un’ipotesi assurda perché noi siamo i cagnolini più fedeli del mondo, ma fingiamo per un attimo che succeda qualcosa del genere e lei scodinzoli in un modo che non piace a Trump).
Come è appena successo con l’Ucraina, Musk ci metterebbe 5 minuti a minacciare di staccarci la spina, se non dovessimo saltare sull’attenti agli ordini del padrone.
È questo che intendete per “sovranismo”?
È questo che avete in mente quando dite “Italia agli italiani?”.
Mettere la sicurezza del vostro Paese in mano all’uomo più ricco del mondo, ovvero un tossico nazistoide che lavora per un governo straniero?
A voi starebbe bene, vero?
Lo sapevo che eravate gente furba, ragazzi, ma non immaginavo così tanto.
Emiliano Rubbi
sabato 22 febbraio 2025
... Torino 2 - Milan 1 ...
Quando la saracinesca viene giù non passa un filo d'aria. Semplicemente devastante, decisivo e che porta in dote una vittoria importante contra una delle grandi.
Cambi azzeccati (bravo Vanoli) e finalmente quel pizzico di fortuna che è recentemente mancata.
Bravi ragazzi, bravi davvero
Tuttosport: “Sballo Toro”
L’autogollonzo di Thiaw, il 4° rigore parato da un eroico Vanja, il 2-1 di Gineitis: Milan all’inferno. Vittoria pazzesca del Torino sul Milan dopo il pari di Reijnders e il timore di un’altra occasione sprecata. Milinkovic-Savic neutralizza Pulisic e poi si esalta. E il quotidiano Tuttosport in prima pagina titola: “Sballo Toro”.
... U ...
𝐌𝐢𝐥𝐞𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐮𝐟𝐟𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨
Articolo di Simone Careddu
𝐸𝑐𝑐𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝐼𝑙 𝐶𝑟𝑖𝑝𝑡𝑜𝑔𝑎𝑡𝑒 𝑎𝑟𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖𝑛𝑜 - 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑢𝑙𝑎 𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑐𝑖𝑛𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑏𝑎𝑟𝑎𝑡𝑟𝑜 𝑖 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑖𝑑𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑙𝑢𝑖 - 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑖𝑐𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑖 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑖
Una foto di giovedì scorso a Washington ritrae Javier Milei e il suo idolo Elon Musk che brandisce una motosega color oro. È un regalo del presidente dell’Argentina Javier Milei al magnate sudamericano, in occasione di un suo viaggio negli Usa di particolare rilevanza: c’è in programma un incontro con la direttrice esecutiva dell’Fmi, Kristalina Georgieva, per accordarsi su un nuovo piano finanziario. Tutto normale, eccessi a parte, se Javier Milei non fosse coinvolto nella cripto-truffa che si è consumata la notte di San Valentino, per cui le opposizioni chiedono l’impeachment, mentre diversi studi di diritto internazionale si preparano ad azioni legali contro il presidente. Nella vicenda che segue non si parla solo di un uomo privo di senso delle istituzioni che dovrebbe rappresentare, anche da un punto di vista etico, ma di un inquietante alleanza tra destra sovranista e tecno-capitalismo che mette in pericolo tutti noi.
La sera del 14 febbraio, a San Valentino, Javier Milei posta su X e Instagram un messaggio di lancio della criptovaluta $LIBRA – token disponibile solo sulla piattaforma blockchain Solana – con un chiaro sostegno a un progetto privato, Viva la Libertad, per “incoraggiare la crescita dell’economia, finanziando le imprese e le start up argentine”. Grazie al suo sostegno, la moneta in poco tempo schizza da 0,000001 a 5,76 dollari. Tuttavia, con il passare delle ore, l’entusiasmo iniziale si trasforma in una catastrofe finanziaria, con il prezzo di $LIBRA che crolla di oltre il 90%. Secondo le stime degli esperti, sono 40mila le persone che hanno investito e perso un totale di 90 milioni di dollari circa.
Nel bel mezzo del crollo, e in odore di truffa, diversi follower cominciano a far circolare la voce che il profilo del “Loco” Milei è stato hackerato. Il presidente si rende conto della gravità della situazione, cancella il post e per rimediare, la mattina del giorno seguente, ne pubblica un altro. Ma la toppa è peggio del buco. Perché oltre a definire i suoi avversari politici «ratti immondi», chiarisce che con questo progetto «non ha alcun legame» e che «non era a conoscenza di tutti i dettagli» dell’operazione. Com’è possibile che un presidente si getti in un’azione così avventata? La verità è che non solo conosceva i dettagli dell’operazione, ma aveva incontrato più volte le persone dietro lo sviluppo della cripto-moneta: è di pubblico dominio la foto di un incontro del 30 gennaio alla Casa Rosada con il creatore di $LIBRA, lo statunitense e fondatore dell’impresa cripto Kelsier Ventures, Hayden Mark Davis, che con questa operazione speculativa si è portato a casa oltre 100 milioni di dollari.
Dopo un fine settimana di fuoco, lunedì scorso Javier Milei decide di tornare di nuovo sul caso in un’intervista sul piccolo schermo. Un confronto con un giornalista amico, tutto rigorosamente concordato e registrato, per scongiurare il bello della diretta (che poi sarà diffuso sui social il giorno seguente e creerà ulteriore scandalo). Anche in questo caso, un’altra toppa peggio del buco: davanti alla telecamera, il presidente dell’Argentina prima sostiene che di cripto «non ci capisco» e poi, riferendosi alle persone che hanno perso del denaro nella truffa, afferma che sono «consapevoli del rischio» e che lo hanno fatto «volontariamente». In qualche modo, è «come quando vai al casinò» o giochi «alla roulette russa». Il problema è che la pallottola se la sono beccata le persone, argentini o meno, che hanno deciso di investire nella criptovaluta, proprio perché gli è stato consigliato dal Presidente argentino. Come suggerisce Maximiliano Firtman, giornalista, esperto di IT e del mondo cripto, «senza le pubblicazioni del presidente, la truffa non sarebbe potuta avvenire perché nessuno conosceva la criptovaluta o aveva intenzione di investirci». La verità è che lui non è nuovo a queste vicende: già quando era deputato, aveva pubblicato delle truffe sulle criptovalute, la più famosa delle quali è stata quella di CoinX, per la quale non si è assunto alcuna responsabilità e aveva ammesso di essersi fatto pagare non meno di 10.000 dollari per la pubblicità. A sentir parlare il Presidente, pare di capire che, se c’è qualcuno truffato, è lui. Cioè un uomo che si definisce tecno-fanatico ed esperto di economia e finanza, si è fatto fregare in questo modo. Nel frattempo va a Washington a trattare con i massimi vertici del Fondo Monetario Internazionali per negoziare su nuovi prestiti.
Non sappiamo come andrà a finire questa vicenda a livello giudiziario. Sappiamo però che ha avuto ripercussioni a livello politico: in particolare ha creato delle piccole crepe all’interno del “triangolo di ferro” formato da Milei, sua sorella Karina (suo capo gabinetto) e Santiago Caputo (consigliere personale e architetto della vittoria di Milei). Soprattutto quando il Presidente, durante l’intervista televisiva, ha lasciato intendere che qualcuno ha sbagliato a farlo incontrare con i personaggi legati alla vicenda. Ma se nessun funzionario della Casa Rosada è stato ghigliottinato – come scrive Luciana Vázquez su La Nacion – è «perché si tratta di qualcuno troppo vicino al centro del potere».
Il Criptogate è una vicenda lontana, ma, in qualche modo, riguarda anche noi. Seppur con le dovute distinzione, c’è un filo conduttore che unisce i leader di questa destra sovranista: il delirio di onnipotenza. Il successo alle urne, conferisce sì legittimità politica alla loro azione, ma non gli consente di agire al di sopra dell’etica e della morale. Lo vediamo fare costantemente. Poi incorrono in errori clamorosi, insultano l’avversario e reagiscono goffamente (si scrive Criptogate, ma si può leggere Almasrigate). Un secondo elemento di riflessione riguarda l’alleanza della destra con le big tech e la cripto-finanza. In questo caso la politica, che in teoria dovrebbe controllare e regolare il tecno-capitalismo, gli fa da megafono e facilita la sua azione pervasiva all’interno della società: grazie all’attività promozionale sui social dei politici-influencer, le persone comuni, magari piccoli risparmiatori, maturano l’idea distorta secondo cui investire in questi asset è un modo per ottenere denaro in modo semplice e rapido. Ma come abbiamo visto in questo caso, la realtà nuda e cruda è che i piccoli risparmi, grazie alla speculazione, diventano ottime prede per i pescecani che nuotano nelle acque della finanza.
L’autore: Simone Careddu è giornalista e ricercatore
venerdì 21 febbraio 2025
... 60 anni fa ...
Malcolm X, 60 anni dall'assassinio: cos'è successo il 21 febbraio 1965 a New York
Il leader afroamericano, una delle figure più importanti della storia degli Stati Uniti del secondo dopoguerra, venne ucciso mentre stava per tenere un comizio a Harlem
Era il 21 febbraio 1965 quando Malcolm X - uno dei più grandi e discussi leader afroamericani del XX secolo - si trovava nel quartiere di Harlem, New York, dove stava per tenere un discorso davanti a 400 persone all’Audubon Ballroom. Appena iniziò a parlare, un uomo lanciò una bomba fumogena verso il palco, dove l'attivista era già salito: lui alzò le braccia e indietreggiò. Ma un'altra persona salì sul palco e gli sparò al petto, facendolo cadere a terra mentre altri due uomini gli spararono alle gambe. Malcom X morì a soli 39 anni, davanti agli occhi della moglie incinta - Betty Sanders, sposata nel 1952 - e delle tre figlie: un assassinio che sconvolse la comunità afroamericana e non solo, avvenuto in circostanze mai del tutto chiarite. Al funerale di Malcolm X, celebrato il 27 febbraio 1965 a Harlem, parteciparono oltre un milione e mezzo di persone.
Il carcere e il movimento Musulmani neri
Malcolm X, considerato una delle figure più importanti della storia degli Stati Uniti del secondo dopoguerra, fu assassinato 60 anni fa da militanti di un gruppo religioso di cui aveva fatto parte. Nato nel 1925 a Omaha, nel gennaio 1946, all'età di 20 anni fu arrestato e condannato a dieci anni di reclusione con l'accusa di violazione di domicilio, possesso illegale di armi da fuoco e furto. Dopo essere uscito di prigione, nel 1952 aderì alla setta dei Musulmani neri - un movimento religioso e sociale afroamericano anti integrazionista e nazionalista - che anche per suo merito si trasformò in un grande movimento nazionale.
L'assassinio e le indagini
L'assassinio del leader afroamericano - che promosse il nazionalismo nero, sostentendo la separazione razziale - sarebbe stato commissionato da membri della Nazione dell’Islam (NOI), gruppo dal quale Malcom X si era pubblicamente separato l’anno prima. In seguito alle indagini sull'omicidio, tre membri della Nation of Islam furono arrestati: Talmadge Hayer, Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson. Tutti e tre vennero condannati per omicidio nel marzo del 1966, il solo Hayer confessò le proprie responsabilità. Talmadge Hayer ottenne la libertà condizionale e il 27 aprile 2010 venne scarcerato. Nel 2021 furono invece scagionati Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson - noti rispettivamente come Muhammad Abdul Aziz e Khalil Islam - dopo 55 ann di prigione. Ricostruire le circostanze dell’assassinio fu particolarmente difficile perché molte persone coinvolte nel caso - tra cui testimoni, investigatori o sospettati - erano già morte da tempo.
Usa, figlia di Malcolm X fa causa a Cia, Fbi e polizia di New York
La famiglia contro FBI E CIA
Nel febbraio del 2023, 58 anni dopo l'assassinio, la famiglia di Malcom X ha fatto causa alla polizia di New York, Nypd, all'Fbi e alla Cia accusandole di aver complottato per tenere nascoste prove sull'omicidio. Una delle sei figlie del leader afromericano, Ilyasah Shabazz, ha accusato varie agenzie governative federali e di New York di aver nascosto in modo fraudolento le prove che "hanno cospirato ed eseguito un piano per assassinare Malcolm X".
Cinema
Gli 11 migliori film contro la schiavitù negli Stati Uniti
Dai grandi classici intramontabili ai colossal più recenti, una selezione di film che raccontano le violenze, la segregazione, l'orrore della schiavitù subita dal popolo afroamericano negli Stati Uniti, e la sua emancipazione. LA FOTOGALLERY
Mandingo è un film del 1975 diretto da Richard Fleischer. Si basa sull'omonimo romanzo (1957) scritto da Kyle Onstott e sulla pièce teatrale di Jack Kirkland. Fra gli interpreti, James Mason, Susan George, Perry King, il pugile Ken Norton e il wrestler-professionista Earl Maynard. A Falconhurst, in una piantagione di proprietà del vedovo Warren Maxwell e di suo figlio Hammond, uno schiavo nero di stirpe mandingo, Ganymede, viene addestrato a combattere con altri schiavi per partecipare a spettacoli di lotta a cui assistono bianchi benestanti. Foto: Webphoto
Radici (Roots) è una miniserie televisiva realizzata negli Stati Uniti nel 1977 e basata sul romanzo omonimo di Alex Haley. La serie racconta la storia della famiglia africana dei Kinte, il cui ultimo rampollo - Kunta - viene catturato ad appena 17 anni dagli schiavisti inglesi nel Gambia del 1767 e condotto nella colonia britannica del Maryland, e di qui in Virginia. Nel film si parla di guerra civile, di schiavitù e della sua fine. Foto: Webphoto
Glory - Uomini di gloria (Glory) è un film del 1989 diretto da Edward Zwick. La trama ruota attorno alle vicende della prima unità combattente di volontari formata da afroamericani nell'esercito dell'Unione durante la guerra di secessione americana. È ispirato alle lettere del colonnello Robert Gould Shaw, che guidò il 54º Reggimento di Fanteria del Massachusetts fino all'attacco in Carolina del Sud, dove morì. Il film ha ottenuto tre Oscar nel 1990: miglior attore non protagonista per Denzel Washington, miglior fotografia e miglior sonoro.
... T ...
«Covid, 5 anni fa la tempesta imprevedibile»
LA PANDEMIA. Il 22 febbraio 2020 si registrò il primo caso sospetto al Papa Giovanni, poi escalation a 550 posti letto. Stasi: «In ginocchio in pochi giorni». L’allora direttore sanitario: «Investimenti sulla sanità? Promesse non mantenute».
La Cina sembrava lontana, Codogno un po’ meno. Fu allora, quando il virus comparve in terra lodigiana, cinque anni fa esatti, che l’allerta montò davvero. In realtà, probabilmente il Sars-CoV-2 già circolava anche qui: rapidissima e violenta, la catena del contagio diventò uno tsunami che s’abbatté su Bergamo con inedita ferocia. A resistere nella tempesta pandemica c’era il «Papa Giovanni XXIII», sino a diventare la più grande terapia intensiva Covid d’Europa.
Impossibile dimenticare l’inizio di tutto. «Quella settimana ero stato a San Siro per Atalanta-Valencia, poi avevo alcuni giorni di ferie: alla notizia del primo caso di Codogno, rientrai subito in ospedale. C’era la necessità di affrontare l’emergenza», ricorda Fabio Pezzoli, una vita dedicata all’ospedale di Bergamo e all’epoca direttore sanitario dell’Asst.
«Il timore divenne certezza»
Sabato 22 febbraio 2020 l’ospedale di Bergamo registrava il primo caso sospetto: l’indomani, al mattino presto, quando un fax in arrivo dall’ospedale San Matteo di Pavia indicava l’esito positivo del tampone, il timore divenne certezza. «Da lì cominciò l’escalation – ricorda Pezzoli –. Iniziarono le riunioni dell’Unità di crisi una o due volte al giorno e si iniziò a rivoluzionare l’ospedale: dapprima si occuparono i letti del reparto di Malattie infettive, ma presto fu necessario convertire altri reparti, fino ad arrivare a 550 posti letto, e con oltre 80 posti di terapia intensiva. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, ne sono convinto».
La mente torna ancora più indietro, a quando dalla Cina iniziò a giungere la notizia di un virus ignoto. «Bisogna ammettere che nessuno pensava potesse succedere quel che è accaduto – riconosce Pezzoli –. All’inizio la Cina sembrava lontana, poi si pensava che il caso di Codogno potesse essere circoscritto. Nessuno ci aveva avvisato della portata della pandemia, neppure i cinesi che ne erano al corrente. All’inizio non c’era allarme: l’unico precedente simile era stato la Sars, che però si risolse in maniera limitata». Fu invece la tempesta perfetta: «Arrivammo a 550 ricoverati e iniziammo a mandare dei pazienti in Germania – prosegue Pezzoli –. Registravamo 20-25 morti al giorno, l’angoscia era fortissima, si pensava di non farcela. Poi verso fine marzo i numeri iniziarono a stabilizzarsi: si cominciò a respirare e si superò il picco». Perché proprio a Bergamo? La domanda è martellante da cinque anni, ma «ancora non c’è una risposta», rileva il medico.
La distanza del tempo consegna anche una valutazione netta: «Si diceva che dopo il Covid tutto sarebbe cambiato in meglio. Invece – sospira Pezzoli – bisogna riconoscere che non c’è stato il giusto salto di qualità negli investimenti in sanità. Le promesse fatte non sono state mantenute: il personale è aumentato di poco, sulla medicina di territorio si sta facendo qualcosa solo adesso con le Case di comunità».
«La madre di tutte le esperienze»
Per Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni dal 2019 al 2023, «la lotta al Covid è stata «la madre di tutte le esperienze». Dimenticare è un lusso per chi si è autoconvinto di aver vissuto il Covid senza averlo davvero visto passare, un lusso che a noi, testimoni privilegiati, non è concesso».
«Dopo il primo caso di Covid a Codogno, non si contano le nostre istruzioni operative per i reparti, i visitatori, i volontari»
Il ricordo parte dalle primissime notizie dalla Cina, «parziali e confuse»: «Come tutti gli addetti ai lavori – prosegue Stasi – seguivo attentamente le notizie e dalla direzione giravamo come da prassi tutte le informazioni provenienti da Regione e ministero della Salute alla nostra direzione medica e ai nostri infettivologi. Poi la notizia della coppia di turisti cinesi positivi al Covid e portati allo Spallanzani a Roma: mentre questi turisti venivano controllati e curati con grande accuratezza, ancora non sapevamo che la fatica più grande per noi sarebbe stata trovare un letto ai pazienti bergamaschi». Si arriva così al Lodigiano: «Dopo il primo caso di Covid a Codogno, non si contano le nostre istruzioni operative per i reparti, i visitatori, i volontari. Quello che non sapevamo è che dal 22 febbraio 2020, data di istituzione dell’Unità di crisi del “Papa Giovanni”, la crescita del virus a Bergamo sarebbe stata esponenziale, mettendoci in difficoltà nel giro di pochi giorni – riconosce l’ex dg –. Inizialmente fu difficile far capire, non dico a Roma ma addirittura a Milano, che cosa stava succedendo a Bergamo».
La bufera ormai infuriava
«Il 3 marzo 2020 la nostra direzione sanitaria tenne una conferenza stampa: volevamo raccontare con trasparenza quello che stavamo vivendo – spiega Stasi –. Era emersa la notizia che avevamo ricoverato anche un neonato positivo al Covid: credo che a partire da quel giorno ci fu la prima consapevolezza di ciò che a Bergamo stava davvero succedendo. Quanto dolore abbiamo interiorizzato da allora».
Da lì, cominciò «una fase difficile in cui i nostri ospedali si riempivano, i dispositivi di protezione arrivavano con il contagocce e iniziammo a organizzare una distribuzione ancor più rigorosa dei dispositivi, avendo in alcuni giorni scorte con un orizzonte temporale di un solo giorno. In quei giorni – conclude Stasi – ho imparato davvero il significato della parola “provvidenza”».
giovedì 20 febbraio 2025
... il "caso Paragon" ...
Il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, ha scritto un intervento diretto e chiaro rivolgendosi alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Ha esposto cinque punti precisi sul cosiddetto "caso Paragon", una vicenda legata allo spionaggio di giornalisti, tra cui lui stesso. Inoltre, ha posto altrettante domande alle quali il governo finora si è rifiutato di rispondere, sia in Parlamento che pubblicamente agli italiani.
“Primo: qual è la forza di polizia che ha in dotazione il software spia di Paragon? Da Israele ci fanno sapere che un contratto c’è, e che è stato interrotto al deflagrare dello scandalo, per violazioni nell’uso dello strumento. Dalle principali procure d’Italia e da tutte le forze di polizia (meno una) ci dicono che no, quel software non è in uso. E quando si chiede conto dell’ultima di queste forze di polizia, mettono il segreto di Stato. Applausi e sipario.
Secondo: come mai c’è tutto questo alone di mistero sulla penitenziaria, la forza di polizia che risponde al sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e che, tra le altre cose, ha l’incarico di presidiare il centro di detenzione dei migranti da rimpatriare in Albania? Se la polizia penitenziaria non usa lo spyware di Paragon, perché non dirlo, come l’hanno detto polizia, carabinieri e guardia di finanza?
Terzo: come mai il dibattito deve spostarsi dal Parlamento al Copasir, dove le sedute si svolgono a porte chiuse? Davvero lo spionaggio di un giornalista e qualche attivista che il governo Meloni considera ostili è una questione tale da non poter essere discussa in Parlamento? Cosa c’è in gioco di tanto segreto da impedire una discussione pubblica?
Quarto: cosa (o chi) sta proteggendo il governo mettendo il “segreto di Stato” sulla vicenda? Non gli spiati, che dall’esecutivo e dalla maggioranza che li sostiene non hanno ricevuto nessun attestato di solidarietà, ma solo silenzio, rimproveri e minacce. Se non gli spiati, speriamo almeno che con questa mossa il governo non intenda tutelare degli improvvidi spioni.
Quinto: perché tutte le mezze verità e tutte le omissioni e tutti i misteri di questi giorni? Perché non dire subito che l’Italia utilizzava Paragon e ammetterlo solo dopo che l’azienda stessa faceva sapere di aver interrotto entrambi i contratti con l’Italia? Perché parlare sempre e solo del contratto tra Paragon e i servizi segreti, omettendo sistematicamente di dare qualsivoglia informazione sul presunto contratto in uso a una non meglio precisata forza di polizia? Perché parlare di contratto pienamente funzionante, salvo poi smentirsi e dire che è sospeso, nel giro di 24 ore?”
Il silenzio del governo Meloni è di una gravità senza precedenti.
Una vergogna.
... S ...
... oggi alle 14,00 ho consegnato alla C.M.L. copia del Campo Visivo Estermann: era il documento che mancava nel loro fascicolo ... è seguita la solita prova di lettura del quadro di lettere: 4,4 il risultato - patente rinnovata per un anno!!!
mercoledì 19 febbraio 2025
... di male in peggio!! ...
Non essendo probabilmente chiara a tutti la gravità assoluta di quanto accaduto condivido le parole di Matteo Orfini: "Non so se è chiara la gravità di quello che sta accadendo, ma temo proprio di no. Provo a mettere brevemente in fila i fatti per spiegarlo.
- come noto, un software spia (Graphite, prodotto dalla azienda Paragon) è stato utilizzato per spiare attivisti politici e giornalisti come il direttore di Fanpage Cancellato
- quando è emersa la notizia il governo ha negato ogni responsabilità
- il Guardian ha scritto che a causa dell'uso improprio l'azienda Paragon aveva sospeso il contratto col nostro paese
- il ministro Ciriani ha detto in parlamento che non era vero, e che il software era ancora pienamente operativo
- due giorni dopo le dichiarazioni di Ciriani una nota del governo comunicava la sospensione dell'uso del software stabilita d'intesa con la società che lo produce per consentire approfondimenti sulle violazioni
- in realtà, a quanto pare, la sospensione è stata voluta dalla società produttrice a fronte di un uso improprio del software (quindi Ciriani aveva mentito al Parlamento)
Ma chi è in possesso del software? I servizi segreti e le varie polizie giudiziarie che operano per conto delle procure. Eppure:
- i servizi hanno smentito risolutamente di aver utilizzato illegalmente il software per spiare giornalisti.
- le procure possono utilizzarlo solo per reati gravissimi e onestamente pare assai poco realistico che il direttore di Fanpage sia sotto indagine per terrorismo internazionale
Resta dunque una sola ipotesi, ovvero che sia stato utilizzato illegalmente e autonomamente da un corpo di polizia giudiziaria. Ma quale? Praticamente tutti i corpi di polizia hanno smentito di aver utilizzato lo spyware per intercettare giornalisti e attivisti. A parte uno: la polizia penitenziaria.
- le opposizioni hanno chiesto chiarimenti al governo che non ha risposto
- oggi alla Camera era previsto il question time, ovvero la sessione in cui i gruppi parlamentari interrogano il governo e i ministri hanno l'obbligo di rispondere
- il Partito Democratico e Italia Viva avevano previsto di chiedere se la polizia penitenziaria avesse accesso o meno allo spyware in questione.
- il quesito era stato ritenuto ammissibile dalla presidenza della Camera
- ieri il governo ha fatto sapere che non intende rispondere perché le informazioni sono "classificate", ovvero non divulgabili.
- è falso, perché non c'è nulla di classificato nel rispondere si o no a una domanda semplice e trasparente come quella che abbiamo fatto. Sapere se la penitenziaria ha in dotazione il software è una domanda lecita a cui basta rispondere si o no.
- la polizia penitenziaria dipende dal ministero di giustizia di Nordio. E la delega specifica la ha Delmastro. Voi capite che visti i precedenti dei due la vicenda diventa ancora più inquietante.
Un software in dotazione al governo è stato utilizzato illegalmente per spiare giornalisti e attivisti.
Il governo invece di fare chiarezza e difendere chi è stato spiato illegalmente, sta utilizzando tutti gli strumenti possibili per insabbiare questa vicenda gravissima. E per evitare di rispondere.
Il che, in tutta onestà, non fa che aumentare i dubbi e i sospetti.
Ah, ovviamente la Meloni è sparita anche in questo caso".
Mario Imbimbo.
... R ...
OGGI RICORDIAMO LA STRAGE DI ADDIS ABEBA DEL 19 FEBBRAIO 1937, ATTUATA DAL CRIMINALE FASCISTA RODOLFO GRAZIANI SU MANDATO DI MUSSOLINI CHE ORDINO' DI UTILIZZARE METODI "TERRORISTICI E DI STERMINIO" CONTRO LA POPOLAZIONE ETIOPE, PROVOCANDO DECINE DI MIGLIAIA DI MORTI
“Il 19 febbraio 1937, in seguito a un attentato alla vita del viceré d’Etiopia, maresciallo Rodolfo Graziani, alcune migliaia di italiani, civili e militari, uscivano dalle loro case e dalle loro caserme e davano inizio alla più furiosa e sanguinosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto. Armati di randelli, di mazze, di spranghe di ferro, abbattevano chiunque – uomo, donna, vecchio o bambino – incontravano sul loro cammino nella città-foresta di Addis Abeba. E poiché era stabilito che la strage durasse tre giorni, e l’uso dei randelli si era rivelato troppo faticoso, già dal secondo giorno si ricorreva a metodi più sbrigativi ed efficaci. Il più praticato era quello di cospargere una capanna di benzina e poi incendiarla, con dentro tutti i suoi occupanti, lanciando una bomba a mano.” (..) “Non è mai stato fatto un bilancio ufficiale di quanti morti ha prodotto questa carneficina, si va da 1.400 a 30.000 morti, dipende dalle fonti. Ancor più grave è che nessuno ha mai fatto un giorno di prigione per questo crimine contro l’umanità.”
[Angelo del Boca, Partigiano e storico torinese]
L'Italia monarchico-fascista attuò vere e proprie campagne militari coloniali mediante stragi e massacri con ogni metodo, usando anche armi chimiche in aperta violazione della Convenzione di Ginevra.
L’utilizzo di armi con iprite, arsine, fosgene e altri agenti chimici fu solo l’inizio di una serie di atti criminali compiuti in Africa contro le popolazioni civili locali.
Nel corso della "conquista", l’aviazione italiana bombardò anche campi di raccolta per feriti allestiti dalla Croce Rossa e torturò prigionieri di guerra.
Mussolini stesso aveva telegrafato a Graziani: "autorizzo ancora una volta V.E. a iniziare e condurre sistematicamente politica del terrore et dello sterminio contro i ribelli et le popolazioni complici stop. Senza la legge del taglione ad decuplo non si sana la piaga in tempo utile. Attendo conferma".
Fu obbligato dal #Duce a vestire panni che non voleva.
Sapeva bene che contrastare il #Fascismo significava mettere a repentaglio la vita sua e quella dei suoi familiari… così accettò l’ign0bile compito di accompagnare il #Führer e il #Duce durante tutte le visite museali che tanto entusiasmavano #Hitler (notoriamente amante dell’arte) e meno l’esibizionismo arrogante di #Mussolini, che zampettava pateticamente (così come Ranuccio stesso racconterà) da una sala all’altra solo per affrettare i percorsi con la sua altezzosità, esuberanza clownesca e straf0ttenza artistica.
1939: le città che sarebbero state toccate, fino a pochi giorni prima fetide e lerce, vennero tirate a lucido. Si assistette, a #Firenze come a #Roma, alla pavimentazione delle strade per il passaggio del festante corteo (improvvisamente non mancavano più i fondi per riparare le fognature); facciate di cartone e rattoppi alla “meglio e buona” furono issati sui luoghi di passaggio per nascondere il degrado, e al povero Bandinelli, importante rinnovatore degli studi di #archeologia, fu imposto il compito di “cicerone”.
Colui che poi fu definito “l'uomo che non cambiò la #storia” si fece soprassalire dall’idea di att3ntare alla vita dei due dittat0ri crimin4li. Lui, intellettuale onesto, cosciente, da sempre #antifascista, si ritrovò per diversi giorni gomito a gomito con i due più potenti assassine al mondo senza riuscire a fare nulla.
Bandinelli, a differenza del Führer e del Duce, non era un assassino: quel sacrosanto attentato che avrebbe salvato in un sol colpo il mondo intero non ebbe il coraggio di attuarlo.
Se potete, recuperate il libro e il film “L'uomo che non cambiò la storia” di Enrico Caria.
#19febbraio 1900, #Siena: oggi voglio ricordare il professore Ranuccio Bianchi Bandinelli (l'uomo nel mezzo che parla con Hitler, quello con la divisa fascista nuova di zecca che il Duce fece confezionare appositamente e lo obbligò a indossarla).
#storia #Memoria #resistenza #antifascista #antifascismo #ANPI #partigiani #colonialismo #razzismo
martedì 18 febbraio 2025
... grave errore!! ...
Mi perdonerà il Presidente Sandro Pertini se lo scomodo per vicende che lui avrebbe messo a posto in un paio di secondi. Ma a mali estremi, estremi rimedi.
Caro Sergio Mattarella, in questi giorni mi sono ricordato di un discorso pronunciato da Sandro Pertini al Senato della Repubblica. Era esattamente il 6 marzo del 1953. Lei aveva 12 anni, io non ero ancora nato. In quella seduta uno degli ordini del giorno riguardava la morte di Stalin. Molto probabilmente, anzi quasi sicuramente, lei avrà letto e studiato quanto sto per riportare. Dai risultati invece, soprattutto quelli di questi ultimi giorni, sembra che lei invece queste parole non le abbia mai lette. Quindi mi prendo la presunzione di riportargliele con la preghiera che lei possa leggerle:
"Signori, voi tutti ricorderete le ore angosciose che abbiamo vissuto quando la valanga nazista si rovesciò sull’Unione Sovietica. Le armate naziste già scorgevano le torri del Cremlino e le vette del Caucaso. Ebbene, noi sentivamo che se, per dannata ipotesi, fosse crollata l’Unione Sovietica, con l’Unione Sovietica, non dimenticatelo voi che mi ascoltate, sarebbero crollate tutte le speranze di un trionfo della libertà sulla dittatura nazi-fascista. In quel momento sentivamo che uomini di tutti i credi politici trattenevano il respiro consapevoli che la loro sorte era legata alla sorte di Stalingrado. E Stalingrado diventò la Valmy della Rivoluzione d’Ottobre e al mondo attonito offrì il miracolo di una strepitosa vittoria, sotto la guida di Stalin. Allora comprendemmo che da Stalingrado aveva inizio la vittoria delle armi democratiche contro le armi della barbarie!"
Caro Mattarella, come le viene in mente di paragonare la Russia al Terzo Reich? Come può con una semplice frase offendere un Popolo che ancora oggi porta le cicatrici di quel regime al quale li paragona? Con quale coraggio, mi chiedo e le chiedo, sia riuscito a fare un'uscita del genere? Ecco, prendo in prestito le parole del Grande Presidente Sandro Pertini per dirle che io mi dissocio nettamente su quanto da lei affermato. Perché credo convintamente che una società che non conosce la storia, è una società che non è libera di scrivere il proprio futuro.
T.me/GiuseppeSalamone
“…sono Mattarella. Ho saputo che un suo dipendente, il comandante del gruppo Tornado di Piacenza, al rientro della squadriglia dalla missione ha rilasciato un’intervista dove ha raccontato di aver lanciato dei missili contro postazioni radar serbe… E’ inammissibile. La ritengo personalmente responsabile…”.
Mattarella, ministro della difesa, anno 1999.
Ancora su Mattarella, rischio di essere ripetitivo, ma proprio lui parla di rispetto del diritto internazionale, di lealtà e correttezza diplomatica?
L'Italia ha appena mandato a casa con tanto di volo di stato un cittadino libico, colpevole di crimini contro l'umanità con tanto di mandato d'arresto firmato dalla corte penale internazionale.
Il vice premier italiano ha inoltre dichiarato che il genocida Benjamin Netanyahu è il benvenuto in Italia, e non gli verrà torto un capello, sebbene anche su di lui pesa un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra.
Infine, non scordo che proprio il nostro Mattarella fu il vice di D'Alema e ministro della difesa, quando nel 1999 il nostro paese attaccò senza alcuna autorizzazione da parte dell'ONU la Serbia, contribuendo al massacro brutale della popolazione civile.
... Q ...
Dice Trump, grosso modo, che gli americani sono stufi di mantenere a spese loro la difesa dell’Europa. Che se la paghino gli europei. Non serve essere esperti di geopolitica, e neanche professori di economia, per capire che, su questo punto, Trump ha le sue buone ragioni. L’Europa, dalla fine della Seconda guerra Mondiale, vive sotto il famoso ombrello della Nato. Che è fatto, in sostanza, con le bombe atomiche americane. E con quello che costa l’ombrello, è normale che il manico sia nelle mani di chi lo paga: l’America. Gli Stati Uniti spendono in armamenti novecento miliardi di dollari all’anno. È più o meno tanto quanto spendono tutti gli altri paesi del mondo messi assieme.
Però. C’è un però. L’immagine degli europei che si bevono tranquilli un vinello di Provenza, o prendono il sole a Capri, o vanno in bicicletta lungo i canali olandesi, tanto ci pensa l’America, a proteggerli, è vera solo a metà. I 27 Paesi dell’Unione spendono trecento miliardi di euro all’anno per i loro eserciti e i loro armamenti. Più o meno come la Cina, che è la seconda potenza militare del mondo, e molto più della Russia, che non arriva a cento miliardi anche perché di più non potrebbe permetterselo. È un’economia, quella russa, fragile e arretrata. Il classico gigante dai piedi d’argilla.
Trecento miliardi all’anno sono un sacco di soldi. Solo che, lo dico con le parole di Romano Prodi, che è stato presidente della Commissione europea, “nonostante la spesa militare dei 27 eserciti separati equivalga a quella cinese, nel settore della difesa siamo quasi inesistenti”. Sottolineiamo con l’evidenziatore blu, che è il colore dell’Europa, queste due parole:
SEPARATI, INESISTENTI.
L’Europa, separata, è destinata all’inesistenza. A non contare niente. Lo dicono in tanti, in Europa, soprattutto dopo che l’avvento di Trump ha rotto molti vecchi equilibri, e ha messo in chiaro che il mondo purtroppo non è governato dalla ragione, ma dalla forza.
Domani a Parigi c’è un vertice, convocato da Macron, nel quale si parlerà di Ucraina e, chissà mai, anche di difesa comune europea. Senza farci troppe illusioni, così non rischiamo ulteriori delusioni, accendiamo un lumino davanti alla santa protettrice dell’Europa, che è la Dea Ragione. E speriamo bene.
L’autonomia assomiglia molto alla libertà. Se l’Europa fosse finalmente capace di provvedere a se stessa non solo nella produzione dei formaggi e delle cravatte, anche nella difesa del proprio territorio, cambierebbero, in meglio, molte cose. Per esempio, e non sarebbe la meno importante delle novità, potrebbero levare l’incomodo molte delle basi militari americane, presenze, come sappiamo bene, non sempre indolori. Per chi lo avesse dimenticato, nel febbraio del 1998 un caccia americano, guidato da un giovanotto che si divertiva a fare evoluzioni a bassa quota, tranciò il cavo della funivia del Cermis, e morirono nel più assurdo dei modi venti persone. Tornato alla base, il pilota distrusse illegalmente il nastro che registrava il volo. Non fu mai processato in Italia. Processato negli Stati Uniti, fu assolto da ogni accusa.
Sono le cose che succedono quando la sola legge che conta è la legge del più forte.
Buon medio evo a tutti.
lunedì 17 febbraio 2025
... P ...
Non si tratta solo di considerare un differente senso di appartenenza politica a suscitare critiche ed a minare la fiducia degli elettori nei confronti di Meloni, quanto piuttosto di incoerenza ed opportunismo politico fine a se’ stesso che determina e determinerà il progressivo crollo
della fiducia nei suoi confronti.
Ricapitolando: in campagna elettorale voleva spezzare le reni all' UE, poi è andata a prendere ordini da Biden, poi ci ha ripensato ed è corsa a fare il tour con Von Der Lyen, poi è andata a prendere ordini da Trump, poi è andata in Arabia, poi ha liberato un vergognoso delinquente stupratore libico ed infine parteciperá alla conferenza organizzata da Macron contro Trump .... in pratica ora i nodi verranno tutti al pettine e non le basterá di fingere di niente perche’ i partner europei non sono propriamente delle marionette come lei, che vivono solo di slogan girando a spese nostre in tutto il globo terracqueo per farsi propaganda senza ottenere nulla di nulla, anzi facendo danni alla nazione!
Sembra proprio stia combinando dei casini ben più grandi di lei!
Cos’aspettarsi da una che non e’ in grado neppure di impostare sulla calcolatrice una semplice sottrazione e che non conosce il significato del tricolore italiano!
In tutto ciò si palesa chiaramente una meschinità ed una sprovvedutezza connaturata nella persona che lascia veramente senza parole in rapporto al ruolo attribuitole!
domenica 16 febbraio 2025
... OLLY, the winner !! ...
Olly il nuovo bullo , vincitore di Sanremo 2025 : da Wikipedia guardate.Nel 2023 il cantante è stato accusato di omofobia a seguito della circolazione sui social network di un video riguardante un freestyle da lui eseguito nel 2019, all'età di diciotto anni, in cui adotta termini offensivi nei confronti degli omosessuali e associa la comunità LGBT all'AIDS.[53][54][55]
Il cantante è stato inoltre accusato di incitamento alla violenza contro le donne attraverso i propri brani, tra cui Mai e poi mai, il cui testo riporta Il giorno che la trovo o / La sposo o la ucciderò / Se non può stare qui, sicuro / Non la lascio a te. In seguito all'omicidio di Giulia Cecchettin, Olly ha modificato il testo in Il giorno che la trovo o / La sposo o la lascio andare / Se non può stare qui / Per me può far quel che le pare durante il concerto tenutosi nel locale Fabrique di Milano. In un'intervista concessa al Corriere della Sera il rapper ha affermato: «Quel brano l'ho scritto a 17 anni, dopo il primo amore, una storia folle. Avevo idealizzato tantissimo quel rapporto. E quella rima lì era un’iperbole, una metafora estrema. Già al tempo chi lavorava con me mi disse che era troppo, ma io ho sempre tenuto fede al momento della scrittura. [...] mi sentivo a disagio a cantare quella rima e ho pensato a dieci frasi diverse con cui sostituirla. Poi in live mi si è spento il cervello, e quella nuova rima mi è venuta spontanea. C'è stato chi mi ha accusato di piegarmi alla censura o di cercare il consenso popolare. Io non cambierei mai il testo perché ho rispetto della persona che l'ha scritto. Ma ho avuto la maturità emotiva di pensare che fosse sbagliato cantare quella canzone in quel modo».[5
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